A rivista anarchica n1 Febbraio 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

Lo sciopero dell’affitto a Milano

Gennaio 1971. Lo sciopero totale (il rifiuto organizzato) dell’affitto entra nel suo quarto anno di vita. L’Unione Inquilini è l’organizzazione autonoma di tutti i lavoratori che si trovano sottoposti alla rapina dei padroni di casa pubblici e privati. Lo sciopero dell’affitto ha colpito il vecchio pregiudizio che la borghesia aveva inculcato nel proletariato, per cui “quando si firma un contratto bisogna rispettarlo”. Il proletariato ha capito che i contratti sono solo dei pezzi di carta e che li fa rispettare solo chi ha la forza dalla sua parte, i poteri costituiti che lo proteggono. Gli operai, i lavoratori la loro forza la trovano unendosi contro gli ingiusti contratti.

In questo clima, l’Istituto Case Popolari (leggi: sindaco “socialista” Aniasi) inviava centinaia di poliziotti per compiere uno sfratto esemplare, allo scopo di spaventare gli altri lavoratori in lotta. Alla provocazione, il proletariato ha risposto occupando gli alloggi vuoti. Allora, a difesa degli appartamenti “vuoti”, i padroni hanno scioccamente messo un poliziotto, ogni notte, davanti ai portoni per impedire l’occupazione improvvisa. Ma i lavoratori hanno effettuato le occupazioni di giorno.

Qual è il ruolo giocato dai partiti? PCI e simili cominciarono col dire che lo sciopero dell’affitto era illegale; fallita questa manovra, indicevano uno sciopero limitato a due mesi, e subito il Comune stanziava un miliardo e 400 milioni per coprire il mancato incasso da parte dell’Istituto Case Popolari. Fallita anche questa manovra, indicevano uno sciopero di quattro mesi. In luglio, però, sospendevano lo sciopero per procedere alla raccolta di 50.000 firme per presentare una proposta di legge in parlamento. La sospensione dello sciopero dell’affitto era stata decisa perché concorreva ad aumentare il deficit dell’Istituto, che nel marzo 1968 aveva già raggiunto la cifra di 5 miliardi.

Perché è importante la lotta dell’Unione Inquilini? Prima di tutto perché è un esempio concreto di come il proletariato può risolvere i suoi problemi direttamente senza intermediari, e secondo perché, tralasciando la prassi riformista, i lavoratori acquistano coscienza della loro forza autonoma e rivoluzionaria.

Germania Ovest – La stampa anarchica

Anche per merito dell’infaticabile compagno Willy Huppertz, è apparsa la rivista mensile BEFREIUNG. Un collettivo di cui fa parte Willy è incaricato della redazione. La presentazione (la veste tipografica) e viva, moderna. Segnaliamo uno studio sugli scioperi selvaggi, e la conseguente costituzione da parte del padronato, per reazione, di “organizzazioni di difesa aziendale”, vere e proprie squadracce antisciopero, con compiti di rottura e di spionaggio nei confronti degli operai più combattivi. Rilevante un articolo di denuncia contro il sistema dei riformatori, l’immoralità e la brutalità dei sorveglianti. Da segnalare un’inchiesta sul caso Pinelli e la montatura contro gli anarchici dopo la strage di piazza Fontana.

È apparsa a Francoforte la rivista DIREKTE AKTION. Nel 1969 a Francoforte, come anche in numerosi centri della regione, si era costituita la “Federazione della nuova sinistra”, il cui scopo principale era quello di “turbare” la campagna elettorale del settembre 1969. Questo movimento perdeva rapidamente quota e in seguito i suoi elementi più attivi fondarono DIREKTE AKTION, orientato verso l’anarchismo. “In questa rivista vogliamo noi trovare una strada verso la società senza classi, diversa da quella preconizzata dalle organizzazioni autoritarie; vogliamo distinguerci decisamente sia da quelli che per anarchismo intendono una sorta di pacifismo idealista, come pure da quanti credono di potere arrivare ad una trasformazione sociale a colpi di bombe”.

Il N.1 del giornale NEUE 883 causò, come noto, scontri con la polizia, in occasione della sua vendita diretta tra le masse. È un giornale molto illustrato, dal tono acceso, ultra-gauchiste. Non è veramente anarchico; concede anzi molto ai maoisti francesi, a Sartre, ecc. Esalta chiaramente la violenza quale unica arma del proletariato. Un attivismo che ha il solo torto di non avere le idee molto chiare sui mezzi, i fini, le prospettive rivoluzionarie.

Il sindacato trade-unionista in combutta con Franco

Non è una notizia recente perché risale all’anno scorso, ma è bene conoscerla: una rappresentanza dei sindacati inglesi rendeva visita ai gerarchi del sindacato franchista, accolta con tutti gli onori, in un clima di reciproca comprensione e simpatia. Il “compagno” G. Fellows (sta per fellone?) dichiarava: “Sono convinto che l’amicizia tra i Sindacati spagnoli e le Trade Unions deve estendersi e non dobbiamo essere solo amici, ma fratelli…”.

Dall’università di Heidelberg

La ripresa universitaria ha visto il mantenimento dell’interdizione dell’organizzazione S.D.S., che come tutti sanno ha suscitato una grossa agitazione tra le masse studentesche. I corsi del professor Schneider, di cui sono ben conosciute le idee conservatrici, sono stati fortemente disturbati. 38 tra professori ed assistenti hanno solidarizzato con Schneider e, in nome della “libertà d’insegnamento”, hanno ottenuto la sospensione dei corsi della facoltà. Ma la protesta degli studenti ha poi costretto i professori a riprendere i corsi (senza Schneider).

I partiti comunisti tedesco-occidentali

Il K.P.D. continua ad esistere illegalmente, benché il D.K.P. palesemente lo sostituisca, nonostante lo scacco cocente subito alle elezioni. Tale partito svolge una tattica di infiltrazione nel movimento sindacale, occupandovi un certo numero di posti retribuiti e impieghi permanenti. Ovviamente agisce d’accordo con il S.E.D. della Germania orientale. In occidente è visto come una quinta colonna attiva, ma meglio sarebbe considerarlo un abile “freno” contro i gruppi extraparlamentari, che combatte aspramente. Gode di vaste simpatie nell’ambito delle riviste sexy e sedicenti di sinistra come KONKRET.

Vi è inoltre un partito marxista-leninista, il KPDML, e sta infine per formarsi – a Berlino – un “organismo per la costruzione del partito comunista tedesco” (KPDAO), proveniente dallo scioglimento, avvenuto nel marzo 1970, dell’organizzazione studentesca S.D.S. Naturalmente, tutte queste organizzazioni sono obiettivamente anti-anarchiche e tentano di mescolare e assimilare l’autentico anarchismo alla salsa marxista-leninista.

I sindacati messicani

Tali sindacati hanno una essenziale caratteristica: quella di essere diretti da avvocati e intellettuali. Gli operai, mancando di un reale orientamento rivoluzionario, si affidano a costoro con la speranza di vedere realizzate le loro aspirazioni. I Magona , Sarabia e Guerrero sono spariti dalla scena, dove dominano le marionette della borghesia. È evidente quindi che la sola prospettiva è quella di un risveglio del proletariato messicano alle idee rivoluzionarie, nel solco della tradizione rivoluzionaria del Messico, caratterizzata dalle dure lotte per la terra e dalla presa di coscienza delle masse contadine.

Neostalinismo in Bulgaria

Il periodico viennese ANARCHO-INFO (numero 2) ci informa riguardo a un processo e a persecuzioni della polizia bulgara contro gli studenti. La dittatura stalinista non si lascerà minimamente influenzare dalla nostra protesta; ma facendo nostro l’appello dei compagni bulgari, intendiamo rivolgerci a tutti coloro che ancora si lasciano strumentalizzare da un comunismo che è tale solo di nome, in realtà è autentico fascismo, sia pure rosso.

Il 19 aprile dello scorso anno si è svolto a Sofia il processo di appello contro sette studenti e un operaio, imputati di aver diffuso un foglio di protesta tra la popolazione, per le condizioni di illiberalità e di sopraffazione esistenti all’università e di vera e propria schiavitù economica e politica del paese. È interessante sapere che i sei studenti sono figli di alti funzionari di partito e di capi della polizia segreta. I figli in altri termini si sono ribellati alla tirannia dei loro padri. Il testo della protesta fu redatto in casa del segretario distrettuale e inviato per posta a numerose persone o infilato direttamente nelle cassette postali.

Durante il processo di prima istanza gli studenti hanno coraggiosamente ribadito le loro accuse contro il terrore dell’apparato di partito e poliziesco, e dichiarato altresì di essere stati torturati. Il figlio del dirigente della polizia segreta è stato condannato a 5 anni, tre studenti hanno avuto 2 anni ciascuno e altri due sono stati condannati a un anno. Il settimo studente, Germinal Tschiwikow, figlio di un combattente anti-franchista nella guerra civile spagnola, Panajot Tschiwikow, di professione scrittore e traduttore, è stato condannato a una pena detentiva di 3 anni. L’ottavo imputato, l’operaio Jordanov, combattente antinazista, ha avuto un anno. Tali condanne si riferiscono al processo di prima istanza, mentre ignoriamo il risultato dell’appello.

Di questo processo, nemmeno una riga sulla stampa bulgara. Evidentemente i dittatori di Sofia vogliono liquidare in silenzio questi giovani combattenti per la libertà, così come 12 anni fa hanno liquidato Manol Wassew, intrepido militante del movimento operaio.

Dal Giappone

I compagni giapponesi hanno compiuto in questi ultimi tempi un notevole sforzo in campo editoriale. Anzitutto l’opuscolo di Nicholas Walter “Pour l’anarchisme” che, è appena apparso con il titolo “L’anarchismo oggi”. Poi nella stessa collana (pubblicazioni del gruppo libertario) esce a firma di S. Hagihara “Quadro del movimento anarchico giapponese”, un eccellente studio che ripercorre i grandi fatti dell’anarchismo giapponese dal 1880 al 1938, sotto forma di resoconti annuali. Dello stesso autore è stato appena pubblicato un voluminoso opuscolo intitolato “Anarco-sindacalismo”. Conviene ancora segnalare l’edizione, molto curata, di “Ricordi di un anarchico” di K. Kondo, notevole opera di più di 300 pagine. Il mese scorso sono anche usciti: “Il mutuo appoggio”, e “Parole di un ribelle”, ambedue di Kropotkin. Prossima la pubblicazione dell’opera Proudhoniana “Della capacità politica delle classi lavoratrici”.

Angelo Piero Della Savia dal carcere

Il compagno Della Savia arrestato per gli attentati fascisti del 25 aprile 1969 ha indirizzato alla rivista “Re nudo” una lettera con la quale denuncia le manovre della magistratura italiana con quella svizzera sotto la supervisione dell’Interpol. Alla fine di marzo (dopo quasi due anni di carcere preventivo) si terrà il processo contro lui e gli altri compagni incriminati e detenuti. Il processo è nella logica della repressione, non darà giustizia al compagno Della Savia, come lui stesso afferma: “… Ho scritto queste brevi note non per avere giustizia dalla magistratura; in questo senso il mio avvocato ha già puntualizzato le ripetute violazioni compiute in fatto e in diritto…” Egli quale rivoluzionario si appella alle forze proletarie che uniche debbono dare il loro giudizio e il loro appoggio:

“… Ma è giusto che i lavoratori sappiano e che comprendano concretamente cosa è la “repressione” e come si manifesta. Io sono nelle loro mani, sono un giovane compagno e voglio dedicare la mia vita a lottare nel movimento per l’emancipazione popolare. Se questa mia vita e la mia condotta debbono essere giudicate, solo il popolo deve farlo, poiché è l’unico giudizio che mi interessa. Solamente la solidarietà popolare potrà spezzare il complotto giudiziario poliziesco ai danni miei, dei miei compagni detenuti e di tutto il movimento. La forza reazionaria dei borghesi che si manifesta nei loro “processi”, può essere vinta solo dalla maggior forza della solidarietà rivoluzionaria popolare”

Un’emittente radio anarchica in Russia

Secondo una trasmissione del Servizio Radio Mondiale della BBC, andata in onda dieci minuti dopo la mezzanotte del 22-9-1970, nell’Unione Sovietica ci sarebbero migliaia di radio-trasmittenti pirata, naturalmente illegali. Evidentemente esse devono preoccupare le autorità sovietiche da molti anni – tanto che la stampa sovietica si lamenta della loro attività fin dal 1964, quando erano ancora poche centinaia – nonostante questa sia la prima volta che se ne sente parlare. Ora operano migliaia di queste radio-trasmittenti, specialmente nella Russia Centrale ed in Ucraina, tanto che nella sola città Ucraina di Krivoi-Rog ve ne sono varie centinaia.

Molte di queste radio pirata sono semplicemente opera di giovani che si divertono a trasmettere musica leggera, “conversazione popolaresca”, “linguaggio volgare”, ecc., ma altre trasmissioni sono di carattere più serio, trattando argomenti politici, religiosi, o satirici, ecc.

La citata trasmissione della BBC ha fornito i nomi di alcune stazioni radio segrete, ed alla fine ne ha nominata una che si autodefinisce “ANARCHICA”. Questa è una dimostrazione di più che perfino la spaventosa oppressione della dittatura comunista non è riuscita a sradicare completamente il nostro movimento e che l’anarchismo è ancora vivo in Russia. La BBC ha inoltre affermato che alcune delle radio pirata hanno seminato il disordine in maniera abbastanza grave in campo ferroviario ed industriale, trasmettendo in alcune regioni false direttive, su una appropriata lunghezza d’onda! Queste notizie ci fanno veramente piacere. La BBC ha aggiunto che migliaia di giovani stanno infrangendo la legge e stanno rischiando gravi pene per queste trasmissioni illecite. Tutto ciò deriva dalla diffusione dell’educazione nell’URSS, che ha permesso a molti intraprendenti individui di avere le conoscenze tecniche e scientifiche per costruirsi loro stessi i trasmettitori. Tutto ciò, come anche i dirottamenti aerei, dimostra non solo che la “tecnologia” talvolta si ritorce contro i padroni che l’hanno promossa, ma anche che uno dei più soffocanti ed efficienti regimi burocratici non è riuscito ad eliminare l’individualità e l’iniziativa personale. L’ardente “soffio dell’Io vivente” (Stirner) può ancora intaccare una società statale dalla solida struttura d’acciaio.

(da “Freedom”, n.39, del 12 dicembre 1970)

L’esperienza di Borgo S. Elia

Nell’attuale situazione di sviluppo neo-capitalistico, la presenza di “ghetti popolari” in tutte le città, non è un residuo del passato, una disfunzione passeggera eliminabile, ma l’inevitabile fenomeno che accompagna il “progresso” basato sulla logica del profitto. Infatti, la progressiva urbanizzazione vede le masse popolari emarginate nelle zone periferiche, in quanto gli imprenditori edili e i proprietari speculano sulle aree a basso costo che si trovano ai limiti della città.

L’esperienza recente di Borgo S. Elia è una dimostrazione evidente dell’impossibilità delle attuali fasulle programmazioni dello stato capitalista di risolvere il problema dei “ghetti”. S. Elia è il tipico ghetto dove vengono isolati i paria della comunità, i diseredati della civiltà dei consumi.

Nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, il piano di ricostruzione di Cagliari (praticamente distrutta dai bombardamenti) lasciava mano libera alla speculazione, ignorando il grave problema dell’edilizia popolare. Numerose famiglie sinistrate si rifugiarono in baracche, prive di ogni elementare servizio igienico, nell’area del vecchio Lazzaretto di S. Elia.

Oggi la situazione è rimasta sostanzialmente la stessa. I liquami continuano a scorrere all’aperto (nonostante che due bambini vi abbiano trovato la morte per annegamento).

Poi, improvvisamente, il fatto nuovo: la speculazione edilizia appunta i suoi interessi rapaci sull’area del Borgo. Le ruspe sono già pronte per demolire le casupole dei poveri, per edificare al loro posto sontuose ville prospicienti al mare, con porticcioli e moli per i panfili dei ricchi borghesi. Gli abitanti di Borgo S. Elia vengono destinati in altre aree, più lontane, più infette. Dinanzi al piano cinico di segregazione sociale, i lavoratori più coscienti e soprattutto i compagni anarchici del gruppo “Dionisio”, prendono posizione e cominciano un’efficace azione di mobilitazione sociale e di massa. L’analisi parte da semplici considerazioni obbiettive: la lotta per la casa è più che giusta, se si pensi che dalla busta paga di ogni lavoratore vengono trattenute delle quote destinate (per legge!) alla costruzione di case popolari. Dove vanno a finire questi soldi? Vediamo. I miliardi raccolti dalle buste paga vengono indirizzati a pochi istituti pubblici, i quali speculano a livello bancario. Le banche, a loro volta, speculano con gli interessi dei prestiti. Gli istituti, infine, non mantengono gli impegni programmatici circa il numero dei vani da costruire. Ciò che è più scandaloso è il fatto che tali istituti “pubblici” hanno voluto mettersi sullo stesso piano della speculazione privata, facendo pagare affitti che vanno fino a un terzo della paga media di un lavoratore, mentre le case popolari in realtà sono già state pagate dai lavoratori stessi.

A fianco dei compagni del “Dionisio” intervenirono compagni di varie tendenze politiche. Una petizione con 500 firme, assemblee popolari, ecc., questo è il risultato di una lotta in cui gli anarchici hanno svolto un ruolo di primo piano. Al potere, ai gruppi autoritari, ai padroni e ai loro serbi non restava quindi che la provocazione poliziesca, come puntualmente è avvenuto in occasione della visita di Paolo VI. Ma la lotta popolare è appena all’inizio.

Scontri “tra opposti estremismi”

Per il potere costituito e l’attuale ordine falsamente democratico e legalitario, è divenuto un luogo comune denunciare il pericolo (per le istituzioni) rappresentato dai cosiddetti “opposti estremisti”. Aggiungiamo, per inciso, che anche Paietta usa ormai lo stesso linguaggio, persino le stesse frasi. Se uno viene selvaggiamente picchiato da dieci energumeni, non è una vittima, non è un cittadino aggredito vigliaccamente: è “un opposto estremista”, che le ha prese perché si trovava “in minoranza”. Pertanto, gli aggressori non vengono perseguiti (se non altro a termini di legge) ma semplicemente definiti “estremisti opposti”.

Questo modo di comportarsi è prassi quotidiana degli organi del potere, che – si dice – dovrebbe essere “democratico” e quindi persecutore degli aggressori di cittadini inermi. Un episodio avvenuto a Milano non molto tempo fa è addirittura indicativo di tale orientamento.

Verso le cinque del pomeriggio, una domenica, alcuni ragazzi stavano in piazza S. Babila e si accingevano a prendere la metropolitana. Improvvisamente vengono circondati da una decina di fascisti armati di bastoni e di catene. Se la sono presa soprattutto con un ragazzo. E sapete perché? Perché portava un foulard rosso al collo. Coraggiosamente, dieci (e beni armati) contro uno, lo obbligarono a bruciare il foulard e a dire alcune frasi da loro suggerite. Infine, lo colpirono con una spranga di ferro ferendolo seriamente. Un poliziotto in borghese alla fine decise di intervenire per mettere fine al pestaggio. Fu chiamata un’autoambulanza. Il lato paradossale della questione è che dopo l’allontanamento dei fascisti aggressori, il poliziotto abbia chiesto i documenti del ferito, cioè dell’aggredito. Sul luogo dell’aggressione è stata trovata una patente smarrita, intestata a certo IACOFARDO, noto come fascista.

I nuovi padroni della SIT-SIEMENS

I dirigenti della Sit Siemens di Milano (impresa IRI) hanno paura della verità. L’impresa occupa oltre diecimila dipendenti e negli ultimi tempi è stata teatro di dure lotte rivendicative. Ebbene, con una lettera circolare a tutti i giornali, i detti dirigenti hanno tentato di respingere le precise e documentate accuse degli operai che, tra l’altro, li indicavano come padroni dell’azienda. Con faccia di bronzo unica, hanno detto: “Ma le aziende statali sono della collettività, non hanno padroni!”.

Gli operai non la pensano così; sanno che i tecno-burocrati (la nuova classe di sfruttatori) hanno un vasto potere di decisione, sia nelle aziende private che di Stato; hanno grossi privilegi, sono dei padroni, e come tali, dei nemici della classe lavoratrice.

“Umanità Nova” incriminata da Occorsio

Il manifesto pubblicato da UMANITÀ NOVA, Settimanale Anarchico, dopo gli scontri di Milano dello scorso dicembre, in cui morì schiantato da un candelotto il giovane Saltarelli, è stato oggetto di attenzione da parte della procura della repubblica di Roma, che vi ha trovato “giustificazioni sufficienti” per far scattare il famigerato codice Rocco: “notizie atte a turbare l’ordine pubblico”, ecc. Il sistema borghese italiano si qualifica sempre meglio: anziché incriminare i responsabili delle violenze poliziesche e della morte del povero studente, si perseguono coloro che denunciano la violenza e il sopruso.

Il parroco mafioso

Il 28 novembre quattro compagni, Giovanni, Bruno, Rocco e Salvatore, del gruppo anarchico di Africo Nuovo (R.C.) venivano arrestati insieme a tre “picciotti” dipendenti dal capomafia locale don Stilo, con l’accusa di aver partecipato ad una “rissa politica”.

I fatti risalgono all’11 ottobre, quando cioè il suddetto parroco (capo bastone riconosciuto) mandò quattro suoi “picciotti” (già noti per vari atti teppistici contro di noi, tra cui un incendio della nostra sede) a disturbare una nostra riunione. I quattro scellerati furono scacciati dal circolo ma, alla fine della riunione, aggredirono per strada alcuni nostri compagni di cui uno, Rocco Palamara, rimase ferito.

Non contenti, i quattro mafiosi dopo circa un’ora tornavano all’attacco di fronte all’abitazione dei Palamara, dove i compagni si erano attardati a discutere dell’accaduto, sparando all’impazzata molti colpi di pistola provocando una seria ferita al compagno Salvatore. I nostri compagni reagirono e ne seguì una lotta corpo a corpo, finché il compagno Rocco riuscì ad impossessarsi di un’arma e rispondere al fuoco di quei teppisti che si davano a precipitosa fuga.

I carabinieri, precedentemente avvertiti da alcuni cittadini delle bravate mafiose che i quattro stavano scatenando contro di noi, si sono – come al solito – astenuti da ogni intervento.

La cosa strana è che solo dopo un mese vengono iniziate le indagini, concluse come abbiamo detto con l’arresto di quattro compagni di tre degli aggressori. Il 28 dicembre tutti i “picciotti” del losco prete sono stati rimessi in libertà, mentre ancora tre dei nostri (Bruno, Rocco e Salvatore) sono trattenuti in carcere a Locri.

Gli intrallazzi e le attività mafiose che fanno capo a don Stilo sono note non solo ad Africo Nuovo ma in tutta la provincia di Reggio; basterà ricordare la famosa e tuttora prospera “fabbrica dei diplomi” di Africo, scandalosa e lucrosa iniziativa di questo parroco capo mafia, che dispensa a pagamento i diplomi desiderati.

Nel paese è questo don Stilo, capo mafia riconosciuto da tutte le cosche regionali, che detta legge e non stupisce quindi che costui non abbia visto di buon occhio il sorgere del locale circolo anarchico e si sia fatto promotore, mobilitando la sua cricca, di una feroce campagna repressiva contro di noi.

(da Umanità Nova del 16 gennaio 1971)

Organizzazione Anarchica Milanese

In Polonia la polizia spara sul popolo

Anche nei paesi “socialisti” la polizia spara sul popolo. In Polonia, in Spagna, in Italia, dappertutto la polizia spara e reprime. Non esiste polizia “democratica” o “popolare”. La polizia è per sua natura repressiva. La polizia è sempre al servizio dei padroni. Se la polizia spara, è per difendere i padroni, il privilegio, lo sfruttamento. La polizia polacca spara per difendere i nuovi padroni “rossi” e i loro privilegi.

Contro i fascisti rossi di Varsavia

Contro i fascisti di Madrid

Contro i fascisti “socialdemocratici” di Roma

Con gli sfruttati, con i lavoratori

Per l’uguaglianza e la libertà

Per l’anarchia

il socialismo deve essere anarchico

18-XII-70

Aggressioni fasciste a Vercelli

Natale 1970 – Un gruppo di fascisti avvicina due giovanissimi simpatizzanti anarchici e, con manganelli di plastica pieni di sabbia, li colpisce sulla testa e sul volto, minacciandoli di ripetere la “lezione” se continueranno a frequentare anarchici e militanti di sinistra.

1 gennaio 1971 – Quattro giovani anarchici, mentre cenano al ristorante Pesce d’Oro, vengono insultati e minacciati da una decina di fascisti. Fra i fascisti si è distinto un certo “Sasso” che si dichiara squadrista e massacratore di partigiani, annunciando di voler inaugurare l’anno nuovo con l’uccisione di un antifascista, ed aggredisce il padrone del locale intervenuto per calmare le acque. Interviene la polizia che prende le difese dei fascisti.

19 gennaio – Alle 24 il giovane anarchico Daniele Gaviglio esce, assieme ad un giovane socialista, dal bar Vecchia Posta. Davanti al bar staziona una “Giulia” della polizia. Poco lontano una ventina di persone che, alla vista dei due giovani, si avvicinano e, lanciando grida oltraggiose e slogans fascisti, li aggrediscono a spintoni e schiaffi. I poliziotti della “Giulia” non si muovono. Dopo un’ora arriva la squadra politica che accompagna i due giovani aggrediti ed una decina di fascisti in Questura. Tutti vengono rilasciati verso le quattro del mattino. Gli aggrediti vengono pregati di non divulgare la notizia dell’aggressione. Fra i fascisti i due aggrediti hanno riconosciuto un certo Vercellone ed una delle due guardie dello stabilimento “Chatillon” noto per la faccia butterata.

Scotland Yard come Fatebenefratelli

Durante l’ondata di scioperi che si è avuta recentemente in Gran Bretagna per protesta contro la proposta di legge anti-sciopero (una legge che considererebbe reato tutti gli scioperi non indetti dai sindacalisti) è scoppiata una bomba davanti all’abitazione del Ministro del Lavoro. Il gioco è vecchio, e a questo punto il lettore può già immaginare il seguito: i giornali hanno parlato di anarchici. In particolare la stampa britannica ha riportato la notizia “ufficiosa” che era attivamente ricercato il giovane S.C. perché gravemente indiziato. La notizia è falsa non solo perché il compagno S.C. non ha nulla a che fare con l’attentato, ma perché egli non si è mai allontanato dalla sua abitazione (nota alla polizia) ed ha continuato a recarsi regolarmente al lavoro. La polizia non ha ancora interrogato S.C., ma ha fatto pressioni sul suo datore di lavoro perché lo licenziasse ed ha fermato alcuni suoi amici e compagni minacciandoli e cercando tramite loro di intimidirlo.

S.C. è un attivo militante della Anarchist Black Cross, un’organizzazione di assistenza alle vittime politiche che agisce anche su scala internazionale, soprattutto a favore dei compagni spagnoli.

La lotta per la casa

Milano, 23 gennaio. Nello sgomberare una casa dell’Istituto Autonomo Case Popolari occupata “abusivamente” da trenta famiglie senza tetto, la polizia ha arrestato e fermato molte decine di giovani della sinistra extraparlamentari accorsi a dimostrare la loro solidarietà con gli occupanti. Gli arrestati (per resistenza, occupazione abusiva, ecc.) sono 24, di cui 4 anarchici; gli incriminati a piede libero 42, di cui 12 anarchici.

Pinelli? Chi è?

Milano – Domenico Riccomagno, procuratore generale della Repubblica, rievocando l’anno giudiziario 1970 nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 1971 non ha neppure citato di sfuggita al caso di Giuseppe Pinelli. In compenso ha accentuato l’orientamento di valutazione delle lotte operaie studentesche in termini di reati da reprimere.

Un sostituto da sostituire

Milano – Prima dell’inizio della perizia necroscopica di Saverio Saltarelli, martedì 15 dicembre, due uomini in borghese si sono presentati, qualificandosi come medici e chiedendo di assistere all’autopsia. Si trattava di due ufficiali medici dell’arma dei carabinieri. Il sostituto procuratore Guido Viola non ha consentito che assistessero alla necroscopia.

L’inchiesta sull’assassinio di Saltarelli è stata, com’è noto, tolta al sostituto procuratore Viola ed assegnata al P.M. Ferdinando Pomarici. Il Pomarici, quattro mesi fa, ha fatto scarcerare un fascista che aveva ferito a coltellate un giovane del movimento studentesco ed ha incriminato per falsa testimonianza il ferito.

La Redazione

Annunci

Tag: , , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: