A rivista anarchica n22 Giugno Luglio 1973 Libertà per Marini di E. M.

Il clima di terrore missino instaurato a Salerno e le continue dirette provocazioni che precedettero l’aggressione del 7 luglio 1972 agli anarchici Marini e Mastrogiovanni (nel corso della quale gli aggressori ebbero la peggio ed uno di loro, Falvella, venne ferito a morte dal Marini), vanno facendosi sempre più noti, man mano che viene indagata e documentata dai compagni la consistenza e l’attività delle bande dei picchiatori tricolori e dei mezzi di cui il MSI dispone e si serve per trasformare Salerno in una “base” fascista nel Sud. Un po’ di nomi e fatti sono già comparsi su queste colonne. Ora è la volta di un tristo personaggio, che a Salerno viene indicato come uno dei maggiori responsabili del neofascismo locale ed artefice degli ultimi successi elettorali del MSI.

Costui continua a rimanere nell’ombra, perché è stranamente rispettato da tutti quelli che scrivono di cose salentine.

È costui un ricco avvocato quarantenne che risponde al nome di Giacomo Mele, già capo di “Ordine Nuovo” a Salerno e dal 1969 segretario provinciale del M.S.I.. Rauti è suo ospite frequentissimo ed Almirante, ad ogni comizio, gli dedica una decina di minuti di elogi. Ex paracadutista, ex ufficiale del famigerato San Marco, campione di tiro e vicepresidente della locale sezione del Tirassegno nazionale, si mise in luce nell’autunno caldo quando prese a guidare squadracce di picchiatori fascisti davanti alle fabbriche, riuscendo a conquistarsi l’appoggio e la fiducia degli industriali e la compiaciuta acquiescenza della Questura. Con i soldi rimediati a furia di “punizioni” agli scioperanti portò a sei le sezioni cittadine del MSI e fondò sezioni in tutta la vastissima provincia. La cronaca locale dei quotidiani di tutte le tendenze si occupa di lui solo in termini elogiativi. Si dice però che sia abituato ad eliminare i contrasti interni impugnando una pistola e che abbia partecipato a numerose azioni teppistiche (la devastazione della sede del “Manifesto” e di una sede del PCI, l’assalto ad “Avanguardia Operaia” e al bar “Nettuno”), alle bastonature seguite alla morte di Falvella (si fingeva zoppo per girare senza dar sospetto con un nodoso bastone).

Ha organizzato il partito con disciplina paramilitare e non esita a prendere per il collo i recalcitranti. A Sapri certo Milite, dopo essere stato “manualmente” trattato dal violento federale dovette essere portato a braccia fuori dalla sezione, mentre alcuni elementi della organizzazione giovanile fascista furono oggetto d’una lezione a colpi di frusta sotto la minaccia di una pistola).

Dietro tutta la serie di provocazioni e di violenze che hanno condotto all’autodifesa del Marini, c’è anche questo temuto personaggio, forte nel partito per essere vecchio gerarca di Rauti ed uomo di fiducia di Almirante e riverito dagli altri partiti per il timore di pestaggi, che non esita a minacciare apertamente ed in prima persona, giacché si vanta di poter raccogliere in due ore trecento picchiatori e tremila con preavviso di un giorno (per una manifestazione sui parà precipitati alla Meloria e terminata in una bolgia di prepotenze fasciste riuscì ad imporre una sfilata durata due ore e ad un comizio elettorale di Almirante portò cinquantamila fanatici reclutati in tutta la provincia in piazza della Concordia che, per la vastità, è evitata da tutti i partiti). Lo stesso è naturalmente il primo dei difensori del camerata parà Alfinito, che, insieme al Falvella, aggredì Mastrogiovanni e Marini.

Nonostante queste note abitudini, i difensori di Alfinito (fra cui il sopra descritto avv. Mele) hanno impugnato la sentenza di rinvio a giudizio opponendosi all’incriminazione di Alfinito per rissa.

Con ciò hanno ritardato di molti mesi la data di inizio del processo, cosa che certo non li disturba dal momento che in carcere c’è solo Marini.

Nel momento in cui scriviamo, Marini si trova in carcere a Lagonegro, proveniente da Brindisi, e proveniente in precedenza da ben altre nove carceri. Quando il giornale sarà in edicola, Giovanni sarà già stato forse trasferito in un nuovo carcere. I continui trasferimenti mirano ormai chiaramente a mettere in atto un piano di persecuzioni senza sosta, con l’intento di fiaccare la resistenza fisica e morale di Marini. Oltre a questo, ogni occasione è buona per sottoporlo a restrizioni punitive, o a selvaggi pestaggi da parte dei carcerieri come è successo nel carcere di Matera. Non riceve giornali, e solo poche lettere riescono ad attraversare la strettissima censura.

Forti della copertura di cui ancora godono ad alto livello, i fascisti salernitani non hanno smesso di aggredire in forze i compagni isolati, e per ben due volte Mastrogiovanni ne ha fatto le spese.

E. M.

Egregio Direttore,

sono quello che può essere definito un qualunquista di sinistra e non condivido moltissime delle cose che scrivete. Tuttavia desidero congratularmi con Lei e con i Suoi collaboratori per la ferma battaglia antifascista che le forze anarchiche conducono, e, in occasione del vostro numero speciale per il trentennale della Resistenza, per il sostegno che avete voluto dare al mio amico Giovanni Marini, vittima del fascismo missino e di stato.

Debbo comunque rilevare che le vostre informazioni sono incerte spesso inesatte (ad es. il MSI a Salerno ha preso circa 20.000 voti di fronte ai circa 27.000 della DC e 16.000 del PCI, ha sezioni in quasi tutti i numerosi comuni della provincia ed è animato da propositi “durissimi”; dispone inoltre di mezzi assai più larghi di quelli che voi fate intuire) e non sottolineano abbastanza tutto l’oppressivo terrore al quale il Marini si è opposto con la sua autodifesa.

(…)

Mi congratulo di nuovo e saluto cordialmente.

C. G. (Salerno)

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