A rivista anarchica n14 Settembre 1972 Legittima difesa di La Redazione

In una lettera al settimanale anarchico “Umanità Nuova”, Giovanni Marini chiarisce le circostanze in cui, il 7 luglio a Salerno, durante uno scontro con una banda di picchiatori fascisti rimase ferito non gravemente un compagno e mortalmente un teppista “tricolore”.

Il Marini, detenuto e incriminato per “omicidio volontario” ricorda il clima salernitano di intimidazione, provocazione e violenza fascista, delle aggressioni alle sedi ed agli esponenti dei gruppi di sinistra, i picchiatori fatti venire per le “spedizioni punitive”, da Napoli, Bari Avellino… In questo clima, “la sera del 7 luglio – scrive il Marino – ricevemmo molte provocazioni da noi non raccolte, perché convinti come sempre del vuoto politico delle risse e perché ci eravamo accorti del gironzolare minaccioso di tutta una squadra di picchiatori di A.N. e del M.S.I. (…) Ed anche in via Velia, quando continuò l’aperta sfida fascista, io e Scariati passammo davanti senza rispondere. A molti metri di distanza, solo quando non vidi al mio fianco Mastrogiovanni mi accorsi che era aggredito, che stava per terra sanguinante e corsi in suo aiuto (…) e cercando di proteggerlo e di proteggermi, mi difendevo indietreggiando, colpendo di striscio”. Il Marino rischia trent’anni di galera. È colpevole di legittima difesa, è colpevole di non aver fatto la fine di Mario Lupo, il militante di L.C. di Parma accoltellato dai fascisti. Nel corso delle ributtanti interrogazioni parlamentari relative ai fatti di Salerno, il segretario salernitano del PCI ha definito il Marino “uno sciagurato”.

 

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