A rivista anarchica n67 Agosto Settembre 1978 Marini e Valitutti a cura della Redazione

Con una lettera aperta al senatore del P.C.I. Umberto Terracini, inviata per conoscenza ad Umanità Nova ed ai “giornali tutti democratici e comunisti”, il compagno Giovanni Marini denuncia le ingiustizie e le provocazioni messe in atto contro di lui dalle autorità del carcere fiorentino nel quale è costretto a trascorrere le notti e – contrariamente ad una precisa delibera del tribunale di Napoli – anche le domeniche ed i giorni festivi. Marini denuncia anche il sostanziale “furto” operato dalle medesime autorità carcerarie sulla busta-paga di operaio, che quotidianamente si guadagna da vivere lavorando in una fabbrica vicino a Firenze: per un motivo o per l’altro, le autorità si trattengono infatti la maggior parte delle sue entrate. Faccio appello a te, Terracini, ed all’eletto presidente della repubblica Pertini – afferma Marini – affinché non sia oltre permesso che un antifascista condannato per di più innocente continui ad essere sottoposto a misure restrittive carcerarie ed a provocazioni mentre che in qualche anno scorso è stata concessa la grazia ai reclusi per la strage dei braccianti di Portella delle Ginestre, ad opera del mercenario bandito Giuliano e dei suoi uomini, servi del potere. (…)

Nel fare nostra la denuncia del compagno Marini contro le autorità del carcere fiorentino di Santa Teresa, non vogliamo tacere le perplessità (a dir poco) che hanno suscitato in noi le lodi da lui intessute di Terracini (che ha fatto parte del collegio di difesa di Marini): tu sei stato – gli ha scritto Marini nella sua lettera – il punto di riferimento più alto, il riferimento ad una scuola di antifascismo all’esempio di una vita di lotte, di carcere, di dignità, di cultura socialista e comunista.

Certo, Terracini non è assimilabile in tutto e per tutto ai “tipici” leaders del P.C.I. come Togliatti, Longo, ecc., sempre pronti alla diffamazione, alla delazione, all’eliminazione anche fisica dei loro avversari. Ma forse dovrebbe bastarci qualche sua “impennata” critica verso alcuni aspetti della linea del partito per farci scordare il suo ruolo di leader storico del P.C.I.? E non è forse vero che le sue solitarie “impennate” servono al partito proprio per dimostrare la sua presunta democraticità?

Non è certo tra i burocrati del P.C.I. che possiamo trovare i nostri “punti di riferimento”.

 

Valitutti

Il compagno Pasquale Valitutti, implicato dalla polizia nel fallito rapimento del figlio dell’armatore livornese Neri e sempre proclamatosi innocente, ha ottenuto finalmente la libertà provvisoria. Attualmente si trova in un albergo di Livorno e si sottopone a quotidiane cure mediche. Le sue condizioni di salute, infatti, rapidamente aggravatesi all’indomani del suo arresto ed ulteriormente peggiorate in seguito agli scioperi della fame da lui attuati per rivendicare la sua libertà, permangono gravi.

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