A rivista anarchica n4 Maggio 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

MAO PING PONG

Per i giovani marxisti leninisti nostrani si avvicina forse il terribile momento della pre-puberale delusione edipica. Papà Mao li sta deludendo e si mostra sempre più uomo di potere e sempre meno uomo di apocalittica rivoluzione proletaria internazionale.

Dopo il telegramma di cordoglio per la morte di De Gaulle, (“grande patriota”), causa di una prima delusione filiale, è ora la volta del ping pong diplomatico con gli imperialisti americani. Peggio ancora, Mao non solo non ha appoggiato, neppure moralmente, i giovani ribelli di Ceylon (che pure si ispirano marx-leninisticamente alla Cina), ma ha addirittura, per contro, dato il suo autorevole avvallo al reazionario governo centrale pakistano ed alla sua sanguinaria repressione (decine di migliaia di morti) dei ribelli bengalesi (fra i quali pare siano numerosi i filocinesi). Forse ce n’è abbastanza per fare vacillare la devozione filiale di qualche marxista-leninista.

“L’ADUNATA DEI REFRATTARI”: MEZZO SECOLO NEL MOVIMENTO ANARCHICO

Con il numero di aprile “L’Adunata dei Refrattari”, mensile degli anarchici italo-americani, ha cessato di uscire. Repressi e combattuti come sono da ogni regime, gli anarchici raramente riescono a tenere in vita a lungo i loro giornali. L’Adunata era in questo senso un’eccezione nella pubblicistica anarchica. Dal 1922, anno in cui fu fondata da Max Sartin, riprendendo il discorso della gloriosa Cronaca Sovversiva, cui intestò una rubrica (dalla quale abbiamo ripreso la testata delle nostre “cronache”), ha continuato ad essere presente nel movimento anarchico fino ai giorni nostri. Da mezzo secolo redatta e stampata negli Stati Uniti, “L’Adunata dei Refrattari” è sempre regolarmente giunta ai compagni di lingua italiana, in Italia e all’estero, rappresentando uno di quei punti fissi su cui il movimento ha potuto contare anche nei momenti più duri della lotta (come durante il ventennio fascista). Negli ultimi anni svolse soprattutto la funzione di collegamento tra i gruppi anarchici di lingua italiana del Nord America e tra questi ed il movimento in Italia.

NON BRUCIO ME STESSO MA LA DIVISA

Milano. Il 18 aprile 1971 alle ore 10, durante un concorso ippico aperto al pubblico della Milano bene alla Caserma dell’artiglieria di Piazza Perrucchetti, un giovane soldato si è dato fuoco.

Prima di compiere il tragico gesto ha gettato dei volantini in cui diceva: “non brucio me stesso ma brucio la divisa”. Ora egli è in gravi condizioni. Naturalmente il concorso ippico è tranquillamente continuato dopo il fatto come se nulla fosse accaduto.

AZIONI DI CONTROGUERRIGLIA IN IRAN

Tredici persone, che avrebbero fatto parte di un commando di guerriglieri operante nelle montagne della provincia di Guilan, sono state giustiziate il 17 marzo scorso. Informazioni passate alla stampa internazionale lasciano intendere che altri guerriglieri sarebbero stati uccisi o catturati nel corso di vaste operazioni militari contro la guerriglia in tutta la provincia del Mar Caspio dove durante la prima guerra mondiale era scoppiata la prima insurrezione armata, guidata dal rivoluzionario Mirza Koutche Khan, e che era durata quattro anni.

PERQUISIZIONI A TRIESTE

I compagni di Trieste ci informano che sabato pomeriggio, 3 aprile 1971, sono state effettuate perquisizioni nelle abitazioni di tre compagni e nella sede dei gruppi anarchici di Trieste, in Via Mazzini. A tale proposito essi precisano quanto segue:

a) I mandati di perquisizione, firmati dal Procuratore della Repubblica Santoanastaso, non contenevano la motivazione, necessaria per legge.

Infatti sul mandato era scritto: “… ritenuto che vi sia fondato motivo di procedere alle perquisizioni richieste…”.

b) I mandati di perquisizione non specificavano la ragione del previsto intervento notturno, come avrebbero dovuto.

c) Nel mandato di perquisizione di via Mazzini 11, questo indirizzo veniva indicato come sede di “Lotta Continua” mentre è noto che ivi hanno sede i gruppi anarchici Germinal e Libertario, e che a Trieste non esiste la sede di “Lotta Continua”.

Questo fatto veniva dichiarato ai carabinieri i quali procedevano comunque alla perquisizione.

d) Pur non essendoci alcuna motivazione sul mandato i carabinieri dichiaravano di cercare volantini e giornali antimilitaristi ed invece sequestravano pure il seguente materiale non pertinente:

una pistola giocattolo

un coltello con l’arma arrugginita

volantini su fascisti e polizia.

e) Durante la “visita” nella nostra sede venivano chiesti i nomi di una trentina di giovani studenti che, in qualità di ospiti, stavano facendo una riunione. Inoltre le persone che suonavano alla porta della sede, mentre veniva perquisita, venivano costretti ad entrare e a loro volta dovevano dichiarare le proprie generalità.

f) I carabinieri negavano, durante l’interrogatorio al nucleo investigativo di via dell’Istria, alla compagna Clara C., la legittima richiesta di ottenere copia del verbale di sequestro.

 Gruppo GERMINAL

Gruppo Libertario

CARNE DA SERRATA IN ARRIVO DA REGGIO

Milano – Sono giunte al sindacato fascista della CISNAL, da Reggio Calabria, liste di disoccupati che si sono “battuti bene” durante i mesi della rivolta reggina. Le liste servono per raccomandare ai padroni milanesi questi sottoproletari, come spie e picchiatori fidati da assumere e intrufolare fra gli operai. Parecchi operai fascisti, raccomandati dalla CISNAL, sono stati assunti di recente alla Snia di Varedo e alla Innocenti.

A CHE SERVONO LE TASSE

La maggior parte delle tasse che i lavoratori pagano servono a mantenere in vita un enorme apparato parassitario e improduttivo formato soprattutto dalle spese per il mantenimento della burocrazia statale, della polizia, dell’esercito e della magistratura.

LE CIFRE PARLANO CHIARO!

POLIZIA, 700 MILIARDI ANNUI

MAGISTRATURA, 200 MILIARDI ANNUI

ESERCITO, 1200 MILIARDI ANNUI

Ma queste istituzioni pagate con le tasse dei lavoratori fanno realmente gli interessi di chi le paga?

POLIZIA: serve a reprimere con la violenza le giuste lotte dei lavoratori, serve cioè a difendere gli interessi dei padroni e a proteggere i loro capitali accumulati col furto giornaliero sul lavoro degli operai.

MAGISTRATURA: serve a legalizzare lo sfruttamento capitalistico tramite l’applicazione delle leggi che difendono la proprietà privata e il capitalismo.

ESERCITO: serve a mettere sfruttati di una nazione contro sfruttati di un’altra per interessi che non sono i loro ma dei capitalisti che li comandano e li abituano attraverso il servizio militare a comportarsi da pecore obbedienti agli ordini dei padroni e dei superiori.

Dunque i lavoratori pagano, tramite le tasse, coloro che proteggono, legalizzano e difendono lo sfruttamento (polizia, magistratura, esercito); pagano cioè chi li caricherà in piazza durante uno sciopero o una manifestazione, e chi li denuncerà e li manderà in galera per essersi ribellati allo sfruttamento.

Gli operai pagano per le imposte dirette il 25% del salario, detratto direttamente dalla busta paga; in più ci sono tutte le imposte indirette (sui trasporti, benzina, abitazioni, sigarette, vestiti, alimentari).

I PADRONI PAGANO LE TASSE NELLA STESSA PROPORZIONE?

I mezzi concessi ai padroni per non pagare le tasse sono molti:

L’EVASIONE FISCALE legale ed illegale,

IL SEGRETO BANCARIO per cui non sì può conoscere l’ammontare dei capitali depositati in banca,

LA FUGA DEI CAPITALI oltre frontiera in comode e sicure banche,

LA FALSIFICAZIONE DEI BILANCI ecc.

In questo modo le dichiarazioni dei redditi sulla “VANONI” si riducono ad 1/5 dell’imponibile annuo effettivo.

LA RIFORMA FISCALE PROPOSTA DAL GOVERNO È UNA TRUFFA!

Mentre la tassazione dei lavoratori dipendenti diventerà ancora più efficiente tramite la solita trattenuta sulla busta paga, i padroni continueranno a pagare sulla fiducia: a partire dai 10.000.000 milioni pagheranno addirittura meno in percentuale.

Le tasse indirette continueranno a gravare sui generi indispensabili, ma saranno ridotte sui prodotti di lusso.

Contro le timide proposte del PCI e dei Sindacati che tendono non ad eliminare ma a modificare quantitativamente l’attuale sistema fiscale, PROPONIAMO:

NIENTE TASSE A CHI LAVORA

poiché già gli operai pagano una enorme “tassa” che è quella parte della produzione che non viene retribuita (plusvalore).

NON DOBBIAMO PAGARE LE TASSE PER FARCI SFRUTTARE

NON DOBBIAMO PAGARE LE TASSE PER FARCI PICCHIARE

NON DOBBIAMO PAGARE LE TASSE PER FARCI ARRESTARE

NON DOBBIAMO PAGARE LE TASSE A CHI LEGALIZZA TUTTO QUESTO: LO STATO CON I SUOI APPARATI.

Gruppo Comunista-Anarchico di Bari

IL PCI MILITARISTA

È stato affisso in tutta la città di Trieste un manifesto del PCI locale che protestava perché alla Società Ginnastica Triestina (notoriamente gestita da fascisti) l’avvocato Ghefter Vondrich (fascista, ex federale a Trieste, e attualmente difensore di tutti i fascistelli nostrani) teneva una conferenza sull’esercito con particolare riferimento alla campagna di Russia. Il manifesto, oltre a denunciare questi fatti, concludeva dicendo che bisogna difendere questo esercito che difende la Repubblica nata dalla Resistenza (testualmente: Viva l’Esercito Italiano che difende la Repubblica e la Costituzione nate dalla Resistenza!)!!!

BRIGATE ROSSE: IL CONTRO-GOLPE DEL “TEMPO” E DEL “CORRIERE”

Milano – “L’operazione della polizia milanese che ha portato ieri allo smantellamento di una delle più violente e pericolose organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra, la famigerata Brigata Rossa, è stata accolta dalla popolazione milanese di ogni ceto con enorme soddisfazione”: è il “cappello” del servizio “Attentati e sabotaggi nell’attività eversiva delle Brigate Rosse” di Sandro Dini, pubblicato con enorme rilievo nella prima pagina di Il Tempo, quotidiano para-fascista di Roma, giovedì 25 marzo. Sulla scia del Tempo si è mosso, per il Corriere della Sera, Giorgio Zicari, il cronista giudiziario noto per la costanza e la confidenzialità dei suoi legami con la procura della Repubblica milanese e con la questura, non meno che per avere distrattamente dimenticato sul tavolo del giudice istruttore romano Ernesto Cudillo i taccuini relativi ai suoi viaggi e colloqui in Belgio con l’anarchico Ivo Della Savia. I due giornali, più Il Secolo d’Italia, che era stato anch’esso tempestivamente informato, hanno imbastito per quattro giorni, basandosi su notizie messe a loro disposizione non si sa (ma si intuisce benissimo) da chi, una montatura giornalistica destinata, nei desideri di Spadolini, Angiolillo e Almirante, a fare da contrappeso alla faccenda Borghese. Alla fine di questa grottesca speculazione è risultato chiaro più di quanto già non si sapesse:

1) che la “violente e pericolosa organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra”, cioè le Brigate Rosse, è composta da non più di sette o otto persone;

2) che non si tratta affatto di una organizzazione di estrema sinistra, ma di un gruppo di carattere estremamente equivoco. A parte la dichiarazione del questore di Milano Ferruccio Allitto (le Brigate Rosse non sono “né di destra, né di centro, né comunisti”), riportata soltanto da La Stampa del 25 marzo, esistono in proposito i famosi elenchi dei personaggi contro i quali le Brigate Rosse avrebbero inteso rivolgere la loro attività. Si tratta di elenchi, relativi a funzionari della “Pirelli”, talmente precisi che sembrano ricavati pari pari dalle schede dell’ufficio personale. Inoltre, negli elenchi figurano, insieme a personaggi legati alla proprietà, sindacalisti e noti antifascisti.

3) che è molto improbabile l’identificazione nelle Brigate Rosse degli attentatori che il 25 gennaio scorso incendiarono alcuni autocarri sulla pista di collaudo della Pirelli a Lainate. I volantini con i quali le Brigate Rosse si assumevano la paternità dei fatti furono trovati soltanto tre giorni dopo e al di fuori del recinto della pista. Chiunque avrebbe potuto collocarli, come chiunque, all’interno della pista, avrebbe potuto incendiare gli autocarri, per motivi del tutto diversi da quelli di una azione “rivoluzionaria” o anche soltanto presunta tale.

4) che l’incriminazione del pittore Enrico Castellani, una “svolta decisiva” nell’inchiesta, secondo il Corriere, appare estremamente fragile: “Voi giornalisti”, ha detto il capo della squadra politica di Milano Antonino Allegra, “vedete sempre decine di sospetti, ma la magistratura in questo caso non vede nemmeno i due che le abbiamo segnalato”: una chiara allusione alla labilità degli indizi.

5) che del resto, dall’incriminazione di Castellani difficilmente Il Tempo e Il Corriere potrebbero ricavare motivi di grande soddisfazione. Il pittore risulta infatti esser un uomo politicamente assai inquieto: non fino al punto di iscriversi al partito comunista, ma abbastanza per fare una capatina in quello socialdemocratico, al quale per qualche tempo ha aderito.

CONTRO LE MENZOGNE DELLA STAMPA

Torino. Per combattere la versione poliziesca, servilmente diffusa dalla “Stampa” nelle sue cronache del processo ai giovani anarchici in corso alle Assise di Milano, i compagni dei gruppi “La comune” e “Azione Anarchica” hanno organizzato un picchetto nella centrale Piazza Carlo Felice, il 17, 18 e 19 aprile, distribuendo volantini di contro-informazione.

AL VII ITIS E AL “MOLINARI” LA POLIZIA HA PICCHIATO DURO

Milano – Cariche di particolare violenza sono state effettuate da carabinieri e polizia lunedì 22 marzo contro studenti del VII ITIS (istituto tecnico industriale statale, preside Pellegrino) e dell’Istituto “Molinari” (preside Vincenzo Ricca) in via Crescenzago. Circa 200 allievi del VII ITIS, occupato, si trovavano all’esterno dell’istituto. Al “Molinari” le lezioni si svolgevano regolarmente. La polizia, arrivata con tre camion e quattro camionette di agenti, ha fronteggiato gli studenti, senza caricare, per un quarto d’ora, bloccando la strada. Due insegnanti si sono rivolti a uno dei due commissari che comandavano i reparti, il commissario Fossati di Greco, facendo presente la possibilità di incidenti. Il commissario ha risposto: “Finché dura questo stato di disordine non mi nuovo”: i due insegnanti hanno allora chiesto che la polizia risalisse sui camion, garantendo che entro cinque minuti gli studenti si sarebbero sciolti. “Può darsi”, ha risposto il commissario, “ma non dipende da me”. Questa strana risposta è stata messa da qualcuno in relazione con le parole più volte ripetute, la sera prima, dal parente di un alunno, certo Lanieri, il quale asseriva di avere avuto da “amici” in questura la notizia che l’intervento poliziesco era già previsto. Le cariche sono state di particolare violenza. I poliziotti sono partiti urlando e incitandosi l’un l’altro, i graduati hanno dovuto frenare i più eccitati. Studenti dell’altro istituto, il “Molinari”, usciti o affacciati alle finestre, sono stati bersagliati di candelotti e inseguiti fin dentro la scuola. I candelotti hanno infranto vetri e sono piovuti nelle aule in cui si faceva lezione. Alcuni poliziotti hanno aperto le porte delle aule gettandovi a mano, i candelotti. Un insegnante del “Molinari” si è rivolto ai poliziotti dicendo: “Nessuno vi ha chiamato” e chiedendo che uscissero dalla scuola. All’esterno le cariche sono continuate fino a disperdere gli studenti, che rispondevano lanciando sassi, verso il Parco Lambro.

SEMPRE ATTIVISSIMI I CONGIURATI DEL MAR

Sondrio – Il MAR, l’organizzazione di estrema destra valtellinese, ha continuato a svolgere le sue attività clandestine senza preoccuparsi dell’inchiesta (peraltro molto blanda) conseguente agli attentati dello scorso anno. Dopo la riunione tenuta con grande riserbo il 7 luglio in un albergo della Valtellina, i dirigenti del movimento si sono incontrati ancora in settembre a Sassella con la partecipazione del segretario del MSI di Sondrio, Diego Pini. Fallito il tentativo di agganciare i lavoratori delle centrali elettriche locali per coinvolgerli in un’agitazione di massa, gli uomini del MAR si sono riuniti di nuovo a Tirano insieme a Gaetano Orlando, ex sindaco di Lovere, a un sacerdote, don Bonazzi e a Carlo Fumagalli, il latitante più indisturbato d’Italia.

Una decina di giorni fa, ennesima “adunata” a Grosotto. Noti industriali della zona, come Rigamonti e Caimmi, intrattengono assidui rapporti con i capi del movimento (che, secondo i piani eversivi di Valerio Borghese, nell'”ora X” avrebbero dovuto occupare le centrali elettriche valtellinesi per interrompere l’erogazione della corrente a Milano). Un’altra segnalazione sulle attività del MAR viene dal territorio al confine con la Liguria e la Toscana dove, prima che si aprisse l’inchiesta sul “colpo di Stato”, noti emissari del movimento stavano tentando di installare alcune centrali radio-fantasma. Nell’area dove opera il MAR, e precisamente a Teglio, sempre attivo il traffico delle armi. Pare tuttavia che ora la polizia si sia decisa finalmente a mettere le mani su Fumagalli e sui suoi collaboratori che devono rispondere di cospirazione e di attentato contro lo Stato.

SETTECENTO UFFICIALI AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Roma- IL S.I.D., Servizio informazione difesa, era da tempo al corrente delle forze e dei piani di Valerio Borghese. Un uomo del S.I.D. era diventato, da tempo, uno dei collaboratori più vicini del principe. Tuttavia, l’intervento del S.I.D. si è limitato a provocare il contrordine nella notte dal 7 all’8 dicembre, durante la quale la congiura, che sarebbe dovuta esplodere, fu invece congelata. Perché Borghese accettò di prendere questa decisione? Egli era la figura più importante della cospirazione soprattutto simbolicamente. Era il punto di riferimento convenzionale, ma l’esito reale del complotto era in altre mani, cioè in quelle di alti ufficiali, soprattutto dell’esercito e della marina (alla quale i piani previsti affidavano tutti gli impegni logistici). L’appoggio di questi militari o dei più importanti fra essi è però venuto meno, non si sa per quale motivo specifico. Era in gioco la scelta fra le due vie battute dall’estrema destra dopo la riorganizzazione del fascismo, scelta insistentemente sollecitata dall’opera di mediazione e unificazione patrocinata da Almirante, in vista dell’avvento “legale” di una repubblica presidenziale. Borghese è stato abbandonato al suo destino, oggi, allo scopo di riqualificare l’intera destra, “maggioranze silenziose” e Corriere della Sera compresi. La notizia, non pubblicata dai giornali, che circa 700 ufficiali sono rimasti per qualche tempo agli arresti domiciliari, probabilmente in attesa che si chiarissero le idee, sembra confermare questa ipotesi, e inoltre dimostra il proposito dei pubblici poteri di coprire ogni responsabilità, pur di non intaccare il prestigio di istituti, confusi, come sempre, con le persone fisiche che ne fanno parte. Le dichiarazioni dell’ammiraglio Birindelli, campana stonata nel coro conciliare delle destre e anche del governo, hanno però ribadito quali sono i veri intenti e qual è la vocazione di una casta che non è mai stata al servizio altro che del privilegio.

IL REPRESSORE DI VERBANIA

Si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati, il processo di Verbania contro 47 operai (di cui sei in stato di arresto) e sindacalisti della Rhodiatoce per blocco stradale e altri reati. Il procuratore della Repubblica, Gennaro Calabrese De Feo, ha già annunciato che ricorrerà in appello.

De Feo è stato mandato a Verbania nel marzo 1970 da Napoli, dove aveva la carica di sostituto procuratore. Non fa mistero delle sue simpatie politiche, che vanno all’estrema destra. Il giorno dopo gli arresti ha fatto sapere di essere stato mandato a Verbania “con il compito di reprimere”. “Per un paio d’anni”, ha aggiunto: dopo di che, se ne sarebbe andato. È favorevole alla carcerazione preventiva intesa come pena. Nella prima ordinanza con la quale il giudice istruttore C. Pratillo Hellman, visto il parere del pubblico ministero, che è appunto Calabrese De Feo, ha rigettato l’istanza di libertà provvisoria proposta dalla difesa di uno degli imputati detenuti, si considera tra l’altro che “il periodo di carcerazione preventiva finora sofferto è esiguo”, “attesi i gravi indizi di colpevolezza” esistenti a carico del carcerato.

LA CASERMA UCCIDE

Trieste. Un soldato è morto in circostanze che documentano le gravissime responsabilità sia di singoli ufficiali che di tutto l’ambiente di caserma in cui i militari sono costretti a vivere. Il soldato si chiamava BRUNO SPINELLI, abitava a Massa Marittima e apparteneva al II reggimento “Piemonte cavalleria” di Villa Opicina (provincia di Trieste).

Spinelli aveva marcato visita al reggimento perché si sentiva male e gli era stato concesso solo il riposo in branda per 8-10 giorni, senza che venisse visitato e assistito adeguatamente e pressoché senza mangiare. Nessun graduato, nonostante le sue condizioni peggiorassero, si è deciso a farlo ricoverare. Essendosi ulteriormente aggravato è stato finalmente trasportato da due soldati all’Ospedale Militare di Trieste la mattina del 26 marzo, senza essere accompagnato da alcun medico della caserma né da dati che informassero circa le cause della malattia. Viste le gravissime condizioni, l’Ospedale Militare di Trieste ha subito deciso di farlo ricoverare al centro di rianimazione dell’Ospedale Civile di Trieste; qui i medici hanno tentato invano nel pomeriggio di sapere per che cosa Spinelli fosse stato ricoverato senza ricevere chiarimenti dall’Ospedale Militare né dal reggimento. Intanto il militare, già da tempo in coma, moriva per “diabete insipido ipofisario fulminante” alle ore 21,15 dello stesso giorno

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