Umanità Nova 23 ottobre 1971 Perché l’assassinio di Pinelli è legato alla strage di Stato di Comitato politico giuridico di difesa

Il processo a Valpreda e compagni avrà luogo quando l’archiviazione «fascista» del caso Pinelli disposta da Amati sarà confermata da quella «democratica» che chiuderà l’inchiesta in corso

 Accertato che le prove sono distrutte la magistratura consente la perizia sulla salma

Nessun dubbio, le eventuali prove del delitto che la polizia non fosse riuscita in due anni a distruggere, sono state definitivamente cancellate dal naturale processo di decomposizione.

Solo ora la magistratura può agire nel rispetto della legge, procedere, senza timore di imbattersi nella verità, con tutte le garanzie «democratiche».

Il 21 corrente si procederà alla riesumazione della salma di Pinelli ed un gruppo di periti altamente qualificati si metteranno al lavoro per dirci quello che già sappiamo: sarebbe stato giusto, sensato, legale se tutto questo fosse stato fatto il 17 o 18 dicembre ’69 od almeno sei mesi fa, nel corso del processo Baldelli-Calabresi.

Ora, a due anni di distanza, la perizia ha lo stesso significato del ridicolo provvedimento di far sorvegliare da tre giorni la tomba di Pinelli da un agente della Guardia di Finanza: dimostrare che nulla è stato trascurato; che tutte le misure possibili sono state prese perchè nessun dubbio possa sorgere sull’operato della magistratura.

Qualsiasi risultato scaturirà dall’inchiesta in corso, anche nel caso assurdo che essa pervenga all’accertamento delle responsabilità per l’uccisione del compagno Pinelli, per noi tutto questo è una farsa, una stupida e macabra farsa e dello stesso parere è Licia Pinelli che ha rifiutato di assistere all’esumazione del cadavere per effettuare il riconoscimento di Pino in quel mucchio di ossa che troveranno nella bara perchè, ha detto: «lo ritengo inutile, dopo due anni non capisco proprio che cosa potrei riconoscere».

Che dopo due anni non ci sia più nulla da riconoscere lo hanno capito anche loro: i magistrati, gli assassini, l’avvocato della polizia. Ecco perchè, dopo aver fatto passare il tempo necessario, dopo aver distrutto tutte le altre prove, abiti compresi, dopo aver cancellato ogni indizio e subornato chi sa quanti testimoni, hanno dato via libera alla perizia.

Si dirà che gli errori commessi, la superficialità e le omissioni in cui si è incorsi con le prime indagini furono assolutamente involontari, dovuti alla eccezionalità del caso. Ma è fin troppo evidente che, proprio perchè ci si trovava di fronte un caso eccezionale, proprio perchè l’opinione pubblica avvertì immediatamente che si era trattato di un omicidio volontario, si doveva procedere subito con estrema correttezza, nel rispetto formale della legge. Invece si è fatto esattamente il contrario e lo si è fatto scientemente, opponendosi alle legittime richieste dei familiari ed alle giustissime pressioni popolari.

A motivare la nostra denuncia di complicità con gli assassini è sufficiente anche un solo episodio tra tanti, anche se marginale, quello della distruzione degli abiti prima che fosse conclusa da Amati la sua farsesca inchiesta e dopo che si era rifiutato di consegnarli alla mamma di Pinelli affermando che erano a disposizione del magistrato e pertanto occorreva una autorizzazione dell’autorità giudiziaria…

Pinelli fu ucciso perchè vivo sarebbe stato un testimone pericoloso.

Pinelli è stato ucciso, questa è la sola verità emersa finora da tutta la vicenda degli attentati e giustamente Riccardo Lombardi, nella prefazione al libro «Pinelli, un suicidio di Stato» di Marco Sassano, osserva: «…la sola questione non ancora risolta non è se sia stato ucciso, ma sul come lo sia stato». Noi aggiungiamo «e perchè». A nostro avviso è molto più importante stabilire perchè la notte tra il 14 e il 15 dicembre ’69 qualcuno decise che Pinelli doveva morire, che scoprire chi fu l’esecutore materiale dell’omicidio di Stato e come riuscì, se non a tradimento, a colpire alle spalle un uomo così sano, robusto, tanto attaccato alla vita.

Chi lo conosceva bene sa che Pinelli era sempre al corrente di quello che avveniva intorno a lui nel ginepraio politico della grande Milano, aveva un fiuto particolare ed un intuito sicuro per avvertire i raggiri, gli intrighi e le manovre di tutti i gruppi e gruppetti politici, doti che aveva acquisito dalla lotta partigiana alla quale partecipò giovanissimo e perfezionato in tanti anni di incessante militanza anarchica. La questura di Milano non lo perdeva mai di vista e soprattutto gli ultimi tempi lo assillava con frequenti «inviti». Siamo certi che Pinelli aveva elementi sufficienti che, collegati a quanto dovettero dirgli i poliziotti nel corso delle 78 ore di continuo interrogatorio, gli permisero di capire cosa stava accadendo, chi aveva eseguito e chi aveva voluto la strage. La decisione di eliminarlo deve avere un movente estremamente grave e questo non può che essere ravvisato nella assoluta necessità di sbarazzarsi di un testimonio pericoloso per i complici dei dinamitardi.

Non è possibile escogitare e sostenere una diversa versione ed infatti Riccardo Lombardi, nella già citata presentazione del libro di Sassano, sia pure con qualche cautela, scrive: «Ogni società politica, per quanto brillante possa essere la sua facciata, riposa nell’esercizio oscuro e feroce, in anfratti appartati, della violenza repressiva. Condizione di salvezza per un sistema è l’occultazione di questi recessi. Quando Giuseppe Pinelli venne ucciso, tutti gli ingranaggi del sistema avvertirono la minaccia che pesava su di essi se la verità fosse stata conosciuta: la verità su Pinelli, la verità sui 16 morti di piazza Fontana, la verità sulla responsabilità dell’eccidio». Il che significa che la responsabilità dell’eccidio, direttamente od indirettamente, per effettiva partecipazione ai criminali attentati o per concreta complicità, investe «gli ingranaggi del sistema» e la verità sulla morte di Pinelli, se fosse stata conosciuta, avrebbe rivelato la verità sulla strage.

Ed è quello che andiamo ripetendo da due anni: far luce sui motivi che indussero Calabresi e soci ad uccidere Pinelli, significa scoprire i veri responsabili della Strage. Questo spiega tutti gli scandalosi comportamenti della polizia, del ministero degli interni e della magistratura che altrimenti non avrebbero alcuna giustificazione nè logica nè giuridica. Questo spiega perchè l’apparato dello Stato sia stato costretto ad assumere vergognosamente la difesa degli assassini, mantenerli in servizio e pagar loro avvocati tanto famosi quanto costosi come Lener, Delitala e Crespi.

Quando il processo per la Strage?

Le richieste di inchieste parlamentari sulla strage e sulle oscure indagini prefabbricate che portarono alla ignobile incriminazione di un gruppo di predestinati a pagare per i delitti voluti dai padroni ed effettuati dallo Stato, sono da anni accantonate e non ci risulta che ci sia in corso una qualche iniziativa per avviarle.

Si è trattato di pure e semplici speculazioni elettorali, di strumentalizzazioni politiche, di demagogici appelli alla giustizia, destinati in partenza alla sterilità, oppure dobbiamo dar credito alla notizia, trapelata da diverse ed attendibilissime fonti, che la manovra giudiziaria per salvare a tutti i costi gli assassini di Pinelli prima di decidere qualcosa sul processo per la strage è stata concordata a Roma, il 26 agosto, in una riunione segreta indetta dal ministro Restivo con la partecipazione dei delegati di tutti i partiti.

La notizia circola sempre più insistente e trova conferma proprio nell’atteggiamento di attesa e di rinuncia ad aprire un dibattito parlamentare su tutta la vicenda e nelle indiscrezioni di ambienti governativi sull’iter giuridico che dovrà concludere il caso Pinelli per i primi di gennaio con una archiviazione «democratica» che confermi sostanzialmente l’archiviazione «fascista» di Amati.

Tutto questo è talmente mostruoso che vorremmo venisse smentito non da dichiarazioni ufficiali ma da fatti, prese di posizione concrete.

Purtroppo quel poco che si muove per la nuova inchiesta sulla morte di Pinelli, anche se rafforza sempre più la certezza che è stato ucciso per eliminare un testimone pericoloso per gli autori della strage, conferma in pieno le ciniche, beffarde ed autorevoli indiscrezioni dei canali governativi. L’apparato avrebbe deciso non solo di salvare la testa di Calabresi e corrèi, non solo di lasciare impunita l’uccisione di Pinelli e di non permettere che si conoscano i motivi per i quali è stato ucciso, ma anche di risolvere con un compromesso infame sulla pelle degli attuali imputati il caso della strage.

E’ indubbiamente urgente, viste le loro condizioni di salute, che Gargamelli, Valpreda, Emilio Borghese possano al più presto dimostrare in un pubblico dibattimento la loro innocenza, ma perchè ciò sia possibile, perchè lo Stato possa essere schiacciato dalle sue responsabilità per la strage, è necessario far emergere la verità sulla morte di Pinelli e pertanto non accetteremo che si archivi il caso, continueremo a divulgare la sentenza già emessa: Pinelli è stato assassinato perchè non denunciasse gli autori ed i mandanti della strage.

Annunci

Tag: , , , , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: