23 ottobre 1971 Umanità Nova – Le reazioni degli avvocati di Merlino e risposta de I Gruppi anarchici Romani

23 ottobre 1971 Umanità Nova

Gli avvocati Costante Armentano e Salvatore Lo Masto, difensori di Mario Merlino, in seguito al comunicato stampa dei Gruppi Anarchici Romani e del Comitato Politico-Giuridico di difesa che pubblichiamo su questa stessa pagina del giornale, hanno rilasciato una dichiarazione alla quale dobbiamo replicare con alcune precisazioni.

Dal momento che essi dichiarano: «Abbiamo appreso che il circolo “Bakunin” interpreta a modo suo le lettere degli imputati, affermando quanto gli stessi firmatari non dicono, cioè che la firma di Merlino sulla lettera per lo sciopero della fame sia stata apposta senza accordo tra i firmatari» li invitiamo a rileggere ciò che affermiamo nel comunicato stampa. Si accorgeranno che non abbiamo dato nessuna «interpretazione a modo nostro delle lettere degli imputati» ma ci siamo attenuti ai fatti cosi come essi si sono svolti. Ed i fatti, molto più eloquenti di qualsiasi interpretazione, dimostrano:

1) La lettera scritta da Valpreda per annunciare uno sciopero della fame recante, oltre la sua firma, quelle e solo quelle di Roberto Gargamelli ed Emilio Borghese, uscì dal carcere verso la fine di settembre. Immediatamente furono prese iniziative per far desistere i tre compagni dalla protesta inutile e preoccupante per la loro salute e la lettera non venne, conseguentemente, resa pubblica.

2) Quando ormai da molti giorni Valpreda, Gargamelli ed Emilio Borghese erano stati convinti a non effettuare lo sciopero della fame, Merlino faceva pervenire a L’Avanti! Una delle copie della lettera con la sua firma. E’ indubbio che il Merlino, il giorno che ha fatto uscire la lettera da Regina Coeli (il 13 ottobre), sapeva che Valpreda e compagni avevano deciso di non attuare la protesta.

La dichiarazione dei due  avvocati di Merlino prosegue: «Forse più che la firma di Merlino, ha dato fastidio a qualcuno il passo della lettera – non smentito – ove gli imputati si dicono convinti che la loro lenta agonia è frutto di strumentalizzazione, speculazioni, ignavia, pavidità, complicità, interessi ed assenteismi di comodo». Noi siamo d’accordo, è probabile che «qualcuno» si sia sentito direttamente colpito dalle accuse lanciate dai compagni imputati, ma Armentano e Lo Masto non dovevano formulare questo più che fondato dubbio nel contesto della replica a noi diretta e senza specificare a chi fossero rivolte tali gravi accuse. Facendo ciò consentono qualsiasi arbitraria ed interessata interpretazione, avallata, per di più, dalla insinuazione che quel passo della lettera non era stato da noi smentito. Il che lascia intendere, a chi non conosce i veri termini della questione, che noi anarchici avremmo dovuto sentirci colpiti ed essere indotti a smentire quando invece è noto, a chi legge la nostra stampa e conosce le nostre posizioni, che le stesse accuse di complicità, strumentalizzazioni ecc., formulate dai compagni imputati e dirette agli stessi responsabili: uomini politici, partiti, parlamento, sono state dagli anarchici reiteratamente lanciate nel corso di questi due anni. Solo la inettitudine, la pavidità, l’ignavia di una parte e la complicità. Dell’altra in seno al parlamento hanno infatti permesso al potere esecutivo tutte le infami speculazioni politiche e le sporche manovre imbastite sulla strage di Stato e sull’assassinio del compagno Pinelli.

Gli anarchici non chiedono allo Stato, all’apparato del potere, non reclamano dalla magistratura una «giustizia» in cui non credono, così come non chiedono nulla al parlamento che disconoscono. Ma accusano tutte le sovrastrutture parassitarie per la loro esplicita ed implicita complicità con i mandanti e gli esecutori della strage di Stato e non possono che associare il loro sdegno a quello dei compagni innocenti detenuti. E pertanto non abbiamo a tal proposito nulla da smentire.

Per quanto invece è detto nel documento di Armentano e Lo Masto in polemica con gli avvocati che difendono gli altri imputati, ai quali sembra vogliano rimproverare un eccessivo attesismo, non avremmo nulla da ribattere se il pezzo in questione non terminasse con un appello che, anche se non ci riguarda politicamente toccando un argomento prettamente tecnico-giuridico, è una chiara conferma di quello che abbiamo scritto sugli scopi che Merlino si riprometteva divulgando la lettera: «provocare» un dibattito tra i difensori per giungere ad un chiarimento sulla sua posizione processuale, ed infatti è quello che i suoi avvocati tentano di ottenere scrivendo: «Restiamo in attesa che qualcuno si decida a concordare – dopo due anni – la linea di condotta da seguire nei confronti del nostro difeso».

La risposta sul piano giuridico i difensori di Merlino potranno averla, se l’avranno, dai difensori degli anarchici imputati. Sul piano politico la risposta degli anarchici, imputati e no, è stata formulata e ribadita molte volte in questi due anni.

 

I Gruppi anarchici Romani

 

 

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