A rivista anarchica n21 Maggio 1973 Sovversivi a Reggio. I fascisti di Ciccio Franco? No, gli anarchici. Ovvero, il giudice Galli celebra a modo suo il trentennale della Resistenza. di Gruppo Anarchico Reggio Calabria

È stato notificato un avviso di reato per violazione dell’Articolo 270 del Codice Penale (“associazioni sovversive”), a cinque compagni di Reggio Calabria. Tale procedimento penale si inserisce nel quadro dei fatti avvenuti nel ’69 e relativi al tentativo delle Autorità costituite di addebitare agli anarchici la paternità dei numerosi attentati terroristici avvenuti in quell’anno e culminati nel sanguinario eccidio del 12 dicembre alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano.

Il 22 gennaio 1970, infatti, i cinque compagni, di età variabile dai 18 agli 82 anni, subirono perquisizioni domiciliari, ordinate dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria al fine di trovare armi ed ordigni esplosivi ed al fine di trovare elementi atti a giustificare un’incriminazione, altrimenti insostenibile, per aver tenuto collegamenti con i compagni innocentemente accusati della strage di Piazza Fontana.

Nelle abitazioni dei cinque compagni furono sequestrate varie pubblicazioni anarchiche, materiale di propaganda, corrispondenza e circolari interne pervenute al gruppo di Reggio Calabria, giornali e riviste del nostro movimento. È chiaro quindi che questi compagni vengono oggi indiziati del reato di cui all’Art. 270 del C.P. soltanto perché trovati in possesso di libri e pubblicazioni e perché hanno tenuto contatto con le altre organizzazioni anarchiche.

Nel 1973, a 30 anni dalla caduta del fascismo e a 25 anni dalla proclamazione della Costituzione repubblicana, siamo costretti ancora a vedere minacciata la libertà di un individuo, solo perché egli ha manifestato il proprio pensiero. Ma il giudice istruttore che ha firmato l’avviso di procedimento penale forse non conosce il pensiero anarchico. Infatti l’Articolo 270 del Codice Penale, ideato e firmato da Mussolini e dal Guardasigilli Rocco per colpire con la galera e con il confino di polizia i militanti delle organizzazioni contrarie al regime fascista, punisce coloro che costituiscono “associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato”.

Chi è a conoscenza delle elementari teorie del pensiero anarchico sa invece che l’essenza libertaria di tale ideologia nega nel modo più assoluto qualsiasi forma di dittatura e di potere, mentre basa la convivenza sociale non sulla supremazia di un ceto o di una classe sociale, bensì sulla coscienza che ha ogni individuo dei diritti e dei doveri nei confronti della collettività umana.

Se è pur vero che noi auspichiamo l’uguaglianza sociale ed economica, l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’abolizione delle frontiere e dei nazionalismi, l’abolizione degli eserciti, l’emancipazione dei popoli con la lotta all’analfabetismo, al razzismo, alle divisioni in sette religiose, è altrettanto vero che noi anarchici non presumiamo di essere i protagonisti della lotta liberatrice, ed è per questo che non potremo mai costituire un partito o un’elite politica, ma vogliamo che protagonista ne sia la società stessa e che volontariamente ne scelga i metodi e le armi.

Oggi è evidente, invece, a chi serve la violenza, ed è assurdo volerla attribuire agli anarchici come loro caratteristica, soprattutto assurdo in una città dove la violenza fascista si è delineata chiaramente in ogni suo aspetto e dove tutte le organizzazioni politiche ed i singoli cittadini stessi hanno dovuto subirla pesantemente.

Gruppo Anarchico Reggio Calabria

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