Umanità Nova 14 gennaio 2007 Milano: Piazza Fontana e l’omicidio di Pinelli, 37 anni dopo. La memoria che resiste di M.V.

Gli anni passano, ma le iniziative di denuncia e di commemorazione continuano e si intensificano. La cosa non deve stupire perché la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e la morte di Giuseppe Pinelli, il 15 dicembre, interrogano ancora il nostro presente. Quelle vittime rappresentano una delle pagine più tristemente importanti della storia del dopoguerra italiano. Una storia fatta di crimini senza colpevoli, secondo i tribunali italiani. Per tutte le persone di buon senso, però, questi sono stati crimini di potere, che hanno avuto come protagonisti i più alti livelli dello stato. Per questo quella di Milano fu una strage di Stato. Di più: la madre di tutte le stragi.

Con questa consapevolezza l’impegno di trasmissione della memoria non demorde, anzi si rafforza, quando diventa palese il tentativo di disinformazione e di riscrittura della storia. Un esempio tra i tanti: sulla Repubblica del 6 dicembre, il giornalista Luigi Bolognini, scrivendo del ritorno di un famoso locale rock il “Rolling Stone” nelle mani del suo fondatore, Enrico Rovelli, manager di notissimi cantanti, dice che il Rovelli è stato “al centro di un caso politico economico a inizio anni ’70”. Ma quale caso politico economico! Rovelli era una spia con il nome “Anna Bolena” al servizio dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni di Roma e, in quanto tale, operava all’interno del Circolo Ponte della Ghisolfa di Milano ai tempi della strage e dell’omicidio di Pinelli.

D’altronde un certo nervosismo trapela anche in personaggi che non dovrebbero permetterselo, come Gerardo D’Ambrosio, il beniamino della “sinistra” giustizialista, autore nel 1975 di quella sentenza del “malore attivo” che, piccato del ripetersi di tante iniziative a favore della memoria del Pinelli (compresa quella di un francobollo commemorativo avanzata da “Liberazione“), si è recentemente lanciato in un’intervista al “Corriere della Sera” (messa in prima pagina il 18 dicembre) ove ha riproposto con forza le sue astruse considerazioni. Il fatto è che D’Ambrosio non può rimuovere il dato storico del clima in cui maturò la sua sentenza, un clima di compromesso storico, di un colpo al cerchio ed uno alla botte, dove il cerchio era la matrice della strage e la botte l’assassinio di Pinelli. Per il senatore dell’Ulivo D’Ambrosio è da pazzi ripetere la tesi dell’omicidio (glielo hanno garantito i poliziotti che erano nella stanza con Pinelli…), e per affermare questo si autoincensa come il magistrato che è riuscito a togliere ogni definitivo dubbio sulla presunta colpevolezza di Valpreda e compagni. Nel dire questo D’Ambrosio non si accorge di evidenziare il senso della sua sentenza; bisognava scagionare lo Stato delle sue responsabilità sia per quanto riguardava la strage che l’omicidio di Pinelli. Invece di andare a fondo nello smascheramento della trama che avrebbe innescato una reazione popolare ingovernabile in un periodo come quello di alta conflittualità sociale, si preferì mettere la sordina alla vicenda costruendo un compromesso che salvasse la tenuta delle istituzioni , individuasse in qualche scherano fascista il responsabile e favorisse la sinistra parlamentare nella sua scalata al potere. Cosa che puntualmente si è verificata con i governi di solidarietà nazionale.

Quella che segue è una carrellata delle principali iniziative tenutesi a Milano.

11 DICEMBRE: ASSEMBLEE A SCUOLA

Nell’intera mattinata, al Liceo Cremona, una serie ininterrotta di assemblee studentesche, organizzate per anno, hanno focalizzato la loro attenzione sulla strage. Due “esperti”, Saverio Ferrari ed un compagno della Federazione Anarchica Milanese (FAM), hanno contribuito in piena autonomia, a classi divise, delineando scenari ed inquadrando l’evento all’interno del processo reazionario che aveva l’obiettivo di fermare il movimento ascendente dei lavoratori e degli studenti.

Buona l’attenzione e numerose le domande poste.

11 DICEMBRE: CONTESTAZIONE IN GALLERIA

Nel pomeriggio, nella centralissima Galleria Vittorio Emanuele, un gruppo di giovani “antifascisti ed antifasciste”, davanti alla boutique di borse ed accessori griffati “Oxus“, ne denunciava con un volantino “Ieri le bombe, oggi le borse” sia i legami con quel Delfo Zorzi, già appartenente alla cellula stragista veneta di Ordine Nuovo, assolto per P.zza Fontana ma tuttora imputato per la strage di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974, sia il Comune proprietario del negozio, concesso in comodato d’uso. 17 sagome di cartone a forma di bara con i nomi delle vittime ed una borsa di pelle nera contenente due bottigliette di sangue sono stati depositati davanti al negozio, protetto dai poliziotti.

L’iniziativa si è poi ripetuta sabato 16.

11 DICEMBRE: IL PdCI È PER LA MEDAGLIA, NOI NO

Dopocena di dibattito alla Casa dell’Energia di Piazza Po. Organizzato dalla sezione “Laika” del Partito dei Comunisti italiani il dibattito, al quale sono invitati Dario Fo, Bebo Storti ed altri esponenti della vita culturale cittadina, verteva sulla richiesta di medaglia d’oro al valor civile per le 16 vittime della strage e per Giuseppe Pinelli. Come FAM siamo presenti all’esterno con un volantino “Di una medaglia non richiesta“, che ricordando il ruolo del PCI allora e l’aberrante sentenza di D’Ambrosio, denuncia l’incongruenza di una richiesta allo Stato, responsabile dell’assassinio di Pinelli e affossatore della memoria storia, di onorarne la memoria. Incongruenza che potrebbe sottintendere un’operazione di recupero assolutamente non chiara. E poi perché rivendicare una medaglia che ossifica il tragico evento e non piuttosto la riapertura di un’inchiesta, di un procedimento, per inchiodare i responsabili, materiali e morali, della sua morte? Ovviamente i temi del volantino hanno originato un vivace scambio di opinioni – comunque sempre corretto – tale da modificare l’opinione di molti presenti.

12 DICEMBRE: GLI STUDENTI IN PIAZZA

Nell’anniversario della strage, si sono svolte in mattinata due manifestazione studentesche aventi percorsi diversi.

L’uno, indetto dall’Unione degli studenti, aveva come obiettivo la Camera del Lavoro. L’altro, promosso dall’area dei “collettivi“, terminava a piazza Fontana.

Per l’occasione è stato distribuito da parte della FAM un volantino sull’assassinio di Pinelli e sulla strage di Stato, che ripercorre il filo nero della repressione fino ai giorni d’oggi, in Italia e nel mondo, e che ha riscontrato molto interesse fra i giovanissimi dei due cortei, particolarmente in quello organizzato dai “collettivi”.

12 DICEMBRE: IL COMUNE DISERTA LA MANIFESTAZIONE UFFICIALE

Nel pomeriggio diverse centinaia di persone hanno partecipato al breve corteo che da piazza della Scala conduce a Piazza Fontana dove sono state deposte corone alle lapidi che ricordano le vittime.

Presenti, tra gli altri, il presidente della camera, Bertinotti, e quello della provincia, Penati. Assente sia il sindaco che gli assessori della sua giunta di centrodestra. Significativi applausi alla dichiarazione di Bertinotti riguardo il nostro compagno Giuseppe Pinelli, definito “diciassettesima vittima di quella scia di violenza”, dichiarazione arricchita successivamente dall’aggiunta “si tratta di una persona la cui storia va guardata con rispetto da parte di tutti. È stata una figura innocente, una vittima a causa della sua connotazione politica”. Ma come altri Bertinotti si rifiuta di definire quella morte, quasi che si tratti di un tabù da non infrangere e sul quale è stato costruito un compromesso da non discutere.

12 DICEMBRE: LA MEMORIA GIOVANILE

In una sala della Provincia, presenti tra l’altro Aldo Giannuli, esperto di stragi e Renato Sarti del Teatro della Cooperativa, sono stati presentati i risultati di una ricerca commissionata all’Istituto Piepoli, in collaborazione con la Fondazione Istituto per la storia dell’età contemporanea, su “Memoria giovanile tra stragismo impunito e nuovo terrorismo internazionale”. La ricerca ha somministrato ad un migliaio di studenti delle scuole medie superiori un questionario che ha dato risultati inquietanti, ma non sorprendenti, tenendo conto che si tratta di un fatto di 37 anni fa e che i processi di revisionismo storico procedono imperterriti nel tentativo di scaricare sull’insieme delle forze progressiste tutti i delitti ed i malanni di questo paese . I responsabili della strage vengono identificati da quelli che dichiarano di essere a conoscenza della strage (circa il 60% degli intervistati) nell’ordine in: Brigate Rosse (intorno al 40%), mafia, anarchici (sic!intorno al 20%), eversione di destra, socialisti, fuori di testa, ecc..

14 DICEMBRE: IN RICORDO DI PINELLI

Serata per ricordare l’assassinio di Pino, organizzata dalla FAM assieme al collettivoSpazio Micene“, nella loro sede di via Micene, in prossimità della casa ove viveva allora Pinelli, in Via Preneste 2, un semplice edificio dell’Istituto delle case popolari, oggi Aler, dove tre anni fa è stata posta una targa che riproduce il noto quadro di Bay in suo ricordo.

Anche quest’anno ci si è avvalsi del contributo musicale e canoro di Alessio Lega, accompagnato dalla chitarra di Rocco, che ha inaugurato la serata con una parte del suo repertorio, vecchio e nuovo, ma sempre stimolante, sui drammi della guerra, dell’immigrazione, fino alla ballata di Pinelli. Verso le 23 è partito il corteo diretto alla targa: un centinaio i presenti. In testa una grande bandiera anarchica, mentre il “Coro del Micene” intonava “Figli dell’officina” seguito da tutti i manifestanti. Una volta giunti sotto la targa, dove è affisso un fiocco rosso e nero, si è intonato “A las barricadas” e “Vieni o Maggio” di Gori.

Poi al canto di “Addio Lugano Bella“, in un clima di rinnovata commozione si ritornava nella sede dove la serata è continuata con un intervento di un compagno della FAM sul perché dell’assassino di Pino e della Strage di Stato, diretta contro le lotte degli operai, degli studenti e degli strati popolari. Una repressione che arriva fino ai giorni odierni, sia a livello internazionale (Iraq, Palestina, Messico) che sul nostro territorio, da parte dello Stato che non rispetta neanche le proprie regole (vedi l’attacco a Genova, e prima a Napoli, nei confronti del movimento contro il G8 o contro la popolazione della Val di Susa che si oppone alla TAV).

La serata si concludeva con il coinvolgente repertorio dei canti popolari del “Coro del Micene”.

15 DICEMBRE: LA DICIASSETTESIMA VITTIMA

Alle 18, presso la libreria Archivi del Novecento, nella zona del Ticinese, Franco Bertolucci – in collaborazione con il Centro studi libertari/Archivio Giuseppe Pinelli , la Biblioteca Franco Serantini di Pisa e la FAM – ha presentato l’ultimo libro della BFS: “Pinelli, la diciassettesima vittima” con scritti di Amedeo Bertolo, Camilla Cederna, PierCarlo Masini, Corrado Stajano, un’intervista di Lorenzo Pezzica a Cesare Vurchio e la prefazione di Luciano Lanza. Una cinquantina i presenti.

Tra gli intervenuti Amedeo Bertolo, Paolo Finzi, Virgilio Galassi, Aldo Giannuli, Luciano Lanza, Enrico Maltini, Enrico Moroni, Corrado Stajano e Massimo Varengo, che hanno ricordato da una parte gli avvenimenti di quei tempi e dall’altra hanno sviluppato una riflessione sul senso della memoria storica e sui suoi rapporti con la memoria politica. In sostanza sulle difficoltà della persistenza della verità a fronte di un ininterrotto processo di revisione e di manipolazione dei fatti e della memoria stessa, di cui le difficoltà di mantenimento delle stesse carte del processo di Catanzaro ne sono attuale testimonianza.

15 DICEMBRE: LE ALTRE INIZIATIVE

Per ricordare Pinelli al Leoncavallo il Circolo Ponte della Ghisolfa ha organizzato un dibattito sul tema “Le trame di ieri sono quelle di oggi” con Enrico Deaglio, Mauro Decortes, Saverio Ferrari e Piero Scaramucci, seguito dallo spettacolo dei Foce Carmosina (i cantautori Canotti e Ricco) che propongono, in sintonia con le immagini del film “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo, i testi e le canzoni di De Andrè, Guccini, Lolli, Stormy Six, ed altri autori. Alla serata anche Paolo Rossi è intervenuto con un filmato inedito.

Al Centro Sociale Vittoria la Compagnia degli Stracci ha replicato lo spettacolo “La scarpa di Pinelli”.

Al teatro Libero l’attore, sceneggiatore, regista Antonio Carletti ha presentato il suo monologo “tra pochi giorni è Natale“, due ore di spettacolo sulla figura di Pinelli, per scoprire cosa è accaduto prima e dopo la sua morte e per gettare un po’ di luce sui personaggi coinvolti nella vicenda. Carletti ha impiegato sei mesi di accurata e seria documentazione per scrivere il testo e per rappresentarlo sul palco cercando di non tralasciare alcun particolare.

M.V.

Advertisements

Tag: , , , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: