A rivista anarchica n10 Febbraio 1972 La cospirazione degli arrabbiati. l processo agli anarchici inglesi Prescott e Purdie, accusati di cospirazione, è stato solo l’anteprima del processo a Christie indicato dalla polizia come il cervello di una fantomatica Angry Brigade a cura di Josse

Il processo Prescott-Purdie ed il caso Christie

Londra, dicembre. La conclusione del processo, Prescott-Purdie durato tre settimane, alla “Old Bailey” (tribunale penale di Londra) è solo una fase della catena di eventi che hanno contrassegnato la tragica “saga” della “Angry Brigade”. La condanna di Jake Prescott a quindici anni di reclusione in quanto “colpevole di cospirazione a fini terroristici” (sebbene riconosciuto innocente degli attentati avvenuti) e l’assoluzione di Ian Purdie dagli stessi capi d’accusa, non sono altro che l’assaggio di quello che la “giustizia” inglese vuole riservare a Stuart Christie, fondatore della Black Cross (Croce Nera) inglese, nel processo che tra poco avrà inizio.

Angry Brigade (“Brigata Arrabbiata” o “Brigata degli Arrabbiati”) è la sigla con cui sono stati firmati in Inghilterra alcuni attentati negli ultimi due anni ed alcuni comunicati, inviati alla stampa, che teorizzavano forme di “guerriglia urbana”.

Come abbiamo già scritto su A, la polizia inglese ha voluto dare a questa “brigata”, vera o fantomatica che sia (attentati e comunicati potrebbero anche essere stati fatti da un solo “arrabbiato” oppure da un provocatore: non esiste nessuna prova dell’esistenza della Angry Brigade) l’etichetta anarchica, anche se il contenuto dei “comunicati non era specificatamente anarchico ma genericamente “rivoluzionario”. Inoltre il comandante Bond della squadra politica, che sin dalla fine del ’70 aveva alluso a Stuart Christie come a un sospetto membro della Angry Brigade, dopo il suo arresto (agosto ’71), lo indicò come addirittura il “cervello della cospirazione”. Ai giovani (11 in tutto, di cui alcuni anarchici, altri genericamente rivoluzionari) arrestati a più riprese nel corso della orchestrata “caccia” alla Angry Brigade è stata contestata l’accusa di “cospirazione”, un reato gravissimo (fino a 20 anni di carcere) che, anche ammessa la sempre negata e mai provata partecipazione degli arrestati alla Angry Brigade, resta ridicolmente sproporzionata agli innocui attentati firmati da tale organizzazione.

L’accusa

Il processo Prescott-Purdie iniziava il 10 novembre. Essi vennero accusati di quattro attentati, (la polizia aveva dapprima tentato di coinvolgerli in una cronologia di ventisette attentati nel giro di quattro anni). L’accusa era fondamentalmente basata sulle testimonianze di due carcerati che dividevano la cella con Prescott a Brixton nel gennaio scorso (uno che era evaso al tempo del procedimento in atto, riapparve per dare una storia identica all’altro carcerato). Essi asserivano che Prescott si vantava di aver preso parte all’attentato alla casa di Robert Carr (Ministro del Lavoro) insieme con un uomo chiamato Ian ed a due donne. I due carcerati, la cui identità fu tenuta nascosta in tribunale (venivano chiamati sig. A e sig. B), hanno ammesso che erano implicati in truffa e furto; entrambi dichiararono la veridicità delle loro testimonianze e la “mancanza di pressioni da parte della polizia”. Comunque, presumibilmente non furono creduti dalla corte, in quanto Prescott fu assolto dall’accusa dell’attentato alla casa di Carr.

A parte questo, le testimonianze d’accusa consistevano principalmente in stralci di documenti. I soli che potessero implicare Prescott e Purdie erano quelli scritti di loro pugno, ed il bello è che a un certo punto del processo un esperto calligrafo della polizia dichiarò che né Prescott né Purdie avevano scritto alcuno dei documenti veramente accusanti trovati alla “Comune” di Amhurst Road, il 20 agosto. Tuttavia questi vennero addotti lo stesso come prova, per confondere l’opinione pubblica e fornire la stampa di storie drammatiche.

Un’altra cosa interessante fu quando una ragazza che conosceva Prescott fu chiamata per testimoniare al processo. Essa ricordò un violento commento di Prescott, in una delle sue lettere, ma la testimonianza si capovolse dopo un confronto con la difesa. Tale confronto rivelò che, in circa un centinaio di lettere inviatele, egli aveva menzionato la violenza solo una volta, e che non aveva mai parlato di bombe o esplosivi. Le testimonianze di sei persone a favore della difesa, che fornì Prescott di alibi per le notti degli attentati al Ministero del Lavoro (8.12) ed alla casa di Carr (12.1), non vennero accettate dalla corte in quanto si erano tutti rifiutati di rilasciare dichiarazioni alla polizia. L’esercizio di un diritto legale deve essere considerato come un atto sospettoso oggigiorno. Non ci sono dubbi che la legge possa essere subito cambiata per rendere le cose più facili all’autorità. Comunque gli alibi furono presumibilmente creduti o al minimo non vennero negati dalla giuria, in quanto Prescott fu assolto dai due attentati.

Una delle cose più strane del processo fu l’articolo del “Times” del 24.11, il quale suggeriva falsamente in due punti che Prescott avesse incastrato Purdie con la sua testimonianza. La difesa di Purdie sollevò la cosa in tribunale, e il “Times” dovette dedicare un terzo del suo articolo del 25.11 ad una “errata corrige” che finiva con la dichiarazione: “Il Times si rammarica delle sue inesattezze dovute alla disattenzione del nostro cronista”. Sarebbe interessante conoscere direttamente che cosa è successo per indurre un giornale di così chiara fama a perpetrare un tale errore…

La cosa completamente inspiegabile fu la presenza di Prescott sul banco dei testimoni il 22 e il 23.11, che deve essere stato il risultato o del parere male informato del legale o una bravata personale, o entrambi. Tutta la sua testimonianza fu coraggiosa, molta parte fu di grande effetto, (il racconto del suo passato), altra fu utile (l’esclusione di Purdie dalla complicità), ma in parte fu disastrosa (l’ammissione di aver indirizzato tre buste per il comunicato nr.4 della “Angry Brigade” dopo l’attentato a Carr). Mentre apprezziamo alcuni dei suoi commenti – come quello: “se la classe dominante fosse abbattuta o con la violenza o buttandola nel Tamigi con i rifiuti, sarebbe una buona cosa per il popolo” – noi rimaniamo convinti che ci sono solo due valide ragioni per presentarsi sul banco dei testimoni in casi come questi: o per negare completamente ogni addebito; o per fare una completa ammissione di ogni cosa e sostenerla con una forte difesa politica. Ma anche dopo una simile dannosa “confessione”, che può aver fatto parte di un piano donchisciottesco per discolpare Purdie, è difficile vedere come Prescott potesse essere incolpato di far parte della “Angry Brigade”; poteva essere considerato un simpatizzante, forse, ma difficilmente un cospiratore. Non ci sono prove che lui abbia preso parte a qualsiasi incontro per decidere attentati o anche che ne fosse a conoscenza.

Ma l’avvocato di Prescott si dimostrò incompetente, non sollevò le eccezioni che potevano essere sollevate contro la procedura e non seppe contro-interrogare i testimoni dell’accusa, che potevano essere fatti propri dalla difesa. D’altra parte l’avvocato di Purdie fu all’altezza della situazione e Purdie, seguì la prassi corretta di stare lontano dal banco dei testimoni, basandosi sul principio tradizionale della legge inglese per cui tocca al tribunale decidere la colpevolezza e non alla difesa dimostrare l’innocenza. Per una volta il principio ha funzionato e Purdie è stato assolto e scarcerato ma egli è ancora accusato per assegni a vuoto e il 1° 12 gli hanno rifiutato la libertà provvisoria per questa accusa minore, nonostante il fatto che in genere venga concessa. Comunque Ian Purdie ha già trascorso nove mesi in carcere per un crimine che non ha commesso – e questa la chiamano giustizia.

Il giudice

È difficile trovare parole adatte per descrivere il giudice Melford Stevenson. La sua sentenza era così influenzata e – come l’anno scorso al processo nella “Cambridge Garden House” – così politica (mentre pretendeva di essere apolitica), che Prescott giustamente gli urlò: “Rottame” andandosene dal banco degli accusati. Quel giudizio non possiamo che confermarlo. Melford Stevenson ha pronunciato la sua sentenza oscena su Prescott, con un discorso che deve essere preso come testimonianza di pura follia, non solo sua ma di tutto il sistema di vendetta organizzata chiamata giustizia.

“Fortunatamente per voi, la giuria vi ha assolto dal secondo e dal terzo capo d’accusa, sulla partecipazione agli attentati alla St. Jame’s Square ed alla casa di Carr, e io devo naturalmente fedelmente agire in conformità con le conclusioni della giuria”.

Il che significava che egli era in disaccordo con la giuria ma non poteva dirlo (non che fosse importante poiché aveva fatto quello che voleva con la prima accusa).

“Ma essa vi ha accusati di complicità nella peggiore cospirazione che io abbia mai sentito in anni di esperienza”. Si è dimenticato della banda Kray, che ha condannato ad un totale di 142 anni, solo nel 1969? Suggerisce seriamente che la “Angry Brigade” sia peggio di quella?

Presumiamo che quel “peggiore” significhi niente di più che politicamente inaccettabile.

“Non ho dubbi che voi siate stati scelti come strumento da gente più pericolosa. Essi sono tuttavia ignoti, ma io egualmente devo far fronte al fatto che abilmente facevate parte di quella cospirazione”.

La sola “prova” sulla partecipazione di Prescott nella “cospirazione” che venne “stabilita” in Tribunale fu che egli conosceva i cospiratori in quanto essi gli chiesero di indirizzare alcune buste al loro posto. Ma se avesse conosciuto il contenuto avrebbe potuto facilmente alterare la propria calligrafia. Allora doveva essere punito non a causa della sua abile partecipazione agli attentati, ma perché deliberatamente rifiutò di denunciare quelli che lo avevano usato come “strumento”.

“Io considero, come mi è stato chiesto, il vostro infelice passato, che indubbiamente ha contribuito alla situazione in cui vi siete cacciato. Se io non tenessi anche conto della vostra strumentalizzazione, nel senso che ho appena detto, la sentenza sarebbe stata più pesante.

Più pesante di quindici anni? La pena massima per cospirazione a fini terroristici è di venti anni.

All’inizio del 1892, con il caso della anarchico Walsall, un gruppo di quattro uomini (dopo essere stato infinocchiato da un agente provocatore di nome Auguste Coulon) venne processato e imprigionato, tre a dieci anni e uno a cinque, per fabbricazione di bombe, non da usare in questo paese ma da inviare in Russia.

David Nicoll, l’editore di “Commonweal”, il giornale anarchico più importante dell’epoca, in un articolo pubblicato il 9 aprile 1892, che descriveva l’azione della polizia, il processo ed il giudice, concludeva con la domanda: “Questi uomini hanno diritto a vivere?”.

Per questo, egli, a sua volta, fu imprigionato per diciotto mesi, ma aveva ragione.

Noi non approviamo l’azione terroristica come metodo politico, e riteniamo inutile o controproducente mettere bombe negli uffici governativi, nei commissariati di polizia nelle case dei ministri e ufficiali di polizia, ma dobbiamo dire che se il comandante Bond, Jhon Mathew, e Melford Stevenson, fossero fatti saltare in aria, noi difficilmente sentiremmo rammarico dopo quello che essi hanno fatto a Jake Prescott e tentato di fare a Ian Purdie.

La stampa

La stampa inglese ha generalmente assunto, in questa occasione, un atteggiamento ignorante e mistificante; l’Evening Standard del I dicembre, in un articolo dal titolo “I violenti che parlano con le bombe”, identifica la “Angry Brigade” con gli anarchici e descrive i “guerriglieri urbani” come “violenti attivisti di una rivoluzione di lavoratori, studenti, insegnanti, sindacalisti, omosessuali, disoccupati e donne del movimento di liberazione”, concludendo che “l’ideologia della brigata arrabbiata è sostenuta appassionatamente dalla stampa underground”.

Il “Daily Express” del 2 dicembre esprimeva l’opinione del “giusto idiota” e riferendosi alla condanna la definiva: “severa, ma giusta”, – e inoltre: “il verdetto per Prescott dovrebbe essere una scossa elettrica per i gruppi anarchici… Adempiendo giustamente al suo ruolo di difensore della legge, il giudice Melford Stavenson ha meritato la gratitudine di ogni democratico”.

Il Daily Mirror del 2 dicembre descriveva Prescott come uno strumento degli anarchici, in un articolo intitolato “Il piano per il potere della Angry Brigade, che fra l’altro diceva: “La Brigata Arrabbiata” è parte di un movimento mondiale underground nato, sul finire degli anni sessanta, dalla cultura hippy e dal movimento di liberazione della donna. Una banda di rivoluzionari – intelligenti, ma traviati. Il loro fine è spaventevolmente semplice. Creare il panico con atti terroristici. Le autorità reagiranno con la repressione e i lavoratori protesteranno contro tale misura. Semplice, ma condannata al fallimento. Il popolo odia la violenza politica”.

“Il Guardian” del 2 dicembre in un caotico articolo che contraddiceva il suo passato “liberale” attaccava duramente: “Un gruppo di anarchici (o forse più di uno) che si oppongono crudelmente al sistema capitalistico, usando le bombe come unica forma di dibattito politico e che ora ci mostreranno uno “show” di giustificazioni intellettualoidi a sostegno della recrudescenza della violenza. Non è una ideologia che possa venir mai accettata in una democrazia. La democrazia è il sistema politico preferibile in quanto, tra vari argomenti ragionevoli, uno solo è destinato a prevalere, tramite il voto popolare.

Gli anarchici possono dire che le loro bombe sono destinate solo contro la proprietà, ma di fatto mettono in pericolo vite umane, spesso di quelli che non c’entrano. La società ha il dovere assoluto di proteggersi dal terrorismo”. E concludeva con il giudicare la sentenza contro Prescott troppo severa, visto che non esistevano prove sulla sua partecipazione alla preparazione ed alla attuazione degli attentati (comunque, per il Guardian, l’occasione era troppo favorevole per non scatenare una caccia all’anarchico). Da parte sua l’incredibile “Daily Telegraph” riportava l’opinione che: “contro tiranni e dittatori di ogni sorta, l’uso di bombe o di proiettili, comunque esecrabili in situazioni particolari, è comprensibile. Dove la democrazia è imperfetta, dove i poveri, per esempio, le donne, i gruppi religiosi o razziali sono esclusi dal diritto del voto, la violenza appare l’unico modo per ottenere il riscatto della propria condizione. L’attività di Prescott e della Brigata Arrabbiata è un avvertimento salutare che la democrazia più perfetta, (un uomo un voto) non riesce a disarmare tutti i dissensi violenti (L’Ulster è naturalmente un altro caso). Noi tendiamo a confondere la volontà di una maggioranza come la volontà di tutti. Noi ci aspettiamo che le minoranze attendano la loro volta, pacificamente, in attesa di diventare maggioranza. Ma non è sempre così”.

Il prossimo processo

Nel frattempo le autorità si stanno preparando per il processo, veramente “importante”, agli altri giovani implicati nel caso; i quattro arrestati alla Comune di Amburst Road, (George Buchanam , Hilay Creek, James Greenfield, Anna Mendelson) e altri cinque, arrestati in seguito (Chris Bott, Stuart Christie, Angela Weiz, Allen e Pauline Couroy) tra il 21 ed il 22 di agosto del 1971.

Da allora compaiono, settimanalmente, davanti al magistrato inquirente, in attesa del processo, che dovrebbe iniziare tra poco. Nel frattempo sono state presentate il 24 novembre due richieste di scarcerazione, di cui solo una ha avuto successo, quella a favore di Stuart Christie (animatore della Crocenera anarchica in Inghilterra) non è stata accolta, malgrado l’offerta di una grossa cauzione da parte dell’attrice Vanessa Redgrave, di Stuart Hood e di nostri compagni, (ma nel corso della richiesta, l’avvocato è almeno riuscito a ricavare una buona dose di informazioni). Il primo dicembre è stata avanzata, questa volta con successo, un’altra richiesta a favore di Pauline Couroy, insegnante universitaria arrestata il 23 novembre. Le motivazioni erano: il suo bambino, il suo lavoro “rispettabile” ed alcuni parenti ricchi; le richieste della polizia erano una cauzione di 20.200 sterline (30.300.000 lire) e condizioni umilianti (niente attività politica, niente cambio di residenza, niente passaporto, libertà vigilata). Ma ci sono ancora otto compagni in galera, capaci di passare da 5 a 6 mesi dentro prima di essere convocati per il processo ed aspettare un anno prima di essere processati. Non c’è molto da fare per loro, tranne che organizzare manifestazioni, sensibilizzare l’opinione pubblica e, al limite, inviargli pacchi e lettere.

Le informazioni sul processo a Christie emergono dal confronto tra il suo avvocato e il comandante Bond circa i motivi del rifiuto alla sua scarcerazione.

Bond ha rivelato che, durante gli ultimi 4 anni (n.d.t. Stuart è ritornato nel ’67 in Inghilterra, dopo tre anni e mezzo di carcere in Spagna, per il suo appoggio attivo alla resistenza antifranchista), Christie è sempre stato tenuto sotto sorveglianza e spesso perquisito; e che, sebbene non esista la minima prova del legame tra lui e la “Angry Brigade“, è considerato il “principale motore” della cospirazione. Bond ha anche espresso il parere che un simile processo non può non tener conto dell’attività politica di Stuart negli ultimi 7 anni, dal giorno del suo arresto in Spagna nell’agosto 1964 (e si riferiva evidentemente alla condanna a 20 anni impartitagli dai franchisti per trasporto di esplosivi).

L’unico aspetto positivo dell’intera tragedia, a parte la soluzione di Purdie, è stata la presa di posizione del Consiglio Nazionale per le Libertà Civili che ha fatto causa alla polizia per l’arresto ingiustificato di due persone, nel corso della caccia alla Angry Brigade.

Che fare

Un compagno è stato condannato a 15 anni di galera (a meno del ricorso in appello), e 9 possono aspettarsi fino a 20 anni di galera a testa. Non è questo il momento per intavolare una discussione politica sul principio e prassi della guerriglia urbana, esemplificati in Inghilterra dalla Angry Brigade, sebbene forse per qualcuno né varrebbe la pena (come per IUk – rivista marxista che ha pubblicato un articolo dal titolo “La politica delle bombe”). Questi ignobili speculatori hanno la sfacciataggine di presentare la Angry Brigade come epigone della più antica tradizione anarchica, quella della propaganda del fatto, dimenticando abilmente che il terrorismo non è mai stato una condizione essenziale dell’anarchismo, bensì un aspetto marginale e storico, e l’Irlanda di oggi lo dimostra, di tutte le componenti minoritarie.

Il nostro impegno oggi, in questa atmosfera gravida di minacce nei nostri confronti (il che vuol dire che l’anarchismo rimane l’unica vera alternativa al sistema), non può fermarsi ad una semplice azione solidaristica nei confronti dei compagni ingiustamente incarcerati. Noi non crediamo nella giustizia dei padroni, ovunque si trovino, sia in Italia che in Germania, che in Inghilterra, perché ha sempre un unico scopo: reprimere chi lotta per la propria emancipazione.

Dobbiamo ampliare il nostro intervento per creare le condizioni di una vera presa di coscienza popolare.

(da un articolo di Freedom n.38 – settimanale della Federazione Anarchica Britannica).

Traduzione ed elaborazione di Josse

***

Cari compagni,

ho ricevuto il numero 8 di A e vi ringrazio.

Sembra che il nostro processo vada per le lunghe, come quello a Valpreda. Non siamo stati ancora convocati dal magistrato inquirente ed è probabile che ciò non avvenga prima del gennaio ’72, se tutto va bene. Un assaggio, comunque, l’abbiamo già avuto con il processo a Prescott e Purdie (arrestati nove mesi fa con la stessa accusa): Purdie assolto in quanto, in nessun modo, sono riusciti a comprovare le accuse e allora è stato chiaro che il suo arresto era dovuto unicamente alle sue idee politiche.

La Gran Bretagna non può più piangere sulle condanne e sul trattamento inferto ai prigionieri politici in Spagna, Grecia, Sud Africa ed altri posti del genere. Con questa sentenza artefatta si è messa sullo stesso piano di quei regimi che condannava. Un’altra indicazione da questo processo: il giudice, Melford Stevenson, uno dei giudici più reazionari in Gran Bretagna, ha detto che la sentenza è stata leggera e che quando i “veri” colpevoli saranno giudicati (ovviamente si riferiva a noi) otterranno la sentenza massima. Ciò significa che se noi, con prove e testimonianze fabbricate a puntino, saremo riconosciuti colpevoli dalla corte, non potremmo aspettarci che un minimo di vent’anni!

Mi meraviglio quanto a lungo resista la “facciata” della democrazia liberale in Gran Bretagna. La repressione diventa sempre più evidente a tutti i livelli. E questo perché lo “Stato”, impaurito, è costretto ad usare sempre più la polizia, a dimostrare così il vero volto delle conquiste sociali.

Quando tale volto diviene evidente, allora non ci sono alternative, oltre allo stato di polizia!

Mi manterrò in contatto con voi per tutta la durata del processo.

Salute Stuart.

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