Umanità Nova 3 luglio 1971 Calabresi e sei funzionari accusati di omicidio volontario Dopo lo scandalo Biotti la denuncia di Licia Pinelli di Comitato Politico Giuridico di Difesa

 Lo Stato dovrà piegarsi ad ammettere la verità

E’ stato detto e ripetuto infinite volte: «vogliamo la verità sulla morte del compagno Pinelli, non taceremo finchè tutti i responsabili non saranno smascherati». E’ un obbligo che abbiamo verso un militante rivoluzionario che ha dato tutto se stesso alla lotta per la giustizia sociale. E’ un dovere verso il Movimento perchè la menzogna ufficiale con la quale si è tentato di coprire il suo assassinio nasconde i mandanti e gli esecutori della strage di Stato del 12 dicembre ’69.

In questo impegno c’è stata di esempio la compagna di Pino che da quella tragica notte non ha cessato un attimo di lottare, sorretta dal proposito di consegnare alle figlie integra e bella la memoria del padre.

Se ora tutto il popolo sa – come disse Faccioli al processo di Milano – che «Calabresi è un assassino», lo dobbiamo anche alla forte volontà di Licia.

Nel momento in cui lo scandalo per il ributtante «caso Biotti» sollevato da Calabresi investe tutto l’apparato statale e minaccia di travolgerlo in un baratro di vergogne e di intrighi, nel momento in cui sembrava che non ci fosse più nessuna possibilità di ottenere l’apertura di quella tomba, Licia Pinelli non si arrende, attacca con energia gli aguzzini del compagno. Lo Stato dovrà piegarsi, ammettere la verità.

I sette accusati di omicidio

La denuncia è grave ma precisa, argomentata e suffragata da una lunga serie di prove obiettive. Omicidio volontario, violenza privata, sequestro di persona, abuso di ufficio e abuso di autorità; queste sono le accuse che investono Calabresi, Allegra, Lo Grano, Panessa, Mainardi, Caracuta, Mucilli.

Dobbiamo inoltre osservare che nell’esposto presentato al Procuratore Generale sono formulate violente critiche alla magistratura, le conclusioni con le quali Caizzi ed Amati decisero l’archiviazione sono definite «non solo scarsamente convincenti ma anche arbitrarie ed illegittime».

Visto che già un tribunale ha disposto una serie di accertamenti, l’inchiesta di Caizzi ed Amati è da considerarsi priva di ogni serietà ed attendibilità, inficiata da molte nullità procedurali e pertanto una indagine sul loro operato appare inevitabile.

le motivazioni essenziali della denuncia

Esaminiamo brevemente le argomentazioni più schiaccianti della denuncia, senza dilungarci nella cronaca già nota.

1 – «Pinelli fu trattenuto illegalmente in questura, non esisteva alcun indizio a suo carico, non era in stato di “fermo”.

I funzionari ricorsero a ogni genere di violenza morale ed a modalità arbitrarie, non consentite, contestando fatti e circostanze con la perfetta consapevolezza di dire cose false».

2 – Tutte le deposizioni dei funzionari implicati nella vicenda sono «confuse, incredibili, contraddittorie», gli orari non collimano, oscillano di diverse ore. Le versioni sono troppe, diverse e contrastanti. Tutti reticenti sull’esatto momento in cui accadde la tragedia.

3 – Dall’esame necroscopico condotto dai primi periti «risultano elementi di singolare rilievo e precisamente: l’esistenza di un segno di agopuntura alla piega del gomito, un’area ovolare di cm. 6 x 3 alla base del collo. Non è forse quella ipotesi del colpo di karatè – dice la denuncia -che è stata avanzata ripetutamente dalla stampa e che è stata accolta dal collegio giudicante del processo Baldelli-Calabresi il cui presidente avrebbe dichiarato: «Io e i giudici ci siamo convinti che il colpo di karatè sia stato dato ed abbia colpito il bulbo spinale»? Perchè non si è proceduto ad accertamenti sul segno di agopuntura, dal momento che Pinelli non stava praticando cure endovenose?

4 – Perchè non si effettuò, nè si permise di effettuare, accertamenti sui vestiti e sulla macchia ovolare? Perchè Calabresi ed Allegra si abbandonarono ad inammissibili abusi contestando a Pinelli una confessione di Valpreda che non era mai avvenuta ed accusando lo stesso Pinelli degli attentati del 25 aprile ben sapendo che era estraneo a quei fatti?

5 – Perchè è stata accettata ed avallata dalla magistratura, senza approfondite indagini, la versione poliziesca se ogni logica portava a ritenere che Pinelli era stato ucciso? «Esclusa l’ipotesi impossibile inverosimile inaccettabile del suicidio, dimostrato che Pinelli fu sottoposto ad un trattamento che è tutta una escalation di illegalità, arbitrii, reati, la sua morte non può che essere ascritta a tutti questi comportamenti, ciò significa che si tratta di un vero e proprio omicidio».

6 – «Di rado si è visto qualcosa di più aberrante… Poi il tribunale decide la perizia, per la superficialità ed incompletezza dei precedenti accertamenti, ma essa dovette apparire così pericolosa a Calabresi ed al suo difensore da indurli a compiere un atto gravissimo quale laricusazione del presidente del tribunale».

Vedremo qualcosa di ancor più aberrante?

I congiunti, fino ad ora caparbiamente esclusi dall’inchiesta ufficiale sulla morte del compagno Pinelli, avevano precedentemente convenuto in giudizio il ministero degli interni, ma il procedimento va per le lunghe, sembra insabbiato da una interminabile congerie di intralci burocratici.

A questo punto attendiamo che la magistratura si pronunci, decida se dar corso o meno all’esposto per i gravissimi reati. Francamente non vediamo come le autorità possano ulteriormente negare ai familiari il diritto di una inchiesta completa e seria, con tutte le garanzie.

Noi siamo convinti che consentiranno la esumazione del cadavere solo quando saranno assolutamente certi che ogni traccia del delitto sarà sparita, non un giorno prima.

Se la magistratura temporeggerà nel decidere od opporrà cavilli od ostacoli procedurali, sarà evidente che l’aberrazione più completa ottenebra il potere. Ma «l’estremo tentativo – che Licia Pinelli ha voluto compiere – nel nome del marito tragicamente privato della vita e nell’interesse delle bambine che hanno diritto almeno di vedere restituita al padre quella integrità morale e quella saldezza che conobbero in lui» (così conclude la denuncia) sarà riuscito ugualmente in pieno perchè nessuno potrà allora più dubitare che l’uccisione di Pinelli è un delitto di Stato perpetrato premeditatamente per coprire i responsabili della strage di Stato.

Comitato Politico Giuridico di Difese

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