Umanità Nova 2 ottobre 1971 La polizia e Lener guazzano nel ridicolo di Comitato politico-giuridico di difesa

La temeraria iniziativa dell’avvocato della polizia per ostacolare l’accertamento della verità e impedire l’azione dei legali di Licia Pinelli

Puzza d’intrigo e di altre canagliate

Lener, il tracotante avvocato miliardario di Calabresi, colui che è noto come difensore della polizia per altri tragici e luttuosi eccidi e per aver, con indecorosa macchinazione, impedito fino ad ora la riesumazione della salma di Pinelli, è tornato alla ribalta con il gesto più vergognoso, incredibile e spregiudicato che si potesse concepire.

La denuncia per calunnia presentata da Lener contro l’avvocato Smuraglia è senza precedenti nella storia forense e qualora, per evidenti inammissibili e vergognose volontà prevaricatrici non dovesse essere bloccata e l’autore di sì ignobile iniziativa non venisse estromesso dall’Ordine, vedremmo posto in costante pericolo l’esercizio professionale degli avvocati, come giustamente hanno stigmatizzato con energiche denuncie i «giuristi democratici» ed il sindacato avvocati e procuratori di Milano e molte personalità politiche e giuridiche.

Ma sono altri gli aspetti della questione che più ci interessano e ci rivoltano lo stomaco anche se non ci sorprendono perché siamo ormai convinti che si stanno preparando altri colpi di scena, altre grosse canagliate per difendere l’onore e il prestigio della polizia, per strappare Calabresi e soci alla  condanna già decretata dal popolo.

Uno di questi aspetti la dovrebbe riguardare e preoccupare la magistratura e costringere il procuratore generale di Milano, Bianchi d’Espinosa, direttamente investito dalla furia di Lener, a prendere posizione. Infatti stando alle cervellotiche e basse insinuazioni di Lener, Licia Pinelli ed i avvocati avrebbero presentato la denuncia «in un momento ritenuto propizio» che ha coinciso con l’insediamento del nuovo procuratore generale traendo costui in inganno, il che non sarebbe stato possibile prima perché «i magistrati di allora che avevano vissuto la vicenda ora per ora, pagina per pagina, non avrebbero tollerato inganni».

Lener accusa, senza sottintesi, Bianchi D’Espinosa di aver «svuotato ed immiserito le oneste fatiche» dei magistrati che lo hanno preceduto, di Caizzi ed Amati che così bene avevano risposto alla volontà poliziesca e governativa di archiviare il caso. Lener accusa apertamente Bianchi D’Espinosa di essersi prestato, accogliendo la denuncia di Licia Pinelli, alle «manovre mistificatrici» tendenti a colpire l’onore della polizia ed il prestigio della magistratura.

Ma il procuratore generale, lo stesso che aveva ponderato un mese sulla opportunità di inoltrare la denuncia di Licia Pinelli, questa volta, di fronte alle insultanti e spudorate 207 pagine ed ai 40 allegati della denuncia di Lener, non avverte l’esigenza di riflettere e frettolosamente, in poche ore, trasmette l’infame carteggio all’ufficio istruzione del tribunale.

Lener è una vecchia volpe senza scrupoli e, lo si è visto con lo sporco caso Biotti, sa quel che vuole ottenere e come muoversi, nel pantano della «giustizia democratica», per ottenerlo.

Noi non siamo. così ingenui da unirei al coro di quanti, deplorando il suo gesto, lo hanno giudicato assurdo, inutile, temerario, grottesco, provocatorio, destinato a fallire miseramente.

Noi ravvisiamo, nella iniziativa assunta da Lener «in evidente dispregio di ogni regola di etica professionale e con atto calunnioso e diffamatorio», oltre al tentativo di impedire che si faccia luce sulla morte di Pinelli, una insopportabile puzza di intrigo, accuratamente preparato da Lener in «alto loco» con il preciso e gravissimo intento di rovesciare, al momento opportuno, l’attuale corso della «giustizia» ed affossare definitivamente la verità con una nuova menzogna di Stato costruita in due anni di accurate manipolazioni.

Quel che avverrà nei prossimi mesi, quindi, non ci sorprenderà, ci aspettiamo una serie di canagliate di cui quest’ultima costituita dalla denuncia di Lener all’avvocato Smuraglia non è che il prologo. Non ci sorprenderebbe neanche che, a coronamento di una serie di losche, iniziative, lo avvocato della polizia o la questura stessa tentassero di contrabbandare all’opinione pubblica una altra versione più idiota ed infame delle precedenti sulle cause indirette e dirette della morte di Pinelli.

Dietro Lener si muovono potenti forze, alte autorità disposte a tutto pur di far trionfare le menzogne di Stato» sulla morte di Pinelli e sulla Strage. Di questo fummo avvertiti da una precisa e gravissima dichiarazione del giudice Biotti. Attenzione quindi alle prossime mosse di Lener ed a quelle della magistratura; nulla è affidato al caso, nulla va attribuito a stupida e senile baldanza del principe miliardario del foro, ma ogni iniziativa è una precisa pennellata che deve, nelle intenzioni dei mistificatori, completare il quadro che hanno in programma, Il via all’ultima operazione, iniziata con l’inoltro della denuncia di Licia Pinelli all’ufficio istruzioni, non dimentichiamolo, è stato dato dalla riunione effettuata ad alto livello il 25 agosto al Ministero degli Interni. E ciò non è stato mai smentito.

Mancanza di coraggio

Lener afferma di essersi assunto in proprio la responsabilità della denuncia «per non esporre gli interessati che sono e si proclamano innocenti e calunniati».

Allegra, Calabresi ed i loro scagnozzi di questura si nascondono dietro il loro degno compare e costui, a sua volta, per evitare l’impopolarità di una denuncia diretta contro Licia Pinellì, grottescamente rigira l’ostacolo e si scaglia contro il suo avvocato adducendo a pretesto l’insinuazione che Licia «non ha fatto e non poteva fare» uno studio dei vari atti istruttori necessario per esprimere il contenuto della sua denuncia.

Ciò è arbitrario e falso, perché Licia Pinelli «poteva», senza che nessuno e nessuna norma procedurale glielo vietasse, studiare tutti gli atti relativi al caso e la sua reazione alla notizia dell’iniziativa di Lener è stata immediata ed estremamente illuminante in questo senso; essa infatti ha dichiarato: «La notizia della denuncia presentata dall’avvocato Lener contro uno dei miei avvocati è un fatto senza precedenti. Anche se l’istanza è diretta contro il professor Smuraglia, confermo che la richiesta di apertura di procedimento presentata il 23 giugno è l’espressione autentica della mia convinzione sulle cause che hanno provocato la morte di mio marito. Richiesta fondata su una precisa conoscenza degli atti. Riconfermo la mia volontà di andare sino in fondo affinché venga anche giudizialmente dichiarata la verità»:

Calabresi non ha avuto il coraggio di assumere in proprio la responsabilità della denuncia.

Lener non ha avuto il coraggio di affrontare la impopolarità di una denuncia diretta contro chi esprime la certezza che i suoi protetti siano tutt’altro che innocenti.

Questa è viltà della peggiore specie di fronte alla quale assume un alto valore la ferma coerente dichiarazione di Licia Pinelli che non si nasconde come è costretto a fare Calabresi, dietro le spalle del suo avvocato, ma rivendica in pieno la responsabilità delle sue giuste iniziative e la capacità di acquisire sufficienti cognizioni e di pervenire a proprie convinzioni, capacità che Lener arbitrariamente le nega.

Altrettanto coerente e seria è la decisione presa dall’avvocato Carlo Smuraglia di non opporre «all’incredibile e pazzesca» iniziativa di Lener alcuna rivalsa giudiziaria.

Chiunque, volendolo, potrebbe denunciare Lener per aver diffamato e calunniato l’avvocato Smuraglia, ma è scesa tanto in basso la considerazione e la credibilità della «giustizia» repubblicana che il non ricorrervi, soprattutto in, casi del genere, è indice di equilibrio e di buon gusto.

Denunce a valanga?

L’avvocato Lener non si arresta di fronte al ridicolo delle sue iniziative e continua imperterrito a presentare querele.

Oggetto della sua ferma e dichiarata intenzione di colpire tutti coloro che oseranno criticarlo per ora è stato il Sindacato avvocati e procuratori di Milano (1.400 iscritti) ma si ha fondato motivo di ritenere che molte altre denunce siano nei programmi dell’illustre avvocato della polizia.

L’atteggiamento e le azioni del Lener sono, a nostro avviso, provocatorie. Egli, è evidente, tenta di complicare e soffocare il caso sotto una valanga di denunce e di controdenunce che aprirebbero una lunga interminabile serie di procedimenti penali.

E’ un gioco subdolo che, a lungo andare, potrebbe dimostrarsi pericoloso per l’avvocato ed i suoi clienti, anche se poggia su connivenze con l’apparato, anche se l’inchiesta che ha preso le mosse dalla denuncia di Licia Pinelli per omicidio volontario dovesse incastrare la verità in un vicolo cieco come quella per la strage di Stato.

Il fatto che solo ora, con tanto inammissibile ritardo, la magistratura si sia decisa a sequestrare la cartella clinica di Pinelli, è di una gravità eccezionale perché in due anni possono avvenire molte cose e la polizia ha le mani lunghe. Comunque quelle carte hanno ben poco da rivelare sulla meccanica dell’incidente e le testimonianze rese nell’immediatezza dell’evento hanno ben più peso.

Se fosse stata condotta una seria e completa inchiesta nel dicembre del 1969, se quello che si ritiene indispensabile fare ora, dopo che il tempo e gli uomini hanno cancellato, e falsato le prove, fosse stato fatto allora, tutti oggi saprebbero come è stato ucciso Pinelli e chi ha voluto, organizzato ed attuato la strage di piazza Fontana.

Comitato politico-giuridico di difesa

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