Le farneticazioni di Cucchiarelli su Roberto Mander

Dopo aver tentato di infangare la memoria Valpreda, Fefè, ed altri compagni lo “storico” Cucchiarelli rovistando nella pattumiera della stampa dell’epoca ci regala un’ennesima menzogna: la presunta provenienza di Roberto Mander dalle fila della Giovane Italia, l’organizzazione giovanile dei fascisti del MSI. Ancora una volta questo signore per dimostrare la bontà delle sue teorie fantapolitiche getta discredito su un compagno senza degnarsi di fornire nessuna prova. Che tutto il suo lavoro sia stato buttato giù alla rinfusa lo abbiamo dimostrato più volte, ma qui ne vogliamo citare un altro esempio

Cucchiarelli a pag. 329:  “Inizialmente, la spalla di Valpreda a Roma fu ritenuto Roberto Mander. Fermato subito, all’alba del 14 dicembre, Mander aveva solo diciassette anni, era bello, curioso e di ottima famiglia. Da poco si era accostato all’anarchia, ed era stato portato nel circolo «22 marzo» da Mario Merlino. Proveniva – scrissero i giornali – dalla «Giovane Italia», raggruppamento giovanile dell’MSI.”

Cucchiarelli a pag 391:  “Ai primi di settembre, Merlino approdò al noto circolo anarchico di Veraldo Rossi, il Bakunin. Era stato invitato da Roberto Mander, che da poco aveva lasciato la Giovane Italia, l’organizzazione giovanile dell’MSI.”

Insomma ancora una volta Cucchiarelli bisticcia con se stesso e si contraddice spudoratamente: chi è stato ad invitare chi?

A questo punto vale la pena di sentire anche la versione di Mario Merlino riportata da Nicola Rao ne il libro “Il sangue e la celtica”:

Io arrivo agli anarchici dopo l’estate del ’69, in maniera assolutamente casuale. Appena tornato dalle vacanze estive, vado a una manifestazione a piazza Santi Apostoli e incrocio un paio di anarchici. Uno si chiama Roberto, Roberto Mander, l’altro si fa chiamare Andrea. Io in quel momento non avevo una caratterizzazione politica ben definita, ma certamente la dimensione nichilista, alla Brasillach, anche anarchica, era molto, molto forte in me. E così, quando i due mi dicono: «Vieni con noi, in via Baccina, che sta qui dietro, a due passi», dico: «Ok, vengo con voi». Io allora, come tanti, ero un cane sciolto.

…e qui anche a noi sorge spontaneo un dubbio, anzi una certezza: che sia stato il poliziotto infiltrato “Andrea” a portare l’infiltrato fascista Merlino al Bakunin e non Mander.

Crediamo sia giunto il momento di fare ulteriore chiarezza su questo episodio poiché in tutta la pubblicistica e perfino negli atti giudiziari l’episodio dell’infiltrazione di Merlino viene presentato come fosse stato un invito “ad personam”. Le cose invece andarono in maniera completamente diversa.

 mander su merlino

  Vediamo il  racconto, scritto dal carcere di Forlì il 10 dicembre 1970, da Roberto Mander, per il suo avvocato: “…Fu verso metà settembre, mi sembra, che incontrammo Merlino; è assolutamente falso che fui io ad introdurlo al Bakunin; lo incontrammo durante una manifestazione a P.SS. Apostoli con altri compagni del movimento studentesco, decidemmo tutti di rivederci più tardi a via Baccina. Terminata la manifestazione io ed un altro compagno ci unimmo ad un corteo formato dai dipendenti di una clinica delle parti di Tivoli e quando, più tardi, raggiunsi il Bakunin trovai Merlino che discuteva con altri compagni…”. L’infiltrazione di Merlino avviene quindi in un contesto in cui sono presenti più compagni del movimento studentesco e in maniera apparentemente casuale. E’ la presenza di Merlino tra dei compagni che permette il suo ingresso tra di noi, e sicuramente eravamo l’obiettivo ultimo, e non casuale come potrebbe sembrare, della sua missione di spione-infiltrato o infame che dir si voglia.

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