Umanità Nova n15 maggio 2010 25 aprile – Cronache resistenti: Pistoia La nostra memoria non è condivisa di L’insuscettibile di ravvedimento, Evgenij Vasil’ev Bazarov.

Il 25 aprile 2010, correva il novantesimo anniversario della nascita di Silvano Fedi. Il 25 aprile, la retorica del potere e la faccia di bronzo dei pavidi antifascisti delle feste comandate hanno mostrato nuovamente il loro volto.

Da tempo ormai Silvano Fedi è divenuto l’eroe della resistenza pistoiese, celebrato nelle ricorrenze del giorno della liberazione(?) dal nazi/fascismo e paladino repubblicano. Come sappiamo il potere tenta di recuperare tutte le figure e gli avvenimenti di un certo rilievo piegandole alla retorica della propria autocelebrazione, nulla di nuovo, ma quando è troppo è troppo.

L’eroe Silvano Fedi era un Anarchico e un partigiano, l’ordine dei termini non è casuale, poiché nel percorso che lo ha portato a combattere contro l’oppressione fascista è sempre stata chiara e presente la sua tensione verso un orizzonte libertario che andava ben oltre la “semplice” lotta al regime, ma che prefigurava – in ogni azione – una precisa volontà rivoluzionaria di cambiamento radicale dell’esistente, che mal si sarebbe sposata con l’opzione democratico repubblicana nata dalla resistenza.

Innanzi tutto, coerentemente con la sua fede Anarchica condivisa da molti compagni di lotta, le “Squadre franche libertarie” (così si chiamava la formazione partigiana cui faceva parte) non aderirono al CLN e restarono – unico esempio in Italia – totalmente autonome, tanto da attirarsi numerose antipatie negli ambienti “istituzionali” della resistenza pistoiese.

Nelle numerose azioni portate avanti dalla formazione di Silvano ogni sequestro di vettovaglie, materiali ed armi, veniva diviso con le altre formazioni partigiane e con la popolazione, che nel probabile disegno futuro immaginato da Fedi avrebbe dovuto levarsi in armi contro i nuovi occupanti anglo-americani.

Come da testimonianza di Artese Benesperi, un vecchio compagno d’ideali e di battaglia, nelle intenzioni di Silvano c’era quella di continuare la battaglia anche a “liberazione” avvenuta, rifiutando l’inevitabile occupazione americana (che ancora scontiamo) e l’instaurazione di un nuovo regime, questa volta chiamato democratico, che avrebbe nuovamente portato oppressione e sfruttamento, seppur in forme diverse.

Silvano viene ucciso nel ’44 in un’imboscata organizzata da settori della resistenza pistoiese che evidentemente mal tolleravano l’orizzonte che un ragazzo di 24 anni stava con forza prefigurando.

Ma prima della guerra? Già dal ‘36 un piccolo gruppo di Anarchici, tra cui Fedi, si organizzarono presso il liceo Forteguerri svolgendo attività antiautoritaria ed antifascista; il gruppo venne individuato dalla polizia badogliana nel ’39 e Silvano finì agli arresti con l’accusa di associazione e propaganda antinazionale, tutto questo mentre i suoi pari età se ne stavano ad inveire – avendo cura di non essere visti ed uditi – contro la dittatura.

Questo è il Silvano Fedi che la retorica di potere e gli antifascisti “democratici” vogliono recuperare, il Silvano Anarchico, ribelle, nemico dell’autorità e d’ogni forma di oppressione, il giovane che invece di gettare parole al vento, come ancor oggi fanno tanti, ha lottato ogni minuto e fino al minuto ultimo per il più grande ed intenso amore che si può provare, quello per la Libertà, in poche parole il rivoluzionario.

Se oggi fosse ancora qui lo troveremmo sicuramente a fianco dei cittadini che lottano contro le nocività ambientali, gomito a gomito con i compagni che si battono per la distruzione dei lager per migranti, lo troveremmo in prima fila ad opporsi ai nuovi fascismi e al capitale loro finanziatore, sarebbe qui con noi, suoi compagni… sicuramente irrimediabilmente nemico di chi ora lo commemora.

L’insuscettibile di ravvedimento, Evgenij Vasil’ev Bazarov.

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