A rivista anarchica n53 Febbraio 1977 Nuova vile condanna contro l’anarchico Giovanni Marini a cura della Redazione

Il 14 gennaio si è concluso a Potenza l’ennesimo processo contro il compagno Giovanni Marini, in carcere dal luglio 1972 colpevole di non essersi fatto ammazzare dagli squadristi fascisti che lo avevano provocato ed assalito. Questa volta Marini è stato chiamato sul banco degli imputati per rispondere di ben otto capi di imputazione, connessi con alcune affermazioni fatte dallo stesso Marini nel corso delle varie fasi del processo per i fatti di via Velia dove appunto, il 7 luglio ’72, il fascista Falvella morì vittima della sua stessa violenza). In varie occasioni Marini aveva espresso chiaramente la sua opinione sui vari Zarra, Lamberti, ecc., cioè sui pubblici ministeri ed i presidenti di tribunale che da anni cinicamente lo perseguitano.

Di tutte le otto imputazioni, solo quelle relative a Zarra (definito da Marini “fascista” e “disonesto”) ed alla corte di Vallo della Lucania (“tribunale spagnolo”) venivano considerate passibili di pena, secondo il pubblico ministero – che, per tutte le altre, chiedeva lui stesso il proscioglimento. Per questi soli reati d’opinione il P.M. chiedeva un anno e due mesi di reclusione: il che, per dei semplici reati d’opinione, non è certo poco! La corte, presieduta dal notabile democristiano Roturno, dopo due ore di camera di consiglio, sentenziava due anni ed otto mesi.

Evidentemente si è voluta dare una nuova lezione all’anarchico Marini, colpevole di non essersi mai piegato all’autorità carceraria e di aver continuato anche in carcere la lotta. “Grazie” a questa nuova dura condanna sarà più difficile ottenere quella libertà condizionale che la legge vuole subordinare alla “buona condotta”. Lungi dallo scoraggiarci, dobbiamo prendere lo spunto anche da questo nuovo vigliacco atto repressivo per intensificare la lotta.

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