A rivista anarchica n35 Febbraio 1975 Cronache sovversive a cura della Redazione

Sindacato sbirri

Noi anarchici siamo proprio incontentabili. Siamo sempre i primi a sottolineare quanto il nostro Paese sia culturalmente arretrato rispetto alla grande maggioranza degli altri paesi europei e poi, quando almeno in un campo si affianca ai più moderni e “progressisti”, ecco che continuiamo a lamentarci. Sarà, ma in effetti il fatto che gli sbirri della P.S. stiano per costituire un loro sindacato (come già accade appunto in tanti altri Stati) non ci trova proprio entusiasti. Con la sindacalizzazione della sbirraglia è lo stesso concetto sindacale che tocca il fondo, dimostrandosi in tutto e per tutto slegato da qualsiasi ideale di emancipazione sociale.

Francamente, noi anarchici non ci guadagneremo ne ci perderemo niente. Ed altrettanto le altre forze rivoluzionarie. A meno che non si consideri più simpatico esser picchiato, bastonato, magari defenestrato da uno sbirro con tanto di tessera unitaria CGIL-CISL-UIL piuttosto che, come ora, da uno sbirro… autonomo. Ma noi non sappiamo cogliere simili sfumature!

Una considerazione si impone all’attenzione di tutti ed è il fatto che, con questo ulteriore passo… indietro (sulla via dell’emancipazione proletaria), il sindacato si dimostra sempre più una struttura corporativa al servizio di un razionale funzionamento del sistema. In questo caso, comunque, i bonzi sindacali possono stare tranquilli: sappiamo che lasciamo più che volentieri a loro il controllo sindacale sugli sbirri. La nostra propaganda rivoluzionaria è sì diretta a tutti gli uomini e le donne, ma soprattutto (da sempre) agli sfruttati. Certo non agli sbirri, alle spie.

Pedrini

Belgrado Pedrini, l’anarchico di Carrara in carcere fin dai tempi della Resistenza (vedi A 33, pag.18), è stato “graziato” dal presidente della repubblica ed è quindi stato dimesso dal carcere di Parma in cui aveva quasi terminato di scontare le pene cui era stato condannato. Non è però stato rimesso in libertà, bensì immediatamente trasferito alla casa di lavoro di Castelfranco Emilia dove dovrebbe scontare altri tre anni. Mirabile risultato di una “grazia” presidenziale!

In nome della legge

Tempo di processi. Il giorno 20 si celebrerà (forse) il primo processo contro il nostro primo direttore responsabile, Marcello Baraghini (radicale). In effetti il processo doveva svolgersi il 12 dicembre scorso, ma è stato rinviato perché Pio D’Auria (il noto fascista che ci ha querelato perché abbiamo avuto… l’impudenza di scrivere che lui con la strage di piazza Fontana qualcosa a che fare ce l’ha) non si è presentato; anzi Pio D’Auria, proprio lui che ha sporto querela contro di noi, aveva dato alla magistratura un indirizzo presso il quale non è stato possibile reperirlo. Mentre noi, i querelati, eravamo presenti in aula in un centinaio a sostenere Baraghini e a testimoniare la nostra decisione a smascherare la trama tricolore. Il 20 febbraio, al Palazzo di Giustizia (sic!) di Milano, saremo di nuovo là ad aspettare che Pio D’Auria, uscito dalla sua fogna, venga in aula a recitare la parte dell’offeso.

Il 27 gennaio, è iniziato a Catanzaro e dopo poche battute è stato sospeso, il processo contro i presunti responsabili della strage di piazza Fontana: secondo il desiderio di chi sta in alto (ma la cui onestà e dignità è sempre più in basso) dovrebbero sedere allo stesso banco degli imputati i neo-nazisti Freda e Ventura con Valpreda e gli altri giovani del gruppo “22 marzo”. Anarchici e nazisti uniti nel processo: quale miglior trionfo per la teoria tricolore degli opposto estremismi! A più di cinque anni dalla strage di stato, però, l’innocenza di Valpreda e dei suoi compagni è fuori discussione per chiunque, di qualsiasi idea, abbia un minimo di buona fede. E già fin d’ora i giovani del “22 marzo” hanno dichiarato che mai e poi mai accetteranno di essere giudicati insieme con i neo-nazisti Freda e Ventura. Dal momento che ormai risulta lampante che vari funzionari del S.I.D. (cioè del servizio segreto statale) sono implicati nelle trame tricolori, perché non viene chiamato al banco degli imputati anche il senatore Saragat, che nel ’69 era la massima autorità dello Stato? Così, almeno, la squallida e infame buffonata del processone “anarco-fascista” sarebbe completa.

Se continua così

Lotta Continua, uno dei più noti movimenti extra-parlamentari, ha tenuto tra il 7 e l’11 gennaio il suo primo congresso nazionale. Preceduto da congressi provinciali non privi di contestazioni tipicamente pratiche (ad esempio discussioni sulle deleghe dei congressisti, sul diritto delle minoranze ad essere rappresentate al tavolo della presidenza…) l’assise nazionale ha sancito il perfezionamento formale di quella trasformazione in partito del movimento in atto da tempo (a occhio e croce dal primo convegno nazionale). In partito leninista, naturalmente. Cioè, fra le altre cose, “centralista democratico”. In omaggio al centralismo democratico non troviamo traccia sul quotidiano di Lotta Continua delle forti opposizioni in seno al neonato partitino in merito a temi non marginali: la posizione ufficiale (cioè dei dirigenti nazionali) di Lotta Continua sui rapporti con la cosiddetta “autonomia operaia” (dai mille significati), sul compromesso storico, sulla lotta armata, sui decreti delegati, ecc. Opposizioni che pare abbia portato all’uscita da Lotta Continua di alcune sezioni importanti (ma non ne troviamo traccia sul quotidiano). Un’opposizione che ha segnato le ultime fallimentari resistenze interne verso un progressivo spostamento a destra (sia in termini organizzativi che tattico-strategici) di un gruppo che presentava all’inizio tanti spazi (o meglio ambiguità) libertarieggianti da catturare la simpatia o addirittura la collaborazione e la militanza di alcuni elementi ai margini del movimento anarchico.

Anche Lotta Continua (come più in genere tutta la sinistra extra-parlamentare) è andata “maturando” la sua ribellione di tipo edipico verso papà P.C.I.. Non senza logica (e secondo quanto avevamo facilmente previsto fin dall’inizio, i “figli ribelli” dopo aver inutilmente privilegiato l’aggettivo (ribelli) vanno ora privilegiando il sostantivo (figli) scoprendo a poco a poco tutta l’importanza del legame di parentela che li lega al potentissimo rappresentante ufficiale del socialismo autoritario.

Se continua così la sua lotta leninista contro quel po’ di genuino, di spontaneo, di quasi (o pseudo) libertario che forse ha ancora in sé, Lotta Continua potrà presto fondersi con il neonato partito-fronda (che raccoglie cioè in modo istituzionale e funzionale al P.C.I. ciò che tende a sfuggire alla sua sinistra): il P.D.U.P.-Manifesto.

Il guaio di questi marxisti-leninisti è che starebbero benissimo nel P.C.I. come corrente di sinistra, se il P.C.I. (ed il “centralismo democratico” che essi stessi condividono) consentisse correnti al suo interno.

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