Quando la memoria tradisce – Risposta all’articolo di Paolo Finzi scritto per la morte di Pietro Valpreda (29/12/2010)

Quando la memoria tradisce

In questo Blog stiamo cercando di riportare alla luce la nostra storia, la nostra verità. Gran parte del nostro lavoro è rivolto a smantellare falsità o manipolazioni di giornalisti e autori  di destra o presunti “democratici” che vorrebbero riscrivere la storia in maniera revisionistica per addossarci colpe che non abbiamo e che addirittura sentenze definitive della magistratura hanno ufficialmente escluso.

Purtroppo – anche se in buona fede e senza volerlo – alcuni anarchici hanno contribuito con i loro scritti o le loro dichiarazioni a dare respiro politico a questa opera di disinformazione che cerca di accreditarsi come “storiografica”.

Poichè siamo nell’epoca dell’internet e tali articoli o dichiarazioni circolano in rete e possono essere ripresi e rilanciati in ogni parte del mondo, è evidente che non possiamo lasciare queste dichiarazioni e affermazioni senza una nostra risposta. Anche se questa viene a distanza di anni.

Nel caso che andremo qui ad esaminare vi è un aggravio di responsabilità da parte di chi ha fatto tali affermazioni in quanto, data la notorietà ed il prestigio di cui gode nel movimento anarchico, le sue parole hanno assunto valore di verità e sono tuttora riportate nelle pagine web di anarchopedia e riprese da siti anarchici di tutto il mondo. Con questo nostro intervento pubblico speriamo di fare chiarezza una volta per tutte ed auspichiamo che chi ha commesso tali errori provveda a correggerli.

L’articolo a cui ci riferiamo è quello intitolato Ciao Peder! scritto per la morte di Pietro Valpreda da Paolo Finzi, pubblicato su A rivista anarchica n 284 dell’ottobre 2002 (che pubblicheremo in modo integrale contemporaneamente a queste nostre note).

In esso fra l’altro si legge:

[Valpreda] …Intorno al ’68 dà vita, con altri più giovani compagni, ad un gruppo anarchico, scegliendo come nome la data dell’inizio del movimento di lotta francese: il 22 marzo. Il gruppo è caratterizzato da posizioni spacca-tutto e da un linguaggio incendiario: me li ricordo bene quando in piazza Duomo, durante un corteo nel ’69, gridano a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia” e noi – militanti e simpatizzanti del circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” (con sede, allora, in piazzale Lugano, nel quartiere periferico della Bovisa) – sovrapponiamo con la stessa cadenza e con voce ancora più forte “Malatesta, Cafiero, Bakunin”. Cercando di evitare che la gente senta simili bestialità.”

Il Circolo 22 Marzo nasce a Roma nel novembre del 1969 e quindi retrodatare di un anno tale nascita non può che creare confusione. Confusione che diviene  totale quando Finzi tira fuori addirittura un suo “ricordo” personale, una sua testimonianza, in cui avrebbe visto i militanti del 22 marzo… sfilare ad una manifestazione a Milano gridando a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia”!!!

E’ certo che nessuno di noi del 22 Marzo partecipò a cortei a Milano nel 1969, a meno che per  “cortei” non si voglia intendere la contemporanea presenza di tre compagni del circolo – Valpreda, Gargamelli e Di Cola – che andarono a Milano intorno al 7/8 ottobre ’69 assieme al compagno milanese Leonardo Claps al termine dello sciopero della fame di Roma. La visita aveva lo scopo di portare la loro solidarietà al compagno Michele Camiolo che stava continuando il suo digiuno di protesta davanti alla Camera del Lavoro di Milano. In quella occasione vi furono solamente incontri individuali tra compagni, ed una partecipazione ad una assemblea alla Statale, assieme a compagni anarchici milanesi, per sostenere i compagni a cui i leaderini della Statale volevano impedire di prendere la parola.

Finzi poteva evitare questo svarione non affidandosi esclusivamente alla sua memoria  (in questo caso sicuramente difettosa) ma chiedendo la testimonianza se non altro di Gargamelli che era ed è ancora facilmente reperibile.

Vale la pena di aggiungere un altro episodio: l’incontro tra Pinelli e Valpreda davanti alla Camera del Lavoro.  Da qualche tempo circolavano voci su Valpreda, e quindi quando Pino arrivò col termos del caffè per tutti, Pietro ne approfittò per chiarire la sua posizione messa in dubbio da queste voci incontrollate, fatte circolare ad arte da polizia e infiltrati come in seguito sapemmo.

Pinelli e Valpreda parlarono anche delle posizioni politiche del 22 marzo che sembravano a Pino troppo radicali. Pietro spiegò l’indirizzo politico che si era dato il circolo, cioè entrare nel vivo delle lotte, portare nei contesti le nostre idee per farle meglio conoscere e capire attraverso  l’intervento diretto. Parlarono anche della denuncia per il volantino anticlericale e del processo che Pietro avrebbe dovuto subire a breve.

Al termine dell’incontro – a una parte del quale era presente anche Gargamelli – alla domanda di Valpreda se tutto fosse stato chiarito, Pino rispose che “tutto è chiarito, non ci sono più problemi”. Un abbraccio finale sigillò la ritrovata armonia tra i due.

Prosegue Finzi:

“…Per questo loro modo di presentarsi e per l’estrema “apertura” del loro gruppo (predestinato ad ogni tipo di infiltrazione e provocazione), Valpreda ed i suoi compagni sono guardati male dal movimento anarchico (variamente) organizzato.”

Sulla questione del nostro “modo di presentarci” e della nostra “estrema apertura” che ci avrebbe reso permeabili ad infiltrazioni e  provocazioni, torneremo in maniera più dettagliata in un prossimo futuro. Per il momento vorremmo ricordare che gli anarchici di Milano non furono meno immuni da tali rischi  di quanto lo fummo noi. Basta pensare alla presenza nei loro circoli in quegli anni di personaggi come il “sosia” di Valpreda Nino Sottosanti, noto anche come ‘’Nino il fascista’’ o di Enrico Rovelli (nome d’arte Anna Bolena), confidente dell’ufficio affari riservati e del commissario Calabresi, scoperto solo nel 1975 quando lui stesso ammise questo suo ruolo  in un verbale di interrogatorio. Sarebbe bene dunque che anche  questa leggenda metropolitana su di noi terminasse una volta per tutte.

Che il movimento anarchico ‘’variamene organizzato’’ ci guardasse male è un’altra affermazione non vera e che andrebbe eventualmente contestualizzata. La presenza del Circolo 22 marzo, nelle persone di Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli ed Enrico Di Cola, al congresso della FAGI a Carrara e poi al Convegno GIA ad Empoli il 2 novembre del 1969 ci sembra che dimostri ben altra verità. A Carrara non solo eravamo presenti ma prendemmo anche la parola!

La realtà dei fatti è che qualche tempo prima da Milano erano arrivate voci su Valpreda, a causa di un verbale in cui si mettevano in bocca a Pietro cose che non aveva mai detto. Il verbale era stato estorto con minacce e percosse dai soliti noti questurini di Milano ad un giovanissimo compagno. Incontrammo questo compagno a Carrara e ci raccontò, quasi in lacrime e chiedendo scusa a Pietro, cosa avevano scritto i poliziotti sul verbale che gli avevano fatto firmare e come da questo i compagni della Crocenera di Milano avessero dedotto che Valpreda andava in giro a raccontare frottole che potevano diventare provocazioni verso il movimento.

Andammo poi ad Empoli, non solo perchè alcuni compagni del nostro circolo erano vicini alle posizioni dei GIA, ma soprattutto per chiarire questa vicenda con Pino Pinelli. Qui, dopo il famoso episodio del cucchiaino lanciato durante il pranzo da Valpreda per attirare l’attenzione di Pinelli, vi fu un lungo incontro tra i due in cui Pietro spiegò a Pino la sua totale estraneità a quello che era riportato nel verbale di polizia e gli raccontò della confessione che avevamo ricevuto dal giovane compagno che con il suo verbale aveva causato tali voci e sospetti.

Anche questo incontro – di cui Di Cola è stato testimone – terminò con un abbraccio tra i due.

Secondo Finzi

“… A Roma commettono in quei mesi una grave scorrettezza, mettendo su di un loro volantino antimilitarista, infarcito di espressioni… da denuncia, non il proprio indirizzo, ma quello della sede anarchica di via dei Taurini, punto di riferimento del movimento anarchico organizzato e sede della redazione del settimanale Umanità Nova. “

Anche questa ricostruzione è in parte falsa ed in parte inaccurata.

L’episodio a cui si riferisce Finzi risale all’autunno del 1969, quindi prima della nascita del 22 Marzo, quando ancora svolgevamo la nostra militanza all’interno del circolo Bakunin. Scrivemmo un volantino antimilitarista, firmato “Gruppo Durruti”,  in cui mettemmo come indirizzo in cui era stato ciclostilato quello dell’allora nostro circolo, appunto il Bakunin di via Baccina (e non certo via dei Taurini!!). Il contenuto del volantino non piacque ad alcuni compagni “storici” del Bakunin e quindi noi per evitare polemiche strappammo la riga con l’indirizzo e lo distribuimmo tagliato. Non commettemmo dunque alcuna scorrettezza.

Scorrettezza è scrivere di cose che non si conoscono.

Scrive ancora Finzi:

“…A Milano, nel marzo 1969, Valpreda con altri due giovani compagni pubblica il ciclostilato Terra e libertà in cui tesse l’elogio di Ravachol, discussa figura di anarchico dinamitardo di fine Ottocento. Ce n’è abbastanza perché i militanti li tengano a distanza. A Milano Valpreda viene allontanato dal “Ponte della Ghisolfa”. Idem a Roma, dove i compagni della FAI – quelli di via dei Taurini – fanno capire alle “teste calde” del 22 marzo che “non è aria”.

Questo passaggio dell’articolo di Finzi, scritto per altro molti anni dopo i fatti, è decisamente fuorviante in quanto sembra attribuire quell’iniziativa al circolo 22 Marzo. Ma nel marzo del ’69 Valpreda viveva ancora a Milano, nessuno di noi a Roma lo aveva ancora incontrato ed il ciclostilato in questione lo fece con dei compagni di Milano.  

Purtroppo Valpreda è morto per cui non ci è possibile dire se venne o meno “allontanato”  dal “Ponte della Ghisolfa” come Finzi sostiene, ma i compagni Di Cola e Gargamelli possono testimoniare come ancora a novembre del ’69 Valpreda fosse accolto con calore dai compagni di questo circolo.

Sulla situazione di Roma possiamo invece essere più precisi. Ad essere allontanato dal circolo Bakunin non fu Valpreda o noi del 22 marzo bensì solamente Merlino per il suo passato fascista. Della sua  conversione – a buona ragione – i compagni del Bakunin non si fidavano. Anche dopo la scissione dal Bakunin e la creazione del nostro circolo,  molti di noi seguitarono a passare per il Bakunin a salutare e parlare con i compagni.

A riprova di quanto asseriamo vogliamo ricordare che ancora  il 6 dicembre (episodio agli atti del processo) alcuni di noi parteciparono ad un incontro dei gruppi libertari romani – che si svolse all’interno dei locali del Bakunin – e che in tale occasione un nostro compagno, Emilio Bagnoli, rappresentò le posizioni del nostro circolo.

Finzi prosegue:

Quel che mi preme sottolineare è che con il suo comportamento Pietro Valpreda – che di quell’ambiente un po’ folkloristico è il più “anziano”, l’unico non ragazzino – attira su di sé l’attenzione interessata delle forze repressive, che in quei mesi si attivano per inserire un loro uomo (il poliziotto Salvatore Ippolito) in quel gruppetto, un cui altro membro (Mario Merlino) è stato per anni un attivista neo-nazista e, pur avendo abbandonato i camerati per “abbracciare la causa anarchica”, mantiene rapporti con boss del livello di un Pino Rauti.

Anche a noi preme sottolineare qualcosa. Valpreda non attira l’attenzione su di se per i discorsi che avrebbe fatto con noi a Roma. Da mesi, lui – come Pinelli – era nel mirino del commissario Calabresi che aveva cercato di coinvolgerlo negli attentati del 25 aprile alla Fiera di Milano ed ai treni.

E qui vogliamo toglierci un altro sassolino dalla scarpa.

Il poliziotto Salvatore Ippolito era stato  infiltrato nel circolo Bakunin almeno dall’inizio del luglio ’69 (ma forse addirittura dal maggio-giugno). Ciò è emerso dai suoi verbali di interrogatorio e da quelli del suo diretto superiore il commissario Domenico Spinella, oltre che dagli atti del processo di Catanzaro. Lo scopo era  seguire i movimenti  del compagno Ivo Della Savia (fratello di Angelo incarcerato ingiustamente per gli attentati del 25 aprile) quando questi da Milano si era trasferito a Roma.

Possiamo quindi affermare senza tema di smentita (tutto si trova agli atti) che molti di noi  conobbero il poliziotto alle riunioni del Bakunin e quindi abbassammo “le difese” proprio per questo. Se lo accoglieva il Bakunin perchè avremmo dovuto diffidare noi? Quindi si tratta di “un’eredità” più che di un nuovo acquisto.

Anche sul ruolo del fascista e infiltrato Mario Merlino, per il momento ci preme sottolineare come fosse stato impossibile per noi – e per tutti gli altri d’altronde – sapere che manteneva contatti con i suoi ‘’ex’’ camerati. Detto questo vorremmo anche ricordare che prima di noi si era già infiltrato in alcune organizzazioni marxiste leniniste dalle quali era stato poi allontanato come provocatore, ma senza che tali organizzazioni provvedessero (per vergogna?) a denunciarlo pubblicamente.

Diversi di noi sono stati testimoni di interventi di Merlino in varie assemblee del movimento studentesco romano, senza che alcuno intervenisse per cacciarlo a pedate. Anche qui: se poteva parlare in assemblee pubbliche del movimento,  perchè noi avremmo dovuto dubitare della genuinità della sua “conversione” ?

Dopo il 12 dicembre tutto cambia e molte cose vengono alla luce. A quel punto fu facile per la sinistra, anarchici compresi, seppellirci nella merda.

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8 Risposte to “Quando la memoria tradisce – Risposta all’articolo di Paolo Finzi scritto per la morte di Pietro Valpreda (29/12/2010)”

  1. indice generale « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Quando la memoria tradisce – Risposta all’articolo di Paolo Finzi scritto per la morte di Pietro… […]

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  2. marco Says:

    Salve, tengo solo a precisare che su anarchopedia abbiamo anche riportato la versione di Di Cola.

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    • stragedistato Says:

      Caro Marco, (e cari compagn* di anarchopedia)
      Nel nostro pezzo “Quando la memoria tradisce” abbiamo scritto che le parole di Paolo Finzi “hanno assunto valore di verità e sono tuttora riportate nelle pagine web di anarchopedia e riprese da siti anarchici di tutto il mondo. Con questo nostro intervento pubblico speriamo di fare chiarezza una volta per tutte ed auspichiamo che chi ha commesso tali errori provveda a correggerli.”
      Tu hai sentito la necessità di precisare che su anarchopedia avete “anche riportato la versione di Di Cola.”. Ne abbiamo preso atto, a suo tempo, e vi siamo riconoscenti, di aver pubblicato “ANCHE la versione di Di Cola” ma ci sembra che il punto non sia questo.
      Crediamo sia giusto ricordare che una correzione di parte del testo di anarchopedia sulla storia del 22 marzo fatta dal Di Cola fu cancellata per due volte e solo al terzo tentativo decideste di inserire le sue osservazioni come “nota personale”.
      Rimane il fatto che il testo “principale” da voi pubblicato è la versione scritta da un compagno di Milano (scritto direttamente o sunto delle teorie di Paolo Finzi) che ha solo sentito de relato la storia del circolo, mentre la versione dei testimoni diretti di quella esperienza – a distanza di oltre quaranta anni! – non venga ancora ritenuta degna di essere considerata come la storia – quella vera – di quella breve esperienza.
      La versione di Finzi, e quindi ANCHE la vostra (che per altro è ripresa in tutte le lingue) contribuisce a creare un alone di ambiguità sul circolo che certamente noi compagni ex aderenti a quel circolo non meritiamo oggi e non meritavamo allora.
      Ovviamente ognuno è libero di fare le scelte che vuole, ma permettetici di seguitare a ritenere strano che degli anarchici, dei libertari, considerino “fonte principale” o “fonte attendibili” non il racconto che viene dato di prima mano, per averlo vissuto sulla propria pelle, dai compagni che quel circolo 22 marzo crearono, ma piuttosto i ricordi di un (allora) diciasettenne che viveva a 600 kilometri di distanza da dove quel gruppo agiva!
      Non credete anche voi che sarebbe più giusto e corretto che la “fonte principale” fossimo noi e che ANCHE Finzi o altri come lui potessero inserire le loro “note personali” all’interno del nostro racconto? O forse ci manca la “tessera” o “l’accredito” giusto per essere considerati degli anarchici come tutti gli altri?
      Evidentemente ancora non siamo riusciti a far si che il nostro auspicio “che chi ha commesso errori provveda a correggerli” si concretizzasse, ma questo ci spiace più per voi che per noi, perchè siamo certi che la verità prima o poi prevarrà sulla versione “ufficiale” – di comodo – con cui fummo bollati tanti anni fa.
      Non è nostra intenzione aprire sterili ed inutili polemiche a distanza di tanti anni, ma di dare un contributo e portare elementi –inoppugnabili e documentati – sulla nostra storia. Ci sembra un impegno che possa essere di stimolo e di necessaria chiarezza su degli avvenimenti che tanto peso hanno – purtroppo – avuto sulla storia e lo sviluppo del movimento anarchico italiano durante tutto il corso degli anni settanta. Speriamo che su questo punto possiamo tutti trovarci daccordo, compreso il compagno Finzi con cui siamo disponibili ad avere un franco e cordiale confronto.

      Enrico Di Cola
      Ex circolo 22 marzo di Roma

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  3. Marco Pacifici Says:

    Oltre alle precisazioni dei miei Compagni del 22 marzo vorrei raccontare un episodio:io fui arrestato il 14(comunque due giorni dopo gli assassini di Battibaglia)aprile 1969 durante gli scontri davanti al commissariato trastevere:avevo 15 anni,con me furono arrestai Stefano Ceriani Sebregondi,16 anni dell’Unione,Mario Monti e Mario Merlino maggiorenni.Mario Merlino (essere spregevole in quanto capace di spaccare la testa ai suoi camerati ed ai poliziotti di cui era informatore ,visto con i miei occhi ero accanto a lui a fronteggiare un attacco fascista all’universita) si dette molto da fare per spiegarmi come dovevo cancellare gli spazi tra le righe del verbale ed altre cose come solo un”compagno” piu grande(io ero un regazzino) puo fare,conquistando la mia fiducia. Alcuni mesi dopo lo rividi davanti al palazzo di giustizia a piazza Cavour (andavo al liceo Dante a poche centinaia di metri)con gli altri compagni che avrebbero dato vita al 22 marzo (era settembre ottobre 1969) ma anche altri del Bakunin come Angelino Fascetti ed altri carissimi Compagni che non hanno mai lasciato da soli o avuto dubbi su Roberto G. Enrico di Cola Roberto M. Emilio B. Pietro Valpreda , che stavano facendo il famoso sciopero della fame,ed andai ad alcune riunioni nel novembre del 22 marzo. Mio padre Averardo,Anarco sindacalista che da sempre faceva controinformazione mi avverti’ che Mario Merlino era un provocatore infiltrato fascista facendomi anche vedere sue foto dell’attentato alla libreria Feltrinelli, ma io ragazzino presuntuoso non gli detti retta:con il senno di poi sono andato sempre a fronteggiare acussare e sputare in faccia all’infame Merlino,una delle ultime volte a Viterbo dove lo cacciammo dall’universita. Per qualunque altra cosa sono dispostissimo ad un confronto : è il minimo che dobbiamo a Giuseppe Pinelli,Pietro Valpreda ed a tutti i Compagni Anarchici vittime dello stato assassino. Marco Pacifici nato a Roma il 25 aprile 1953.

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  4. marco Says:

    Ciao Enrico, ho provato a sistemare l’articolo in modo da dare maggior equilibrio tra le due versioni. Mi spiace però che abbiate sospettato una qualche nostra malafede, anarchopedia è un piccolo colettivo virtuale aperto a tutti, quindi chiunque può intervenire e proporre delle modifiche. Chiunque può registrarsi e collaborare, non ci sono preclusioni di sorta. Se hai altri suggerimenti puoi darceli tranquillamente…

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  5. marco Says:

    ..In questi giorni abbiamo problemi col server, per cui abbiate pazienze se non riuscite a collegarvi…

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  6. Marco Pacifici Says:

    Marco…anche se hai il mio stesso nome non siamo uguali (per fortuna senno’ sai che noia…)ma di certo Fratelli e Compagni Libertari…noi di pazienza ne abbiamo a sfare,figuriamoci per i Nostri Compagni. Che la Vita ci sia leggera.

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  7. Marco Pacifici Says:

    Dimenticavo che sono uno degli autori con Marco Ligini Edoardo Di Giovanni e tanti altri Compagni del libro di controinformazione “La strage di stato”!. I nomi di noi ancor vivi sono solo sull’edizione allegata ad Avvenimenti del dicembre 1994.

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