Umanità Nova 16 ottobre 1971 Lo Stato è accusato di strage continuata Vogliamo subito il processo per le bombe Comitato Politico-Giuridico di Difesa

La Costituzione è servita

Il ricorso presentato dai legali di Emilio Borghese, tendente ad annullare, in base ad una sentenza della Corte Costituzionale, la applicazione dell’amnistia per il reato di danneggiamento disposta dal giudice istruttore per tutti gli imputati, è stato respinto.

La Cassazione non ha ritenuto vincolante la decisione della Corte Costituzionale e con un sottile quanto incomprensibile preziosismo giuridico ha distinto tra dichiarazione di illegittimità costituzionale ed interpretazione di una norma.

La giustizia, è noto, si amministra sulla base del cavillo giuridico. Un gioco estremamente difficile, zeppo di sotterfugi e di intrigate sottigliezze interpretative, per cui una norma perfettamente rispondente ai dettami della costituzione repubblicana è applicata ad un imputato ma non si ritiene possibile applicarla ad un altro. Il trattamento che subiscono i due imputati in un caso del genere è assolutamente diverso, ma ciò non toglie che la legge è uguale per tutti. E se lo dicono i sapienti addetti ai lavori i sudditi non possono metterlo in dubbio.

Anche quello di essere giudicati in un pubblico dibattimento prima di essere condannati è un diritto sancito dalla Costituzione, ma i codici non contemplano il diritto di ribellarsi alla magistratura che ti tiene lunghi anni in galera prima di processarti e di riconoscere la tua innocenza, per cui il solo diritto di cui effettivamente gode l’imputato è quello di… aver fede nella «giustizia».

Indagini ed esperimenti giudiziari espletati

Se un giudice perviene, per oscuri ed imprevedibili motivi alla convinzione che un ..indiziato di reato in 10 minuti è riuscito da solo a sistemare la cupola di San Pietro, pietra su pietra, sulla cima di un cipresso del camposanto e se l’indiziato non riuscirà a dimostrare con i propri mezzi che lui era nella impossibilità materiale di portare a termine la impresa, verrà condannato per trafugamento di monumento nazionale e per disturbo alla quiete dei defunti.

Non è un paradosso, il regime accusatorio su cui si basa il meraviglioso sistema giuridico italiano consente e spessissimo rende inevitabili aberrazioni del genere.

E’ il caso capitato a Roberto Mander, indiziato, perchè anarchico, di aver partecipato al complotto che provocò la strage del 12 dicembre 1969 e di aver collocato, in meno di dieci minuti partendo da via del Governo Vecchio, una bomba al monumento del milite ignoto, più enfaticamente chiamato altare della patria.

I difensori di Mander, condannato senza processo e senza possibilità di appello a tre anni di carcere per minorenni (lo chiamano diversamente, ma è una galera) dal giudice dott. Cudillo che non ha trovato il tempo di eseguire neanche un esperimento giudiziario che confortasse la sua convinzione, hanno fatto effettuare privatamente una prova del tempo strettamente necessario per percorrere il tragitto attribuito a Mander ed è risultato che non è possibile impiegare meno di quaranta minuti.

Chi, come diversi giornalisti e gente della strada, ha assistito all’esperimento, ha avuto parole di sdegno per «l’assurda accusa di concorso in strage mossa ad un ragazzo senza specificare i tempi ed i modi della partecipazione al presunto diabolico piano».

Ma ancor piùassurdo sarà il comportamento della magistratura che, chiamata a risolvere il caso da una energica e documentata memoria presentata all’ufficio istruzione del tribunale dall’avv. Nicola Lombardi, molto probabilmente se la caverà… stralciando dal procedimento il caso Mander, se non addirittura dichiarando inammissibile l’istanza della difesa.

Lo Stato sul banco degli accusati

Bisogna iniziare subito una vivace campagna per costringere il potere a non rinviare ulteriormente il processo se vogliamo che il caso non si risolva con la morte di qualcuno degli imputati. Le condizioni di Valpreda e di Gargamelli peggiorano di giorno in giorno e due anni di carcere in attesa di essere giudicati innocenti sono troppi, soprattutto per un reato di Stato, per una strage effettuata freddamente per sporchi fini politici da chi guazza nel pantano del potere statale e vive del sangue spremuto o strappato dalla carne dei lavoratori.

Nel momento in cui questo articolo sarà impaginato un gruppo di anarchici, compagni degli anarchici detenuti, starà preparando uno sciopero della fame in una piazza di Roma. La iniziativa è stata presa per impedire al troppo debilitato Valpreda di effettuare il minacciato sciopero della fame che potrebbe avere troppo gravi conseguenze per la sua salute e sbarazzare lo Stato di un sempre più scomodo imputato.

Vogliamo subito il processo, non perchè crediamo nella giustizia della legge, ma perchè siamo convinti che in questo infame caso sarà sufficiente l’angusto spazio concesso alla difesa dal pubblico dibattimento per lasciar passare finalmente quella verità sulla strage di Stato che l’inchiesta preordinata e addomesticata ha fino ad ora strangolato.

Bisognerà centuplicare i nostri sforzi, unire tutte le energie, coordinare le iniziative, dare maggiore impulso al lavoro di controinformazione, assistere la difesa, preparare ed agitare l’opinione pubblica, ma riusciremo a portare lo Stato sul banco degli accusati e dovrà rispondere del reato di strage continuata, per i 16 morti di piazza Fontana, dell’assassinio di Pinelli e di questi lunghi anni di galera, di vita rubata a dei giovani con l’intento di far pagare a loro per i suoi crimini. «La strage di Stato» non è solo il titolo di un libro ma è anche, soprattutto, l’intestazione di un fascicolo che conterrà gli atti e la sentenza del processo popolare contro lo Stato per i suoi più infami delitti.

 

Comitato Politico-Giuridico di Difesa

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