A rivista anarchica n64 Aprile 1978 …e le leggi speciali di Gioventù Anarchica – Milano

Martedì 22 marzo, il governo ha approvato il decreto legge che restituisce alle forze dell’ordine gran parte di quei poteri che negli ultimi dieci anni erano stati attribuiti alla magistratura al fine di assicurare maggiori garanzie di libertà al cittadino. Vediamo come la stretta antiterroristica si traduca in una serie di contromisure legislative.

SEQUESTRO POLITICO – Nuova figura di reato che si aggiunge al sequestro a scopo di estorsione. Aumenti di pene, da 30 anni fino all’ergastolo, se muore l’ostaggio. Viene introdotta la figura del rapitore pentito che si adopera per la libertà del prigioniero, riuscendo ad evitare alte pene.

FERMO PROVVISORIO – È un fermo di polizia limitato nel tempo: non oltre le 24 ore. È una norma che già esisteva nel testo unico di P.S. e che fu in seguito abolita. Permette di “accompagnare” in questura e trattenere fino alla sua identificazione qualsiasi persona.

INTERROGATORIO SENZA AVVOCATO – È un vero e proprio interrogatorio di polizia, anche se il suo contenuto non verrà verbalizzato e non potrà essere conseguentemente utilizzato durante il processo.

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE – Senza limitazione di tempo in seguito a nulla osta da parte del magistrato. Viene permesso al ministro dell’interno di servirsi di questa nuova norma. Tutto ciò che sarà registrato potrà essere utilizzato in sede processuale.

CENSIMENTO E DENUNCIA DEGLI IMMOBILI VENDUTI E LOCALI AFFITTATI – È una legge che, nell’intento del legislatore, dovrebbe aiutare ad identificare i “covi”. La denuncia all’autorità di polizia deve indicare l’esatta ubicazione dei locali e le generalità degli acquirenti o degli inquilini. La norma entrerà in vigore in giugno; chi non la rispetta è passibile di ammende e di arresto.

ATTENTATI AD IMPIANTI PUBBLICI – È una nuova figura di reato che tutela in tal modo ogni impianto pubblico dalla cabina telefonica all’elaboratore elettronico.

DEROGHE AL SEGRETO ISTRUTTORIO – È una forma di vasi comunicanti in termini di scambio di informazioni tra giudici istruttori e fra magistratura e organi di polizia. Si collega sostanzialmente alla legge sull’interrogatorio di polizia.

Vediamo adesso a cosa servono le leggi speciali, oltre che all’inasprimento della repressione e ad una ulteriore manifestazione del terrorismo di stato. Non servono certamente a liberare Moro né a mettere paura alle B.R., che si sono stupite di non vedere in questa normativa speciale qualche modifica alle norme processuali.

Queste norme riescono invece ad offrire nuove possibilità alla magistratura in sede processuale grazie a:

– scambio di informazioni tra giudici istruttori e tra magistratura e polizia.

– fermo di polizia e interrogatorio senza avvocato.

In base a questi esempi bisogna concludere affermando che la repressione dello stato, pur mantenendosi nell’ambito dei dettami della Carta Costituzionale trae da questa le direttive di razionalizzazione in termini non solo di repressione, ma di organizzazione sociale, di ricomposizione dei conflitti nell’ambito istituzionale.

Il metodo democratico di partecipazione passa attraverso il vasto consenso politico e popolare alla normativa di urgenza, che di fatto assicura al codice di Procedura Penale, voluto da Mussolini, ancora piena validità dopo ben 48 anni. Le leggi speciali così, nell’intento del legislatore, sono state frutto, di una riflessione intorno alla subordinazione della libertà individuale alle sicurezze sociali. Sì, perché la repressione di stato è oggi più che mai partecipata, col consenso critico, comprensivo sulla situazione da parte di tutti i partiti che hanno dato parere e appoggio favorevole a queste nuove norme restrittive.

Oggi il cittadino-stato firma il suo patto di sottomissione all’autorità, che possa salvaguardare la sua sicurezza di persona impegnata nella gestione dello stato, partecipe del vasto cambiamento sociale (in peggio, si intende), artefice dell’assorbimento istituzionale di gran parte del corpo sociale.

E se è vero che il cittadino è sempre più presente nelle istituzioni, collegamento dinamico fra stato e società, ed ogni azione di gestione dello stato trova nel cittadino collaborazione e consenso, allora la normativa speciale è più che costituzionale perché trova il consenso di tutti oltre alla sua possibilità di attuazione da parte del dettame costituzionale che legittima lo stato garante più della sicurezza dell’individuo-stato che della sua libertà.

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