A rivista anarchica n32 Ottobre 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

Marini

L’11 ottobre, se non ci saranno rinvii, Giovanni Marini sarà processato a Roma, insieme a Livio Zanetti (direttore responsabile de l’Espresso), per “oltraggio e calunnia”, su denuncia della Procura della Repubblica relativa ad una intervista dell’anarchico salernitano pubblicata sul settimanale.

Per lo stesso giorno era stato fissato (ed è stato rinviato per ovvi motivi) un altro processo a Marini per “oltraggio” (ad uno sbirro del carcere di Matera). Altre otto imputazioni, per oltraggi alla Corte (tribunali di Salerno e di Vallo della Lucania) e per partecipazione a rivolte carcerarie.

Si rivela più che mai necessario un appoggio del movimento anarchico al coraggioso militante.

Frattanto sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui Marini è stato condannato a 12 anni di galera. Secondo il signor Fienga, presidente della Corte che ha condannato Marini ed estensore materiale della sentenza il Marini voleva uccidere ed uccise; uccise in stato d’ira pervaso allora dal cosiddetto “raptus emotivo a valanga”. Il fatto che Marini abbia proclamato la sua innocenza viene spiegato con il fatto che egli era, schiavo come è dei gruppi politici ai quali apparteneva ed ai comitati che in suo favore si sono costituiti, non esprime la sua vera personalità, ma invece una personalità alterata quasi al limite tra la sanità e l’insanità mentale. Gli squadristi fascisti Falvella (l’ormai fu Falvella) ed Alfinito, d’altro canto, sono leggiadramente descritti come giovani soddisfatti della loro vita, dei loro studi compresi ed ammirati nell’ambito familiare ed in quello più vasto del loro ambiente sociale, pieni di speranze per l’avvenire che si profilava per loro radioso.

Qualora non ce l’avesse ancora, ci sembra doveroso segnalare il signor Fienga al fucilatore Almirante per una tessera Honoris Causa al M.S.I.. Ma, francamente, ci sembra proprio strano che non ce l’abbia ancora.

Heil Fienga!

Cile

Nel primo anniversario del golpe militare cileno, fiumi di lacrime (d’inchiostro) ipocrite sono stati versati, nelle rotative di tutto il mondo sedicente “democratico”, sull’efferatezza del regime militare. Di fatto, però, l’Italia è rimasta l’unico Paese occidentale che non ha riallacciato i rapporti diplomatici con i sanguinari golpisti (nonostante le continue pressioni di migliaia di borghesi e piccolo-borghesi italo-cileni fascistizzanti). Una volta tanto meritevolmente in coda.

La Repubblica Popolare Cinese, invece, non li ha mai interrotti i rapporti diplomatici con il Cile. Misteri orientali dell’internazionalismo leninista.

E, a proposito di rapporti con il Cile, un altro paese della sedicente “area socialista” viene alla ribalta: la Romania che ha recentemente offerto ai militari un prestito di 100 milioni di dollari (“solo” 70 miliardi di lire, ma è il pensiero che conta). Misteri balcanici dell’internazionalismo di sinistra.

Esperantisti a congresso

Si è riunito a Bergamo, ai primi di agosto, il congresso della Sennacieca Asocio Tutmunda (S.A.T.), una delle organizzazioni internazionali esperantiste, la cui denominazione significa “Associazione Mondiale Anazionale”. Non si tratta di una semplice associazione di individui dediti allo studio ed all’uso dell’esperanto. Obiettivo dichiarato dalla S.A.T. è infatti quello di “utilizzare praticamente l’idioma internazionale Esperanto e porlo al servizio del proletariato mondiale; facilitare le relazioni fra i suoi membri e creare fra di loro un sentimento di vera solidarietà umana, informare ed educare i suoi aderenti affinché essi divengano i più capaci e i più perfetti fra coloro che si definiscono internazionalisti”. La S.A.T., come appare evidente, rifiuta il cosiddetto “neutralismo”, cioè la concezione che vede l’esperanto come un semplice idioma, slegato da una qualsiasi visione della società ed esigenza di lotta. La S.A.T., infatti, è nata in occasione del 10° congresso esperantista di Parigi (1914) per opera degli esperantisti rivoluzionari, decisi appunto a fare dell’esperanto uno dei momenti (per loro di primaria importanza) della lotta di emancipazione delle classi sfruttate. Nel 1931 la S.A.T., a sua volta, conobbe una scissione: gli esperantisti marxisti-leninisti, guidati dagli stalinisti, abbandonarono l’organizzazione e fondarono l’I.P.E. (Internazionale dei proletari esperantisti) che ebbero però breve vita.

Ancora oggi la S.A.T. ha un orientamento rivoluzionario libertario e razionalista, come dimostrano i titoli dei volumi dei quali ha curato la traduzione in esperanto e la ripubblicazione (L’etica di Kropotkin, Ai giovani di Kropotkin, La società libertaria di Bastien, Cristianesimo e patriottismo di Tolstoy, Faust di Goethe, ecc.).

Umanità Nova torna a Milano

Alla fine dello scorso mese di settembre la redazione di Umanità Nova è passata da Roma a Milano. Ciò è avvenuto in ottemperanza ad un preciso deliberato dell’undicesimo congresso della Federazione Anarchica Italiana (F.A.I.) tenutosi a Carrara nel dicembre 1973, che decise di affidare al gruppo “Lotta anarchica” di Milano l’incarico redazionale del settimanale. Tale decisione è stata perfezionata nei suoi particolari pratici da un apposito convegno della F.A.I., tenutosi a Carrara a metà settembre.

Contemporaneamente al trasferimento della redazione sono state annunciate novità tipografiche e grafiche. Innanzitutto Umanità Nova comincerà ad essere stampato dalla cooperativa “Il Seme“, recentemente costituitasi a Carrara per iniziativa di due giovani anarchici. Il giornale sarà anche rinnovato nella sua veste grafica, in modo da presentarsi più vivace e moderno. Il prezzo per una copia è stato aumentato, a parità di formato e di pagine, da 100 a 150 lire.

Va infine rilevato che, dopo cinquantatre anni, la redazione di Umanità Nova torna a Milano, dove il giornale fu fondato (quotidiano) il 26 febbraio 1920. Il 23 marzo dell’anno successivo, subito dopo l’attentato del Diana, la redazione fu devastata dalle squadracce fasciste e pertanto fu trasferita a Roma, dove riprese le pubblicazioni due mesi dopo per poi interromperle definitivamente nel dicembre del 1922, in seguito a ripetuti attacchi armati delle camice nere. Durante la Resistenza Umanità Nova riprese ad uscire (clandestinamente) a Firenze ed a Roma: le pubblicazioni regolari ripresero solo all’indomani della “Liberazione”, a Roma, prima come organo della Federazione Comunista Libertaria laziale, poi come settimanale della F.A.I.. Da allora non ha mai interrotto le pubblicazioni.

Alla nuova redazione di Umanità Nova i nostri migliori auguri di proficuo lavoro e l’auspicio di una fraterna collaborazione.

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