Umanità Nova 11 gennaio 2009 InformAzione 2

Milano: per Pinelli

Anche quest’anno molte le iniziative per ricordare l’assassinio di Giuseppe Pinelli.

Il 13 dicembre al Circolo ARCI Scighera durante l’affollato concerto di Alessio Lega, un centinaio i presenti, il compagno Varengo della FAM intervenendo sul valore ed il significato della memoria in un’epoca contrassegnata da revisionismi e manipolazioni, ha evidenziato l’importanza del ‘caso’ Pinelli sia nei confronti del disvelamento della ‘Strage di stato’ del 12.12.1969, che della storia criminale del potere.

Il 14 dicembre allo Spazio Micene si è tenuta una serata, organizzata dalla FAM e dallo stesso Micene, incentrata sul collegamento tra Piazza Fontana, la morte di Pino e le recenti sentenze sui fatti di Genova 2001, collegamento reso evidente dall’intervento di uno degli avvocati del collegio di difesa dei compagni imputati, Mirko Mazzali, che ha brillantemente illustrato i meccanismi giuridici che hanno portato all’assoluzione dei poliziotti imputati delle violenze alla Diaz e a Bolzaneto, in un contesto preoccupante di riduzione degli spazi di libertà e di ricorso all’ingiustizia di Stato per limitare ed impedire ogni forma di dissenso extraistituzionale.

La proiezione del filmato di Elio Petri ‘Tre ipotesi sulla morte di Pinelli’ con Gian Maria Volontè ha ricordato le ricostruzioni assurde fatte inizialmente dai poliziotti presenti in quella stanza di Questura, e contraddette dalla logica e dai fatti, mentre gli interventi di vari compagni, Enrico Moroni, Massimo Varengo ed uno del Micene, hanno permesso di collocare gli avvenimenti di allora in stretto collegamento con le vicende odierne. E’ stata anche l’occasione per parlare del progetto della scultura per Pinelli in uno spazio pubblico a Milano.

La collocazione di un cuore rosso-nero alla targa, raffigurante il quadro di Baj “I funerali dell’anarchico Pinelli” posta quattro anni fa sul muro d’ingresso della casa ove abitava Pino, in Via Preneste al 2, accompagnata da canti e da tanta pioggia, ha rappresentato il momento emotivo di omaggio collettivo alla memoria di questo compagno. Rientrati poi nel circolo la serata si è conclusa tra i canti e le musiche di Luca Dai, Valentina e le letture di Santo Catanuto tra le quali la famosa poesia di Julian Beck ‘Il corpo di Pinelli’. L’iniziativa a visto riempire la sede dello Spazio Micene.

Il 15 dicembre in Piazza Fontana tradizionale appuntamento con deposizione di fiori, indetto dal Circolo Ponte della Ghisolfa, alla lapide dedicata a Pinelli posta negli anni ‘70 nel corso di una manifestazione del movimento studentesco di allora. Erano presenti compagni dalla FAM, distribuendo il volantino “Dalla strage di Stato e l’assassinio di Pinelli la criminalità del potere continua fino ad oggi” e quello “In Grecia rivolta contro lo Stato” oltre la vendita di Umanità Nova. In serata, al Leoncavallo, si svolgeva una conferenza/dibattito sugli argomenti legati alla strage con la partecipazione di vari esponenti tra i quali De Cortes, Ferrari, Scaramucci, Sarti.

L’incaricato

Trapani: gli antirazzisti non dimenticano

Domenica 28 dicembre, nono anniversario della strage del CPT “Serraino Vulpitta” di Trapani, il Coordinamento per la Pace ha dato vita a un pomeriggio di mobilitazione con due manifestazioni antirazziste per solidarizzare con gli immigrati e pretendere la chiusura di tutti gli odierni Centri di identificazione ed espulsione.

Nel primo pomeriggio, gli antirazzisti hanno organizzato un presidio davanti al “Vulpitta” per esprimere il calore e la solidarietà della Trapani che non dimentica e che non si rassegna ai tempi terribili in cui viviamo, fatti di leggi razziste e di quotidiane ingiustizie. Dalle parole degli immigrati trattenuti è emerso il solito quadro di invivibilità della struttura trapanese: mancanza di riscaldamenti e insufficienza di acqua calda corrente, scarsa qualità dei pasti somministrati, superficiale assistenza medica a base di Aulin buono per ogni tipo di malanno. Una serie di denunce, sostenute anche da un recente sciopero della fame, che smentiscono categoricamente la propaganda mediatica con cui le autorità locali e nazionali continuano a veicolare un’immagine positiva ed efficiente del sistema di accoglienza in provincia di Trapani. Basti pensare che i soggetti che gestiscono a Trapani il tanto elogiato centro di identificazione di Salinagrande sono gli stessi che si occupano del CIE “Serraino Vulpitta“.

Gli immigrati (trentasette al momento attuale) hanno più volte sottolineato l’intollerabilità della loro detenzione in relazione al fatto che non hanno commesso reati. In più di un caso, è stato denunciato il meccanismo con cui perdendo il lavoro si diventa automaticamente clandestini perdendo così il diritto a restare in Italia: anche se – giusto per fare un esempio – sono anni che vivi e lavori in questo paese e, nel frattempo, hai messo su famiglia.

Nelle parole dei reclusi vibrava tutto lo sdegno per un sistema di leggi razziste che rendono impossibile la vita a donne e uomini che cercano in Europa una vita migliore. Le urla di libertà e di solidarietà tra chi era dentro e chi era fuori si scioglievano in un applauso reciproco carico di affetto e di rabbia.

I manifestanti si sono poi spostati in centro storico per un presidio di controinformazione antirazzista: con un fitto volantinaggio e un costante speakeraggio al megafono, gli antirazzisti hanno attirato l’attenzione dei numerosissimi passanti che affollavano le vie del centro storico per la classica passeggiata natalizia. Mentre veniva riferito ciò che gli immigrati ci avevano raccontato poche ore prima, sugli striscioni del Coordinamento per la Pace e degli anarchici si leggeva che gli antirazzisti non dimenticano la strage del CPT “Vulpitta” e che la solidarietà agli immigrati non può prescindere dalla libertà e dal rispetto dei diritti umani fondamentali.

Coordinamento per la Pace-Trapani

Torino: presidio solidale con i lavoratori di Origgio (VA)

19 dicembre. Al Bennet di via Orvieto si sono dati appuntamento un bel gruppo di antirazzisti per un presidio solidale con i lavoratori della cooperativa Leonardo che ha in appalto la logistica al magazzino Bennet di Origgio (Va). Sono in lotta da mesi per il salario, la sicurezza, la riduzione dell’orario e dei ritmi, il reintegro dei licenziati.

Il Bennet di Origgio è uno dei tanti luoghi dove lo sfruttamento bestiale e il ricatto del lavoro sono la norma. Difficile lottare per chi, come gli immigrati, rischia l’espulsione se perde il posto. Difficile farlo in un posto come Origgio, dove si mastica pane e razzismo. Ma proprio ad Origgio lavoratori di Senegal, Marocco, Romania, Sri Lanka hanno alzato la testa.

Importante, in questa lotta che dura da mesi, con scioperi e picchetti durissimi, licenziamenti e provvedimenti disciplinari, il sostegno attivo degli antirazzisti e di altri lavoratori.

Due scioperi con blocco dei camion si sono svolti a luglio, uno in ottobre e uno l’11 dicembre, cui è seguito uno sciopero del cottimo che ha messo in seria difficoltà i padroni, che hanno reagito assumendo crumiri e rifiutando di pagare la tredicesima. Lo sciopero del 19 è stata la risposta dei lavoratori.

Davanti al Bennet di via Orvieto a Torino è stato aperto uno striscione con la scritta “Bennet sfrutta i lavoratori”: gli antirazzisti hanno distribuito volantini e parlato con chi entrava per fare la spesa. Molti hanno dimostrato solidarietà: una donna che aveva lavorato per Bennet ha ricordato un operaio morto schiacciato da un carrello.

I responsabili del Bennet hanno provato senza successo ad intralciare l’informazione: dopo un po’ è arrivata la digos che ha identificato gli antirazzisti più giovani.

Mentre era in corso il presidio una donna e sua figlia sono state pescate con della merce non pagata e consegnate ai carabinieri. Gli antirazzisti sono allora entrati nel centro commerciale per denunciare quanto stava accedendo: due persone portate in caserma per una mezza borsata di roba da mangiare. Un segno, anche questo, dei tempi grami che corrono.

In serata dai picchetti di Origgio è arrivata la notizia che l’azienda aveva annunciato il reintegro di Jackson, un lavoratore dello Sri Lanka licenziato qualche tempo fa per il suo ruolo attivo.

Una foto dello striscione a quest’indirizzo: http://piemonte.indymedia.org/article/3689

Il presidio è stato organizzato nell’ambito dell’Assemblea Antirazzista di Torino

R. Em.

Parma: presidio per la casa

Sabato 20 dicembre a Parma si è tenuto un presidio della Rete di Lotta per la Casa per denunciare l’inadeguatezza dell’intervento dell’amministrazione comunale in merito all’emergenza abitativa che coinvolge un numero sempre maggiore di lavoratori italiani e migranti. Gli ultimi episodi eclatanti, una coppia di anziani di cui uno con una grave invalidità che dopo lo sfratto dell’Acer minacciano di darsi fuoco e una famiglia con quattro bambini il cui sfratto è stato evitato solo grazie all’intervento di militanti della Rete di Lotta per la Casa, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione gravissima, caratterizzata dall’aumento esponenziale degli sfratti per morosità (le famiglie non riescono più a pagare gli affitti così come le quote del mutuo) e dall’accesso negato ad ampie fasce della popolazione al diritto alla casa, in particolare i giovani, i migranti, le famiglie di giovani lavoratori. Il Comune di Parma, colpevole di un gravissimo immobilismo sulla questione casa da 10 anni a questa parte, oggi si trova del tutto impreparato di fronte all’aggravarsi della situazione determinata dall’incalzare della crisi economica. Immobilismo aggravato dall’unico intervento realizzato in tempi brevissimi dal Comune cioè la vendita di oltre cento case popolari, senza peraltro costruire in cambio neanche un nuovo alloggio popolare. I provvedimenti con tanta enfasi annunciati sui mass media se analizzati nel concreto dimostrano solo la loro inconsistenza.

Diritti in Casa, Rete di Lotta per la Casa

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