A rivista anarchica n63 Marzo 1978 Gulag a cura della Redazione

All’inizio erano solo cinque: Cuneo, Fossombrone, Trani e le isole di Favignana e dell’Asinara. Poi, progressivamente, l’arcipelago gulag delle carceri “speciali” si era allargato e altre mura di cinta sono state innalzate, altri vetri hanno isolato nelle sale-colloquio i detenuti dai loro familiari in visita, altre sbarre hanno isolato i reclusi, altri mitra sono stati puntati contro di loro. Anche le donne hanno ormai i loro lager di Stato: quello di Messina è stato riadattato proprio per loro.

Il compromesso storico, rappresentato in campo repressivo dal duo Cossiga/Pecchioli, sta dando i suoi primi frutti. Per i “criminali politici” le carceri normali non bastavano più, erano troppo insicure (per lo Stato) e “comode” (per loro): da qui l’esigenza di isolarli, di spezzarne la volontà di resistenza e di stroncarne la speranza di riacquistare la libertà. Ecco così, sulla scia dell’esempio tedesco (Stammheim insegna), che il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ha preparato il gulag italiano.

Contemporaneamente, ecco rispuntare il confino. Come ai tempi di Crispi, come ai tempi di Mussolini, il regime relega sulle isole i suoi oppositori. Ed il compagno Roberto Mander, arrestato diciassettenne nel ’69 dopo la strage (fascista/statale) di Piazza Fontana e poi rilasciato dopo due anni e mezzo di carcere, si ritrova sulla sperduta Linosa, come i coatti del 1899, come gli antifascisti durante il nero ventennio.

Legge Reale, super-carceri, “criminalizzazione”, confino: contro chi non è disposto subire la politica dei sacrifici, contro chi lotta per approfondire il solco tra sfruttati e (vecchi e nuovi) padroni, il regime appronta le sue armi: e, come sempre, nel sistema repressivo-carcerario lo Stato prefigura l’organizzazione e la “stabilizzazione” della vita sociale. Occuparsi dell’argomento non può mai limitarsi – per i rivoluzionari – alla denuncia delle “illegalità”, dei soprusi e delle violenze commesse oltre i muri di cinta. È necessario cercare di analizzare e di comprendere il ruolo più generale svolto dal sistema carcerario nel contesto dell’organizzazione statale.

Pubblicando nelle pagine seguenti alcune testimonianze ed opinioni di compagni carcerati – oltre ad un articolo sulla funzione del lavoro carcerario – intendiamo fornire materiali per l’analisi, la comprensione e la lotta.

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