Umanità Nova 9 marzo 2008 Repressione. Fine del secondo atto. Cagliari: condannati Luisa Massimo e Matteo di Lo pseudo-chierico

Quest’ultima farsa ha avuto almeno il pregio della brevità. La corte d’appello, quando si riunisce, in una mattina riesce a “discutere” anche10-15 cause. Per ogni processo leggono qualche carta, scambiano alcune amenità con PM e difensori, fanno finta di pensarci 10 minuti, e sputano la loro sentenza.

Breve resoconto dei fatti: il 22 ottobre 2003 a Cagliari si svolge una manifestazione, amici e compagni di Massimo Leonardi protestano contro il suo arresto, avvenuto qualche giorno prima.

Ricordo che l’anarchico Massimo Leonardi è stato più volte arrestato negli ultimi anni con accuse disparate (aggressioni, associazione sovversiva, etc.) e ha scontato lunghi mesi di carcerazione preventiva, durante i quali la stampa di regime lo ha sempre sbattuto in prima pagina come “capo degli anarco-insurrezionalisti” e altre simili baggianate. Le accuse erano poi talmente inconsistenti che persino la magistratura lo ha dovuto assolvere (anche se in appello), ma questo, il più delle volte, i giornali hanno dimenticato di riportarlo.

Il 22 ottobre la manifestazione di Cagliari viene caricata dalla polizia, alcuni manifestanti, raggiunti dagli sbirri antisommossa vengono atterrati e colpiti. Su uno di essi, Fabrizio, si accaniscono in tre, con calci in testa e manganellate, altri manifestanti si accorgono però della scena, tornano indietro, si battono con gli sbirri e lo sottraggono al pestaggio. Il risultato è che Fabrizio riporta un grave trauma cranico (3 giorni di ricovero e 60 di cure) ma riporta la pelle a casa, gli altri, sbirri e manifestanti, se la cavano con qualche escoriazione. Tre compagni anarchici, Luisa, Massimo e Matteo vengono però arrestati e processati per direttissima.

La farsa del processo di primo grado si è poi conclusa quasi due anni dopo con la condanna di Massimo (10 mesi), Matteo (8 mesi) e Luisa (6 mesi e mezzo) per resistenza e lesioni. Inutile dire che l’unico fatto veramente grave accaduto quel giorno non è mai stato nemmeno discusso dalle corti della cosiddetta “giustizia”. Ancora oggi non ci è dato di sapere i nomi dei tre vigliacchi in tenuta antisommossa, che hanno cercato di fracassare a calci la testa di un ragazzo già a terra.

La sentenza di appello ha stabilito che Massimo e Matteo non avevano colpito gli agenti di basso grado ma solo i dirigenti della questura, e perciò ha applicato loro uno sconto di pena di un mese. A Luisa invece, che avrebbe infierito solo sui dirigenti, lo sconto di pena non è stato applicato. La verità è che gli uomini della bassa forza, al processo di primo grado, erano talmente impegnati a descrivere fantasiosamente come gli imputati avessero infierito sui loro capi, che si sono dimenticati di accusarli di aver colpito anche loro.

Non solo il fatto che la sbirraglia abbia cercato di fare la pelle a Fabrizio continua a essere per la giustizia del tutto irrilevante, ma anzi! Fabrizio è attualmente sotto processo (prossima udienza l’11 aprile) per i fatti accaduti quel giorno. Assieme ad un’altra decina di manifestanti è accusato di resistenza, danneggiamenti, etc. etc.

Se l’intento di queste azioni repressive era quello di farci abbandonare le nostre attività, possiamo dire che è fallito. Nessuno dei compagni colpiti si è tirato indietro, tutti sono ancora ben presenti nelle lotte.

Lo pseudo-chierico

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