A rivista anarchica n28 Aprile 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

Rumor dopo Rumor

Rumor (quello, per chi se ne fosse dimenticato, che era ministro degli interni nel 1969 all’epoca della strage di stato) ha riformato un governo di centro-sinistra, dopo la mini-crisi determinata dall’uscita di La Malfa e dei suoi repubblicani. Il nuovo centro-sinistra rinasce più o meno con lo stesso programma di quello che l’ha preceduto (non si riesce a capire perché i comunisti lo trovino peggiore, tanto da preannunciare una “opposizione dura” al posto della “opposizione diversa”), ma già logoro in termini di credibilità.

Rinasce all’insegna della contraddizione che ha logorato tutti i precedenti governi di centro-sinistra: il riconoscimento della necessità di una seria politica di riforme sociali e di programmazione economica e l’incapacità di realizzare altro che interventi parziali che scontentano tutti, leggi-stralcio che rinviano i problemi e una miriade di leggine e decreti a carattere settoriale e corporativo che soddisfano esigenze di sottogoverno.

Strage di stato

Catanzaro. Gargamelli ostenta una collana con ciondolo anarco-hippy; Valpreda alza il pugno su richiesta dei fotografi, scrive reportages per rotocalchi e saluta Merlino (“Mario, D’Ambrosio ti ha prosciolto completamente!”); Merlino, l’infiltrato fascista, continua imperterrito a spacciarsi per anarchico (ora per “anarco-individualista”) come se nulla fosse stato chiarito sul suo “anarchismo”… Anche gli “imputati” fanno del loro meglio per intonarsi al processo il cui prologo s’è tenuto il 18 marzo. Un processo alla cui serietà nessuno più finge di credere; sostanzialmente, beninteso, perché formalmente tutto viene recitato – imputati esclusi – con una serietà da smascellarsi.

Come se non bastasse tutto quello che è stato detto e scritto e fatto in questi anni, proprio in apertura di processo è giunta la notizia che il milanese D’Ambrosio stava rinviando a giudizio, per la strage di piazza Fontana, i camerati Freda, Ventura e compagnia brutta.. Un rinvio a giudizio che, come si è subito saputo dai quotidiani e dalla televisione, scagiona completamente l’ex gruppo 22 marzo (infiltrato compreso) e documenta con timers, borse, registrazioni su nastro, ecc. le responsabilità dei fascisti padovani. Qui anche il buon D’Ambrosio si ferma. Dopo avere con tutta la sua istruttoria dimostrato oggettivamente le responsabilità di poliziotti, ministri, magistrati che hanno voluto imboccare la “pista anarchica” per coprire la “pista fascista”, proscioglie – per non aver commesso il fatto – i super-sbirri di Milano e Roma che aveva a suo tempo indiziato di reato. Si riserva, è vero, di approfondire le indagini sul petroliere fascista Monti (supposto finanziatore) e sul “giornalista” Giannettini (collaboratore del SID e supposto collegamento fra il gruppo neo-nazista veneto e il servizio segreto militare), ma è ragionevole supporre che anche questa indagine faccia la fine di quella su Catenacci, Provenza, Allegra.

A Catanzaro, intanto, il “prologo” delle formalità ha appurato che, secondo le serissime intenzioni del Tribunale, il processo dovrebbe riprendere a fine marzo e rimanere in cartellone, al ritmo di tre udienze a settimana (feste e ferie escluse), per tutto il ’74 o giù di lì. Un programma certo interessante per la pro-loco di Catanzaro, ma non si sa quanto per la giustizia. Neppure per quella di stato, che esce sempre più malconcia da ogni episodio di questa inverosimile vicenda giudiziaria. Non saremo certo noi a lamentarcene.

Spagna

Dopo il garrotamento di Puig Antich che i sanguinari e cattolicissimi oppressori della penisola iberica hanno consegnato al boia nonostante l’intervento (tiepido, certo, ma per chi ci crede o dice di crederci “autorevolissimo”) della monarchia vaticana, dopo che il giovane militante del M.I.L. (che la stampa ha continuato a definire erroneamente anarchico forse perché il garrote è comunemente riservato agli anarchici) è stato strangolato con una feroce testardaggine che ha maggiormente colpito chi, come noi, s’era quasi lasciato illudere dal lungo tempo trascorso dalla condanna, dopo questa riaffermazione di “fermezza”, la natura essenzialmente repressiva del governo di Arias Novarro (non a caso ex ministro degli Interni ed ex sbirro) ha continuato a manifestarsi con fermi, arresti, processi. Nella sola Barcellona, ai primi di marzo sono stati arrestati sei giovani d’un gruppo anarchico (cinque dei quali giovanissimi, tra i quindici e i diciotto anni) ed il 22 marzo altri 22 militanti anarchici di due gruppi.

La repressione, che vuole essere probabilmente una prova di forza del regime, mostra in realtà la forza e la diffusione raggiunta dall’opposizione antifranchista in genere e da quella anarchica in particolare e la sua pericolosità per il fascismo iberico, che è costretto a ricorrere a metodi scopertamente brutali che preferirebbe certo evitare, perché contraddicono quel pacifico lento trapasso a forme di regime “quasi democratico” che dopo trentacinque anni di dittatura sembra opportuno (se non inevitabile), per ragioni economiche e politiche.

La Redazione

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