Umanità Nova 14-12-1997 – Frammenti di memoria romana. Intervista a Emilio Bagnoli e Roberto Mander, a cura di Enrico Ranieri

Umanità Nova 14-12-1997
Frammenti di memoria romana
A cura di Enrico Ranieri
L’idea iniziale di fare un’intervista a Emilio Bagnoli e Roberto Mander, due “protagonisti forzati” dei noti fatti di Piazza Fontana (visto che soggiornarono per molto tempo nelle patrie galere), ci è sembrata alquanto utile al fine di comprendere meglio l’atmosfera di quel momento e la tensione che successivamente scatenò. Un’intervista che non poteva per questo iniziare se non con il riflettere sull’utilità di parlare a distanza di così tanti anni di quei fatti e di quel periodo storico.
Emilio: A me sembra che tutto quanto c’era da dire sui fatti del 12 Dicembre sia stato detto. La verità, gli anarchici ed il movimento generale d’opposizione, hanno cominciato a ricostruirla da subito, proseguendo negli anni seguenti con le contro inchieste, i libri, gli appelli di intellettuali, gli spettacoli teatrali. Lo abbiamo gridato in piazza, con gli altri morti nostri, (ricordiamoci di Saverio Saltarelli a Milano), feriti ed arresti. Adesso mi sembra più interessante un lavoro di ricerca su come le bombe, e la nascita dei gruppi extraparlamentari, hanno modificato il movimento d’opposizione ed in qualche modo hanno annullato nella sua portata alternativa e rivoluzionaria.
Roberto: A differenza di Emilio, credo che i giochi siano ancora parzialmente aperti, perchè se è vero che molti dei testimoni sono scomparsi e sono scomparse molte prove, vi sono tuttora centri di potere, per niente occulti, che continuano a temere una indagine seria. Anche se tutto ciò appare essenzialmente una faida tra le centrali del potere, da cui i movimenti reali d’opposizione ed alternativi sono esclusi.
D: Ma, in definitiva, cosa avviene a Roma tra il ’68 e le bombe, o soprattutto, cosa fate voi?
Emilio: Nel ’68 entro in contatto con il movimento anarchico e lavoro politicamente nel comitato agitazione borgate, realtà che opera nelle baraccopoli romane al punto da sostenere con successo le occupazioni delle case. Sono lotte che avranno anche negli anni successivi una forte presa nella realtà romana e che produrranno aperti conflitti/confronti con il PCI, con la mediazione del PSIUP, presenti sia nei territori delle baraccopoli (Borghetto di Valmelania, Cessati Spiriti, Borghetto Prenestino , Acquedotto Felice ecc;) che nel movimento universitario. Una delle occupazioni di case a forte presenza anarchica, ha successo al quartiere Celio, di fianco all’ospedale, ed è in quel periodo, che si consuma la scissione dentro il Circolo Bakunin di Roma…
Roberto: io nel frattempo ero studente e mantenevo buoni rapporti con l’area venuta fuori dalla scissione, anche se non aderisco al 22 Marzo e rimango al Circolo Bakunin…
Emilio: Se penso alla mia esperienza, la mia adesione al 22 Marzo fu dovuta al fatto che allora il Circolo Bakunin era un’organizzazione specifica anarchica, mentre io cercavo una realtà di massa, tant’è che il mio impegno era volto soprattutto a far sì che il gruppo 22 Marzo sia una struttura allargata che, fatte salve alcune premesse libertarie, favorisse la partecipazione di studenti, lavoratori, disoccupati, ecc. Su queste basi malauguratamente si consuma la frattura, proprio a causa dell’accentuazione delle differenze, in cui si inseriscono personalismi… cosicchè ci troviamo risucchiati nei noti eventi….
Emilio: il movimento anarchico organizzato era, almeno a Roma, l’espressione di compagni che venivano dall’esperienza forte della resistenza, che mantiene la storia e la memoria, ma non in grado, secondo me, di raccordarsi con una realtà mutevole e complessa come quella della fine degli anni ’60.
Roberto: Non è completamente vero, io nell’autunno del ’69 andai a Milano, e mi ricordo degli opuscoli del “Ponte della Ghisolfa” sul movimento e la realtà studentesca, e con guizzi d’intelligenza maggiori rispetto ai gruppi extraparlamentari.
D. Arriviamo alla “strage di stato”, cosa succede immediatamente dopo a Roma?
Emilio: C’è stata immediatamente un’assemblea che io seguo poco perchè impegnato a rintracciare gli avvocati; successivamente vengo arrestato e ho solo notizie frammentarie del periodo immediatamente successivo alle bombe;
Roberto: A Roma la stretta repressiva è molto forte, i compagni non arrestati, sono comunque sorvegliati e si interrompono i contatti…Emergono comunque le figure di Aldo, Anna e Attilio ed altri del circolo Bakunin che, andando oltre le polemiche interne, individuano le caratteristiche delle bombe e svolgono immediatamente un ruolo di controinformazione e si attivano. Sono quindi un punto importante di riferimento, più per il movimento anarchico e per il lavoro di controinchiesta .
D. e sulle infiltrazioni e le attività di spionaggio di polizia e fascisti, cosa c’è da dire?
Emilio: Io distinguerei due fasi, all’inizio il 68 è un movimento che spiazza l’esistente, e raccoglie tensioni che convogliano anche qualunquisti e persone con esperienze di destra. E’ un movimento che invade la società, la cultura, ecc… Poi con il cristallizzarsi delle ideologie, con l’emergere del ruolo del PCI e la nascita dei gruppi arrivano le provocazioni e le bombe, ma a quel punto la potenzialità del ’68 è finita. Lo stato ci costringe a difenderci e ad invocare le garanzie giuridiche. Il movimento d’opposizione continuerà anche a crescere di numero, dentro una frammentazione, forse comprensibile e necessaria, ma è già un’altra storia rispetto all’ “assalto al cielo”. Si tenterà negli anni successivi di rimettere in moto quelle tensioni libertarie ed a mio avviso, la stessa parentesi della Federazione Comunista Libertaria ha questo senso a Roma. Il privilegiare le situazioni e
l’organizzazione diretta di classe in contrapposizione all’ideologia cristallizzata…
D.: Aggiungiamo qualcosa sul movimento generale…
Roberto: Bisogna anzitutto sottolineare che manca una generazione cuscinetto nel movimento romano, per cui oltre il mito della resistenza, importante, ma mito lontano da noi, c’è il vuoto d’iniziativa dell’epoca della guerra fredda, con un’esasperazione della tattica e della testimonianza. Poi avvengono i fatti come il movimento americano, i Provos olandesi, guardati con sospetto anche dentro il movimento anarchico.
Emilio: la cultura comunista appesantisce anche le realtà esterne ad essa, per cui si danno risposte diverse, anche radicali, ma elaborate su quell’impianto. Per cui dal movimento del ’68 nascono i gruppi, la strage dà un’ulteriore mazzata, si rilancia il movimento, o meglio la sua rappresentazione, con la dinamica lotta di piazza repressione, ma ormai la possibilità di trasformazione sociale propria del ’68 non c’è più. In quelle condizioni quello che si è fatto, probabilmente, andava fatto, ma è la rappresentazione della nostra sconfitta.
Roberto: Dal punto di vista politico la nostra liberazione, la scarcerazione ultima di Valpreda, Borghese e Gargamelli, se non proprio una sconfitta, personalmente l’ho sentita almeno come una “non vittoria”… questo oltre la felicità per la scarcerazione dei compagni. Perchè s’innescano sulla nostra storia dei meccanismi che, non solo noi, ma anche il movimento reale non è più in grado di controllare. Cominciano a parlare gli apparati, i partiti ed i partitini…
D. : Torniamo agli aspetti giudiziari e di controinformazione
Roberto: La chiarezza immediata è propria del movimento anarchico. Ribadisco l’importanza del lavoro svolto da Aldo ed Anna (Aldo Rossi, Anna Pietroni e Attilio Paratore erano la redazione di Umanità Nova a Roma, Aldo ed Anna morirono in un incidente stradale il 28.4.1974) a Roma, dalla Croce Nera a Milano… nell’immediato per la sinistra più o meno ufficiale siamo dei provocatori, si parla di anarcofascisti…
Emilio: L’immagine di provocatori che ci appioppano fa comodo a molti. Quello che non gli funziona è il costruire addosso, a dei giovani estremisti, sprovveduti come eravamo noi, un impianto organizzativo tale da permettere una strage… L’altro fatto, enorme, che non torna è la morte di Pinelli, l’incredibilità delle dichiarazioni della polizia… sono errori grossi fatti dai registi istituzionali della strage e tutto l’impianto comincia a traballare…
Roberto: Ci sono quindi due momenti, da una parte la risposta immediata del movimento anarchico, grazie anche alla controinchiesta svolta sull’altra provocazione precedente a quella delle bombe del 25.4.69 a Milano ed in seguito la cosa comincia ad essere di senso comune, almeno nel popolo della sinistra. Pinelli è stato assassinato, la strage è di stato….
A questo punto cominciamo a ragionare sulle esperienze di questi ultimi anni, della memoria e del collegamento con l’oggi, di autogestione, di ecologia sociale, conflitto, organizzazione, del senso anarchico e libertario nella nostra quotidianità…. ma questo è un altro articolo.
Emilio: “A Bakuny, mo’ la faccio io ‘na domanda: “Ma da tutto questo che avemo detto ce lo tiramo fora ‘n articolo?”
Enrico: Ce provamo, so comunque frammenti de memoria…..
Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , , ,

Una Risposta to “Umanità Nova 14-12-1997 – Frammenti di memoria romana. Intervista a Emilio Bagnoli e Roberto Mander, a cura di Enrico Ranieri”

  1. indice generale « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Umanità Nova 14-12-1997 – Frammenti di memoria romana. Intervista a Emilio Bagnoli e Roberto Mand… […]

    Mi piace

I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: