A rivista anarchica n12 Aprile-Maggio 1972 Gli anarchici e le candidature protesta (di anonimo)

La prima candidatura di protesta socialista fu quella, nelle elezioni del 1874, di Ernesto Bignami, direttore del giornale socialista “La Plebe”, internazionalista vicino in parte a Bakunin e in parte a Marx, più volte arrestato per la sua attività politica. “Non fu una candidatura socialista, ma di protesta. – scrisse più tardi lo stesso Bignami – Io non avevo neppure l’età voluta dalla legge; mi trovavo in carcere in seguito al tentativo insurrezionale di Taranto e Molfetta (che avevo insistentemente sconsigliato!) ed alcuni generosi amici, incoraggiati anche da Giuseppe Garibaldi, che veniva raccomandandola caldamente, posero la mia candidatura in segno di protesta contro le continue persecuzioni subite, alle quali ero fatto segno.”

Bignami, dunque, non faceva parte del “partito” anarchico (come allora era chiamato il movimento anarchico), ed anche il noto militante anarchico Carlo Cafiero, quando venne presentato candidato nel 1882, già si era praticamente allontanato dal “partito” anarchico per avvicinarsi a quello socialista; e nel contempo si veniva aggravando la malattia mentale che l’avrebbe condotto alla pazzia ed alla morte in manicomio.

Ugualmente fuori dai gruppi anarchici, seppure spesso vicino a loro ed alle loro posizioni, fu Amilcare Cipriani, leggendaria figura di vero combattente internazionalista, presentato candidato di protesta nel 1882 (senza successo), nel 1886 (eletto, ma le elezioni furono ripetute) ed altre volte con successo. Queste sue candidature di protesta coincisero con la sua barbara detenzione nel penitenziario di Portolongone; una continua mobilitazione di tutta la sinistra riuscì ad ottenere nel contempo che gli fosse riconosciuto il diritto al passeggio all’aperto dopo ben cinque anni di continua detenzione senza mai uscire all’aperto.

Il problema delle candidature di protesta si pose in tutta la sua importanza al movimento anarchico durante le elezioni del 1897. Strumento di punta della propaganda anarchica ed antielettorale di allora era il giornale “L’Agitazione” di Ancona, diretto da Errico Malatesta, che pubblicò una serie di articoli decisamente antielettorali per spiegare chiaramente la posizione astensionistica degli anarchici. Fu proposta innanzitutto la candidatura dell’anarchico carrarino Galileo Palla, già arrestato in seguito agli incidenti di Roma in occasione del primo maggio 1891, che la respinse dalla colonia di confino in cui era internato. Fu quindi la volta di Paolo Schicchi, anarchico, autore di un attentato dimostrativo (senza vittime) contro il consolato spagnolo di Genova nel 1892, e perciò condannato ad oltre undici anni di reclusione.

Anche tale proposta cadde per l’opposizione dello stesso Schicchi e dei compagni di Viterbo ad ogni speculazione più o meno bene ispirata. Poi l’attenzione si posò sul nome di Pietro Gori, notissimo militante anarchico, avvocato, sociologo, che inviò una lettera dalla sua Rosignano Marittima (Livorno) protestando contro l’iniziativa inconsulta dei compagni del collegio di Lari. Ed infine furono i compagni di Roma ad avanzare il nome del compagno anarchico Luigi Galleani, coatto all’isola, che reagì subito con una energica lettera obbligando i promotori ad archiviare il loro tentativo. Questa lettera fu pubblicata nella seconda edizione del 21-3-’97 de “L’Agitazione” di Ancona, che già una settimana prima aveva pubblicato una nota al riguardo di Errico Malatesta. Chiarissima era la posizione di Malatesta: comprensione umana per l’aspirazione alla libertà dei compagni reclusi, ma netta opposizione politica a qualsiasi candidatura, anche di protesta, perché inevitabilmente si trasforma in una “porta aperta all’equivoco e alle transazioni”.

Cesare Batacchi, macchinista teatrale, internazionalista fiorentino, processato nel 1879 con altri attivi internazionalisti di Firenze ed allora condannato all’ergastolo per una bomba che aveva provocato quattro morti in un corteo monarchico e che risultò essere stata invece lanciata da provocatori al servizio della destra e della questura, fu presentato candidato di protesta dai socialisti nelle elezioni del febbraio 1900 nei collegi di Torino e di Pietrasanta (Lucca), nell’ambito della lunga ed intensa campagna tesa ad ottenere la sua liberazione ed il definitivo riconoscimento della sua innocenza. Risultò eletto nel collegio di Pietrasanta e, nonostante l’elezione venisse invalidata, il governo fu costretto a liberarlo.

Che comunque la posizione degli anarchici sia sempre stata quella espressa da Malatesta nella nota citata lo dimostra anche la netta opposizione che gli anarchici stessi fecero al compagno Pietro Calcagno, relegato da sette anni nell’isola di Ventotene, e presentato candidato di protesta dai repubblicani alle elezioni suppletive nel quinto collegio di Milano nel 1902. La candidatura di protesta di Calcagno, nell’ambito di una forte campagna di stampa promossa dal quotidiano repubblicano “L’Italia del Popolo”, veniva sostenuta per ottenere la liberazione dell’anarchico, in gravi condizioni di salute, e soprattutto per protestare contro il domicilio coatto, considerato un relitto dei tempi crispini. La candidatura di Calcagno venne vivacemente sostenuta dai repubblicani perché direttamente contrapposta alla candidatura, risultata vincente, del leader socialista Filippo Turati. E questa lotta fra socialisti e repubblicani non fece altro che aumentare l’opposizione degli anarchici alla manovra che vedeva il Calcagno “strumentalizzato”.

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