5 maggio 2005 Un’altra bomba a piazza Fontana. I familiari delle vittime condannati a pagare le spese processuali di Barbara Fois

http://www.democrazialegalita.it/barbara/barbara_piazzafontana.htm

5 maggio 2005

Un’altra bomba a piazza Fontana.

I familiari delle vittime condannati a pagare le spese processuali .

di Barbara Fois

La sentenza della Corte di Cassazione del 3 maggio scorso chiude definitivamente un lunghissimo e doloroso iter processuale, che – da quel terribile pomeriggio di dicembre del 1969, in cui 7 kg di tritolo fecero a pezzi persone e cose nella Banca dell’Agricoltura di Milano – è approdato a un tristissimo “liberi tutti”, in un gioco d’acchiapparella a cui l’etica e la giustizia non hanno partecipato. Ma forse la cosa che ci ha ferito e indignato di più è stata la condanna a pagare le spese processuali, per i familiari delle vittime di quella strage lontana. Ma come è stato possibile mandare assolti anche questi imputati? Eh sì, perché nel corso di questi 36 anni c’è stato un incredibile alternarsi di indiziati, tutti poi più o meno prosciolti dalle accuse. Ma aldilà dei nomi degli esecutori materiali, che ormai non sapremo mai, cosa siamo riusciti a sapere? Almeno qualcosa l’abbiamo capita? L’ex procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio ha detto “Quando eravamo a un passo dalla verità ci hanno eccepito il segreto politico e militare. Abbiamo incontrato ostacoli di ogni tipo. Anche la Cassazione, che ha avuto un ruolo molto pesante in questa vicenda. Nel 1974 con due ordinanze fermò il processo. Anche quando Giannettini, agente del Sid, si costituì e decise di parlare con noi: in tutta fretta ci fu tolto il processo”. Di una cosa l’ex procuratore è comunque certo: se anche, giudizialmente, non ci sono colpevoli, “la verità storica è stata accertata. Sul finire degli anni ’60 alcuni settori dello Stato pianificarono l’uso di terroristi di estrema destra per frenare l’avanzata della sinistra”.

Della stessa opinione è anche il giudice istruttore Guido Salvini, che seguì le più importanti inchieste sul terrorismo di destra. Per il giudice Salvini dietro la strage di piazza Fontana c’è Ordine Nuovo e questo è un punto fermo, nonostante le assoluzioni “La verità giudiziaria non si esaurisce sempre nella condanna dei singoli responsabili. Non è una situazione molto diversa da quella dell’ indagine sulla morte di Mattei, conclusasi con la certezza acquisita che si trattò non di un incidente ma di un sabotaggio, senza però giungere ai nomi dei suoi autori”. http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/articolo255642.shtml

Dunque almeno questo lo sappiamo: che dietro la strage c’è il terrorismo fascista. Ma questo noi ex ragazzi del ’68 lo avevamo già detto, anzi gridato, 36 anni fa…

Ma vediamo come è cominciata questa incredibile vicenda giudiziaria.

Sono circa le 16,25 del 12 dicembre 1969, è un venerdì e tutte le altre banche sono già chiuse, ma non  la Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Milano, perché il venerdì sera vi si svolgono le contrattazioni del mercato agricolo. Sotto il tavolo centrale, attorno a cui la gente normalmente si siede per compilare assegni e moduli, ci sono due valigette. Qualcuno le ha lasciate lì, ma nessuno sospetta che dentro ci siano circa 7 kg di tritolo. Il salone è pieno di gente ignara, che pensa al fine settimana e alle spese di Natale. Qualcuno si è portato dietro anche i bambini, perché magari dopo si va a vedere le vetrine già addobbate per le feste. Tutto accade in un attimo, e con un boato enorme, che manda in pezzi anche i vetri delle finestre del palazzo vicino, quell’ordigno esplode, disintegrando muri, pavimenti, vetri, mobili e straziando poveri corpi. Quattordici persone muoiono sul colpo, due moriranno all’ospedale nei giorni seguenti e un’altra qualche anno dopo, per le conseguenze delle menomazioni subite nell’esplosione. I feriti sono 84, alcuni gravissimi. La gente che accorre sul posto resterà sconvolta  e subirà degli shock  incancellabili. Lo stesso sindaco Aniasi, subito giunto sul posto, confesserà di non aver mai superato lo shock. Le ambulanze si allontanano con le ruote insanguinate: intorno è il caos, la disperazione, lo sconcerto. Non si sa bene cosa sia successo: è esplosa una caldaia? E’ colpa di una fuga di gas? Ma già i telegiornali della notte confermano l’agghiacciante verità: è stata una bomba. E del resto non è stata la sola, quel giorno: un’altra bomba viene scoperta nella sede della Banca Commerciale Italiana, in via della Scala… Ma ne esplodono anche a Roma. “ Le bombe di Roma sono tre. La prima esplode alle 16,45 in un corridoio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro, tra via Veneto e via San Basilio. Tredici feriti tra gli impiegati, uno gravemente. Ma anche questa poteva essere una strage. Alle 17,16 scoppia un ordigno sulla seconda terrazza dell’Altare della Patria, dalla parte di via dei Fori Imperiali. Otto minuti dopo la terza esplosione, ancora sulla seconda terrazza ma dalla parte della scalinata dell’Ara Coeli. Frammenti di cornicione, cadendo, feriscono due passanti. Ma questi due ultimi ordigni sono molto più rudimentali e meno potenti degli altri.” http://www.ercanto.it/strage1.htm

Stando così le cose davvero non si capisce come mai ci sia voluto tanto tempo a capire che si trattava di una strategia precisa, che collegava tutti questi attentati e che la matrice era una sola.

A Milano le indagini si rivolgono subito verso l’ambiente degli anarchici. Quale sia il motivo di questa scelta è davvero un mistero nel mistero. A meno che non vogliamo pensare che il ragionamento sia stato: bomba=anarchici. Ma è troppo stupido davvero e preferisco scartarlo. Piuttosto gli anarchici sono gente senza partito, senza potere, sono cani sciolti: i candidati perfetti per diventare “mostri” da dare in pasto all’opinione pubblica. Comunque sia, vengono convocati in questura due anarchici : Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. Due persone qualsiasi, che hanno anche degli alibi per il momento dell’attentato: Pinelli gioca a carte nel suo solito bar dei Navigli e Valpreda, già indagato per un volantino contro Paolo VI, è a letto con l’influenza, a casa della zia Rachele Torri… Ma un tassista, un certo Cornelio Rolandi, che morirà il 16 luglio del 1971 di infarto polmonare (…circostanza curiosa: anche i testimoni dell’assassinio di Kennedy subirono la stessa sorte…), sostiene di averlo portato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, quel pomeriggio del 12.

Racconterà:«Venerdì pomeriggio ho preso su un cliente mi ha detto di portarlo all’angolo di via S. Tecla. Aveva una grossa borsa. E’ sceso dicendo di aspettarlo, l’ho visto dirigersi verso il palazzo della Banca della Agricoltura… è tornato dopo qualche attimo a mani vuote. “Vada via, vada avanti…” mi ha detto. Si è fatto lasciare a duecento metri in via Albricci… subito dopo c’è stata l’esplosione…».

Come si potesse credere a una cosa del genere è davvero inconcepibile: qual è quell’attentatore, per quanto decerebrato, che si fa portare in taxi sul luogo in cui deve compiere un attentato? E tuttavia Valpreda resterà in carcere fino al 1972, ingiustamente trattenuto, tanto che daranno il suo nome ad una legge sulla carcerazione preventiva. Povero Valpreda. E povero Pinelli. Trattenuto senza uno straccio di prove, senza nemmeno una accusa precisa, torchiato senza tregua per tre giorni e poi “volato” dalla finestra del quarto piano della Questura, nella notte fra il 15 e il 16 dicembre. Dopo il volo e la morte dell’anarchico, i questurini si affannano a spiegare il fatto, ma le versioni non sono univoche ( ma come mai non si sono accordati su una versione comune? Forse perché, come dice un saggio detto popolare, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi?): si parla di un malore che  avrebbe colto il Pinelli mentre era affacciato ( a dicembre??? A Milano???); poi si dice invece che gli agenti presenti nella stanza (4 o 5, non si sa, ma si dice con certezza che Calabresi, il commissario, al momento non ci sia… ma guarda un po’…) hanno cercato con tutte le forze di fermarlo mentre lui cercava di buttarsi. Anzi, addirittura a uno è rimasta una sua scarpa in mano… peccato che quando raccolgono il corpo, lì sul selciato, le scarpe le abbia entrambe…Si parla di una disgrazia, ma allora perché quegli agenti verranno poi indagati per omicidio colposo? Intanto i giornali italiani vagolano fra le ipotesi più incredibili, ma non quelli stranieri. Ho ancora impressa indelebilmente nella memoria la prima pagina del quotidiano francese “Le Monde” che titolava in caratteri cubitali  “Pinelli a été suicidé” (Pinelli è stato sucidato). Certo, era quello che pensavamo anche noi tutti, ma vederlo scritto su un giornale fu davvero sconvolgente. Ci diede la misura della menzogna di cui era complice anche la nostra informazione. Allora le vittime della strage di piazza Fontana forse sono più delle 17 ufficiali: sono almeno 18. E infatti in una aiuola di piazza Fontana una targa ricorda quel povero ferroviere, colpevole solo di essere anarchico. Ma la morte di Pinelli non sarà digerita tanto facilmente. Subito circola nella sinistra giovanile una canzone che, sulla musica della vecchia ballata anarchica contro il “feroce monarchico” Bava Beccaris, cominciava così:

Quella notte a Milano era caldo

Ma che caldo che caldo faceva,

“brigadiere apra un po’ la finestra”

una spinta e Pinelli va giù….

La si canta nei cortei, davanti alle Questure di mezza Italia, con rabbia e con dolore. Ci sarà chi non si fermerà alla rabbia e al dolore e “ vendicherà” Pinelli, uccidendo il commissario Calabresi. Un altro caso intricato e confuso anche questo, di cui paga le conseguenze Adriano Sofri, che si è sempre dichiarato innocente dell’omicidio, ma colpevole del linciaggio morale. Ma se è per questo non c’è nessuno della nostra età che non lo sia: tutti abbiamo odiato Calabresi, ma non per questo siamo assassini.… mi chiedo cosa pensi in questo momento: lui chiuso in carcere e gli stragisti di piazza Fontana ancora liberi e sconosciuti…la sinistra punita per le parole e la destra assolta per i fatti…

Ma “torniamo a bomba”, è il caso di dire….

Mentre si indaga sui poveri anarchici, si scopre che le valigette che hanno contenuto l’esplosivo sono state acquistate a Padova e che il timer dell’ordigno proviene da Treviso. E’ una pista che porterà agli ambienti eversivi di destra. I primi ad essere accusati di essere coinvolti nell’attentato sono Franco Freda e Giovanni Ventura. Sono amici e fanno parte dell’organizzazione Ordine Nuovo, fondata da Pino Rauti. Poi spunta fuori un altro indiziato: Guido Giannettini, un agente del SID, che nel 1962 ad Annapolis, nel Maryland, ha tenuto un seminario per gli allievi della Scuola della Marina Militare degli USA, dal titolo “Tecniche e possibilità di un colpo di stato in Europa”.

Ma come caspita sono arrivati a questi nomi? E’ stato grazie ad un certo Guido Lorenzon, professore di Treviso, che va a raccontare  al giudice Calogero le confidenze che gli ha fatto Ventura, circa gli attentati dinamitardi accaduti nel periodo. Anzi, già dal 15 dicembre di quel 1969 il Lorenzon è andato dall’avvocato Steccarella, a Vittorio Veneto, dove ha steso un memoriale che poi verrà consegnato alla magistratura. E allora perché, se già si sa che è la destra fascista che sta dietro questi attentati, si lascia il povero Valpreda in galera ancora per tanti anni? Ma che domande ingenue che mi faccio, a volte… Valpreda è ancora in galera nel 1971, quando si scopre un arsenale NATO in casa di un affiliato di Ordine Nuovo. “Tra le armi ritrovate sono presenti delle casse dello stesso tipo di quelle utilizzate per contenere gli ordigni deposti in Piazza Fontana. Quell’arsenale era stato nascosto da Giovanni Ventura dopo gli attentati del 12 dicembre ’69”. www.archivio900.it/cronologia/piazzaFontana.htm – 38k

Ma qual era l’obiettivo della strage? Forse capire questo può essere utile a capire i mandanti, se non gli esecutori. Ma nessuno dei processi arriva a dare una risposta, anche se è chiaro che si vuole arginare la crescente popolarità della sinistra Ipotesi che  invento io? No. Lo scrive Aldo Moro, nel suo “Memoriale” :  ” Io però, personalmente ed intuitivamente, non ebbi mai dubbi e continuai a ritenere (e manifestare) almeno come solida ipotesi che questi ed altri fatti che si andavano sgranando fossero di chiara matrice di destra ed avessero l’obiettivo di scatenare un’offensiva di terrore indiscriminato (tale proprio la caratteristica della reazione di destra), allo scopo di bloccare certi sviluppi politici che si erano fatti evidenti a partire dall’autunno caldo e di ricondurre le cose, attraverso il morso della paura, ad una gestione moderata del potere.”  E ancora, in un altro passo “ La c.d. strategia della tensione ebbe la finalità, anche se fortunatamente non conseguì il suo obiettivo, di rimettere l’Italia nei binari della “normalità” dopo le vicende del ’68 ed il cosiddetto autunno caldo. Si può presumere che Paesi associati a vario titolo alla nostra politica e quindi interessati a un certo indirizzo vi fossero in qualche modo impegnati attraverso i loro servizi d’informazioni. Su significative presenze della Grecia e della Spagna fascista non può esservi dubbio e lo stesso servizio italiano per avvenimenti venuti poi largamente in luce e per altri precedenti (presenza accertata in casa Sid di molteplici deputati missini, inchiesta di Padova, persecuzioni contro la consorte dell'[ambasciatore] Ducci, falsamente accusata di essere spia polacca) può essere considerato uno di quegli apparati italiani sui quali grava maggiormente il sospetto di complicità, del resto accennato in una sentenza incidentale del Processo di Catanzaro ed in via di accertamento, finalmente serio, a Catanzaro stessa ed a Milano.

Fautori ne erano in generale coloro che nella nostra storia si trovano periodicamente, e cioè ad ogni buona occasione che si presenti, dalla parte di [chi] respinge le novità scomode e vorrebbe tornare all’antico. Tra essi erano anche elettori e simpatizzanti della D.C., che, del resto, non erano nemmeno riusciti a pagare il prezzo non eccessivo della nazionalizzazione elettrica, senza far registrare alla D.C. una rilevante perdita di voti. E così ora, non soli, ma certo con altri, lamentavano l’insostenibilità economica dell’autunno caldo, la necessità di arretrare nella via delle riforme e magari di dare un giro di vite anche sul terreno politico.

Parole gravi, parole pesanti. Accuse precise. A volte anche personali, sia pure nella forma curiale e cauta, tipica di Aldo Moro: “Si tratta di vedere in quale misura nostri uomini politici possano averne avuto parte e con quale grado di conoscenza e d’iniziativa. Ma, guardando al tipo di personale di cui si tratta, Fanfani è da moltissimi anni lontano da responsabilità governative ed è stato, pur con qualche estrosità, sempre lineare. Forlani è stato sul terreno politico e non amministrativo. Rumor, destinatario egli stesso dell’attentato Bertoli, è uomo intelligente, ma incostante e di scarsa attitudine realizzativa; Colombo è egli pure con poco mordente e poi con convinzioni democratiche solide. Andreotti è stato al potere, ha origini piuttosto a destra (corrente Primavera), si è, a suo tempo, abbracciato e conciliato con Graziani, ha presieduto con indifferenza il governo con i liberali prima di quello coi comunisti. Ora poi tiene la linea dura nei rapporti con le Brigate Rosse, con il proposito di sacrificare senza scrupolo quegli che è stato il patrono ed il realizzatore degli attuali accordi di governo”.  E ancora “… Dell’On. Andreotti si può dire che diresse più a lungo di chiunque altro i servizi segreti, sia dalla Difesa, sia, poi, dalla Presidenza del Consiglio con i liberali. Si muoveva molto agevolmente nei rapporti con i colleghi della Cia (oltre che sul terreno diplomatico), tanto che poté essere informato di rapporti confidenziali fatti dagli organi italiani a quelli americani.” E per finire “… se vi furono settori del Partito immuni da ogni accusa (es. On. Salvi) vi furono però settori, ambienti, organi che non si collocarono di fronte a questo fenomeno con la necessaria limpidezza e fermezza.”

http://www.apolis.com/moro/moro/memoriale/3.htm

Dal 23 febbraio del 1972, dalla prima udienza del primo processo, alla sentenza del 3 maggio 2005, si sono alternate ipotesi, dubbi, intrighi, piste insabbiate, personaggi inquietanti, fughe di indiziati e una quantità infinita di processi, di appelli, di cambi di accuse, di assoluzioni che diventano condanne e di condanne che si tramutano magicamente in assoluzioni: 36 anni di questo circo equestre. E sullo sfondo tutti quei poveri morti. Tutte quelle persone ammazzate senza un vero perché, colpevoli solo di essere nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Tutte quelle vite spezzate, con i loro sogni, le speranze, gli affetti… E adesso quei familiari che li aspettavano a casa, che hanno dovuto riconoscere invece i loro corpi straziati, quei familiari che li hanno pianti per anni, sono stati anche condannati a pagare le spese processuali. Dovranno pagare l’incapacità di questo paese di rendere giustizia ai suoi morti. E dovranno farlo senza mai sapere chi ha ucciso i loro cari. E a niente varrà che non le paghino loro direttamente: il sindaco di Milano e il presidente del consiglio si sono candidati al premio “le istituzioni più generose”, offrendosi di pagare le spese; gruppi come Libertà e giustizia e  Girotondi e movimenti stanno organizzando c/c su cui i cittadini possano versare il loro solidale contributo. Ma chissà perché io credo che a loro tutto questo non interessi: non erano soldi che volevano, ma verità e giustizia. Credo che ciascuno di noi oggi abbia mille ragioni in più per sentirsi profondamente indignato e “nauseato”.

Cronologia

Antefatto

  •         12 dicembre 1969: alle 16,30 un ordigno esplode all’ interno della Banca Nazionale dell’ Agricoltura in piazza Fontana a Milano provocando 17 morti e 84 feriti. Quasi contemporaneamente altre tre bombe scoppiano a Roma (Altare della Patria, Museo del Risorgimento e Banca Nazionale del Lavoro) e a Milano e’ sventato un attentato alla Banca Commerciale in piazza della Scala.
  •         15 dicembre 1969: a Milano l’ anarchico Giuseppe Pinelli precipita da una finestra della Questura mentre viene interrogato. Lo stesso giorno e’ arrestato Pietro Valpreda.

I processi

 Il 23 febbraio 1972 si apre il primo dibattimento sulla Strage di Piazza Fontana avanti alla Corte di Assise di Roma

 Il 6 marzo 1972 la Corte d’Assise di Roma dichiarava la propria incompetenza territoriale ed ordinava la trasmissione degli atti alla Corte d’Assise di Milano

 Il 30 agosto 1972 il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano avanzava formale richiesta di rimessione del procedimento ad altra sede giudiziaria per motivi di ordine pubblico e legittimo sospetto ai sensi dell’art. 55 c.p.p.

 13 ottobre 1972 la Corte di Cassazione  accoglieva l’istanza, gli atti del procedimento venivano quindi trasmessi da Milano a Catanzaro (vengono unificati i due tronconi di Milano, ove si indagava sulla pista nera, e di Roma ove invece si indagava sulla pista anarchica)

18 gennaio 1977: inizia il processo di Catanzaro

23 febbraio 1979: Freda, Ventura e Guido Giannettini sono condannati all’ergastolo. Valpreda e Merlino a 4 anni e mezzo per associazione sovversiva; a due anni La Bruna e Maletti, ritenuti agenti dei servizi, per il favoreggiamento nei confronti di Giannettini (Sid)

20 marzo 1981: si conclude a Catanzaro il processo di secondo grado. La Corte assolve per insufficienza di prove Freda e Ventura per la Strage di Piazza Fontana. Conferma la condanna per Valpreda e Merlino per associazione sovversiva. Ridotte le pene per Maletti e La Bruna

14 ottobre 1981: la Procura di Catanzaro riapre l’inchiesta sulla Strage

10 giugno 1982: la Cassazione annulla la sentenza d’Appello di Catanzaro e rinvia il processo a Bari

1 agosto 1985: la Corte d’Assise d’Appello di Bari conferma l’assoluzione per Freda, Ventura, Giannettini, Valpreda e Merlino

27 gennaio 1987: la Cassazione conferma la sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Bari

27 marzo 1987: rinvio a giudizio per Stefano Delle Chiaie e Massimiliano Fachini (a seguito di istruttoria iniziata nel 1981)

  •         26 ottobre 1987: inizia a Catanzaro un altro processo per la Strage di piazza Fontana. Imputati Delle Chiaie e Fachini
  •         20 febbraio 1989: Delle Chiaie e Fachini vengono assolti dalla Corte di Assise di Catanzaro per non avere commesso il fatto
  •         5 luglio 1991: viene confermata la sentenza
  •         16 febbraio 2000: inizia a Milano in seconda sezione della Corte d’ Assise l’ultimo processo per la Strage di Piazza Fontana, con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di Zorzi. ma la prima udienza dura solo 20 minuti per lo sciopero degli avvocati.
  •         24 febbraio 2000. Davanti ai giudici della seconda Corte d’assise di Milano inizia il processo.
  •         30 giugno 2001. I giudici della seconda Corte d’assise accolgono le conclusioni dell’accusa e condannano Zorzi, Maggi e Rognoni all’ergastolo. Tre anni a Tringali, prescritto Digilio.
  •         1 luglio 2001: la Corte di Assise di Milano condanna all’ ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Prescrizione per Carlo Digilio, esperto d’armi e collaboratore della Cia: ha collaborato e la corte gli ha riconosciuto le attenuanti generiche.
  •         19 gennaio 2002. Depositate le motivazioni. I pentiti Digilio e Siciliano sono credibili.
  •         6 luglio 2002. Muore Pietro Valpreda, 69 anni, il ballerino anarchico che fu il primo accusato per la strage.
  •         16 ottobre 2003. A Milano comincia il processo presso la Corte d’assise d’appello.
  •         22 gennaio 2004. Al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale chiede la conferma della sentenza di primo grado e invita la Corte a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per accertare eventuali reati di falsa testimonianza in alcune deposizioni di testi a difesa.
  •         12 marzo 2004. La Corte d’assise d’appello di Milano assolve Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, i tre imputati principali della strage, per non aver commesso il fatto. Riducono invece da tre a un anno di reclusione la pena per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento.
  •         21 aprile 2005. Approda di nuovo in Cassazione la vicenda giudiziaria. La Suprema Corte deve esaminare il ricorso presentato dalla Procura generale milanese contro l’assoluzione disposta dalla Corte d’assise d’appello.

3 maggio 2005. La Cassazione chiude definitivamente la vicenda giudiziaria confermando le assoluzioni di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni.

articolo originale di www.democrazialegalita.it Se lo volete utilizzare, citate con evidenza la fonte e l’autore o meglio linkate direttamente questa pagina o la home del nostro periodico on line

per approfondimenti:

http://www.informagiovani.it/Terrorismo/piazzafontana/default.htm

www.archivio900.it/cronologia/piazzaFontana.htm

http://www.clarence.com/contents/societa/speciali/010702piazzafontana/storia.html

http://www.repubblica.it/online/fatti/fontana/fontana/fontana.html

http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/politica/piazzafontana1/assoluconfe/assoluconfe.html

http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/piazza.html

http://www.cronologia.it/storia/a1969f.htm

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