A rivista anarchica n33 Novembre 1974 Libertà per Belgrado Pedrini di Federazione Italiana Associazioni Partigiane (Carrara)

Belgrado Pedrini (vedere l’articolo apparso sul settimanale Umanità Nuova n.26 del 20.7.1974), è ancora in carcere, malgrado abbia già scontato 32 anni. Venne infatti arrestato nel 1942; evaso nel giugno 1944 per partecipare alla Resistenza, venne nuovamente arrestato nel maggio 1945. Condannato all’ergastolo nel 1949, la sentenza è stata poi commutata in 30 anni.

Nonostante tutte le amnistie, egli è, inspiegabilmente, ancora detenuto. La sua scarcerazione, per avere scontato tutta la condanna, dovrebbe già essere avvenuta. Ma il suo calvario non è affatto finito; lo attendono ancora tre anni di quella che eufemisticamente viene definita casa di lavoro, e che in realtà è una galera ancora peggiore. Dopo più di trent’anni di galera, anche la beffa di tre anni di casa di lavoro!

Le condizioni psico-fisiche di Pedrini inoltre sono pessime; stremato da trenta anni di prigionia nei vari penitenziari, è ancora sull’orlo di un collasso definitivo, i tre anni aggiuntivi di casa di lavoro, significherebbero per lui la morte certa! Non è qui il caso di dare giudizi umani sui fatti da lui commessi, anche se vanno ricollegati alla lotta antifascista: il fatto che sia evaso per fare il partigiano è significativo e il riconoscimento dei comandanti di brigate operanti nella Lunigiana, Alessandro Brucellaria ed Elio Wochiecevich, ne sono esplicita conferma. (…)

Ci rivolgiamo a tutti coloro che hanno partecipato alla Resistenza e che ora potrebbero favorire la scarcerazione di uno che come loro ha combattuto il fascismo, per ricordare loro che è loro preciso dovere intervenire affinché Pedrini venga scarcerato al termine della pena e non debba subire ulteriori pene detentive in case di lavoro o istituti “rieducativi”.

Federazione Italiana Associazioni Partigiane (Carrara)

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