A rivista anarchica n7 Ottobre 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

Londra: false prove per incriminare l’anarchico

Londra 22 agosto

Il giovane anarchico scozzese James Stuart Christie è stato arrestato accusato di avere “anteriormente con altri, anteriormente al 20 agosto 1971, cospirato illegalmente e dolosamente al fine di causare esplosioni nel Regno Unito di natura tale da porre in pericolo la vita dei cittadini o comunque di arrecare gravi danni alla proprietà, infrangendo la legge del 1883 sulle sostanze esplosive”. La “prova” della sua cospirazione sarebbe il ritrovamento di due detonatori nell’automobile sulla quale viaggiava.

Christie afferma di non sapere nulla di questi detonatori. Il nostro corrispondente inglese avanza l’ipotesi che la “prova” sia stata collocata, in combutta con la polizia, dall’ex marito di una ragazza con cui Christie aveva una relazione. Oppure i detonatori potrebbero essere stati messi sulla macchina direttamente dalla polizia. Noi ricordiamo il caso dei “vetrini di Valpreda” messi dalla polizia nella famosa borsa della bomba inesplosa rinvenuta nella Banca Commerciale di Milano. Tutto il mondo è paese.

Da molto tempo il Christie era perseguitato dalla sezione politica di Scotland Yard (cf. A 1), a causa della sua intensa e “fastidiosa” azione a favore del movimento anarchico spagnolo. La polizia aveva fra l’altro fatto pressione sul suo datore di lavoro (Christie è operaio-tipografo) perché lo licenziasse e questo, che in Italia parrebbe normale, è in Gran Bretagna è un fatto abbastanza inusitato e scandaloso.

Christie è il fondatore e l’animatore della Anarchist Black Cross (Crocenera anarchica), una organizzazione di solidarietà internazionale rivoluzionaria. La Black Cross s’è soprattutto prodigato a favore dei prigionieri politici spagnoli, estendendo l’aiuto anche ai combattenti libertari della clandestinità anti-fascista, secondo una concezione militante e non meramente assistenziale della solidarietà rivoluzionaria. L’attività della Black Cross, agli occhi della polizia britannica, rischiava di fare di Londra un centro importante di riferimento della resistenza anti-franchista, amareggiando gli amichevoli rapporti tra Inghilterra e Spagna. Bisognava perciò togliere di mezzo Christie. Essendo fallite le pressioni, le minacce, le persecuzioni, i “consigli” a Christie e agli altri compagni della Black Cross, ecco che anche la “democratica” polizia inglese non disdegna i mezzi tradizionali di tutte le polizie: le provocazioni, le prove prefabbricate, ecc.

Cooperative di quartiere contro il caro-prezzi

Il rincaro dei prezzi, costante negli ultimi anni, vertiginoso negli ultimi mesi (dal 5 al 40 per cento in genere, con punte fino al 30% per alcuni prodotti), è un fatto noto, drammatico per i proletari che si vedono inesorabilmente sottratti i miseri aumenti salariali in 2 anni di lotte.

Le cause del caro-prezzi sono due, una di fondo ed una transitoria: 1) la crisi di sotto-produzione che è forse un processo irreversibile del capitalismo morente (nonostante vistosi ma non significanti fenomeni di apparente sovra-produzione, in realtà fenomeni di sotto-consumo); 2) l’irrazionalità del sistema distributivo, soprattutto per i generi alimentari.

La crisi di fondo del sistema può essere risolta dalla classe dirigente (se ci riesce) attraverso la programmazione statale della produzione e del consumo, cioè attraverso la feudalizzazione dell’economia. Oppure può essere “risolta” dalle classi sfruttate attraverso una rivoluzione egualitaria e libertaria che modifichi radicalmente le strutture produttive e distributive in senso socialista.

La causa transitoria del caro-prezzi sarà prima o poi superata dal sistema attraverso la razionalizzazione del commercio all’ingrosso e al minuto (eliminazione dei numerosissimi piccoli parassiti a favore di pochi grandi). Oppure l’azione diretta dei proletari potrebbe precedere la razionalizzazione padronale organizzando, quartiere per quartiere, cooperative di consumo autogestite, restringendo così agli sfruttatori lo spazio economico di sfruttamento.

Socialismo in salsa cilena

Santiago de Chile

Dopo la pagliaccesca storia del Club de la Unión (il circolo privato dei ricchi latifondisti di “puro sangue iberico” e degli aristocratici, chiuso da Salvador Allende subito dopo che il club stesso aveva rifiutato di ammettere tra i suoi soci un suo nipote prima e una parente di Rodimiro Tomich poi), “don Salva” pare intenzionato a battere i records del “tira-e-molla”.

“Don Salva” aveva presentato al congresso cileno un progetto di legge riguardante la costituzione di “tribunali del popolo”. Nulla di rivoluzionario, intendiamoci, solo un sistema di giurie popolari per reati prevalentemente minori e con un meccanismo destinato ad escludere sempre dalle giurie i miserabili analfabeti delle “callampas”, sempre fiorenti coi loro tetti di lamiera nonostante le promesse pre-elettorali della “Unipopu”. Ma il congresso cileno (che è composto in maggioranza di gente sana, perbene, timorosa del Signore e rispettosa delle istituzioni) fece capire subito che “don Salva” non avrebbe trovato una maggioranza. Allende, che il progetto dei “tribunali popolari” lo aveva presentato solo per salvarsi un po’ la faccia di fronte al malcontento sempre maggiore dei contadini e minatori, nonché dei disoccupati, (i primi indignati per le sperequazioni fatte a favore degli operai di città, che già vivevano meglio di loro, i secondi perché non vedono alcun mutamento nella loro situazione), si è affrettato a ritirare il progetto di legge “in attesa di tempi migliori”.

Vendetta per Petra

Una vera e propria caccia all’uomo su larga scala si è scatenata contro i membri superstiti del gruppo “Mahler” (i cosiddetti tupamaros tedeschi), in tutta la Germania. Il gruppo, che non ha una precisa collocazione politica ma di cui, a quanto si sa, fanno parte sia elementi marxisti che libertari, è stato eretto dalla Polizia e dalla stampa padronale tedesca a simbolo (da distruggere) della malvagità sovversiva (cf. A 4 “Azione politica o criminalità?). Alcuni membri del gruppo sono stati processati e condannati a 4-6 anni. Altri sono stati arrestati successivamente.

Petra Scholm, un’anarchica di 22 anni, è stata uccisa ad Amburgo il 16 luglio con un colpo di fucile mitragliatore al capo, mentre cercava di sottrarsi all’inseguimento della polizia.

La notte stessa in cui si è sparsa la voce dell’uccisione della compagna, anarchici e studenti di sinistra si sono scontrati violentemente a Berlino con la polizia, come già in occasione del processo.

Sui muri di Berlino è apparsa a vernice la scritta “RACHE FUR PETRA” (VENDETTA PER PETRA).

L’esercito della repressione

Il comando generale dell’Arma ha richiamato in servizio 3000 carabinieri in congedo. Motivazione ufficiale: la lotta contro la criminalità della gente (cioè uno dei prodotti diretti del sistema capitalistico basato sull’ingiustizia, l’autorità, lo sfruttamento). 3000 carabinieri che possono sempre servire nella guerra santa contro gli estremisti.

L'”ordine pubblico” può contare su un certo esercito di circa 220.000 “uomini” tra agenti di P.S., carabinieri e finanzieri (che arrestano, o uccidono magari qualche “spallone” ma non i padroni e i borghesi che portano i capitali all’estero).

Uno sbirro quindi ogni 240 abitanti. Un vero record per l’Italia che non ha certo i redditi più alti né equamente distribuiti ma certo la polizia più numerosa d’Europa.

40 milioni di italiani non vanno in vacanza

Si parla di “società dei consumi”, si parla di 750 miliardi spesi dagli italiani per le vacanze, si parla delle folle che prendono d’assalto le strade e le spiagge. E va bene. Però si dimentica che su 53 milioni di cittadini italiani solo 14 milioni si sono recati in vacanza nell’arco di un anno, cioè tre italiani su quattro non si sono mai mossi da casa (per di più di tre giorni consecutivi, secondo la classificazione dell’Istituto centrale di Statistica). Disaggregando i dati, poi, si scopre che va in vacanza solo un operaio su 6 (e quanti sacrifici ha fatto prima e quanti debiti si trova poi, questo “privilegiato”? Le statistiche non lo dicono). Non parliamo dei contadini (coltivatori diretti, salariati fissi braccianti) che le ferie non sanno neppure cosa sono.

Internazionalismo proletario

Il dittatore sudanese Numeiri ha espresso la propria gratitudine a Mao Tse Tung e alla burocrazia cinese per l’atteggiamento favorevole della Cina nei suoi confronti durante il recente tentativo di Colpo di Stato. In quegli stessi giorni Numeiri faceva giustiziare, dopo processi farsa, dirigenti e sindacalisti del P.C. sudanese, organizzatori del fallito tentativo di rovesciare il governo.

Le agenzie cinesi hanno trovato il tempo di congratularsi con Numeiri per la vittoria, ma non di spendere una sola parola sul massacro del popolo palestinese effettuato dal boia Hussein.

Il 5 agosto la Cina Popolare ha stabilito relazioni diplomatiche con il governo fascista della Turchia.

Sono in corso trattative per lo stabilimento di relazioni diplomatiche tra la Cina e la Grecia dei colonnelli.

Repressione in Irlanda del Nord

Come in Israele per gli arabi, come a Washington per i pacifisti, sono apparsi anche nell’Ulster i campi di concentramento. Vi sono stati internati senza processo il 6 agosto 300 persone sospettate di appartenere all’IRA (Irisch Repubblican Army – appoggiato dalla popolazione cattolica) e tuttora detenute.

Alla decisione governativa sono seguiti violenti scontri in tutto l’Ulster tra dimostranti cattolici e truppe britanniche di occupazione (cioè i 13.000 soldati il cui compito è proteggere l’imperialismo britannico nel paese e il partito unionista protestante ad esso legato).

La dura repressione condotta dalle truppe inglesi ha fatto una ventina di morti. Ultimo in ordine di tempo un bambino di tre anni ucciso da un automezzo blindato inglese a Londonderry il 10 settembre.

Il proletariato cattolico irlandese vive in quartieri poverissimi e in uno stato di super-sfruttamento, sottoccupazione o disoccupazione, ormai insostenibili. Inoltre non gode in pratica del diritto di voto.

Caduta la falsa immagine della lotta “religiosa” tra cattolici e protestanti la situazione in Irlanda del Nord si è ormai caratterizzata anche davanti all’opinione pubblica mondiale come un chiaro scontro di classe tra la collettività cattolica sfruttata da una parte e la classe dominante privilegiata e il colonialismo britannico dall’altra.

Si pone ora per il proletariato cattolico la necessità di superare la barriera religiosa, unificando la lotta con il proletariato protestante, ugualmente sfruttato e ancora incerto, e con il proletariato inglese che combatte proprio in questi mesi contro la legge anti-sciopero del Partito Conservatore e per la difesa del salario e del posto di lavoro dalla disoccupazione.

Nel ghetto proletario cattolico di Bogside e nel movimento Popular Democracy (Democrazia Popolare) esistono buoni gruppi di anarchici. Si sa di almeno un nostro compagno tra gli internati, di cui non sono stati resi noti i nomi. Purtroppo i nostri compagni devono condurre la lotta anche contro una forte corrente neo-stalinista.

A Londra, alla fine di agosto, la “democratica” e “disarmata” polizia inglese ha cercato di disperdere una imponente manifestazione dei rivoluzionari dell’Ulster (contemporanea a una, pure attaccata, a sostegno del Bangla Desh – il movimento separatista del Pakistan orientale) provocando duri scontri. Una ventina di dimostranti sono stati arrestati.

Angelo Concas sta morendo

A Cagliari tre mesi fa Angelo Concas, un ragazzo quattordicenne che viaggiava appeso al tram per non pagare il biglietto (che lui, poverissimo figlio di poverissimi, non poteva permettersi), è stato picchiato selvaggiamente da un fattorino. Da tre mesi è in stato di coma: le speranze di salvarlo sono pochissime. All’ospedale dove fu ricoverato, venne vergognosamente trascurato, forse perché la famiglia non era in grado di pagare la retta. Non si spiega altrimenti tale atteggiamento. Vista l’inutilità del ricovero, la madre lo ha voluto presso di sé e lo cura personalmente; da tempo è costretta a somministrargli ogni tre ore alimenti tramite sonda. Il ragazzo sta morendo. L’unica possibilità di salvarlo è di ricoverarlo in una clinica privata.

Angelo Concas è fratello di Pier Paolo Concas, uno dei compagni arrestati “per i fatti di Sant’Elia” (la nota aggressione poliziesca durante la visita del papa nell’aprile del ’69) che ha scontato, innocente sette mesi di carcere preventivo. La madre si è rivolta ai compagni di Cagliari, i quali ci hanno scritto. La Crocenera ha aperto una sottoscrizione.

I libertari escono da Lotta Continua

Lotta Continua, il movimento marxista-leninista che pubblica l’omonimo quindicinale, ha istituzionalizzato la sua bizzarra forma organizzativa che, dietro un demagogico uso della pratica assembleare, nasconde una struttura autoritaria con una dirigenza autoelettasi (capi carismatici). Il preconvegno di Pavia il convegno nazionale di Bologna hanno sancito questa struttura, formalmente il primo, spettacolarmente il secondo. Fra le reazioni che hanno seguito i due convegni ed i giochi di potere connessi è particolarmente significativa quella della sezione di Forlì, dove i militanti di base di tendenza libertaria hanno dato luogo ad una scissione.

Pubblichiamo, di seguito, una loro lettera.

Forlì 7 settembre 1971

“Vogliamo spiegare ai compagni e ai simpatizzanti interessati perché noi, un terzo dei militanti di “Lotta Continua” di Forlì (cioè il gruppo di L.C. più importante e numeroso dell’Emilia-Romagna e uno tra i più importanti d’Italia), abbiamo abbandonato questa organizzazione. A Forlì L.C. era l’unico gruppo extraparlamentare esistente e quindi racchiudeva in sé diverse tendenze. La sua azione, ultimamente, non è stata il prodotto di un dibattito politico creativo della base, bensì è stata elaborata da una cerchia ristretta di sedicenti ideologi e poi imposta, con una serie di mediazioni burocratiche alle varie sedi. Cioè a dire il vecchio metodo stalinista del “Centralismo democratico” che soffoca ogni libera manifestazione di base è che non lascia spazio a sperimentazioni autonome, centralismo che, a parole, L.C. aveva dichiarato di ripudiare.

Che cosa non ci piace di “Lotta Continua”? L’estremo autoritarismo, la rigidità delle attività, il disprezzo nei confronti dei compagni di base che tentano di portare critiche costruttive al lavoro e alle direttive politiche, il persistere costante di modi borghesi e di rapporti borghesi in un gruppo che si autodefinisce rivoluzionario. È chiaro che tutto ciò non nasce a caso, ma deriva da una concezione sbagliata dell’organizzazione: evidentemente L.C. ha dato una risposta di tipo staliniano ai bisogni organizzativi sorti per superare la fase spontanea della lotta di classe: al posto della direzione collettiva articolata nei singoli nuclei di intervento, si è sostituita in maniera burocratica la direzione dei compagni più abituati all’attivismo. Così l’iniziativa e le capacità di giudizio divengono una specialità professionale mentre alla base militante spetta la “virtù” solo passiva della disciplina. Noi siamo decisamente contrari alla classificazione dei militanti che ripropone metodi ed arbitrii, tavole di merito di ben triste memoria e che nessun compagno sincero può accettare. Noi crediamo che in un gruppo politico, al fine di edificare una società comunista, senza classi, senza stato, occorrano un alto grado di educazione politica, di organizzazione e di coscienza di classe che si acquistano solo con l’esperienza politica diretta, ma che sono destinate a perdersi quando ci si distacca dalla lotta di classe. Oltre a questo è da rilevare l’estrema superficialità e il trionfalismo di L.C. in molte sue analisi politiche espresse soprattutto attraverso il suo giornale. Noi non accettiamo lo schematismo e il dogmatismo, secondo noi il pensiero politico rivoluzionario contiene due elementi fondamentali: l’analisi accompagnata dalla critica e la volontà attiva della classe proletaria. Chi non si serve di questi strumenti per noi non capisce e non vuole la rivoluzione, ma ne fa solo una parodia, parodia fra l’altro evidentissima nel programma di L.C. “Prendiamo la città”.

Poiché riteniamo che un’organizzazione come L.C. non possa essere mutata restando al suo interno, pensiamo che l’unica via giusta sia quella di porre una alternativa con la formazione di un nuovo gruppo politico libertario”.

Il gruppo dei comunisti libertari uscito da Lotta Continua

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