11 dicembre 1971 Umanità Nova Dove era Almirante il 10 dicembre 1969? La grande assemblea popolare indetta dagli anarchici di Milano – Comitato Politico-Giuridico di difesa

Il «Lirico», la più grande sala di Milano, il pomeriggio del 4 corr., era letteralmente gremito da una folla valutabile intorno alle 3500 persone venute per partecipare al dibattito organizzato dagli anarchici milanesi sulla «strage di Stato». Sono intervenuti al dibattito gli avvocati della difesa Piscopo, Latorre, Di Giovanni, Gentili, Canestrini; degli imputati è intervenuto Emilio Bagnoli, mentre Roberto Mander ha inviato una lettera. Hanno anche preso la parola compagni dell’Organizzazione Anarchica Milanese. Un delegato dei comunisti internazionalisti, il raggruppamento al quale aderiva Saverio Saltarelli, ha dato lettura di un comunicato con il quale questa organizzazione aderisce alla manifestazione anarchica del 12 dicembre.

Tutti gli interventi che non possiamo, per mancanza di spazio, neanche sintetizzare, hanno avuto un loro particolare interesse ed hanno portato contributi importanti alla opera di controinformazione.

Tra tutti fondamentale l’intervento dell’ex deputato del PCI Achille Stuani che, amico intimo di Vittorio Ambrosini, ebbe da lui in consegna tre lettere (per Restivo, Caradonna e per il PCI) ed un pacco di documenti dai quali emergeva la responsabilità dei fascisti nella preparazione e nell’attuazione della strage del 12 dicembre 1969.

E’ la prima volta che Stuani parla in pubblico del suo ruolo in quella manovra che, scattata il giorno delle bombe, era tutta tesa alla copertura dei veri assassini, con la complicità di quelle forze parlamentari che facevano passare sulla testa dei compagni arrestati e di tutto il movimento rivoluzionario le loro infami contrattazioni di potere.

Stuani, dopo aver spiegato l’origine della sua vecchia amicizia con Ambrosini, ha confermato di aver consegnato le tre compromettenti lettere ai destinatari. Abbiamo capito perfettamente perchè Restivo, solo quando seppe che Il Manifesto stava per presentare una interrogazione parlamentare sul caso, si sia deciso (dopo due anni) a consegnare le lettere in suo possesso alla magistratura: abbiamo capito i motivi che costringono il fascista Caradonna a non consegnare le sue: quello che non capiamo altrettanto bene è l’uso che il PCI vuole fare della lettera e delle informazioni in suo possesso.

Sulla morte di Ambrosini, Stuani è stato esplicito: ha riferito una serie di significativi particolari per giungere alla conclusione che il suo vecchio amico sapeva troppe cose sulla strage ed è stato eliminato.

La rivelazione più clamorosa di Stuani riguarda il ruolo svolto nella preparazione degli attentati dal criminale fascista, fucilatone di partigiani e parlamentare della repubblica italiana nata dalla Resistenza, Giorgio Almirante. Dopo aver parlato della responsabilità di Pino Rauti, di Valerio Borghese e di altri extra‑parlamentari fascisti, soprattutto di Ordine Nuovo, Stuani ha affermato che Ambrosini ebbe a dirgli che «Almirante si sarebbe trovato in serie difficoltà se il magistrato gli avesse chiesto come aveva trascorso la sera del 10 dicembre». Dal momento che noi sappiamo con certezza, e ciò risulta senza ombra di dubbio dai documenti finora raccolti, che la sera del 10 dicembre ’69 i fascisti tennero una riunione, presente Ambrosini, dalla quale scaturì l’ordine di attuare la strage, dobbiamo dedurre che l’onorevole Almirante, secondo Ambrosini, è stato uno dei mandanti.

Da documenti in nostro possesso risulta inequivocabilmente come sia Ordine Nuovo di Pino Rauti, sia il Fronte Nazionale di Valerio Borghese, tra le cui file vanno individuati gli esecutori materiali della strage, non fossero altro che degli strumenti del MSI di Giorgio Almirante.

Ambrosini infatti disse esplicitamente che gli attentatori andavano ricercati tra i partecipanti al viaggio in Grecia che erano rimasti in stretti contatti «operativi» con Ordine Nuovo ed il Fronte Nazionale e specificatamente fece il nome di «D’Auria» (Pio D’Auria) come uno degli esecutori.

Altri personaggi che ruotano intorno a costoro e che sono risultati presenti sulla scena degli attentati sono Schirinzi, Cartocci e Pecoriello.

Tutti costoro sono collegati con il gruppo criminale di Ventura, implicato in tutti gli attentati di questi ultimi anni, a partire da quelli del 25 aprile a Milano, dell’8 agosto sui treni, fino alla strage del 12 dicembre.

Attualmente il gruppo Ventura, Freda, Trinco è di nuovo in galera. Solo da poco Schirinzi e Pardo, amici personali di Almirante, sono stati rimessi in libertà dopo aver scontato una mite condanna per attentati dinamitardi in Calabria, attuati pochi giorni prima della strage.

Tutta questa gente per i magistrati inquirenti Occorsio e Cudillo sono brave persone insospettabili e pertanto ogni indagine sul loro operato è stata incredibilmente omessa, malgrado il cumulo considerevole di indizi a loro carico. Per noi essi sono certamente implicati nella strage.

L’inchiesta sulle bombe del 12 dicembre e sugli attentati precedenti è ancora tutta da fare e sarà inevitabile la riunificazione di tutte le indagini che riguardano i vari raggruppamenti paramilitari fascisti legati al MSI e ai colonnelli greci.

Pio D'Auria

   SchirinziPardo

Comitato Politico-Giuridico di difesa

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