A rivista anarchica nr 241 Dicembre 1997 Gennaio 1998 Lo stato e i suoi servitori di Luciano Lanza

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Ventotto anni fa la strage di Piazza Fontana e l’assassinio di Giuseppe Pinelli aprivano un nuovo capitolo nella storia italiana. Che non si è ancora chiuso

La strage di piazza Fontana non è una delle tante, troppe, stragi che hanno segnato la storia del dopoguerra in Italia. È qualcosa di più. Quel 12 dicembre, nella Banca nazionale dell’agricoltura a Milano è stato messo in atto il più serio e orchestrato piano per bloccare una situazione che stava mettendo in discussione l’assetto di potere. I 16 morti e il centinaio di feriti sono stati la posta di un gioco criminale: la paura generata dalla strage doveva permettere di bloccare lo “slittamento a sinistra” del paese e di confermare la centralità, insostituibilità della Democrazia cristiana e dei suoi alleati. E così è stato fino a pochissimi anni fa.

Che cosa stava succedendo? Qualcosa di importante e di inaspettato che si può sintetizzare nell’ironico slogan scandito dagli operai della Fiat Mirafiori il 3 luglio 1969 durante uno sciopero generale: “Che cosa vogliamo? Tutto”. Stava dunque accadendo qualcosa di importante: il gregge aveva rialzato la testa. Autorità, gerarchia, sfruttamento venivano messi in discussione. C’era voglia di cambiamento. Ma questo cambiamento era un pericolo per chi deteneva il potere. Era un pericolo per le classi privilegiate e anche per coloro che erano stati beneficiati, pochi anni prima, dal “miracolo economico”. Ma non c’erano soltanto questi “pericoli”, c’era anche un problema più complesso che si giocava sullo scacchiere internazionale. Gli Stati Uniti si stavano sempre più impegnando nella guerra in Vietnam, una guerra che suscitava forti reazioni negative in larghi strati dell’opinione pubblica occidentale, cioè in quei paesi che gli Usa consideravano alleati-sudditi. La prima potenza mondiale non poteva e non voleva permettere che mentre combatteva il comunismo in estremo oriente, questo potesse prendere il potere in Occidente. Nel 1967 un colpo di stato in Grecia aveva messo le cose a posto e installato al vertice un uomo che dipendeva direttamente dalla Cia, Georgios Papadopoulos. Ora era venuto il momento di prevenire questo pericolo anche in Italia. Ufficio affari riservati del ministero dell’interno, Sid, polizia, carabinieri, magistrati, uomini politici si sono attivati. Perché avevano un obbiettivo comune: mantenere lo status quo in Italia. E se per conseguire questo scopo si dovevano lasciare sul campo un po’ di morti non era certo il caso di farne un dramma. Anzi. Inizia così la stagione degli attentati e delle stragi: 25 aprile alla Fiera campionaria e alla stazione Centrale di Milano, 9 luglio su dieci treni e infine 12 dicembre. Vengono subito incolpati gli anarchici: Pietro Valpreda e altri suoi compagni vengono arrestati. Il 15 dicembre un altro anarchico, Giuseppe Pinelli, vola dal quarto piano della questura di Milano. Gli anarchici sono i colpevoli che servono per scatenare la “caccia ai rossi”. La partita sembra chiusa. Ma invece qualcosa non funziona. C’è un elemento imprevisto: gli anarchici non vanno al tappeto. Anche se sono in pochi reagiscono. E contageranno le altre forze della sinistra.

Parte la controinformazione per mettere a nudo i clamorosi falsi e le azioni criminali di chi sta orchestrando questa strategia della tensione. E così piano piano verranno alla luce i contorni e i protagonisti. Oggi sappiamo che a mettere la bomba in piazza Fontana è stato Delfo Zorzi, neonazista del gruppo Ordine nuovo, che a portare a Roma le bombe che esploderanno, sempre il 12 dicembre al monumento del milite ignoto e alla Banca nazionale del lavoro di via Veneto è stato Giovanni Ventura, altro neonazista, e che a collocarle sono stati militanti di Avanguardia nazionale guidata da Stefano Delle Chiaie. Il tutto con la regia di Franco Freda, responsabile anche delle bombe del 25 aprile e del 9 agosto con Ventura e altri nazi-fascisti. Sappiamo quindi che Valpreda è stato ingiustamente accusato e incarcerato (e questo gli anarchici l’hanno detto subito). Abbiamo assistito a una interminabile sequenza di processi che sembra abbiano avuto come scopo principale quello di nascondere la verità. Pensate per arrivare alla prima sentenza ci sono voluti dieci anni. L’ultimo, quello contro Delle Chiaie, si è chiuso nel 1991. Risultato: Freda e Ventura sono stati riconosciuti responsabili solo degli attentati del 25 aprile e del 9 agosto. Per il resto tutti innocenti. Zorzi se ne sta tranquillamente in Giappone, paese di cui ha preso la cittadinanza. E Pinelli? Non si è suicidato come avevano affermato subito i responsabili della questura milanese (Marcello Guida, questore, Antonino Allegra, capo dell’ufficio politico e Luigi Calabresi. commissario), ma non è stato nemmeno ucciso ha sentenziato nel 1975 il giudice Gerardo D’Ambrosio, no: è morto per un “malore attivo” che lo ha portato a spiccare un volo oltre la finestra della stanza in cui veniva interrogato. Il regista italiano della strategia della tensione, Federico Umberto D’Amato, capo dell’ufficio affari riservati del Viminale, è morto di cirrosi epatica l’1 agosto 1996 portando con sé i mille segreti che conosceva e le mille trame che aveva organizzato. La maggior parte dei politici coinvolti o è morta o è tranquillamente in pensione, con l’eccezione di Giulio Andreotti che però è sotto processo per fatti di mafia. Anche Calabresi è morto: ucciso il 17 maggio 1972. E per quell’assassinio sono stati condannati Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, unicamente sulla base della contraddittoria testimonianza del pentito Leonardo Marino. Per di più oggi, da destra e da sinistra, si vuole riabilitare Calabresi: non sarebbe lui il responsabile della morte di Pinelli, era soltanto un “fedele servitore dello stato”. Un modo per chiudere definitivamente tutta la questione: c’è stata una strage senza responsabili a livello giuridico, un uomo è “volato” dalla finestra della questura, ma quel volo è dovuto unicamente a un malore, Calabresi era un “servitore dello stato”. Dimenticando che proprio la definizione in questo contesto suona come un atto di accusa: quella strage, non dimentichiamolo, per le modalità, per le coperture, per la regia è una strage di stato. Una strage in cui è coinvolta una parte consistente dell’apparato statale: dai politici ai servizi segreti, dalla magistratura alla polizia, dai ministri ai funzionari pubblici, dai militari ai portaborse. Tutti uniti in una strategia che ha utilizzato come braccio armato dei fanatici nazi-fascisti. Ebbene Calabresi in questa strategia ha svolto un ruolo non irrilevante: era l’interfaccia nella questura dell’ufficio affari riservati del ministero dell’interno, l’istituzione che ha svolto il compito più importante nell’organizzare la strage (e molte altre) e nel depistare le indagini. Calabresi è il poliziotto che per primo indica la pista anarchica non solo il 12 dicembre, ma anche per i due attentati (25 aprile e 9 agosto) che precedono la strage. È sempre Calabresi che già per gli attentati ai treni cerca di incastrare Pinelli e che nei mesi successivi lo tiene sotto pressione arrivando a minacciarlo. Certo Calabresi era un servitore dello stato, come lo era D’Amato, come lo era Vittorio Occorsio e come lo è ancora Ernesto Cudillo, i due giudici che crearono il “mostro Valpreda”. Ma, scusate, una strage di stato chi deve farla se non i servitori dello stato?

1969

25 aprile A Milano scoppiano due bombe: al padiglione Fiat della Fiera campionaria e all’ufficio cambi della Banca nazionale delle comunicazioni della stazione Centrale. Poche decine di feriti non gravi. Vengono arrestati gli anarchici Eliane Vincileone, Giovanni Corradini, Paolo Braschi, Paolo Faccioli, Angelo Piero Della Savia e Tito Pulsinelli.

2 luglio Scissione del Psu, Partito socialista unificato, nato dalla fusione di Psi e Psdi il 30 ottobre 1966. Si formano Psi e Psu.

5 luglio Crisi del governo a tre (Dc, Psu, Pri) guidato da Mariano Rumor.

5 agosto Rumor forma un governo monocolore democristiano.

9 agosto Dieci bombe vengono deposte su altrettanti treni. Otto esplodono: 12 feriti.

7 dicembre Scarcerati Corradini e Vincileone per mancanza di indizi.

12 dicembre Esplodono quattro bombe. Una alla Banca nazionale dell’agricoltura, in piazza Fontana a Milano, provoca 16 morti e oltre cento feriti. A Roma: Banca nazionale del lavoro, 14 feriti; Altare della patria, in piazza Venezia, due bombe con quattro feriti. Un’altra bomba viene ritrovata inesplosa alla Banca commerciale di Milano, in piazza della Scala. Verrà fatta brillare quattro ore dopo dagli artificieri. Vengono effettuati numerosi fermi di polizia.

Tra i fermati c’è anche l’anarchico Giuseppe Pinelli.

15 dicembre Al tribunale di Milano viene arrestato l’anarchico Pietro Valpreda. Alla sera viene trasferito a Roma. Intorno alla mezzanotte, Pinelli cade dal quarto piano della questura di Milano.

A Vittorio Veneto, Guido Lorenzon, professore di francese, si presenta all’avvocato Alberto Steccanella per riferire che un suo amico, Giovenni Ventura, editore e librario di Castelfranco Veneto, è forse implicato negli attentati del 12 dicembre.

16 dicembre Il tassista Cornelio Rolandi riconosce in Valpreda, il passeggero che ha trasportato, nel pomeriggio del 12, vicino alla Banca nazionale dell’agricoltura in piazza Fontana.

17 dicembre Conferenza stampa degli anarchici milanesi al Circolo Ponte della Ghisolfa. L’attentato di piazza Fontana viene definito “strage di Stato”.

20 dicembre Funerale di Pinelli: lo seguono circa 3 mila persone.

26 dicembre Steccanella porta al procuratore di Treviso un memoriale scritto da Lorenzon.

31 dicembre Il pubbllblico ministero di Treviso, Pietro Calogero, interroga Lorenzon.

1970

15 aprile Il commissario di Milano, Luigi Calabresi, querela Pio Baldelli, direttore responsabile del settimanale “Lotta continua” che lo accusa di essere il responsabile della morte di Pinelli.

21 maggio Il giudice istruttore di Milano, Giovanni Caizzi, chiede l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Pinelli per fatto accidentale.

3 luglio Il capo dell’ufficio istruzione di Milano, Antonio Amati, accoglie la richiesta di archiviazione, per la morte di Pinelli, presentata da Caizzi.

22 luglio Attentato al treno La freccia del sud: 6 morti e 139 feriti.

9 ottobre Inizia il processo Calabresi-“Lotta continua”. Presiede la corte Aldo Biotti, Michele Lener difende Calabresi. Avvocati di Baldelli sono Marcello Gentili e Bianca Guidetti Serra, pubblico ministero Emilio Guicciardi.

7 dicembre Il principe Junio Valerio Borghese, capo del Fronte nazionale guida un tentativo di colpo di stato. Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, ha il compito di sequestrare il presidente della repubblica, Giuseppe Saragat.

12 dicembre Manifestazione a Milano nel primo anniversario della strage di piazza Fontana. Forti scontri tra polizia e manifestanti. Muore lo studente Enzo Santarelli colpito al petto da una bomba lacrimogena sparata dalla polizia.

1971

13 aprile Il giudice istruttore di Treviso, Giancarlo Stiz, emette mandato di cattura contro tre nazi-fascisti veneti: Ventura, Fanco Freda e Aldo Trinco. I reati addebitati sono: associazione sovversiva, procacciamento armi da guerra, attentati a Torino nell’aprile 1969 e sui treni in agosto.

28 maggio Assolti gli anarchici processati per le bombe del 25 aprile a Milano. Vengono però condannati per alcuni reati minori. Della Savia, otto anni; Braschi, sei anni e dieci mesi; Faccioli, tre anni e sei mesi. Pulsinelli viene assolto con formula piena. Escono tutti dal carcere.

7 giugno La corte d’appello di Milano accoglie la richiesta di ricusazione del giudice Biotti. L’ha presentata l’avvocato Lener.

16 luglio Muore il tassista Rolandi, unico testimone contro Valpreda.

4 ottobre Nuova inchiesta sulla morte di Pinelli su denuncia della vedova Licia Rognini. Il giudice istruttore di Milano, Gerardo D’Ambrosio emette avviso per omicidio volontario contro Calabresi, i poliziotti Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Piero Mucilli, e il tenente dei carabinieri Savino Lo Grano.

21 ottobre D’ambrosio fa riesumare la salma di Pinelli.

1972

23 febbraio Inizia il processo per la strage di piazza Fontana davanti alla Corta d’Assise di Roma. Presiede il giudice Orlando Falco. Pubblico Ministero: Vittorio Occorsio. Imputati: Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli, Emilio Borghese, Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola, Ivo della Savia, Mario Merlino, Ele Lovati Valpreda, Maddalena Valpreda, Rachele Torri, Olimpia Torri Lovati, Stefano Delle Chiaie. La corte dopo poche udienze dichiara la propria incompetenza.

4 marzo I magistrati di Treviso, Stiz e Calogero, fanno arrestare Pino Rauti, fondatore di Ordine nuovo e giornalista del quotidiano “Il tempo” di Roma. Sarebbe coinvolto nell’attività eversiva di Freda e Ventura.

6 marzo Il processo per piazza Fontana viene trasferito a Milano.

15 marzo Muore l’editore GiangiacomoFeltrinelli. Viene ritrovato dopo un’esplosione ai piedi di un traliccio dell’energia elettrica a Segrate, Milano.

22 marzo Freda e Ventura vengono indiziati per la strage di piazza Fontana a Milano dai magistrati Stiz e Calogero.

26 marzo L’inchiesta dei magistrati veneti, Stiz e Calogero, passa per competenza territoriale a Milano. Se ne occupa il giudice istruttore D’Ambrosio. A cui si affianca il pubblico ministero, Emilio Alessandrini.

24 aprile Il giudice istruttore D’Ambrosio rimette in libertà Rauti per mancanza di indizi.

7 maggio Elezioni anticipate. Rauti diventa deputato nelle liste del Movimento sociale italiano. Il Manifesto aveva candidato Valpreda che non viene eletto.

17 maggio A Milano viene ucciso il commissario Calabresi.

13 ottobre La Corte di cassazione trasferisce a Catanzaro il processo per la strage di piazza Fontana.

15 dicembre Il parlamento approva la legge numero 773, chiamata anche “Legge Valpreda”.

30 dicembre Valpreda e gli altri anarchici del circolo romano 22 marzo (Emilio Borghese e Roberto Gargamelli) vengono liberati. Esce dal carcere anche un altro membro del 22 marzo, Mario Merlino.

1973

15 gennaio Marco Pozzan, fedelissimo di Freda, viene fatto espatriare dal Sid.

9 aprile Giannettini, l’agente Zeta, viene fatto espatriare dal Sid.

17 maggio Gianfranco Bertoli lancia una bomba contro la questura di Milano: quattro morti e quasi 40 feriti.

1974

28 maggio A Brescia, piazza della Loggia, durante una manifestazione indetta dal Comitato unitario antifascista e dai sindacati, scoppia una bomba: otto morti e quasi cento feriti.

30 maggio Federico Umberto D’Amato, viene sostituito alla direzione dell’ufficio affari riservati del ministero dell’interno.

20 giugno Giulio Andreotti, ministro della difesa, rivela in un’intervista a “il Mondo” che Giannettini è un agente del Sid e che Giorgio Zicari, giornalista del “Corriere della Sera”, è un informatore.

4 agosto Esplode una bomba sul treno Italicus, Roma-Monaco, in transito nella galleria di San Benedetto Val di Sangro (Bologna). Risultato: 12 morti e 48 feriti.

8 agosto Giannettini si consegna all’ambasciata italiana di Buenos Aires.

1975

27 gennaio Inizia alla Corte d’assise di Catanzaro il processo per la strage di piazza Fontana. Sono imputati Franco Freda, Giovanni Ventura, Marco Pozzan, Antonio Massari, Angelo Ventura, Luigi Ventura, Franco Comacchio, Giancarlo Marchesin, Ida Zanon, Ruggero Pan, Claudio Orsi, Claudio Mutti, Pietro Loredan, Gianadelio Maletti, Antonio Labruna, Guido Giannettini, Gaetano Tanzilli, Stefano Serpieri, Stefano Delle Chiaie, Udo Lemke, Pietro Valpreda, Mario Merlino, Emilio Bagnoli, Roberto Gargamelli, Emilio Borghese, Ivo Della Savia, Enrico Di Cola, Maddalena Valpreda, Ele Lovati Valpreda, Rachele Torri,Olimpia Torri Lovati.

1 marzo Bertoli viene condannato all’ergastolo per la strage del 17 marzo 1973 davanti alla questura di Milano. Condanna confermata in appello il 9 marzo 1976.

27 ottobre Il giudice D’Ambrosio chiude l’inchiesta sulla morte di Pinelli. L’anarchico, secondo la sentenza, è morto per un “malore attivo” che lo ha fatto cadere dalla finestra. Tutti gli indiziati vengono prosciolti.

1979

23 febbraio Prima sentenza della corte d’assise di Catanzaro. Freda, Ventura e Giannettini sono condannati all’ergastolo per strage e attentati. Valpreda assolto per insufficienza di prove per strage, ma condannato a quattro anni e sei mesi per associazione a delinquere. Stessa sentenza per Merlino. Gargamelli prende un anno e sei mesi per associazione a delinquere. Sospensione della pena di due anni per Bagnoli. I reati di falsa testimonianza a carico dei famigliari di Valpreda e Delle Chiaie, sono prescritti. Maletti prende quattro anni per falso ideologico e materiale, e per lo stesso reato due anni a Labruna. Un anno a Tanzilli per falsa testimonianza.

1980

2 agosto Scoppia una bomba alla stazione di Bologna: 80 morti e decine di feriti.

1981

20 marzo La corte d’assise d’appello di Catanzaro assolve per insufficienza di prove Freda, Ventura, Giannettini, Valpreda e Merlino. Condanna Freda e Ventura a 15 anni per associazione sovversiva, per gli attentati del 25 aprile a Milano e quelli sui treni del 9 agosto 1969. Dimezzate le pene a Maletti e Labruna.

24 agosto La Commissione inquirente decide di archiviare le accuse contro Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Mario Tanassi e Mario Zagari, di un loro coinvolgimento nelle attività di depistaggio operato dal Sid.

1982

10 giugno La Corte di cassazione affida un secondo appello a Bari, ma esclude dal processo Giannettini.

1985

1 agosto La Corte d’assise d’appello di Bari assolve dal reato di strage Freda Ventura, Valpreda e Merlino per insufficienza di prove. Conferma le condanne a 15 anni per Freda e Ventura. Riduce ulteriormente le pene a Maletti (un anno) e a Labruna (dieci mesi).

1987

27 gennaio La prima sezione della Corte di cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, respinge tutti i ricorsi, confermando quindi la sentenza della Corte di Bari dell’1 agosto 1985. Freda, Ventura, Valpreda e Merlino escono definitivamente dalla scena processuale.

1988

2 luglio Leonardo Marino, ex militante di Lotta continua, si presenta ai carabinieri di La Spezia. Dopo 24 giorni confesserà ai carabinieri di Milano la sua responsabilità, come autista nell’attentato al commissario Calabresi. Accusa anche Ovidio Bompressi, altro ex militante di Lc, di essere l’esecutore materiale dell’omicidio, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, i due leader dell’organizzazione extraparlamentare, come mandanti.

1989

Gennaio Il giudice istruttore di Milano, Guido Salvini, apre una nuova inchiesta sulla strage di piazza Fontana.

20 febbraio La corte d’assise di Catanzaro assolve per non aver commesso il fatto Delle Chiaie e Massimiliano Fachini dall’accusa di strage per piazza Fontana.

1991

5 luglio La Corte d’assise d’appello di Catanzaro conferma l’assoluzione per la strage di piazza Fontana a Delle Chiaie e Fachini.

1993

13 marzo Il giudice Salvini, deposita la sentenza ordinanza nel procedimento contro Nico Azzi, Giancarlo Rognoni, Mauro Marzorati, Francesco De Min, Pietro Battiston, Paolo Signorelli, Sergio Calore, Martino Siciliano, Giambattista Cannata, Cristiano De Eccher, Mario Ricci, Massimiliano Fachini, Guido Giannettini, Stefano delle Chiaie, Gianadelio Maletti, Sandro Romagnoli, Giancarlo D’Ovidio, Guelfo Osmani, Michele Santoro, Licio Gelli, Roberto Palotto, Angelo Izzo, Carlo Digilio, Franco Donati, Cinzia Di Lorenzo, Ettore Malcangi.

1996

1 agosto Muore Federico Umberto D’Amato, ex capo dell’ufficio affari riservati del ministero dell’interno.

4 ottobre Il perito Aldo Giannuli, incaricato dal giudice Salvini, scopre in un deposito sulla via Appia, alla periferia di Roma, 150 mila fascicoli, non catalogati, quindi segreti,del ministero dell’interno.

1997

22 gennaio Sofri, Pietrostefani e Bompressi vengono definitivamente condannati (è il sesto processo) dalla Cassazione a 22 anni di carcere. Il reato di Marino è prescritto.

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