A rivista anarchica n66 Giugno Luglio 1978 Marini semi/libero a cura della Redazione

Con un telegramma pubblicato su Umanità Nova del 14 maggio, il compagno Giovanni Marini ha informato di esser stato ammesso al regime di semi-libertà: di giorno lavora in una fabbrica come operaio, di notte è costretto a tornare in carcere.

Giovanni, come tutti ricorderanno, è stato condannato a 9 anni di carcere per omicidio preterintenzionale, in seguito ai fatti di via Velia, a Salerno, il 7 luglio 1972, quando il fascista Carlo Falvella rimase vittima della violenza che la sua stessa squadraccia aveva scatenato contro alcuni compagni.

Giovanni è dunque rimasto in carcere 5 anni e 9 mesi e per oltre 3 anni dovrà rimanere in semi-libertà. Siamo venuti a trovarlo, sta abbastanza bene: lo abbracciamo con commozione. Seguiamo il suo caso dal luglio del ’72, con i numerosi processi, le ingiustizie, le provocazioni e le violenze di cui è stato vittima: basti citare il famigerato “letto di contenzione” al quale i carcerieri di Caltanissetta lo tennero legato per 40 giorni nell’agosto del 1973.

Innanzitutto – dice subito Giovanni – voglio ringraziare i compagni per le lotte sostenute: anzi, penso che potrò ringraziarvi tutti solo quando potrò riprendere il mio posto attivamente fra di voi.

E con gli altri processi, in che situazione ti trovi?

Ne ho in corso due, per episodi di violenza di cui sono rimasto vittima nelle carceri di Salerno e di Potenza.

Giovanni ha tante cose da dire, ma per ora preferisce limitarsi a quella che più gli sta a cuore. Ci tengo a far sapere a tutti i compagni – dice – che la dura esperienza attraverso la quale sono passato e che certo non è ancora finita, non ha mutato né i miei sentimenti né le mie opinioni. E spero proprio di poterlo dimostrare al più presto a tutti i compagni, che dalle colonne di A Rivista Anarchica saluto affettuosamente.

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