Umanità Nova 7 giugno 2009 Bruno Vespa, piazza Fontana e il sisde informale di COMIDAD

Da tempo alla RAI fervono i preparativi per la puntata speciale di “Porta a Porta” in occasione della ricorrenza della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Con i preparativi cresce però anche la preoccupazione per l’evento; una preoccupazione che nei giorni scorsi pare abbia preso addirittura le caratteristiche dell’attacco di panico.

Sui loro teleschermi gli Italiani vedranno infatti scorrere le immagini d’epoca, prima tra tutte quella in cui Bruno Vespa al telegiornale annunciava trionfalmente il nome del colpevole della strage alla Banca dell’Agricoltura: l’anarchico Pietro Valpreda.

Per i giovani telespettatori potrebbe essere un trauma. Ma come? Quaranta anni fa il presentatore di “Porta a Porta” era già lì! E proprio a lui era conferito l’onore di diffondere la versione ufficiale che poi si sarebbe rivelata clamorosamente falsa!

Bruno Vespa: colui che viene fatto passare per il testimone imparziale, per il notaio nel cui salottino/studiolo Berlusconi è andato a firmare il contratto con gli Italiani. Bruno Vespa apparirà improvvisamente non come un cronista, per quanto servile, ma come uno coinvolto nei fatti, il più coinvolto di tutti, data la sua anzianità di servizio nel depistaggio.

Quaranta anni di onorato servizio? E se il vero capo – il Capo dei Capi – fosse proprio lui? Altro che Totò Riina.

A quel punto potrebbe essere la fine. Tutta la carriera di Bruno Vespa potrebbe essere riveduta sotto questa nuova luce. Una volta crollata la diga della credulità, i sospetti dilagheranno e scoperchieranno tutto.

Se Bruno Vespa è coinvolto nel depistaggio sulla strage, perché non anche nella strage? E poi: perché tante puntate di “Porta a Porta” sul delitto di Cogne? I sospetti diverranno certezze: il vero assassino di Cogne è Bruno Vespa.

Bisognava correre ai ripari, per prevenire la catastrofe, per fare in modo che le parole pronunciate da Bruno Vespa quaranta anni fa davanti a milioni e milioni di Italiani non apparissero per delle sfacciate menzogne. Valpreda deve assolutamente essere presentato come colpevole, almeno in parte.

Che si fa? Si prende un giornalista de “l’Unità”, così si può far credere che sia imparziale, e lo si sceglie fra quelli che abbiano la fama di giornalisti “investigativi”, cioè si fanno imbeccare dai servizi segreti. Poi gli si fa scrivere un libro/rivelazione su Piazza Fontana e gli si fa fare tanta pubblicità preventiva dal “Corriere della Sera“. Per dicembre il libro sarà uscito e l’autore, Paolo Cucchiarelli, potrà essere invitato a parlarne a “Porta a Porta”, per dimostrarci la colpevolezza di Valpreda.

Tutto è già previsto: Cucchiarelli prenderà la parola per spiegare ai telespettatori ciò che ha già esposto nel libro. A Piazza Fontana le bombe furono due, anche le borse furono due, persino i Valpreda furono due, uno vero e uno finto. Cucchiarelli ci spiegherà poi dove ha preso queste informazioni così attendibili: la sua prima fonte è un funzionario del SISDE, i servizi segreti civili; poi ci sono alcuni documenti dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni, che era proprio quella struttura che poi si sarebbe chiamata SISDE. Ma a questo punto a qualche telespettatore non potrebbe venire in mente che anche Cucchiarelli sia un agente del SISDE? E l’Ufficio Affari Riservati – il protoSISDE – non è risultato coinvolto anch’esso nella strage?

Giusto. Allora a Cucchiarelli si farà citare anche due fonti libere e imparziali: il magistrato che per primo ha avviato le indagini sulla falsa pista anarchica, e un generale esperto di esplosivi, uno legato al segreto militare e alla disciplina NATO. Più imparziali di cosi!?

E poi c’è l’asso nella manica. Cucchiarelli potrà svelarci anche che gli anarchici non mettevano le bombe solo nel 1969. Continuano anche adesso. In base alle informative del solito SISDE, si sa che si fanno chiamare Federazione Anarchica Informale, e, secondo la ricostruzione di un Pubblico Ministero, questa FAI informale non è altro che il braccio armato della Federazione Anarchica Italiana, quella storica, fondata nel 1945.

I telespettatori si immagineranno la scena: gli anarchici della FAI segretamente riuniti per dare vita ad una organizzazione armata segreta e parallela. Si immagineranno – o vedranno ricostruita in un’apposita fiction – la loro discussione: che nome dare a questa organizzazione armata in modo che nessuno sospetti un suo legame con la FAI? Ovvio: la chiameremo FAI! Geniale. Purtroppo per loro, gli anarchici non avevano tenuto conto delle facoltà mentali superiori – quasi medianiche – dei Pubblici Ministeri italiani, perciò il segretissimo legame tra la FAI e la FAI informale è stato scoperto. Peccato. Da parte degli anarchici sarebbe bastato un po’ più di fantasia nella ricerca del nome. Ad esempio: SISDE informale.

Cucchiarelli potrà concludere la trasmissione dichiarando che gli anarchici erano bombaroli nel 1969 e bombaroli adesso. Quindi Bruno Vespa aveva ragione ad additare Valpreda come il colpevole. Un applauso.

COMIDAD

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