Falso d’annata, ovvero come ti riscrivo la storia. “Non sono una spia” La FALSA intervista a Enrico Di Cola del giornalista Cesare Tocci de “Il Giornale d’Italia” del 16/17 giugno 1970

Falso d’annata, ovvero come ti riscrivo la storia.

In questo Blog abbiamo riportato un esempio di come storici improvvisati alla Cucchiarelli si divertano a manipolare articoli di giornale per provare le proprie assurde tesi revisioniste (vedi articolo di Paese Sera su Di Cola, l’interpretazione dell’articolo che ne da Cucchiarelli nel suo libro e la risposta di Di Cola a Cucchiarelli).

Ora vi proponiamo un esempio ancora più alto di giornalismo d’assalto: un’intervista mai avvenuta! Si tratta di una falsa intervista che il giornalista Cesare Tocci – del quotidiano fascista “Il Giornale d’Italia”  – pubblicò il 16-17 giugno del 1970, intervista già smentita dal compagno Di Cola nel lontano 1971 (vedi sul Blog la lettera di Di Cola pubblicata su Umanità Nova del 27 novembre 1971) .

Il giornale d’italia 16-17 giugno 1970

Intervistato Enrico Di Cola

“Non sono una spia”

Cesare Tocci

Due mattine fa, verso le 8,30, una telefonata concitata ci invitava a recarci immediatamente in via dei Serpenti. La voce anonima precisava che c’era stato un omicidio in uno scantinato che precedentemente era stato adibito a locale di riunione.  Per quanto non molto convinti della autenticità della cosa, ci siamo recati  all’indirizzo  indicato, davanti alla chiesa di via Madonna dei Monti. Qui, invece del cadavere preannunciato, abbiamo trovato, vivo e vegeto, Enrico Di Cola, ricercato in tutta Italia perché sospetto di essere implicato in qualche modo negli attentati dinamitardi di Roma e di Milano.

Il personaggio che si è presentato a noi, però, non ha più le caratteristiche rese note attraverso le fotografie pubblicate dai giornali. Abbiamo visto un ragazzo cambiato, con i capelli tagliati quasi alla militare, fornito di un completo «borghese» con relativa cravatta. L’arredamento dello scantinato, invece, non era in carattere con le nuove vesti del Di Cola: il locale era buio, sporco, con qualche rottame di mobile, con un divano «coperto» di cappotti, pigiama e altri indumenti.

Il nostro interlocutore ha subito riaffermato la sua completa estraneità ai fatti di cui è accusato. Ci dice che fino ad ora non si è presentato al magistrato su consiglio del suo avvocato. Conta di farlo appena completata l’istruttoria. Gli abbiamo chiesto chiarimenti sul «documento» delle basi militari dislocate in Italia che gli inquirenti hanno rinvenuto nella sua abilazione nel corso di una perquisizione.

«Il documento di cui lei parla – risponde – non vale niente e non ha nessuna importanza per la giustizia e per il Sid».

«Non lo sa – chiediamo – che è sospettato di avere le mani in pasta nel campo dello spionaggio?».

«E a chi – ci dice timidamente – avrei fatto la spia? Che cosa posso sapere io di queste cose?».

«Ma allora in base a che cosa gli inquirenti – chiediamo – parlano di documenti e di elenchi dettagliati di basi militari che avrebbero rinvenuto nella sua abitazione nel corso di una perquisizione.»

«In casa mia e altrove – risponde – non ho mai avuto di questi scottanti documenti. Forse la polizia si riferisce ad un volantino che parlava, se ben ricordo, di basi militari

della Nato, volantino che è stato diffuso in tutta Roma per una certa occasione e che io riposi in mezzo ad un quaderno di scuola. Tutto qui».

«È vero – domandiamo – che lei ha ‘soffiato’ alcune notizie…».

«Io – ci risponde in tono scattante – non faccio la spia. E poi è proprio il caso di continuare a insistere su questo? Ormai la ‘spia’ del circolo ‘XXII Marzo’ è stata identificata. Non basta questo?».        ;

«Lei – chiediamo – ha conosciuto Andrea Politi. Che tipo era? Cosa faceva in mezzo a voi?».

«Quando ho appreso dai giornali – risponde Di Cola – che Andrea era un agente, sono rimasto di stucco. Non potevo credere a simili notizie. Il «genovese» (così chiamavano Andrea Politi gli anarchici del «XXII Marzo.») un agente di PS! Roba da matti. Andrea era troppo timido e generoso per interpretare il ruolo di spia. Io l’ho conosciuto al circolo di via Baccina e in questa sede l’ho visto un paio di volte. In una occasione volle  gentilmente accompagnarmi con la sua macchina, una «850» coupé azzurro targata Genova, a piazza Risorgimento dove avevo un appuntamento. Strada facendo, parlando, mi disse che alloggiava in una pensione di seconda categoria  sita  in  via  Principe Amedeo e che era a Roma per motivi di studio. Da noi si vedeva raramente. Ed è per questo che non riesco ancora a credere che la spia fosse proprio lui. Non ci capisco proprio niente».

«Che cosa ha fatto – domandiamo al giovane anarchico – in tutti questi mesi? Dove si è rifugiato? Chi ha provveduto a fornirle alloggio e cibo?».

«Ho vissuto cinque mesi d’inferno. Ho dovuto continuamente fuggire per non farmi prendere dalla polizia. Insomma una settimana qua e un’altra là. Come gli animali.

Mi sono rifugiato in molti luoghi, ho dormito anche sotto le stelle. Dove, però, non glielo posso proprio dire. Ora devo lasciarla: c’è chi mi sta attendendo».

Annunci

Tag: , , , , ,

Una Risposta to “Falso d’annata, ovvero come ti riscrivo la storia. “Non sono una spia” La FALSA intervista a Enrico Di Cola del giornalista Cesare Tocci de “Il Giornale d’Italia” del 16/17 giugno 1970”

  1. indice generale « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Falso d’annata, ovvero come ti riscrivo la storia. “Non sono una spia” La FALSA intervista a E… […]

    Mi piace

I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: