A rivista anarchica n21 Maggio 1973 Salerno: fascisti e giudici di La Redazione

Sui muri di Salerno i fascisti locali sfogano il loro livore, insultando il giudice Gentile, che si è “permesso” di fare cadere, nella sentenza di rinvio a giudizio di Giovanni Marini, le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Queste pazzesche aggravanti, come i lettori ricorderanno, erano state proposte dal P.M. filo-missino Alfonso Lamberto per il giovane anarchico, “colpevole” di avere ferito mortalmente, per legittima difesa, il dirigente neo-fascista Carlo Falvella, che il 7 luglio dello scorso anno aveva aggredito con una squadra di accoltellatori lo stesso Marini ed il suo compagno Mastrogiovanni.

La sentenza istruttoria (è tutt’altro che anti-fascista: non riconosce la legittima difesa e coinvolge solo uno degli aggressori missini per il solo reato di rissa aggravata) oltre che ai fascisti locali non è piaciuta neppure alle toghe di ermellino di Napoli. Infatti, subito dopo la chiusura dell’istruttoria, la Procura Generale di Napoli aveva inviato un fonogramma alla Procura di Salerno per sollecitare la riapertura dell’istruttoria, ma quattro giorni dopo un contro-fonogramma della stessa Procura Generale di Napoli consigliava di lasciar tutto come stabilito dal giudice Gentile.

Marini, intanto, è stato nuovamente trasferito, da Matera a Brindisi allontanandolo ancora di più da familiari, compagni e difensori, nonostante vi sia una precisa disposizione di legge che garantisce, ai detenuti in attesa di giudizio, il diritto di essere incarcerati a non più di cento chilometri dal luogo di residenza.

La causa di questo ennesimo trasferimento è, al solito, duplice. Da un lato si tenta di placare la volontà del giovane anarchico (complicando e ritardando i suoi rapporti personali ed epistolari con l’esterno); dall’altro lo si vuole punire per il coraggio con cui in ogni carcere sa rivendicare i suoi diritti e quelli degli altri carcerati. C’è cioè contemporaneamente il disegno più generale di sfibrare prima del processo la resistenza di Marini e la volontà dei singoli guardiaciurma di togliersi dai piedi un “rompiscatole” la cui fierezza costituisce “cattivo esempio”.

Il compagno Mastrogiovanni, coimputato di Marini e da alcune settimane in libertà provvisoria, è stato nel frattempo oggetto delle solite pesanti “attenzioni” da parte degli squadristi fascisti. Fin dalla sua scarcerazione, sui muri di Salerno sono comparse scritte minacciose nei suoi confronti, cui hanno fatto seguito due violente aggressioni che hanno mandato Mastrogiovanni all’ospedale; la più recente di queste aggressioni è stata bestiale nella sua vigliacca violenza – in linea con la tradizione dei Balbo e dei Farinacci. Mastrogiovanni è stato proditoriamente assalito da una trentina di squadristi, picchiato a sangue con mazze, pugni di ferro e catene, e lasciato per terra; raccolto da una pantera della polizia, è stato trasportato in ospedale. Gli aggressori sono sempre gli stessi che, giorni dopo, hanno aggredito alcuni militanti di “Lotta Continua”, e che cercano di imporre il terrore missino a Salerno. Possibile che Falvella non gli sia bastato?

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