Osservatorio democratico 10 febbraio 2010 – Cucchiarelli replica attraverso Facebook alla nostra nota – Gli rispondiamo punto per punto Saverio Ferrari

Osservatorio democratico 10 febbraio 2010

http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=3021&Class_ID=1003

Cucchiarelli replica attraverso Facebook alla nostra nota che smentisce l’esistenza di “un altro ferroviere anarchico” sostenuta nel suo libro “Il segreto di piazza Fontana”

Gli rispondiamo punto per punto

Saverio Ferrari – Osservatorio democratico

LA REPLICA DI PAOLO CUCCHIARELLI

Saverio Ferrari è perentorio: non intende tornare su un testo “liquidato” a suo tempo senza affrontare nemmeno una delle tante novità e tacendo sul suo sito, come già fatto su “Liberazione” a suo tempo, su aspetti documentali incontestabili che hanno portato alla riapertura delle indagini a Milano sulla strage e al forte interessamento al libro della Procura di Brescia.

A lui basta il giudizio politico. I fatti sono un accidente con sui il nostro non vuole sporcarsi. Tace anche, come tanti a sinistra, sul capitolo riguardante le ragioni, le modalità e le responsabilità della morte di Pino Pinelli.

Ora Farrari affronta molto limitatamente e in maniera ipocrita questo tema sul suo sito e mi costringe ad una replica che non essendomi stata permessa a suo tempo su “Liberazione” non avrei voluto più fare.

Insieme a Barilli (ancora arrabbiato questo perché stava lavorando ad un importante libro e la mia inchiesta gli scompaginava il “disegno” del suo lavoro di ricostruzione storica) Ferrari mi ha solo insultato senza confrontarsi mai con le 560 note del libro. Eppure nel pomeriggio del 28 maggio 2009, dopo la presentazione alla stampa, ho incontrato a casa sua a Milano, Licia Pinelli, che non ha avuto nulla da ridire sulla ricostruzione che gli ho dettagliatamente illustrato visto che anche lei -per chi voglia avere la compiacenza di leggere almeno questo capitolo-ha più volte parlato di infiltrati tra gli anarchici, come ha fatto l’avvocato Spazzali intervenendo alla presentazione del volume a Milano. Se c’erano infiltrati avevano un obiettivo, la manipolazione, ed uno scopo :”l’operazione”.

Il nostro Ferrari, con cui mi piacerebbe un pubblico confronto quando, dove e in qualunque luogo lui voglia, è abituato ad altro che a leggere le testimonianze dell’epoca e, rispettandole, dargli voce. Il nostro prima demolisce un libro che ha apportato tante novità , anche documentali, e poi corre dal magistrato a rivelargli che Cucchiarelli ha ragione perché lui, che faceva contro informazione a Milano nel 1969, era uno dei pochi a sapere che in vicolo Margherita, oggi passeggiata Malagodi, c’era all’ultimo piano una base dei fascisti greci, la stessa indicata nel libro come decisiva nella preparazione della bomba da affidare all’ignaro Valpreda. Ma questo non si può raccontare pubblicamente:meglio attaccare senza confrontarsi. Meglio i sentimenti che i riferimenti, le testimonianze e una vera e propria indagine che dimostra perché Pinelli è stato ucciso.

Un animo che vola solo alto, più incline alle certezze assolute quello di Ferrari che assomiglia, in questo, a quello di Susanna Tamaro.

Per entrare nei fatti:

1) ho anche io segnalato l’incongruenza su Meli ma anche il fatto che agli atti c’è un data di nascita sbagliata sulle foto della polizia, tanto da far pensare ad una “copertura” per sottrarlo ad ogni ipotesi di coinvolgimento visto che aveva agito con il compiacente aiuto dello Stato

2) Anche io pongo il tema in tono problematico (p.293) e scrivo: “Una inchiesta non approda a conclusioni comprovate ma scandaglia piste che non sono state seguite, suggerisce nuove ipotesi, verità diverse da quelle codificate. Verificarlo tocca a chi ha questo potere”. Quindi il tono di chi vuole dimostrare che ho scritto il falso è inutile perché si prende dal libro solo quello che è utile a discreditare l’inchiesta.

3)“Mauro-mi ha detto in diverse telefonate la signora Meli-l’ho conosciuto nel 1971, lavorava già in ferrovia. Rispetto alla domanda ulteriore se nel 1969 già ci lavorava scrivo, riportando la sua risposta: la signora “non credeva” che nel 1969 l’ex marito, che lei segue perché ammalato, lavorasse già alle ferrovie.”Si preparava a farlo”. Oppure – molto più credibilmente-si spacciava per un ferroviere visto che lo zio, come ha segnalato la signora, era il capo dipartimento di Milano. Meli, dice la signora, aveva casa vicino a Milano (p.291). “Ventura dormiva a casa sua tanto che aveva lì il suo pigiama. Aveva casa vicino a Milano. E’ stato anche ospite diverse volte di Giancarlo Rognoni”. Ci sono poi altri passaggi che danno la prova dell’importante ruolo giocato da Meli che la moglie, involontariamente, indica come compartecipe all’assassinio del portiere Muraro. Io stesso dico che dopo la prima indicazione a caldo, durante il primo colloquio, la signora è apparsa contraddittoria, titubante ma la prima affermazione (quando non aveva parlato della cosa con il marito) non lascia dubbi anche perché si deve collegare ai verbali che riporto: “Meli faceva il ferroviere e si era infiltrato nel Ponte della Ghisolfa come provocatore”. E’ ciò “intorno al periodo della strage di Piazza Fontana” (p.291). C’è’ una foto a comprovarlo.

Ferrari però si fida di più delle carte della polizia (la stessa che copriva l’azione dei provocatori fascisti ) ed è tutto contento di aver preso in castagna e “liquidato” una volta per tutte il perturbatore Cucchiarelli. Se “ Susanna Ferrari” piace così e si diverte con così poco, continui pure ma è bene che si sappia che quello che scrive Ferrari è solo una difesa politica ipocrita, parziale e fuorviante rispetto alla complessità del libro.

Paolo Cucchiarelli

LA NOSTRA RISPOSTA

Punto primo: la Procura della Repubblica di Milano non ha, al momento, deciso l’apertura di alcuna nuova indagine su piazza Fontana. È stata solo depositata una richiesta in tal senso da parte dell’avvocato di parte civile Federico Sinicato, basata su diversi elementi, che ho per altro riassunto in un articolo pubblicato su Il Manifesto l’11 dicembre 2009 (“L’armadio delle scope”), reperibile anche sul sito dell’Osservatorio.

Il fascicolo in cui stanno confluendo i nuovi indizi non è stato trasmesso, per decisione dei vertici della Procura di Milano, ad alcun giudice per le indagini preliminari. Riporto a tale proposito le amare conclusioni del giudice Guido Salvini espresse in un’intervista a Luciana Lanza, pubblicata in appendice alla riedizione di “Bombe e segreti” (eléuthera 2009). È una puntuale fotografia, tuttora valida della situazione: “E’ singolare poi che il fascicolo che contiene il racconto di Casalini, l’unico che ha avuto il coraggio di riconoscere le proprie responsabilità, sia stato aperto e subito chiuso a modello 45. Per i profani del diritto spiego cosa vuol dire modello 45. In quei fascicoli si mettono gli atti che si ritiene non costituiscano notizia di reato, compresi gli esposti dei matti, con la comodità per il pubblico ministero di chiudere il fascicolo (come difatti è avvenuto) con una archiviazione interna. In questo modo non bisogna trasmettere il fascicolo a un gip, cioè a un giudice terzo che potrebbe anche ritenere necessario qualche approfondimento o qualche indagine”.

Punto secondo: la signora Pinelli non ha mai letto “Il segreto di piazza Fontana”. Lo ha da tempo precisato la figlia Claudia Pinelli in una e mail inviata diversi mesi fa a Francesco Barilli, in cui, per altro, la stessa ha colto l’occasione per esprimere un suo giudizio, tutt’altro che lusinghiero, sul libro in questione. Ci vediamo costretti a pubblicarla (1) per mettere fine a quanto falsamente propalato da Paolo Cucchiarelli. Mi permetto di aggiungere che coinvolgere Licia Pinelli per far credere che abbia manifestato accordo su quanto scritto (e che cioè suo marito era a conoscenza che gli anarchici milanesi erano coinvolti nelle bombe del 12 dicembre), è semplicemente un atto ancor prima grottesco che inqualificabile.

Punto terzo: il sottoscritto nel 1969 aveva diciott’anni, non faceva politica e non militava in alcun partito o gruppo organizzato. Al tempo non aveva ancora partecipato a una sola manifestazione o corteo. Tanto meno poteva impegnarsi in qualsivoglia attività di controinformazione. Né poteva sapere, come non ha mai saputo (nemmeno sa ora), se in vicolo Margherita a Milano esisteva o meno “una base dei fascisti greci”. Anche per questo non ha mai potuto “correre” da alcun magistrato e “rivelargli che Cucchiarelli ha ragione”. Trattasi di cialtronata allo stato puro.

Punto quarto: su Meli basta quanto scritto. In questo fascicolo, recuperato più di dieci anni fa da Aldo Giannuli nell’archivio della questura milanese, la data di assunzione (23 agosto 1972) di Mauro Meli alle Ferrovie dello Stato, Compartimento di Milano, viene riportata in più di un appunto informativo. Probabilmente Cucchiarelli ci spiegherà nel prossimo libro che sono tutte carte artefatte, manipolate nella previsione del loro ritrovamento circa trent’anni dopo. Della serie: Dan Brown è un pirla!

Conclusione: il problema di Cucchiarelli è proprio l’opposto di quanto dichiara circa “i fatti”. Le sue tesi, infatti, non sono mai supportate da alcun fatto. Neanche nelle 560 note compare mai uno straccio di riscontro di quanto affermato, vedasi Giovanni Ventura che porta borse e bombe ai coniugi Corradini prima della strage di piazza Fontana, di Valpreda che si fa consegnare una bomba innescata nell’abbaino dei fascisti greci (!), e si potrebbe continuare. Ogni conclusione è arbitraria, esattamente come quella dell’”altro ferroviere anarchico”, al punto che si potrebbe tranquillamente sostenere per ciascun episodio ritenuto “centrale” per la ricostruzione di “un’altra verità”, almeno cinque finali diversi. Alla faccia dei “giudizi politici”! Il libro di Cucchiarelli non è, in definitiva, un libro complesso, ma solo basato sul nulla.

Un confronto pubblico con Paolo Cucchiarelli l’accetterei a una sola condizione: che vi partecipasse anche “Mister X”, la fonte anonima da cui provengono tutte le “soffiate” (sottolineo tutte), che sorreggono le tesi espresse nel libro. In sua assenza non capisco di che si dovrebbe discutere.

Saverio Ferrari

Milano, 10 febbraio 2010

(1) “Non ci crederai ma il libro l’ho letto in quanto Cucchiarelli l’ha portato a mia madre, che si è rifiutata di leggerlo e me lo ha passato. Sono completamente d’accordo con il vostro articolo, se fosse stato un libro di fantapolitica e non sbandierato come il libro sulla verità su piazza Fontana, forse non sarebbe stato così irritante, pieno di ricostruzioni e conclusioni azzardate e personali che nessuno gli ha chiesto. Sono contenta che siate riusciti, ancora una volta, a dare forma anche al mio pensiero e in una maniera così articolata come io non sarei stata capace. Un abbraccio. Claudia”.

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7 Risposte to “Osservatorio democratico 10 febbraio 2010 – Cucchiarelli replica attraverso Facebook alla nostra nota – Gli rispondiamo punto per punto Saverio Ferrari”

  1. roberto Gargamelli Says:

    Come al solito, puntuale e esaustivo, cosa che non sarà come al solito ben accetta dall’embedded Cuc. Grazie con un abbraccio! Hasta rob

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  2. paolo cucchiarelli Says:

    ZCZC0122/SXA
    XCI17231
    R CRO S42 S0A QBXB
    PIAZZA FONTANA: UN ALTRO FASCICOLO IN PROCURA

    (ANSA) – MILANO, 6 DIC – A quarant’anni di distanza, in
    Procura di Milano esiste un altro fascicolo – relativo a fatti
    non costituenti notizie di reato, e contro ignoti – per cercare
    i colpevoli dell’eccidio che il 12 dicembre del ’69 provoco’ 17
    morti e oltre 80 feriti.
    Un procedimento scaturito dalla richiesta del legale dei
    famigliari delle vittime, Federico Sinicato, e anche da un
    rapporto dei carabinieri che prende in esame quanto scritto dal
    giornalista dell’Ansa, Paolo Cucchiarelli, nel suo libro dal
    titolo ‘Il segreto di Piazza Fontana’.
    Nella richiesta di riapertura delle indagini, tra l’altro, si
    fa riferimento al ritrovamento dell’agenda di Giovanni Ventura
    che da’ conto degli appuntamenti con Carlo Digilio (il
    cosiddetto ‘armiere’ di Ordine Nuovo, morto negli anni scorsi) e
    che rivaluterebbe la testimonianza resa nei vari processi
    dall’ex neofascista il quale aveva parlato del casolare di Paese
    (Treviso) come luogo di detenzione e preparazione
    dell’esplosivo. Dall’agenda emerge l’interesse di Ventura,
    assolto in via definitiva in relazione alla strage milanese, per
    la localita’ veneta.(SEGUE).

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  3. paolo cucchiarelli Says:

    Caro Ferrari sei un po’ ottuso.
    Quello che ho scritto su “Mister X” è la pura e semplice verità.
    Per sapere tutte quelle cose che ho raccolto in 10 anni di lavoro non bastano quelle parole che riporto, rigorosamente, tra virgolette.
    L’unica spiegazione di tanta ottusità e’ Ferrari e’ abituato ad avere “suggeritori” e presuppone che tutti lavorino con lo stesso metodo.
    Credo che la vera replica non potrà venire da ulteriori mie precisazioni: parleranno i fatti. A quelli rinvio.
    Un saluto.
    Paolo Cucchiareli

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  4. paolo cucchiarelli Says:

    Dimenticavo!

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    R CRO S42 S0A QBXB
    PIAZZA FONTANA: UN ALTRO FASCICOLO IN PROCURA (2)

    (ANSA) – MILANO, 6 DIC – Altro punto su cui svolgere
    indagini, per il legale, l’eventuale presenza dell’esplosivo
    Vitezit nella Banca nazionale dell’agricoltura. Lo stesso
    esplosivo – scrive il giornalista Cucchiarelli, secondo il quale
    in piazza Fontana esplosero due bombe, una di matrice anarchica,
    l’altra, quella mortale, messa dai fascisti – che si trovo’
    sulla Vespa del neo-fascista Silvio Ferrari, morto a Brescia il
    19 maggio del ’74, nei giorni antecedenti la strage di Piazza
    della Loggia (8 morti e un centinaio di feriti il 28 maggio di
    quell’anno).
    Proprio per la strage di Brescia e’ in corso in processo
    davanti alla Corte d’assise e, in gennaio, il generale
    Gianadelio Maletti, all’epoca dei fatti a capo dell’ufficio D
    del Sid, potrebbe venire a testimoniare, avvalendosi di un
    salvacondotto, dal Sudafrica, dove si trova dopo la sua condanna
    a due anni per favoreggiamento per la fuga dell’ex agente
    segreto Guido Giannettini.
    Da Sinicato un solo commento: ”Auspico che la
    professionalita’, lo scrupolo che la Procura dimostra per
    trovare i terroristi di oggi, siano gli stessi per individuare i
    terroristi di allora”.

    RT
    06-DIC-09 17:29 NNNN

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  5. paolo cucchiarelli Says:

    Visto che non ospistate le risposte personali date spazio almeno alle notizie.
    Per il resto rinvio ai fatti e solo ai fatti.
    Un saluto
    Paolo Cucchiarelli

    ZCZC0122/SXA
    XCI17231
    R CRO S42 S0A QBXB
    PIAZZA FONTANA: UN ALTRO FASCICOLO IN PROCURA

    (ANSA) – MILANO, 6 DIC – A quarant’anni di distanza, in
    Procura di Milano esiste un altro fascicolo – relativo a fatti
    non costituenti notizie di reato, e contro ignoti – per cercare
    i colpevoli dell’eccidio che il 12 dicembre del ’69 provoco’ 17
    morti e oltre 80 feriti.
    Un procedimento scaturito dalla richiesta del legale dei
    famigliari delle vittime, Federico Sinicato, e anche da un
    rapporto dei carabinieri che prende in esame quanto scritto dal
    giornalista dell’Ansa, Paolo Cucchiarelli, nel suo libro dal
    titolo ‘Il segreto di Piazza Fontana’.
    Nella richiesta di riapertura delle indagini, tra l’altro, si
    fa riferimento al ritrovamento dell’agenda di Giovanni Ventura
    che da’ conto degli appuntamenti con Carlo Digilio (il
    cosiddetto ‘armiere’ di Ordine Nuovo, morto negli anni scorsi) e
    che rivaluterebbe la testimonianza resa nei vari processi
    dall’ex neofascista il quale aveva parlato del casolare di Paese
    (Treviso) come luogo di detenzione e preparazione
    dell’esplosivo. Dall’agenda emerge l’interesse di Ventura,
    assolto in via definitiva in relazione alla strage milanese, per
    la localita’ veneta.(SEGUE).

    RT
    06-ZCZC0125/SXA
    XCI17292
    R CRO S42 S0A QBXB
    PIAZZA FONTANA: UN ALTRO FASCICOLO IN PROCURA (2)

    (ANSA) – MILANO, 6 DIC – Altro punto su cui svolgere
    indagini, per il legale, l’eventuale presenza dell’esplosivo
    Vitezit nella Banca nazionale dell’agricoltura. Lo stesso
    esplosivo – scrive il giornalista Cucchiarelli, secondo il quale
    in piazza Fontana esplosero due bombe, una di matrice anarchica,
    l’altra, quella mortale, messa dai fascisti – che si trovo’
    sulla Vespa del neo-fascista Silvio Ferrari, morto a Brescia il
    19 maggio del ’74, nei giorni antecedenti la strage di Piazza
    della Loggia (8 morti e un centinaio di feriti il 28 maggio di
    quell’anno).
    Proprio per la strage di Brescia e’ in corso in processo
    davanti alla Corte d’assise e, in gennaio, il generale
    Gianadelio Maletti, all’epoca dei fatti a capo dell’ufficio D
    del Sid, potrebbe venire a testimoniare, avvalendosi di un
    salvacondotto, dal Sudafrica, dove si trova dopo la sua condanna
    a due anni per favoreggiamento per la fuga dell’ex agente
    segreto Guido Giannettini.
    Da Sinicato un solo commento: ”Auspico che la
    professionalita’, lo scrupolo che la Procura dimostra per
    trovare i terroristi di oggi, siano gli stessi per individuare i
    terroristi di allora”.

    RT
    06-DIC-09 17:29 NNNN
    DIC-09 17:23 NNNN

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  6. stragedistato Says:

    Caro Mr Cucchiarelli, noi ospitiamo le risposte personali ed anche le notizie, quando ci sono. Certo il nostro è un lavoro volontario ed i tempi non sono quelli della Cnn. Spero che vorrà scusarci per il breve ritardo che certo non giustifica il tono perentorio (questo sì) del suo sollecito, ne’tanto meno l’insinuazione che esso contiene di pratiche censorie da parte nostra. Ma questo non ci stupisce più di tanto: su insinuazioni e speculazioni che dieci pagine dopo come per magia diventano fatti è costruito tutto il suo libro.
    E comunque a proposito di ritardi, le vorremmo segnalare che Enrico Di Cola è ancora in attesa di una risposta alle sue osservazioni. Il 30 novembre lei scrisse sul suo sito che lo avrebbe fatto ‘a breve’. Noi aspettiamo fiduciosi….

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