A rivista anarchica n51 Novembre 1976 Pinelli e la giustizia di stato a cura della Redazione

Venerdì 22 ottobre il processo a Pio Baldelli (ex direttore responsabile di Lotta Continua, querelato dal fu-commissario Calabresi per diffamazione e diffusione di notizie false e tendenziose) si è concluso con una condanna a un anno, tre mesi e quindici giorni. Non ci si poteva aspettare altro dalla “giustizia di stato”.

Le istanze dei difensori, avv. Gentili e Guidetti Serra, con cui si chiedeva di riesaminare le modalità della morte di Giuseppe Pinelli non sono state accolte dai giudici che ancora una volta hanno voluto seppellire Pinelli con la tesi del suicidio o del “malore attivo”. La vera giustizia, quella popolare ha ormai marchiato come “delitto di stato” l’assassinio di Giuseppe Pinelli e a nulla valgono le reticenze e i bizantinismi della casta dei sacerdoti della giustizia.

Sempre in questi giorni la “giustizia” (questa volta impersonificata nel Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano) si sta attivamente interessando di cinque avvocati: Giugliano Spazzali, Francesco Piscopo, Luigi Zezza, Alberto Medina e Anna Perosino. Un provvedimento disciplinare è stato iniziato contro i cinque avvocati rei di usare la loro competenza giuridica per difendere operai e rivoluzionari. Ricordiamo che Spazzali e Piscopo hanno fatto parte del collegio di difesa di Valpreda e compagni, e che il primo è attualmente difensore di Giovanni Marini.

L’esempio della Germania di liquidare gli avvocati rivoluzionari sta prendendo piede anche in Italia, mobilitarsi per contrastare questa manovra è un dovere per tutti i rivoluzionari.

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