Umanità Nova 27 maggio 2001 Ricordando Sergio Ardau di ANTEO

Sergio Ardau. Cagliari 2 giugno 1940 – Montpellier 26 aprile 2001

All’età di 61 anni, Sergio Ardau ci ha lasciati. Lo ricorda la generazione che subito dopo la strage di Stato del 12 dicembre 1969, e per tutti gli anni settanta, si è battuta e si è impegnata nella controinformazione nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle strade di tutta Italia. Lo ricorda perché Sergio Ardau ha dato una delle testimonianze importanti per comprendere la predeterminazione con cui gli organi di polizia hanno tentato di addossare una strage, quella di piazza Fontana, agli anarchici: testimonianza letta (e poi pubblicata, insieme ad altre, nel libro Le bombe dei padroni) in occasione di un processo popolare tenutosi il 25 aprile 1970 a Milano. In essa Sergio Ardau ricorda tutti i momenti di quel 12 dicembre 1969, quando alle ore 16,35 una bomba collocata all’interno della banca dell’Agricoltura provoca un primo bilancio di 14 vittime e meno di due ore dopo la squadra politica al completo irrompe nel nuovo circolo anarchico di via Scaldasole dove è presente solo lui e viene “invitato” in questura; subito dopo arriva Giuseppe Pinelli a cui viene esteso l'”invito”: Ardau viene fatto salire in macchina con il commissario Calabresi, Panessa e Zagari (della squadra politica) mentre Pinelli li segue col suo motociclo. Durante il tragitto Calabresi già parla di una “sicura matrice anarchica degli attentati” e di “pazzi criminali infiltrati come il Valpreda”, domandando più volte di lui. Ardau e Pinelli sono i primi due fermati: solo dopo la mezzanotte cominciano ad arrivarne altri, fino a raggiungere il numero di 588 tra anarchici e militanti della sinistra extraparlamentare.

Nel corso della notte Pinelli ed Ardau vengono interrogati a più riprese e insistentemente vengono loro chieste notizie sul “pazzo” Valpreda (come gli inquirenti già lo definiscono, anticipando la qualifica di “mostro” e “belva umana” che certa stampa conierà subito dopo il suo arresto del 15 dicembre). Sul dodici dicembre è stato scritto molto. E molte controinchieste hanno dimostrato la manovra antianarchica, il tentativo di un’azione repressiva per fermare il movimento dei lavoratori in lotta, la costruzione di un capro espiatorio (Valpreda) a cui addossare una strage voluta da organi dello Stato, congiuntamente ai fascisti: se questo disegno è fallito bisogna ringraziare anche compagni come Pasquale Valitutti o Sergio Ardau che, con le loro testimonianze, hanno reso più forte, in migliaia di compagni, il desiderio e la volontà di giustizia e di verità.

Dopo questi fatti Sergio Ardau è costretto ad abbandonare l’Italia recandosi prima in Svezia e poi in Francia dove lavora inizialmente come ferroviere alla “Sceta“. Nel 1973 le autorità francesi gli notificano un procedimento di espulsione pur non essendoci nei suoi confronti alcun provvedimento giudiziario e nessuna indagine poliziesca: viene costituito un “Comitato di difesa per Sergio Ardau” da compagni dell’O.R.A. e del Front Libertaire che organizzano una energica campagna di protesta per bloccare l’azione provocatoria e reazionaria del governo francese. Ardau rimane a Parigi, qui conosce Francoise (morta anch’ella quattro anni fa per cancro ai polmoni), attiva nel movimento anarcosindacalista, e dalla loro unione nasce Severine a cui il padre è molto legato tanto da preferire un lavoro notturno in una ditta di trasporti pur di avere la possibilità, di giorno, di assistere la figlia. Negli anni passati a Parigi è stato, fino all’ultimo, molto attivo nel lavoro sociale nel quartiere di Panten (vicino a La Villette), amato dalla gente e dai giovani che hanno avuto in lui un riferimento politico importante.

Un impegno sociale, quello di Sergio, che ha origini lontane, quando si stabilisce a Milano (come ricordano compagne e compagni che l’hanno conosciuto e stimato) nel quartiere Ticinese, nei pressi del circolo di via Scaldasole, una zona, allora, decadente e “malfamata”, densa di sottoproletari, di mala e di prostituzione. In questo ambiente si trova a suo agio, rapportandosi col quartiere e coi suoi abitanti che lo affiancano anche in uno dei momenti in cui riesce, correndo in prima persona seri rischi, ad aiutare una donna a liberarsi ed a fuggire dalla condizione di sfruttata del sesso, inseguita dai suoi sfruttatori. L’ultima volta che ha telefonato è stato due mesi fa da un ospedale del Sud della Francia, comunicando con flebile voce di essere stato operato ai polmoni. Il suo desiderio sarebbe stato quello di trasferirsi definitivamente da Parigi, visto che aveva raggiunto la pensione, ma una telefonata della figlia Severine ha comunicato la triste notizia della morte di Sergio Ardau.

ANTEO

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