A rivista anarchica n3 Aprile 1971 Ma che colpo di stato! di Anonimo

Se non fosse tutto così rabbiosamente drammatico, potremmo tranquillamente attendere la loro morte, perché il ridicolo, come sapete, uccide. Finalmente in Italia qualcuno si è accorto che gruppi e formazioni paramilitari di estrema destra stanno da tempo preparando un colpo di stato. Ma a questo punto la pensano bella: ti fanno un’operazione contro-golpe coi fiocchi: perquisizioni, acquisizione di documenti compromettenti, persino il proclama “fatidico” che avrebbero dovuto leggere alla televisione, dopo la presa del potere. Si dimenticano solo una cosa: di arrestare i congiurati importanti, e soprattutto i loro mandanti.

E non si creda a una svista o a una mancanza di elementi probanti: no, in chiare lettere l’intera cospirazione si fa risalire, almeno sul piano esecutivo, al famigerato “Fronte Nazionale” e al suo “duce” principe Valerio Borghese. Si dice che ci sono le prove, che volevano tentare un colpo eversivo di destra e che sono stati sequestrati esplosivi, armi e proclami. Ma, stranamente, né magistratura, né polizia, prendono seri iniziative al riguardo; Valerio Borghese viene lasciato tranquillamente fuggire e vengono arrestati solo quattro “stracci” di camerati, troppo stupidi e troppo poco importanti per scappare. Nessun accenno ai mandanti, ai complici delle alte sfere, come se un colpo di stato si potesse oggi effettuare con quattro soldati di ventura, sia pure virili e marziali come i nostalgici della X Mas.

Nessuno parla né di generali (non diciamo di colonnelli) né di uomini politici ben noti, burocrati alto locati, ecc. Tutto tace su questo versante. E così si spiega anche il motivo per cui Valerio Borghese e camerati possono ancora tranquillamente circolare. Prenderli significherebbe esporsi al rischio di una inchiesta, di interrogatori, di probabili denunce di complicità nei confronti di personaggi che oggi operano nell’ombra.

Questo è certo: non prenderanno Valerio Borghese, e se lo prenderanno lo faranno scappare, come hanno fatto fuggire Stefano Delle Chiaie (1) (a proposito del quale molti lo hanno potuto vedere alla manifestazione dei generali fascisti dell’Adriano – un cittadino lo ha indicato a un poliziotto che si è limitato a scrollare le spalle).

A questo punto, però, intendiamo mettere i puntini sugli “i”.

Divertitevi pure, ma non riuscirete a farci credere di voler fare sul serio contro i fascisti e i loro complici. Fate pure finta di dare la caccia a Valerio Borghese; parlate pure di “difesa delle istituzioni democratiche”, eccetera eccetera. Ma a questo punto, poiché voi stessi – voi, il potere, la magistratura, la polizia – ammettete che la banda di Valerio Borghese aveva organizzato da molto tempo un colpo di stato e aveva in tutta Italia depositi di armi, di micce, di tritolo, allora dovete anche ammettere (sia pure a denti stretti) che le bombe alla Fiera di Milano, le bombe alla Banca dell’Agricoltura e alla Banca del Lavoro, al milite ignoto, tutti questi attentati sono opera degli stessi personaggi, hanno la stessa matrice, che non è anarchica ma reazionaria e fascista.

Non riuscirete a farci prendere molto sul serio, a dire il vero, nemmeno il colpo di stato che avete sventato (2). Non perché non crediamo Borghese e gli altri camerati capaci di pensarlo. Non perché non crediamo che ci siano magistrati e poliziotti, generali e vescovi, industriali e burocrati, disposti ad accettare, se non a favorire, un regime totalitario di destra (che anzi, siete voi che volete negarlo e nasconderlo). Ma perché sappiamo che un colpo di stato fascista in Italia è pressoché inutile. Il fascismo c’è già in tutto l’apparato statale, negli organi amministrativi e repressivi, plasmati sostanzialmente nel “ventennio” e rimasti inalterati, nello spirito, nelle funzioni e nelle persone.

La classe politica, dalla destra alla sinistra, slegata dal movimento reale della società, si trova da 25 anni impegnata esclusivamente nell’amministrazione oculata delproprio potere. Questa classe politica, che ha scimmiottato la divisione di destra e sinistra da altre “democrazie”, ha degradato questa stessa divisione alla vecchia italianissima e cattolicissima pratica gesuitica della “doppia verità” e del doppio nome per mascherare la medesima realtà. Abbiamo così una destra che non è neppure conservatrice di fronte alla realtà economica, produttiva e sociale ma lo è solo nei confronti del suo potere ed abbiamo una sinistra che è progressista solo nel senso sacrale del progresso del suo potere.

Anche le strutture fondamentali dell’apparato produttivo (oligopoli privati e statali) sono quelle create dal fascismo e di cui il fascismo ha plasmato le caratteristiche essenziali, dall’organizzazione del lavoro al sistema assistenziale.

In questa situazione un colpo di stato fascista è veramente un rischio inutile per la classe dirigente, che solo qualche industriale arretrato e qualche “agrario” può sognare, finanziando il Fronte. Questi “sogni” di forze economicamente e storicamente superate vengono abilmente contenuti e strumentalizzati dai reali protagonisti dell’economia e della politica italiana (IRI, ENI, Pirelli, Agnelli, centro-sinistra, PCI) che lasciano abbastanza spazio ad iniziative reazionarie perché servono al loro scopo.

Oggi si sta giocando una lotta a colpi bassi tra coloro che vogliono sopravvivere (settori economicamente arretrati) e coloro che ambiscono all’esercizio esclusivo del potere (oligopoli statali e privati).

La nuova classe dirigente italiana usa le “manovre reazionarie” (rendendole innocue) per neutralizzare la rinascente autonomia operaia. È una tattica astuta che certamente porterà i suoi frutti, che porterà il PCI al governo, che contrapporrà sempre più alla spinta rivoluzionaria la reazione di destra per poter annullare contemporaneamente entrambe.

Si è permesso a Junio Valerio Borghese di allacciare relazioni importanti e di fomentare disordini perché questo serviva alla teoria degli opposti estremismi.

Il S.I.D. conosceva e controllava tutte le iniziative del Fronte Nazionale & C., in qualsiasi momento poteva neutralizzarlo, ma si è atteso il momento più opportuno per “scoprire” il progettato colpo di stato. Non dimentichiamo che il potere deve sempre basarsi anche sul consenso da parte di chi il potere lo subisce, è necessario quindi creare (quando questo consenso vacilla) un clima di paura e di incertezza per poi far apparire necessaria l’unità attorno alla classe dirigente per salvare le “possibilità di sviluppo sociale”.

La paura del colpo di stato serve a creare la situazione di emergenza lo stato di necessità che faccia accettare questo governo “pur sempre democratico”.

Valerio Borghese e i suoi assurdi camerati sono stati buttati a mare perché non servivano più (non pericolosi, ma scomodi e fastidiosi erano diventati). In più, con questo brillante e qualificante salvataggio della democrazia dalla minaccia fascista (ma, non dimentichiamolo, è stata in realtà colpita, con delicatezza, una sola delle organizzazioni extraparlamentari fasciste; le altre continuano imperterrite e petulanti le loro bravate da “opposto estremismo”; per non parlare del M.S.I. che imperturbabile continua a sedere in parlamento); con questa mazzata a destra (ma ben altre mazzate sa dare il potere ai suoi veri nemici) il governo ha ora l’alibi per colpire, ben più duramente, di nuovo a sinistra, in difesa della “democrazia”. Una “democrazia”, ricordiamolo, che a parte quel poco di libertà e di dignità che i lavoratori sono riusciti a strappare ai padroni e a conservare, con la resistenza e con le lotte di questi ultimi 25 anni, è sostanzialmente fatta di sfruttamento, di oppressione, di ingiustizia, di fascismo malamente mascherato.

di Anonimo

(1) Stefano Delle Chiaie, detto il “Caccola”, noto neo-nazista romano, da due anni ricercato dalla polizia (ufficialmente, beninteso) perché fortemente sospettato di avere avuto a che fare con le bombe del 12 dicembre 1969. Durante l’interrogatorio al Palazzo di Giustizia, nel giugno 1970, chiese di andare al cesso e scomparve (o, perlomeno, la polizia non riuscì più a trovarlo).

(2) Che qualcosa bollisse realmente in pentola ce lo fa credere anche l’inverosimile mansuetudine democratica con cui Almirante, segretario del MSI, ha mostrato il suo grugno sul teleschermo la sera dopo la “fuga di notizie” sul golpe. Mansuetudine palesemente impostagli da chi tira le fila anche della truculenza missina, da chi aveva deciso di scaricare il “Fronte” forse perché s’era messo davvero in testa di “prendere il potere”.

Junio Valerio Borghese

Junio Valerio Borghese è un miserabile. Ma non è un pazzo. Solo i funzionari dei padroni (politici e giornalisti) possono cercare di farci credere che un fascista è un pazzo, per meglio pigliare le distanze dal loro indiretto strumento. E tanto misera e l’opinione che essi hanno di chi compone il “popolo” che vorrebbero propinarci storielle impossibili. Ad esempio:

1) Borghese voleva fare un colpo di stato con 600 “uomini” o giù di lì (siamo oggi 56 milioni in Italia).

2) Borghese riteneva che subito prima dell’azione la cosa migliore fosse rinchiudere tutti i suoi “uomini” in luoghi facilmente controllabili e bloccabili (dalla polizia e anche dalla sinistra).

3) Borghese riteneva che obiettivi primi per impadronirsi del potere fossero: la Rai-TV e il Viminale (non caserme, aeroporti, strade).

4) Nonostante il tradimento che si sarebbe verificato, i paranoico-fascisti, sarebbero rimasti a litigare sul da farsi (invece di squagliarsela).

5) Nonostante il suddetto tradimento, dalla notte fatidica all’inizio delle indagini sarebbero trascorsi circa tre mesi (il traditore avrebbe svelato i progetti a chi?).

6) Borghese avrebbe saputo del tradimento o nel momento in cui si era verificato (un traditore doppiogiochista?) oppure il traditore si sarebbe tradito proprio pochi minuti prima dei fatti (un traditoridiota?).

7) Nonostante tutto ciò nessuna prova sarebbe stata distrutta; anzi, Borghese avrebbe tenuto in bella mostra, in una cartella vistosa, sulla sua scrivania, in casa sua, a Roma, il testo del proclama che sarebbe dovuto servire mesi fa (aveva paura di non ricordarselo e di non riuscire a riscriverlo una seconda volta?).

Non è che queste siano le sole idiozie dei comunicati ufficiali e ufficiosi. Tutt’altro. Ma non ci interessa fare i Maigret; ci basta indicare l’assurdità della versione ufficiale dei fatti per offrire uno spunto a chi lo voglia per dubitare, una volta di più della credibilità di un governo di classe, che nasconde invece complicità sia di fatto che internazionali. Così ciascuno potrà formulare liberamente la propria analisi degli avvenimenti con un dato sicuro in mano: la versione dei padroni è falsa.

Junio Borghese non è pazzo. Lo dimostrano, fra l’altro, le sue spregiudicate operazioni finanziarie, tra cui la recente operazione GRAMCO, una società finanziaria per i Fondi Comuni, a capitale (per modo di dire) americano. In tale società, che era in effetti una “longa manus” speculativa degli americani verso l’Europa, Valerio Borghese era stato nominato vice-presidente (sezione italiana). Sì può facilmente immaginare quale compito fosse assegnato al comandante della “decima”: quello di rastrellare denaro presso industriali, commercianti e professionisti di estrema destra.

Un’operazione, come si vede, che mentre da una parte favoriva la “fuga” dei capitali italiani all’estero (attraverso il paravento dei cosiddetti Fondi Comuni di Investimento), dall’altra consentiva al movimento neo fascista cospicui finanziamenti, con provvigioni, sconti privilegiati, ecc.

Dopo lo scandalo dell’IOS (Fondo Comune Internazionale) non solo speculativo ma addirittura irregolare sotto l’aspetto meramente finanziario, anche in Italia ci sono state grida d’allarme. Così alla GRAMCO è stato finalmente vietato di operare nel nostro paese (ma solo dopo che tale società aveva rastrellato, non meno di dieci miliardi).

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