A rivista anarchica n26 Gennaio Febbraio 1974 Anarchici oggi. XI Congresso della F.A.I. di P.F.

Il recente congresso della F.A.I. (vedi nota a lato) ha visto convergere per alcuni giorni a Carrara numerosi anarchici, che hanno partecipato (come delegati di gruppi aderenti alla F.A.I. oppure come osservatori) ai lavori del congresso; poiché la F.A.I. suole tenere i suoi congressi a distanza di circa due-tre anni l’uno dall’altro, essi vengono a costituire un periodico momento di riflessione sulla situazione del movimento anarchico in Italia. La numerosa presenza di delicati di gruppi aderenti alla G.I.A., ai G.A.F. ed autonomi ha ancora una volta dimostrato l’interesse con il quale l’intero movimento segue il dibattito politico che all’interno della F.A.I. si era fatto nei mesi precedenti il congresso particolarmente acceso: si consideri poi che la F.A.I. (costituitasi nel 1945) è la più “anziana” organizzazione del movimento di lingua italiana, e nonostante difficili periodi di crisi ne è tutt’oggi anche la più numerosa. Inoltre da alcuni anni l’intero movimento anarchico (compresa la F.A.I.) sta conoscendo un periodo di notevole rilancio quantitativo che ha ridato peso ed incisività alla presenza anarchica nella società italiana.

Bandiere nere

Di bandiere anarchiche, sette, otto anni fa se ne vedevano ben poche, molto poche, a volte proprio nessuna: fin dagli anni dell’immediato dopoguerra praticamente erano scomparse, o meglio, si erano a tal punto rarefatte che nessuno quasi più le riconosceva. Poi, con il “maggio francese”, l’inizio della “contestazione” studentesca ed operaia, le bandiere nere e rosso-nere dell’anarchia sono di nuovo spuntate numerose nei cortei, nelle fabbriche occupate, nelle scuole, in tutti posti di lotta. Non solo in Francia ed in Italia, ma un po’ dovunque, negli Stati Uniti come in Germania, in Giappone come in Australia.

È un dato di fatto incontestabile, riconosciuto ormai da tutti, che la fine degli anni sessanta ha segnato una tappa molto importante nella storia ormai più che centenaria dell’anarchismo internazionale. Prima del ’68, infatti, il movimento anarchico attraversava da molti anni una crisi quantitativa preoccupante: pochi erano i giovani che si avvicinavano all’anarchismo, mentre il numero dei militanti più anziani si era andato sempre più assottigliando. In alcuni paesi questo processo (che a molti pareva preannunciare una progressiva estinzione dell’anarchismo come movimento operante nelle lotte sociali) era lento, ma in altri la crisi era particolarmente accentuata e vedeva un progressivo orientarsi delle giovani generazioni “ribelli” verso i nuovi miti marxisti-leninisti del maoismo, del trotskismo, del castrismo, ecc..

L’Italia che fin dall’inizio era stata e sempre aveva continuato ad essere un paese particolarmente vivace nell’accogliere l’anarchismo, soffriva anch’essa per questa crisi quantitativa del movimento anarchico; se poi si considera che la ventennale dittatura fascista aveva di fatto limitato moltissimo il formarsi della generazione di mezzo fra le “vecchie barbe” e le nuove generazioni che si accostavano al movimento, allora si avrà un quadro più chiaro della situazione degli anarchici italiani intorno alla metà degli anni sessanta, prima dell’attuale rilancio.

L’anarchismo riscoperto

La ventata di “contestazione globale” che dal ’68 in poi scosse e continua a scuotere l’establishment di tutti paesi più industrializzati, ed anche di alcuni altri, ha provocato naturalmente un rapido ingrossarsi delle fila anarchiche, in seguito al quasi improvviso rilancio di metodi e fini di lotta che il movimento libertario agita fin dalla sua costituzione (1872) e che lo differenziano da tutte le altre formazioni politiche. L’interesse per le esperienze di autogestione, una rinnovata critica alle dittature comuniste dei paesi dell’est, il constatato immobilismo e la volontà controrivoluzionaria dei partiti della sinistra tradizionale, il metodo dell’azione diretta, delle decisioni assembleari, l’esigenza di sfuggire anche esistenzialmente al totalitarismo della “società del benessere”: queste sono alcune, solo alcune, delle ragioni che hanno spinto consistenti gruppi di giovani (soprattutto studenti) a “riscoprire” l’anarchismo, il socialismo anti-autoritario e libertario di Bakunin, Kropotkin, Malatesta. Libri ed opuscoli di parte anarchica sulla rivoluzione russa, sulle collettività spagnole libertarie e sulla politica controrivoluzionaria degli stalinisti in Spagna nel 36-39, sono stati rapidamente venduti e sono andati esauriti, dopo che per molti anni la loro diffusione era stata lenta e difficoltosa. Annusata la possibilità di discreti profitti, anche la grande editoria (di sinistra e non) si è interessata alla ristampa di pubblicazioni di ogni genere sull’anarchismo. Basti pensare, per fare un esempio per l’Italia, che la “Storia degli anarchici italiani” di P.C. Masini è stata in testa alle classifiche nazionali di vendita per settimane e settimane nel 1970.

Nelle scuole e nelle università si sono costituiti in questi ultimi anni collettivi, nuclei di scuola, gruppi che esplicitamente si richiamano all’anarchismo, diffondono la stampa ed i libri anarchici, portano ai cortei le bandiere nere, ecc.. Questo fenomeno, che intorno al ’68 interessava perlopiù i centri più grandi (Milano, Roma, Firenze, ecc.), è oggigiorno riscontrabile in molti centri di minore importanza, sia i margini delle megalopoli industriali, sia un po’ dovunque in tutte le regioni italiane. In misura inferiore, ma non per questo di minore interesse, il rilancio dell’anarchismo interessa anche alcuni settori della classe operaia, particolarmente in quelle fabbriche in cui più acuto è lo scontro di classe, e quindi più evidente risulta la funzione pompieristica esercitata dal sindacato CGIL-CISL-UIL.

L’integrazione difficile

La crescita numerica di questi anni è giunta imprevista, almeno nelle sue notevoli attuali dimensioni, per cui il “tradizionale” movimento anarchico ha avuto e continua ad avere non pochi problemi: anche se, dopo molti anni, sì può finalmente parlare di problemi di sviluppo, in un più di problemi di anzianità. Nella ’68 come ora, il movimento in Italia era formato da tre federazioni a carattere nazionale (Federazione Anarchica Italiana – F.A.I.; Gruppi d’Iniziativa Anarchica – G.I.A.; Gruppi Anarchici Federati – G.A.F.) e da un certo numero di gruppi “autonomi”, non aderenti ad alcuna delle succitate tre federazioni. Il tradizionale e caratterizzante metodo associativo degli anarchici non ha dunque subito modifiche, nè l’avrebbe potuto senza porsi così automaticamente al di fuori dell’anarchismo: l’associazione per affinità degli individui nei gruppi, e di questi nelle federazioni, è infatti da oltre un secolo il modo organizzativo comune a tutti gli anarchici, contro qualsiasi concezione e metodo associativo autoritario.

Le cose, comunque, non sono così semplici come forse potrebbero apparire: il rapido ed imprevisto afflusso di molti giovani simpatizzanti pone innanzitutto agli anarchici il problema dell’integrazione di questi giovani nella comunità anarchica. Per molteplici ragioni (fra le quali la loro giovane età e la loro caratterizzazione perlopiù studentesca) una buona parte dei neo-anarchici ignora il tradizionale patrimonio storico di lotte di limpidità e etica che differenzia in maniera inconciliabile l’anarchismo da qualsiasi forma di socialismo autoritario. Vi è inoltre da sottolineare il fatto che l’ideologia marx-leninista domina ampi settori della “cultura” ufficiale, ed egemonizza da decenni quella “di sinistra”: ne deriva che molti giovani si accostano all’anarchismo provenienti da pur deludenti esperienze in formazioni comuniste, delle quali non pare facile eliminare il marchio negativo. Tutto ciò può essere constatato, per esempio, nella tendenza di alcuni gruppi (non solo in Italia) ad avvicinarsi a metodi organizzativi efficientisti, basati sul rispetto da parte della minoranza dei deliberati della maggioranza, sulla necessaria completa omogeneità teorica e tattica, sul mito (tipicamente autoritario) della grossa organizzazione disciplinata e compatta. È evidente, un’impostazione organizzativa di questo tipo, l’influenza più o meno diretta della concezione leninista del “centralismo democratico”, che è in tutto e per tutto antitetica a quella anarchica basata sull’autonomia come metodo organizzativo.

È stato d’altra parte inevitabile che, ingrossandosi le file anarchiche, ne risultasse aumentato anche quel settore di estrema sinistra che si pone, o meglio cerca di porsi a mezza strada fra l’anarchismo ed il marxismo, e che di solito viene definito “marxista libertario”. È questo un fenomeno che, pur avendo poco o niente a che spartire con l’anarchismo (checché ne pensino i marxisti libertari), dimostra ulteriormente l’insofferenza di ampi settori delle ultime generazioni di fronte all’autoritarismo che distingue indistintamente tutte le forze politiche tradizionali.

In questo contesto può in parte essere spiegato il sorgere e lo sviluppo di un movimento come Lotta Continua, che ha rappresentato una relativa novità portata dalle agitazioni del ’68, e che nei primi tempi (ma solo allora!) ha agitato parole d’ordine tipicamente libertarie, pur senza mai qualificarsi con precisione. Il potenziale sviluppo libertario di simili movimenti si è comunque definitivamente arrestato a mano a mano che la loro matrice marx-leninista è emersa.

Luci ed ombre

Al di fuori di qualsiasi ibrida ed impossibile commistione con qualsiasi tendenza autoritaria, il movimento anarchico vive oggi la sua esistenza autonoma; negli ultimi anni Umanità Nova, il settimanale della F.A.I. che esce senza interruzioni dal 1946, ha aumentato di molto la sua tiratura; inoltre continuano ad uscire il quindicinale L’Internazionale e la rivista bimestrale Volontà. Dal 1971 a queste pubblicazioni si è aggiunta A-Rivista Anarchica, per cui la stampa anarchica nel suo insieme ha visto ultimamente quasi raddoppiare la propria diffusione. I libri stampati dalle varie case editrici anarchiche si esauriscono in breve tempo, e – come abbiamo prima accennato – l’anarchismo è bene o male presente nei recenti cataloghi delle principali case editrici ufficiali. In tutta Italia esistono oltre un centinaio di gruppi (per lo più composti da giovani militanti), ai quali vanno aggiunti numerosissimi collettivi, gruppetti di quartiere e di paese, circoli di studi sociali, ecc. sparsi sia nelle zone tradizionali della presenza anarchica (Carrarese, Anconetano, Romagna, ecc.) sia altrove.

In questi ultimi anni, inoltre, si sono viste in alcuni grossi centri delle affollate manifestazioni indette dagli anarchici, che a Milano, per esempio, come in altri grossi centri, hanno a volte raccolto migliaia di partecipanti. Tutto ciò, lo ripetiamo, è la miglior risposta ai molti becchini che sconsideratamente hanno voluto considerare moribondo il socialismo libertario.

La generale tendenza della società contemporanea verso il totalitarismo in ogni aspetto della vita sociale, l’influenza nefasta esercitata dal marx-leninismo negli ambienti “rivoluzionari”, le difficoltà di integrazione fra anziani e giovani militanti e quindi di trasmissione critica del patrimonio etico-politico che caratterizza l’anarchismo: queste sono alcune delle “ombre” che vediamo nella situazione attuale del movimento anarchico.

Va sottolineata anche l’esigenza, particolarmente sentita da molti gruppi di giovani, di riacquistare terreno nel mondo operaio e contadino, rilanciando la lotta per l’autogestione, costruendo il sindacato libertario, stimolando la critica della base nei confronti dei vertici del sindacato di regime (CGIL CISL UIL).

Pur nella precarietà e nelle difficoltà esistenti, dunque, vi è la coscienza di vivere da alcuni anni in una fase di rilancio del pensiero e dell’azione anarchica: lo spettro dell’anarchismo da oltre un secolo continua a spaventare padroni, preti, burocrati. E non ha alcuna intenzione di scomparire, anzi!

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XI Congresso della F.A.I.

Dal 22 al 26 dicembre scorsi si è riunito a Carrara l’undicesimo congresso della Federazione Anarchica Italiana (F.A.I.). Erano presenti alcune decine di delegazioni di gruppi e varie individualità aderenti alla F.A.I. provenienti da ogni parte d’Italia. In qualità di osservatori hanno presenziato ai lavori del congresso delegati di gruppi autonomi, e di gruppi aderenti alle altre due federazioni nazionali oggi esistenti nel movimento anarchico: i G.A.F. (gruppi anarchici federati) ed i G.I.A.(Gruppi d’iniziativa anarchica). Un anziano militante della Federation Anarchiste Francaise (F.A.F.) ed un giovane delegato della Federation Anarquista Iberica (F.A.I.) hanno portato il saluto delle loro rispettive organizzazioni: particolarmente applaudito l’intervento di quest’ultimo, che ha espresso la piena solidarietà dei militanti della F.A. Iberica (clandestina) con i giustizieri che poche ore prima avevano liberato la Spagna dalla iena Carrero Blanco. Il congresso si è tenuto a porte chiuse, ha introdotto alcune modifiche di carattere non sostanziale nel Patto associativo della F.A.I., rinviando ad un prossimo convegno straordinario la rotazione degli incarichi relativi alla Commissione di Corrispondenza, alla redazione del settimanale Umanità Nova ed alla Libreria della F.A.I. Dopo un lungo dibattito in sede di commissione di studio e di congresso, è stata alfine approvata all’unanimità una mozione su “Gli anarchici e la situazione attuale”, nella quale – fra l’altro – si afferma che l’impegno rivoluzionario antiautoritario degli anarchici ha da esplicarsi contro tutta la globalità del sistema, quindi anche in quei settori non esplicitamente economici, laddove alle istituzioni autoritarie ed accentratrici della burocrazia parassitaria (regioni, provincie, comuni, organismi di quartiere) deve opporsi l’istanza del decentramento federalista e libertario propria dell’anarchismo, e contro quelle istituzioni (esercito, polizia, carceri e magistratura) in cui il potere concretizza la sua potenza legalizzata. Rispondendo ad una “Lettera aperta dei G.A.F. al movimento”, diffusa in occasione del congresso F.A.I., il Congresso stesso ha confermato la disponibilità della Federazione Anarchica Italiana per uno sviluppo organico della collaborazione fra le diverse componenti del movimento anarchico.

 

 P. F.

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