A rivista anarchica n74 Maggio 1979 Torino. La spia della scala B di Piero Flecchia

Ogni società ha le proprie parole alla moda, mediante le quali si esplica rassicurativamente a se stessa: nel qui e ora, emarginazione è una tra queste. Vocabolo apparentemente minaccioso contro il potere, ma nei fatti riduzione a oggetto di consumo della “rabbia”, perché se all’uomo in rivolta gli si imprime – come oggi si tende a fare – nella testa l’idea che egli è un emarginato, tutta la sua lotta, se accetta il concetto, diventa lotta per portarsi dai margini al centro: istituire una nuova e a lui più vantaggiosa centralità. È questo meccanismo che bisogna mettere a nudo; il meccanismo che trasforma la lotta contro i sistemi autoritari in lotta per un sistema autoritario contro un altro sistema autoritario.

L’atto che instaura un rapporto di emarginazione è l’atto che introduce la divisione nella società di amministrati e amministratori. L’emarginazione procede dal concetto di centro dirigente, e dagli antagonismi per occupare il centro; dunque è la politica che produce e riproduce l’emarginazione. Il tipo di lotta politica entro una certa società ci illustra le tecniche di emarginazione di quella società. Nella nostra società i cittadini riproducono emarginazione attraverso il consenso elettorale e l’adesione ai partiti politici. Da qui procede il meccanismo, che però consente di leggersi come meccanismo che emargina solo nei momenti subalterni: nelle fabbriche, negli ospedali, nella struttura dei rapporti tra ceti sociali. Queste letture parziali: letture separate dalla comprensione del centro dal quale discendono le emarginazioni, volta a volta individuate e assurte al centro del dibattito, sono letture interne ai meccanismi del sistema: lotte per l’occupazione del centro, lotte che modificano le strutture dell’emarginazione ma non la cancellano.

I politici sedicenti democratici progressisti sono perfettamente coscienti del processo di emarginazione che la loro azione riproduce nella società. Essi sanno benissimo, anche i politici radicali, che l’azione politica è azione di emarginazione: innanzitutto della società dal potere, e poi di una parte della società da tutta la società. Ed è proprio questo secondo aspetto che essi devono continuamente mantenere attivo, perché se tutta la società fosse emarginata in blocco dal potere politico, il potere politico correrebbe un rischio mortale, poiché apparirebbe qual è nella sua natura: nemico mortale della società umana.

Il potere politico emargina prima che singoli gruppi ben precisi atteggiamenti esistenziali criminalizzandoli nelle coscienze dei cittadini. Esaminiamo il fatto a partire da un concreto esempio di emarginazione entro la società promosso da un gruppo politico. Lo strumento che ci permette di seguire il processo dal suo interno è il questionario fatto distribuire dalla regione Piemonte ai cittadini di Torino. Argomento del questionario è il terrorismo, in Torino virulento, malgrado l’universale condanna, e gli sia stato scatenato contro tutto il marchingegno poliziesco dello stato. Marchingegno che però deve essere ben lungi dal tremendismo della propaganda del regime, se applicato agli evasori fiscali è passato più inosservato di un peto in una porcilaia.

Torino è gestita dal PCI: la grande forza progressista antagonista all’altro progressismo: il cattolicardo. I cattolici, che menano il grosso gioco, non risolvono niente. I comunisti hanno ragionato: ora gliela facciamo vedere noi, come ti staniamo il terrorista. Così è nato il questionario, al quale però, in sede locale, hanno aderito, con il PCI anche DC, PSI, PSDI, PRI, PLI: tutto il sistema insomma: dunque siamo davanti a una faccenda di regime.

Un bel giorno i cittadini si trovano nella buca delle lettere una busta che reca la scritta: “Città di Torino” e il simbolo del comune, già completata del recapito, affrancatura a carico del destinatario: che la dice lunga sul tutto. Quando mai il comune o qualunque altro aminnicolo statale ha rinunciato a incassare la spesa dell’affrancatura? Dentro la busta c’è il questionario, preceduto da una lunga citazione dal discorso del presidente della repubblica Sandro Pertini a Boves il 12.11.78.

Se ci attardiamo sul questionario è perché è un piccolo e prezioso gioiello di tartufismo politico a cominciare dalla citazione del nostro caro Pertini, nella demagogia dello stato assurto a Giovanni XXIII della repubblica. Insomma, lo stato è sempre in ritardo di una battuta sulla chiesa: una battuta lunga 20 anni, e non si dica, per favore, che dopo un Leone ci vuole un coglione. Pertini è tanto una brava persona, nèe!?: diceva Cochi, sogguardandosi intorno perplessamente. Pertini fa tanto Giovanni XXIII, fa tanto brava persona presso la gente che paga i conti dei Leone. Pertini è uno che ha preso l’aereo per Genova e si è pagato il biglietto, che è un modo come un altro per dire che in Italia che si paghi il biglietto “tra loro” ce n’è proprio solo uno: e lo hanno fatto presidente: se non è giovanneismo postconciliare questo! Infatti proprio come il Giovanni bergamasco, il Sandro di Liguria; che ha fatto anche il muratore – che cosa ci sia di strano a fare il muratore non lo capisco, personalmente trovo umanamente molto più strano che una brava persona accetti di fare il presidente della repubblica: e il nostro è tanto una brava persona – dunque il Sandro te lo trovi strategicamente piazzato, piazzato alla Giovanni XXIII, anche ad apertura del questionario sul terrorismo, a dire alla gente: “Ecco che cosa ne pensa lui: che paga il biglietto come voi!, lui del terrorismo ne pensa… ergo se tu paghi il biglietto, tu la devi pensare come lui”. Sulla volta, dopo il messaggio presidenziale c’è la preghiera da recitare tutte le sere per almeno trenta sere, e poi: “vi saranno condannati 300 anni di esazione fiscale…”. No, questa parte è stata omessa, lo stato è sempre meno generoso della chiesa, dallo stato più che un risparmio sull’affrancatura postale non ti puoi aspettare.

Questo proclama, firmato “Gli uffici di presidenza dei consigli regionali” è stilato in modo tale che ti viene un sospetto: l’apertura dei manicomi non è il risultato di una lotta democratica progressista, ma una grande trovata di qualche pezzo da 90 del sistema che, guardandosi attorno, ha dedotto: “Qui, se arriva Basaglia me li interna tutti”. Il documento è oltre la schizofrenia poiché si arriva a mettere in un fascio i morti di piazza Fontana e l’on. Moro. I morti di piazza Fontana li ha anche ammazzati Moro, perché Moro era con Andreotti e Andreotti con Maletti, e Maletti con La Bruna, e La Bruna con Giannettini, e Giannettini con Freddaandato alla buonaventura. Moro era la chiave di volta il gran nocchiero il sommo architetto della congrega che ha studiato la macabra pensata che si chiama piazza Fontana. Che poi Moro sia stato ammazzato, è perché gli è capitato come a quel nappista che regolò male il detonatore. Moro è uno dei fabbricanti di quest’ordigno abbietto che si chiama terrorismo, e che incomincia proprio da piazza Fontana e che quindi incomincia, sentenza di Catanzaro alla mano, proprio da questa gente: lo tengano bene a mente questo fatto i simpatizzanti dell’area del terrorismo di sinistra.

Dopo la citazione dal Giovanni laico, dopo il delirio manicomiale degli uffici della presidenza del consiglio: manicomiale in quanto la sedicente sinistra accetta la chiamata a correo per le vittime: quelle sole innocenti, di piazza Fontana, uno si aspetterebbe che incominciasse il questionario: e incomincia, ma preceduto dal cesello fino della congrega dei tartufi che l’hanno pensato.

– Un breve inciso che mi ha molto consolato sulla salute della città: il capo dei comitati che hanno cagato il questionario è stato recentemente visitato dalla polizia, su segnalazione anonima che indicava l’abitazione del nostro, covo di pericolose trame criminali. – Ma veniamo alla perla. Il questionario attacca con un “A tutte le famiglie del quartiere”, e non con un generico cittadini, a far subito chiaro che si tratta di una faccenda che ci riguarda da vicino. Che cosa si suggerisce a tutte le famiglie del quartiere? Di riunirsi e discutere? Certamente, ma non nel quartiere: nel quartiere a discutere ci vanno i politici. Le famiglie devono discutere in famiglia il questionario, poi scrivere le risposte a ogni domanda, e poi, ben chiaro detto, in grassetto, spedire “SENZA FIRMARE” proprio come ha capito al volo quello che ha mandato la polizia alla testa forte della congregazione. Perché senza firmare? Perché i parlamentarini sanno che il cittadino si fida meno di loro che di un brigatista rosso? Anche, ma è ancora un giudizio benevolo. Se io compilo il questionario e lo firmo, mi assumo tutte le mie responsabilità. Meglio che nessuno impari a rispondere delle proprie azioni: se la moda si diffonde, finisce la politica. La richiesta di anonimato è la richiesta di consenso al sistema della cultura della viltà.

Dalla perla veniamo alle domande, dove si evidenzia tutta la mai dimenticata lezione della retorica fascista.

Che cosa credete si chieda in primis al signor Pautasso o Rossi o Andreotti, dopo che ha ben ponzato l’argomento con la moglie la suocera i figli? Gli si chiede di mettere giù: spazio 4 righe 4, le cause del terrorismo. Cioè di fare quella cosa che non è ancora riuscita neanche ai professionisti dell’informazione che ci lavorano da anni: se non è demagogia questa?! Ora che il signor Pautasso ha ponzato; dopo il dibattito familiare che ovviamente si è svolto a partire dal messaggio del nostro Sandrochepagailbiglietto quindi è cugino elettivo di Pautassochepagasempreilbiglietto, e il problema degli uffici della presidenza della regione, dopo il dibattito e la risposta che salverà la nazione, al Pautasso si chiede ancora: “Ancora dell’altro?!”. Sì, mio lettore, perché la classe politica è abituata a chiedere. La sola differenza tra il mendicante e l’uomo politico è il pudore nel chiedere del primo. L’uomo politico è un mendicante che ha perduto il pudore. Ora che sac che il Pautasso sa, gli chiede di brutto: “Quali sono gli ostacoli da rimuovere e le cose da fare per ottenere non solo l’isolamento morale, ma la scomparsa del terrorismo?”.

Altre 4 righe 4 per rispondere, e poiché anche loro lo capiscono che in 4 righe Pautasso proprio tutto non può dire, 3a domanda: “Che cosa dovrebbero fare le istituzioni?”. Ma per cosa li pagano a fare, con i soldi di Pautasso i dipendenti delle istituzioni, scrupolosamente elencate che, stando al questionario, pendono dalla testa di Pautasso: governo nazionale, regioni, province, comuni, consigli circoscrizionali, cioè proprio tutti? Brava gente, se Pautasso si mette a pensare, la prima cosa che pensa è proprio questa, dunque a sviarlo, seguono le domande pratiche: dove si chiede a Pautasso di fare il delatore. La parte che ha moralmente indignato la stampa “democratica”.

Per la stampa democratica solo la seconda parte colpisce negativamente; a noi non interessa: neanche l’ottava domanda, dove i tartufi invitano tartufescamente Pautasso a fare la spia: “Avete delle valide proposte da fare per migliorare la situazione nel vostro quartiere?” Domanda che non può risolversi in richiesta di verde o scuole o pulizia, perché queste sono domande non pertinenti all’argomento. Questa seconda parte preoccupa la libera stampa perché se Pautasso diventa un delatore, gli ruba il mestiere.

Sul questionario ci sarebbero ancora molte altre osservazioni, ma a noi interessa solo come un caso pratico del meccanismo di riproduzione del processo di emarginazione che il potere politico introduce: dove il sedicente terrorismo di sinistra è oggi una cospicua componente: che fa il gioco del sistema.

Ma il concetto di emarginazione, torniamo a ribadirlo è un concetto del sistema: Malatesta non fu mai un emarginato, perché egli aveva nettissima la coscienza della necessità di condurre la lotta contro il concetto stesso di centro. Per i libertari l’emarginazione non ha alcun valore. A comprenderlo chiaramente può aiutarci la fortuna del concetto: che cosa viene a sostituire nel vocabolario del sistema. Prima che fosse di moda il termine emarginazione, andavano forte i concetti di reificazione e alienazione.

Termini introdotti nella speculazione filosofica da quel sublime teologo con hobby filosofici che fu Hegel. L’hegeliano di sinistra con l’hobby dell’economia Karl Marx riprese e approfondì i concetti del maestro. Entro l’hegelismo e il marxismo i due concetti sono uno strumento di analisi per descrivere il processo di separazione dell’uomo dalla sua dimensione umana per effetto del sistema capitalista, per cui l’individuo, aderendo alle strutture del potere si allontana da se stesso. Concetto ambiguo, ma ancora troppo pericoloso per i marxisti del nostro tempo, necessitosi di farsi tutto-sistema. Essi hanno messo in ombra reificazione e alienazione, per sostituirli con il più fruibile, dal punto di vista del potere, concetto di emarginazione.

Là dove l’emarginazione entra nel dibattito, là il sistema dell’oppressione politica celebra già la sua vittoria, sotto le spoglie di una falsa coscienza critica.

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