Pisapia, D’Ambrosio e la lapide a Pinelli (articoli vari)

http://www.sinistraperpisapia.it/

giovedì 12 Maggio 2011 11:32

La lapide a Pinelli un simbolo per tutta la Milano democratica

 

Il vice sindaco (ormai comunque ex..) De Corato vuole rimuovere la lapide di Pinelli. Vuole mobilitare il voto degli squadristi in doppiopetto che lo hanno sempre sostenuto. Quella lapide è un ricordo della Milano democratica, del giornalismo democratico, dei movimenti civili, del movimento studentesco e operaio, che per primi negli anni ’70 denunciarono la “strategia della tensione” e le stragi di stato. Denunciarono l’omicidio di Pinelli. Perchè di omicidio si trattò e questo al di là delle “verità” giudiziarie di quegli anni. Rimuoverla vuol dire cancellare la memoria collettiva della Milano democratica e delle lotte civili. Chi sostiene Pisapia e la nostra lotta  per “Liberare nuovamente Milano” dal governo della destra populista e fascista, non può non riconoscersi nelle semplici parole incise nella lapide:

“A Giuseppe Pinelli ferroviere anarchico. Ucciso innocente nei locali della questura di Milano il 6-12-1969. Gli studenti e i democratici Milanesi”.

Per noi sono parte integrante della nostra memoria antifascista. Vinceremo e la lapide resterà in ricordo in Piazza Fontana. E ricordando una vecchia canzone “…e se la crudele sorte” sposterà in là nel tempo la possibilità di un nuovo governo della città, ci sarà sempre chi non piegherà la testa.

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 http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=3124&Class_ID=1001

Nessuno si faccia venire strane idee

La lapide di Giuseppe Pinelli, il candidato sindaco Giuliano Pisapia e Gerardo D’ambrosio

Redazione – Osservatorio democratico – 11/05/2011

Che l’ormai ex vicesindaco Riccardo De Corato tornasse alla carica, proprio in campagna elettorale, per richiedere la rimozione della lapide dedicata a Giuseppe Pinelli in piazza Fontana, con su scritto “ucciso”, non desta meraviglia. Ci eravamo ormai abituati alle sue minacce e al suo straparlare su questo e altri argomenti. Sconcerta, e non poco, invece la dichiarazione del candidato sindaco Giuliano Pisapia sul Corriere della Sera del 10 maggio scorso. “È da tutti ormai riconosciuto” – queste le sue parole – “il fatto che Luigi Calabresi è un servitore dello Stato e ha fatto il suo dovere senza avere responsabilità sulla morte di Pinelli come di fatto ha ricostruito con estrema correttezza il magistrato D’Ambrosio che non a caso è al mio fianco in questo impegno comune per il cambiamento di Milano”.

Non sappiamo bene che cosa intenda Giuliano Pisapia con la frase “Calabresi ha fatto il suo dovere”, visto che a Milano i fascisti mettevano le bombe e il commissario arrestava gli anarchici, accusando per altro esplicitamente Pietro Valpreda della strage, solo poche ore dopo, urlando il suo nome nei corridoi della Questura a diversi giornalisti presenti, tra gli altri Giampaolo Pansa, che riportò la cosa in un articolo su La Stampa. Episodio (qualcuno se lo dovrebbe ricordare) al centro di un’interrogazione parlamentare dell’allora deputato socialista Eugenio Scalfari.

Forse andrebbe anche ricordato allo stesso Pisapia che il suo amico Gerardo D’Ambrosio è lo stesso giudice che si inventò, per archiviare l’accusa nei confronti di poliziotti e carabinieri responsabili dell’omicidio di Giuseppe Pinelli, la tesi del “malore attivo” e dell’avvenuta “alterazione del baricentro”, per sostenere l’auto-defenestramento (con un balzo) dell’anarchico, scontrandosi con le più elementari leggi della fisica e della medicina legale. Un fatto, quello del “malore attivo” mai più verificatosi in Italia e in nessuna altra parte del mondo, ma accertato una volta sola, la notte tra il 14 e il 15 dicembre, in Questura a Milano, nell’ufficio di Calabresi, vittima un anarchico innocente e trattenuto illegalmente proprio dallo stesso commissario.

Qui non stiamo disquisendo di garantismo, ma della manipolazione grossolana dei fatti. Stiamo parlando della subordinazione di un giudice al potere politico per garantire l’impunità ad appartenenti a forze dell’ordine. Che stessero anche loro facendo il “proprio dovere”?

Non ci interessa sapere se l’uscita di Giuliano Pisapia faccia parte di una raffinata strategia elettorale di ammiccamento al centro moderato. Affar suo. Sappia comunque che se anche a lui venisse in mente, da Sindaco o meno, di rimuovere la lapide a Giuseppe Pinelli, ci troverà tra coloro che la rimetteranno al suo posto.

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25 May 2011 08:02

Caro Pisapia, giustizia alla Storia

Domenico Letizia

A Milano sono giorni in cui si gioca tutto, politica nazionale e locale, fine di Berlusconi e ci auguriamo del berlusconismo o continuazione della giunta Moratti con tutte le illegalità e i controsensi che la campagna elettorale ha messo in luce.

Ma a Milano, nella Milano laboratorio politico (del centrodestra, del centrosinistra, del socialismo riformista e anche dell’anarchismo) si gioca anche la storia e così dopo anni di silenzio si rievoca la storia di Giuseppe Pinelli e del commissario Calabresi. Le dichiarazioni del ex sindaco Riccardo De Corato tornato alla carica, proprio in campagna elettorale, per richiedere la rimozione della lapide dedicata a Giuseppe Pinelli in piazza Fontana fanno riflettere ma a dispiacere sono le parole di Pisapia: “è da tutti ormai riconosciuto” – queste le sue parole – “il fatto che Luigi Calabresi è un servitore dello Stato e ha fatto il suo dovere senza avere responsabilità sulla morte di Pinelli come di fatto ha ricostruito con estrema correttezza il magistrato D’Ambrosio che non a caso è al mio fianco in questo impegno comune per il cambiamento di Milano”. Sicuramente staremo discutendo di una vicenda delicata, fatta di stragi e di terrore, gli anni della strategia della tensione, ma ritenere Calabresi non privo di colpe e non rendere memoria al ferroviere anarchico “ucciso” ingiustamente e per giunta proprio da chi dovrebbe difendere il cittadino, cioè le istituzioni è un’offesa alla storia e alla memoria storica. Calabresi è colui che mentre a Milano i fascisti mettevano le bombe faceva arrestare gli anarchici, accusando anche Pietro Valpreda, che risultò dopo una dura e controversa inchiesta indirizzata a screditare gli anarchici, innocente.

Va anche ricordato che il giudice Gerardo D’ambrosio è quel giudice che si inventò la tesi del “malore attivo” e dell’avvenuta “alterazione del baricentro”, per sostenere “l’auto-defenestramento” (con un balzo) dell’anarchico, scontrandosi con le più elementari leggi della fisica e della medicina legale. Un fatto, quello del “malore attivo” mai più verificatosi in Italia e in nessuna altra parte del mondo, ma accertato una volta sola, la notte tra il 15 e il 16 dicembre, in Questura a Milano, nell’ufficio di Calabresi, vittima un anarchico innocente, trattenuto nella più totale illegalità proprio dallo stesso commissario.

Che Pisapia voglia far colpo sui moderati è facile da intuire, ma a differenza della Moratti ci aspettiamo un po’ di più di serietà senza offendere la storia e dando risalto alle cose così come sono accadute. Un buon sindaco direbbe: “La lapide a Pinelli da lì non va tolta“, mi auguro che Pisapia non sbagli.

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 Sulla sentenza D’Ambrosio vedi anche :

https://stragedistato.wordpress.com/2009/12/01/6-febbraio-2009-lello-valitutti-il-testimone-de-la-notte-che-pinelli/

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Una Risposta to “Pisapia, D’Ambrosio e la lapide a Pinelli (articoli vari)”

  1. Domenico Letizia Says:

    Grazie a tutti per la pubblicazione…..

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