A rivista anarchica n89 Febbraio 1981 Crocenera Anarchica Correva l’anno 1969…a cura della Redazione

Ripercorrendo le pagine del bollettino della Crocenera Anarchica (di cui uscirono 9 numeri dal giugno 1969 all’aprile 1971) si ha solo un’idea parziale del notevole lavoro svolto da questo comitato. Nata con grande tempestività, la Crocenera dovette subito occuparsi della montante manovra antianarchica che proprio nei primi mesi del 1969 muoveva le prime mosse. Nel primo numero (giugno 1969) la C.N. prende le difese dei compagni anarchici arrestati per le bombe del 25 aprile alla Stazione centrale e alla Fiera Campionaria di Milano. Non si limita però solo a questo, ma con lucidità mette in guardia i compagni contro la manovra che si sta attuando e su quelle bombe abbozza una prima riflessione: “La tecnica usata in tale occasione ricorda con troppa precisione tutto quanto è stato commesso in passato per stornare l’attenzione dell’opinione pubblica da fatti ben più importanti. Nel 1945 la polizia creò a Roma il fascio clandestino romano per potersene servire il giorno che Roatta doveva sparire dalla sua cella d’ospedale. Ed a Milano le bombe scoppiano nel 1969 proprio…”.

I segni che qualcosa stava per accadere erano molteplici. Alcuni attentati compiuti a Palermo in aprile e in maggio da un gruppo di giovani fascisti contro una chiesa, contro stazioni di polizia e di carabinieri, contro una caserma dell’esercito, contro il carcere dell’Ucciardone, avvaloravano le tesi più pessimiste:

Per quanto emozionalmente squilibrati siano i neo-fascisti non siamo tanto ingenui da credere all’improvvisa contemporanea follia di sette di loro. Evidentemente le loro azioni facevano parte di un piano. Che dei fascisti colpiscano degli obiettivi “anarchici” si può spiegare solo con l’intento di: 1) suscitare la psicosi dell’attentato sovversivo per giustificare la repressione poliziesca e l’involuzione autoritaria; 2) gettare discredito sugli anarchici (e, per estensione, sulle forze di sinistra). Essenziale per ottenere il secondo risultato e utile anche per il primo è di fare qualche ferito innocente o meglio ancora (ma più pericoloso) qualche morto.

Se l’idea sia venuta spontaneamente allo squallido gruppetto palermitano o se invece facesse parte di un piano più vasto, fascista o genericamente autoritario, non lo sappiamo ancora (ma da come vanno le cose da qualche tempo siamo propensi alla seconda).

Comunque i fascistelli hanno probabilmente, com’è loro esibizionistico costume, cominciato a vantarsi in giro delle loro gesta un po’ troppo così che, dopo un po’ di tempo erano in tanti a saperlo a Palermo, che anche la Questura non ha più potuto fingere di non saperlo e ha dovuto, per salvare la faccia, smettere di “cercare” i colpevoli tra gli anarchici ed arrestare i miserabili provocatori fascisti. Così il gioco a Palermo non è riuscito.

I giornali pubblicarono un trafiletto il primo giorno (che differenza dal rilievo dato ai fatti di Milano!).

Quanto è successo a Palermo, conferma quello che dicevamo subito dopo gli odiosi attentati del 25 aprile a Milano (Fiera e Stazione): gli attentatori non sono tra noi. E l’insistenza della polizia ad arrestare e affermare gli anarchici ci fa sospettare cose gravi.

Nel numero 2 di agosto l’analisi si spinge più a fondo:

Dove vige un regime autoritario, alla vigilia della venuta di qualsiasi importante uomo di stato vengono effettuati dei controlli particolari, teste calde, sediziosi ed anarchici vengono trattenuti dalla polizia chi per accertamenti, chi per pretesi crimini: tutti per precauzione.

Ci si domanda allora, in questo terribile 1969, chi diavolo sta arrivando in Italia.

Non ragioniamo certo come coloro che pensano (e spargono la voce) ad un colpo militare alla greca. I sostenitori di questa teoria, apologeti dello stato di fatto, paiono non temere e non prendere in considerazione con più modestia cose ed avvenimenti che chiariscono come in Italia il “colpo di Stato” è già stato attuato in maniera più italiana e consona allo stato di cose.

Costoro, pronti ad appoggiare governi del tipo di quello che ha sulla coscienza Battipaglia, con falso pericolo cercano di stornare l’attenzione dai veri problemi; problemi che attendono ed esigono un chiarimento immediato e nella logica e nel fatto.

Né, d’altronde, il buonsenso, la logica ed il sapere politico dicono che “un colpo di stato si aspetta”: ma è con l’attenzione, la tenacia ed il lavoro quotidiano che lo si evita. (…)

In concreto, se la vita politica italiana, soprattutto in quest’ultimo anno, non è un universo di oggetti ed avvenimenti l’uno esterno all’altro, dobbiamo considerare come particolarmente grave e significativo l’arresto dei quattro anarchici accusati di aver messo il 25 aprile (!) due bombe, l’una alla Fiera, l’altra alla Stazione Centrale.

I fatti sono noti: il 25 aprile esplodono due bombe in luoghi affollati contro obiettivi e con una tecnica che neppure l’imbecille più sfrenato potrebbe definire “da lotta sociale”.

Gli anarchici hanno subito pensato: “attentati da manuale del perfetto provocatore”; altri hanno visto addirittura la mano di un corpo speciale della polizia.

Nessuno ha pensato seriamente agli anarchici o alla sinistra extraparlamentare.

Ma la polizia e la stampa parevano ed erano preparate ad un avvenimento del genere; un avvenimento del genere era caldeggiato da un governo i cui problemi di introspezione non commuovevano più nessuno, doveva essere utilizzato come degna conclusione che durava da mesi, campagna di odio, false notizie, false fotografie, deformazioni e provocazioni. Da troppi mesi si parlava di teppismo anarcoide, di violenze inaudite in piazza, di manifestazioni che degeneravano nel sangue per colpa di elementi anarcoidi o neoanarchici. Si parlava anche, non senza indignazione, della povera polizia indifesa, di distruzione dei beni nazionali, della patria e della famiglia.

Governo e stampa affine ricominciavano a parlare della violenza della piazza; di questa violenza voluta da pochi e dalla quale anche i buoni sudditi si stavano facendo traviare.

Questo governo che aveva Avola, Battipaglia e l’Italia tutta sulla coscienza parlava ancora di violenza senza chiarire da dove questa violenza venisse.

Battipaglia non era lontana: l’assassinio di due innocenti da parte della “inerme” polizia doveva essere controbilanciato da nefandezze di stampo anarchico”.

Proprio pochi giorni prima delle bombe del 12 dicembre nel n.4 del bollettino la Crocenera accentua i suoi appelli, purtroppo rimasti inascoltati: “La repressione si allarga, dagli anarchici a tutta l’opposizione extra-parlamentare (per ora). Chissà se adesso i dilettanti della rivoluzione si accorgeranno di quanto andiamo dicendo da mesi: l’arresto degli anarchici era solo una delle prime mosse di una più vasta manovra repressiva?“.

Ed è così che purtroppo si compie la prevista strage:

“La strage di Pz. Fontana non ci è giunta del tutto inattesa. Da tempo prevedevamo e temevamo un attentato sanguinario. Era nella logica dei fatti. Era nella logica dell’escalation provocatoria iniziata il 25 aprile. Per giustificare la repressione, per seminare la giusta dose di panico, per motivare la diffamazione giornalistica e scatenare l’esecrazione pubblica ci voleva del sangue. E il sangue c’è stato. Purtroppo avevamo visto giusto. Purtroppo, come avevamo previsto, la repressione mascherata da “democratica” tutela dell’ordine contro gli opposti estremismi ha continuato la sua marcia. Solo noi anarchici sembravamo accorgercene. Per mesi abbiamo gridato nelle piazze, scritto sui muri, sui manifesti, nei volantini, ripetuto nei nostri giornali che era solo l’inizio. E sulle piazze ci ritrovavamo soli, manganellati, picchiati, denunciati e per di più ignorati dai marx-leninisti, dal M.S. e dagli altri “neo-rivoluzionari”, i quali ritenevano di avere cose più importanti di cui occuparsi, ben lieti in fondo che polizia magistratura stampa se la prendessero con gli anarchici. Poi, come avevamo previsto, la repressione si è estesa, con migliaia di denunce a operai, centinaia di fermi, perquisizioni ecc.. Per la prima volta a Milano è stato violentemente impedito un corteo del Movimento Studentesco (quelli anarchici erano sempre stati dispersi brutalmente…. Ma anche un cieco avrebbe potuto capire cosa stava succedendo e sembrava che anche i giovani dilettanti della rivoluzione marx-leninista cominciassero finalmente a capire. E invece no. Eccoli a gridare – facendo coro con la sinistra parlamentare, ben altrimenti interessata – che la repressione non passerà. Come se la repressione non fosse già passata, come se fosse normale routine democratica tutto quello che da qualche mese sta succedendo, come se fosse normale routine democratica che i fermati della polizia “cadano” dal 4° piano della questura e diecimila operai vengano denunciati e decine di militanti di gruppi extraparlamentari vengano incriminati e condannati rispolverando i famigerati articoli 270-71-72 del codice fascista…. Come se fosse normale routine democratica che per degli attentati scopertamente reazionari vengano immediatamente accusati gli anarchici (cf. dichiarazione del poliziotto dr. Calabrese) e fermati, interrogati 588 (cinquecentoottantotto!) militanti della sinistra extraparlamentare e 12 fascisti (rilasciati per primi dopo essere stati trattati con ogni riguardo)…. A quanto pare i nostri scientificissimi “cugini” marxisti riconoscono la repressione ed il fascismo solo quando porta il fez (e solo, naturalmente, quando li colpisce direttamente)”.

Da quel momento la Crocenera intensifica la sua attività di controinformazione fornendo un valido appoggio alla campagna politica per la liberazione di Valpreda e per accusare gli assassini di Giuseppe Pinelli. Nel n.6 del maggio 1970 il bollettino registra i progressi di questa campagna:

“Milano, 24 marzo: due-tremila persone in piazza a manifestare per Pinelli e Valpreda. Tremila persone alla manifestazione degli anarchici, nonostante le minacce fasciste e la vigliaccheria del movimento studentesco. 25 aprile: due-tremila persone alla manifestazione-processo popolare contro lo stato italiano. È un bel successo, un successo insperato: la prova che, per lo meno a Milano, la provocazione, la calunnia, la persecuzione non sono riuscite a screditarci ed intimorirci. In settembre-ottobre eravamo poche decine a manifestare sulle piazze. Oggi, dopo la più grave delle provocazioni – le bombe del 12 dicembre – siamo molte centinaia. La nostra risposta immediata ed energica ha saputo ritorcere la situazione contro i veri responsabili, contro i mandanti, contro i complici, contro fascisti e socialdemocratici, poliziotti e magistrati. Superando l’angoscia, la paura, lo sgomento, abbiamo saputo ritorcere contro lo stato l’assassinio, la diffamazione, la repressione. Il merito, naturalmente, non è stato solo nostro, ma anche e soprattutto della fermezza con cui il movimento operaio ha respinto la provocazione, della paura che ha preso PCI e PSI spingendoli ad intervenire ad alto livello, ecc.. Cioè il clima politico non è stato quello sperato dagli infami provocatori e la repressione non è potuta proseguire fino alle sue estreme conseguenze. La manovra che si spinge tanto avanti (piazza Fontana, Pinelli) ed è poi costretta a fermarsi a metà strada può essere ritorta contro i provocatori-repressori”.

Gran parte del lavoro della Crocenera da quel momento viene ripreso e ampliato dal movimento anarchico, anche le notizie pubblicate sul bollettino trovano spazio nei giornali del movimento: “Questo bollettino Crocenera (n.9) esce con un certo ritardo e, come si vedrà, un po’ ridotto nel contenuto e meno curato nella forma. Questo poiché la divulgazione di fatti e notizie di carattere più generale possono trovare un maggiore spazio e tempestività sui nostri giornali (Umanità Nova, L’Internazionale, A-Rivista Anarchica) e rende quindi superfluo l’impiego di questo bollettino per tali scopi”.

Esaurita dunque la sua funzione di stimolo, la Crocenera decide, nell’ottobre 1972, di sciogliersi mentre la continuazione dell’attività antirepressiva viene gestita in prima persona da organismi di diretta emanazione del movimento anarchico organizzato.

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