Umanità Nova 20 aprile 2008 Cossiga e Sandalo. Onorare i debiti di MoM

Quando c’è da rimestare nel letame, ci sono alcuni alti personaggi della politica italiana che non si fanno mai pregare. E infatti li ritroviamo sempre, ora l’uno ora l’altro, con le mani nella mer… pardon, nella marmellata.

Uno di questi, si sa è Francesco Cossiga, ex notabile democristiano, ex ministro degli Interni, ex presidente della Repubblica, e non ancora ex senatore a vita. Il quale, anche in questa torbida occasione, l’arresto del torbido personaggio Roberto Sandalo, già protagonista di torbide storie negli anni Settanta, non ha mancato, e come avrebbe potuto essere diversamente, di farci conoscere la sua limpida opinione.

Di Roberto Sandalo, della sua vita trascorsa come peggio non si sarebbe potuto, non vale la pena di parlare. È tutto talmente equivoco, e quindi talmente chiaro, il suo percorso, che anche l’ultima bravata che l’ha riportato all’onore delle cronache, l’attentato ad alcune moschee, rientra pienamente nella storia di ordinaria follia, e di ordinaria provocazione al servizio dei Servizi, che ne ha contrassegnato l’esistenza. Fra i fondatori del Fronte Cristiano Combattente, organizzazione che lui stesso dichiara ispirarsi alle parole di Pera, Ratzinger, Cristiano Allam e Oriana Fallaci, Sandalo è persona talmente affidabile che perfino Borghezio ha pensato bene di metterlo alla porta.

Ebbene, chi non poteva non accorrere in aiuto di questa incompresa vittima del sistema e della magistratura? Ma Francesco Cossiga, naturalmente, che, in una intervista al Corriere della Sera, afferma testualmente: «Tra chi mette le bombe nelle moschee e chi uccide i cristiani, io sono sicuramente dalla parte dei primi. Non sono mai stato d’accordo con chi mette le bombe, ma in questa situazione scelgo chi va contro gli assassini dei cattolici, degli ortodossi, degli ebrei, dei sacerdoti». Come si vede, una difesa a tutto campo di Roberto Sandalo e dei suoi attentati. Parole che, se fossero state pronunciate da uno sprovveduto qualsiasi ai tempi delle leggi speciali antiterrorismo, di cui Cossiga, quando era ministro degli Interni, fu uno dei principali artefici, avrebbero fruttato, sicuramente, alcuni anni di carcere speciale.

Ora, a parte l’assordante silenzio con il quale sono state accolte queste gravissime affermazioni – gravissime, è chiaro, per chi dovrebbe difendere la sacralità delle istituzioni – che non hanno suscitato nessuno dei ricorrenti “moti di sdegno” ai quali siamo abituati, viene da chiedersi cosa abbia spinto questa alta figura istituzionale a dire certe cose. Ma la sua onestà intellettuale, naturalmente, così come il suo sardissimo senso dell’amicizia!

Roberto Sandalo infatti, fu il pentito di Prima Linea che a suo tempo accusò apertamente Cossiga di aver favorito la fuga di Marco Donat Cattin, dirigente della stessa organizzazione e figlio del potentissimo ministro democristiano Carlo. Il classico segreto di Pulcinella, ovviamente, ma il fatto che lo rivelasse Sandalo, che con le sue dichiarazioni stava facendo andare in galera decine di militanti di Prima Linea, veniva ad assumere un significato particolare. Soprattutto se si fosse insistito, come si sarebbe potuto, su questo tasto. La cosa, se non ricordo male, finì con una mezza ritrattazione del “pentito” e l’ovvia assoluzione del ministro. Insomma, un lieto fine in piena regola.

È chiaro allora che, anche se dopo trent’anni, i debiti vanno onorati. Soprattutto se onorati sono tanto il creditore quanto il debitore.

MoM

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