A rivista anarchica n45 Marzo 1976 Lotta politica e criminalità. Europa 1976: la repressione si accentua di Enrico Maltini

L’assurda equiparazione tra delitti contro lo Stato e delitti contro l’uomo alla base della “nuova” filosofia repressiva nella Germania Occidentale – Il caso Spazzali-Salvati – È possibile oggi per il movimento operaio e rivoluzionario una lotta legale?

Un dibattito su questo tema si è svolto il 22 febbraio al circolo De Amicis a Milano, con una partecipazione eterogenea di oratori che andavano dal P.S.I. (L’ex ministro Zagari) alla sinistra estrema. Un dibattito difficile, che solo pochi hanno affrontato con coerenza, mentre maggior parte degli interventi ha rivelato la poca chiarezza che anche nella sinistra regna su questi argomenti o la volontà di eludere il problema o la capacità di mistificarlo.

Gli interventi che hanno affrontato il tema del dibattito senza “svicolare”, ne hanno messo in luce i nodi fondamentali:

– come agisce e cosa è, oggi, “la repressione”?

– quale è e come si stabilisce il limite fra legalità e criminalità? e soprattutto chi lo stabilisce?

– esiste la possibilità di una lotta “legale”?

– esiste, di fronte a tutto questo una strategia nella sinistra?

La nuova repressione, ha detto l’avvocato Groenewold (ex difensore di membri della RAF, meglio conosciuta come gruppo Baader-Meinhof), oggi incriminato e radiato dall’ordine degli avvocati. È un’operazione pianificata, organizzata e “pensata” a fondo, difficile da descrivere in poche righe.

Alla base sta un enunciato innovatore; i diritti dell’uomo non sono “contro” lo stato, non sono diritti dei cittadini “nei confronti” dello stato, ma sono “nello” stato. Lo stato, cioè l’autorità, è il cittadino e il cittadino è lo stato; ogni atteggiamento contrario allo stato è perciò contrario ai diritti dell’uomo. Chi si pone contro i diritti dell’uomo, cioè contro lo stato e la sua costituzione, non può a sua volta avanzare pretese di diritto; chi si pone contro lo stato, quindi, come uomo, non ha diritti.

È una logica aberrante e sottile, non del tutto nuova (c’è qualcosa di molto simile nella definizione dei rapporti tra popolo e partito, nel marxismo) ma è comunque una logica che venti milioni di tedeschi hanno accettato senza fiatare. Perché fiatare, oggi in Germania, è un reato. Così nella Repubblica Federale Tedesca sono state spazzate via le cosiddette garanzie costituzionali, ed ecco alcuni dei risultati:

1) Gli avvocati difensori della RAF sono stati estromessi dal processo perché pretendevano di difendere i loro assistiti sulla base di reati effettivamente commessi, non sulla base della sola appartenenza ad un gruppo dichiarato “eversivo” o anarchico.

2) Gli imputati della RAF non possono presenziare al loro processo se non per poche ore alla settimana, per le loro condizioni di estrema debolezza psichica e fisica, confermate da una perizia di ufficio.

Tuttavia il processo prosegue in loro assenza perché, come hanno dichiarato i giudici, sono essi stessi che comportandosi da criminali costringono il sistema a rinchiuderli per anni nelle celle di isolamento, causa della loro debolezza psicologica, sono quindi essi stessi responsabili internazionali del loro stato di salute. E la corte non cade in questo tranello…, con una legge speciale (articolo 231 CCP del 1-1-’75 *) sistema tutto.

3) Le opere politiche o letterarie che spingono a combattere la costituzione sono vietate (anche Marx), a meno che il testo non contenga una critica di questi insegnamenti.

4) Chi ha partecipato ad una manifestazione per il VietNam non può insegnare in una scuola. È il “Berufsverbot“, il divieto di esercitare impieghi pubblici di ogni tipo, dal ferroviere al magistrato, per chi è sospetto di criticare la costituzione (il che è implicito in chiunque abbia partecipato o sottoscritto una qualsiasi manifestazione di sinistra).

5) I quartieri urbani “infetti” dalla guerriglia, possono essere perquisiti in blocco, senza mandato. Secondo la proposta della Procura Generale (luglio ’75) sarebbe opportuno evacuarli, ma poiché questo comporterebbe difficili problemi logistici (dispendio di forze, alloggiamento degli evacuati.) La soluzione è recintare i quartieri infetti.

6) Gli immigrati italiani, turchi, greci e spagnoli sono fonte di infezione. Se nel quartiere abitano già il 7-10% di immigrati, è vietato affittare a loro altri alloggi.

Gli esempi, sempre più allucinanti, potrebbero continuare per pagine e pagine. L’ultimo caso è quello di un’avvocatessa cui viene negata l’assunzione nel Servizio superiore di Giustizia, perché iscritta all’Associazione dei Giuristi Democratici (ufficialmente rappresentata all’ONU e all’UNESCO). Una delle prove che questa associazione è contraria allo spirito della costituzione è l’aver “partecipato a manifestazioni di solidarietà col Cile”.

Così la Repubblica Federale Tedesca si difende dalle infezioni, e con questi metodi cerca di infettare il resto dell’Europa; la RFT ha proposto la centralizzazione e l’internazionalizzazione dei suoi metodi repressivi, ma poiché questo non è possibile nell’ambito dell’ONU, propone almeno la creazione di un Ufficio Criminale Centrale in Europa, con sede naturalmente in Germania. Nel frattempo, sono in corso trattative tra Italia e RFT per limitare il diritto di asilo politico.

Ma l’Italia per nostra fortuna (è un modo di dire, non di fortuna si tratta ma di cento anni di lotte), non è la Germania, certe interpretazioni del “diritto”, per ora, non passano. Ma passano altri rimedi.

Per anni, la magistratura, la polizia e i manipolatori dell’informazione hanno tentato di colorare di rosso tutti i crimini, politici e non, che avvenivano nel paese, poi è venuta la famigerata teoria degli “opposti estremismi”, oggi c’è la “criminalizzazione”: il dissenso politico di sinistra, nelle forme che esulano di poco o di tanto dalla “legalità” non è lotta politica ma attività criminosa, e come tale entra nel drammatico martellamento quotidiano con cui i mezzi di informazione portano al panico l’opinione pubblica. L’accusa di “criminalità” da parte della borghesia si confonde spesso con quella di “provocazione” da parte della sinistra opportunista. Su questo modo parecchi compagni vengono abbandonati alla diffamazione più selvaggia e processati, quando non si è presentata l’occasione di ammazzarli durante la cattura, da un tribunale speciale con un giudice speciale che applica leggi speciali e disapplica le leggi del codice. È così che Massimo Maraschi è stato condannato a 30 anni per un omicidio commesso quando già si trovava in carcere. Dall’altra parte, invece, i fascisti vengono “politicizzati”, delinquenti si, ma sempre fascisti o neo-fascisti sono. Ed è su questa base che, per fare un esempio, la democrazia Svizzera concede l’asilo politico a Giancarlo Rognoni, Angelo Angeli, Luciano Bonocore, e altri camerati mentre estrada in Italia il “criminale” Pietro Morlacchi e consegna ai tedeschi la compagna Elisabeth Van Dik.

L’arresto di Spazzali e Salvati, sulla base di testimonianze raccolte all’estero che vengono ritenute prive di valore solo quando testimoniano sulle ladrerie di Gui o Tanassi, ha messo bruscamente davanti ai nostri occhi l’esistenza di un preciso piano politico di collaborazione delle forze di polizia e dei ministri degli Interni (Conferenza di Strasburgo nel maggio ’75), guidato come sempre dai nazisti della RFT. Il ruolo predominante della Germania, sia economico (controllo del mercato finanziario) che politico (gendarme europeo contro il comunismo) non lascia molto spazio alle illusioni sugli obiettivi di questi accordi. I modelli repressivi sono diversi, ma tutti ben lontani dalla “legalità”: tortura dell’isolamento in RFT, campi di concentramento in Irlanda, licenza di uccidere in Italia, per non parlare della Spagna…

L’istituzione di fatto della pena di morte in Italia è il terzo “rimedio” fondamentale contro la dilagante criminalità. La legge Reale ha solo dato veste ufficiale ad un comportamento generalizzato a livello di “uso e consuetudine”. Gli assassinii di polizia ormai sono quotidiani, quasi sempre si tratta di ragazzi e ultimamente perfino di bambini, definiti “rapinatori tredicenni”. Quasi sempre le vittime sono colpite alle spalle, mentre aggrediscono le forze dell’ordine, evidentemente camminando all’indietro, oppure poliziotti “scivolano”, “cadono”, “inciampano” e le pistole sparano, da sole con mira infallibile. Per Margherita Cagol e Annamaria Mantini non è stato nemmeno necessario scivolare, sono state semplicemente giustiziate.

Ora, per tornare al tema centrale del dibattito di cui stiamo parlando, questi stati, con questi metodi, parlano di criminalità, di legalità e illegalità, dei “confini” della legalità. La conclusione è stata una sola, e i vari rappresentanti dei partiti parlamentari presenti al dibattito non hanno trovato una sola parola per contestarlo: i confini della legalità sono dettati dalla legge, e la legge è la regolamentazione, da parte di chi detiene il potere, del suo potere. La legge e la legalità non hanno nulla a che fare non solo con il movimento rivoluzionario, ma neppure con il movimento operaio, con il popolo, con tutti quelli che non detengono il potere ma lo subiscono.

* L’art. 231 permette la celebrazione del processo in assenza degli imputati in caso che essi provochino dolosamente la loro incapacità processuale.

Enrico Maltini

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