A rivista anarchica n9 Gennaio 1972 Il “mostro” che fa paura allo stato a cura della Crocenera Anarchica

“Questo processo non s’ha da fare”. Questa, che per due anni è parsa essere la parola d’ordine, degli inquirenti per la strage di stato, è stata raccolta ora con buona grazia da tutti i tenutari del potere. L’ultima trovata per rinviare il processo e l’irreperibilità di un locale adatto. Mentre i giudici cercano casa, la salute di Valpreda e Gargamelli va peggiorando.

A qualcuno farebbe comodo un Valpreda morto!

Il 26 novembre, l’Ufficio Stampa del Ministro di Grazia e Giustizia ci ha informato che Valpreda non sarà trasferito al carcere di Rebibbia, in quanto in questo carcere “non esiste infermeria, bensì soltanto un ambulatorio di pronto soccorso, mentre a Regina Coeli esiste una ben attrezzata infermeria”. Cade così anche la speranza di allontanare Valpreda dal carcere di Regina Coeli dove le sue condizioni diventano ogni giorno più gravi. Il comunicato del Ministero di Grazia e Giustizia non dice però che la cella occupata da Valpreda a Regina Coeli si trova proprio sopra la cucina delle carceri, che dall’unica finestra entra aria già viziata, maleodorante e satura di vapori. Non dice che Valpreda soffre di gravi disturbi alla circolazione, e che Robertino Gargamelli, suo compagno di stanza, soffre di asma bronchiale e non dice che, consciamente, sta compiendo un atto criminale sottoponendo due persone per oltre due anni in queste condizioni di salute ad un clima umido, soffocante, moralmente e fisicamente asfittico. Il Ministero di Grazia e Giustizia sapeva e sa benissimo che Valpreda e Gargamelli non hanno bisogno di un intero ospedale a loro disposizione, ma di un posto dove il clima sia più decente, le celle più decenti, le condizioni di vita e di sopportazione più tollerabili, come in effetti è il carcere di Rebibbia. Il tono insolente e carognesco di questo comunicato è in perfetta armonia con il linguaggio incivile con cui Cudillo e Occorsio parlano di Valpreda, stretti l’uno all’altro di fronte alla minaccia che il futuro processo rappresenta per loro.

In realtà, se Valpreda sta male e starà ancora peggio, acquista maggiori probabilità di realizzazione l’inespressa speranza che ci lasci la pelle. Inoltre a Regime Coeli c’è Merlino. Merlino deve restare a contatto con Valpreda a tutti i costi per continuare a confermare la tesi di Cudillo dell’anarchico folle nelle mani del provocatore anarco-fascista.

La lettera che un po’ di tempo fa uscì da Regina Coeli e che portava in calce alle firme dei compagni quella di Mario Merlino non è che l’ultimo esempio di queste manovre. Merlino in carcere è trattato con ogni riguardo, ma sa benissimo che se sgarra i “camerati” gli faranno la pelle. Adesso fa l’anarchico “convertito definitivamente” come gli hanno ordinato, ed è quello che in tutti i modi sta cercando di dimostrare. Sappiamo che è tuttora sotto costante ricatto dei “camerati” fascisti. Non ci stupirebbe che il prossimo “suicida” fosse proprio lui, prima che il giudice Falco riesca a trovare un’aula per il suo processo.

Chi è Falco

Il processo e la duplice condanna di Braibanti sono tra i più disgustosi esempi di cieco oscuroantismo medioevale che la Magistratura italiana ha saputo offrirci dalla fine della guerra ad oggi. Chi ha condannato Braibanti ha agito nel più bieco spirito reazionario, moralista e inquisitorio, uno spirito giustificabile solo in parte come espressione di fascismo politico, e frutto per il resto del più puro “bigottismo” meschino e timorato di Dio. Ed è proprio il giudice di Braibanti (guarda caso!) che presiederà il processo per la strage di stato.

Data la persona, è presumibile che punterà a squalificare Valpreda come essere umano (se Valpreda fosse o no un essere umano è un dubbio che ha già afflitto a lungo i giornali della destra dopo le bombe) contando sulla censurata e fremente approvazione da parte di una “giuria popolare” composta, come al solito, da insegnanti vergini e professionisti timorati.

Ampio locale uso processo cercasi

Niente di nuovo per quanto riguarda il perimetro del locale in cui dovrà essere svolto il dibattimento. Dopo i “tentativi falliti” per ottenere un locale all’EUR o all’Università, “si spera” che l’intervento della Presidenza del Consiglio, sollecitato dal Procuratore Generale e dal Primo Presidente della Corte d’Appello valga a convincere il CONI a cedere il Palazzetto dello Sport, il Foro Italico o lo Stadio Flaminio. Sforzi ammirevoli, che mirano soprattutto a rimandare il processo od a farlo svolgere fuori di Roma (idea che viene discretamente proposta ad ogni piè sospinto), e che nella migliore delle ipotesi è utile per impedire alla difesa di programmare la chiamata dei testi per il dibattimento e la stessa linea di difesa. Non ultima è la preoccupazioni di “sventare ogni possibile attacco da parte dei gruppi di sinistra che caleranno in forze a Roma…”. Come è noto gli anarchici e i gruppi di sinistra non camminano, “calano” al processo carichi di dinamite, cannoni e spingarde, mentre i camerati di Delle Chiaie e Almirante porteranno dolciumi e ramoscelli d’ulivo.

La sinistra parlamentare chiede lumi

Di fronte a tutto questo, la sinistra ufficiale ha messo la testa sotto la sabbia per non vedere e non reagire. Continua a chiedere stupidamente (chiedere a chi, poi?) che venga fatta luce su questo o su quello “oscuro episodio”, che venga chiarita “ogni eventuale responsabilità”. Che altro vuole chiarire oltre a quello che è già stato chiarito? La polizia (Calabresi e soci) ha ucciso Pinelli, ha torturato e strappato false confessioni ai compagni accusati per le bombe del 25 aprile, ha messo in tasca a Faccioli foglietti compromettenti, ha circuito e “subornato” la teste Zublena, che in collaborazione con il giudice Amati ha costruito la montatura che è franata vergognosamente durante il processo della primavera scorsa, ha sottratto atti di ufficio dichiarando il falso in dibattimento. Il Questore Guida ha diffamato Pinelli ed ha mentito sapendo di mentire, non c’è alcun’altra interpretazione possibile del suo comportamento. Vittorio Occorsio è autore di una sentenza istruttoria in cui i fatti vengono palesemente travisati. A questo punto non si tratta di chiedere che “venga fatta luce”, ma di chiedere formalmente e pubblicamente l’incriminazione di questi personaggi per assassinio, falso, reticenza, abuso di potere e un’altra dozzina di reati. Ma la sinistra non lo farà, perché è occupata a contrattare la giustizia sulla pelle di Valpreda e, perché no, anche di Calabresi e Amati, colleghi “minori”.

La testa di Valpreda per la testa di Guida e il divorzio. Il silenzio sulle “responsabilità” per un presidente della Repubblica gradito. Gli anarchici e gli extra-parlamentari di sinistra in cambio degli extra-parlamentari di destra (i fascisti più estremisti e picchiatori ma meno pericolosi), e il gioco è fatto.

Chi non vuol vedere

In realtà, dal 25 aprile in poi, la sinistra ufficiale non ha fatto assolutamente nulla, nulla per Braschi, Pulsinelli, Della Savia, e gli altri, nulla per Pinelli di cui non si sarebbe mai parlato se non fosse stato incriminato Pio Baldelli, e, inutile illudersi, non farà nulla per Valpreda. A questo punto, è già troppo tardi per tentativi di recupero da parte di qualsiasi partito di sinistra, la sinistra è coinvolta e il suo silenzio imposto.

Sarà forse frutto della nostra analisi settaria, ma è un fatto che nessuna notizia, nessuna attività di controinformazione è nata dai giornali della sinistra ufficiale. Nessuna denuncia dei metodi dell’inchiesta è stata abbastanza incisiva da cambiare qualcosa nella realtà. Nessuna interrogazione parlamentare ha avuto esito, nessuno ha insistito. Da due anni le prove sull’assassinio di Pinelli e sull’innocenza di Valpreda, Bagnoli, Gargamelli, ecc. si vanno accumulando ma la sinistra si ostina a parlare di “misteriosa fine” dell’anarchico e di “oscuri risvolti” della strage e “non certa colpevolezza di Valpreda”, esattamente come fece il 16 dicembre.

Certi episodi restano “oscuri” solamente per chi non vuole vedere chiaro o per chi ha già venduto la verità in cambio della partecipazione presente o futura al potere.

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