Umanità Nova n15 maggio 2010 Fischia il vento L’antifascismo di oggi di WS

Nelle pagine della cronaca molti i report delle iniziative che hanno visto le compagne e i compagni attivi nelle giornate che ricordano la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Com’è evidente per chi legge e chi ci conosce, non è una giornata “della memoria” ma continua ad essere una giornata di lotta.

Per gli anarchici della “resistenza sconosciuta”, dei “ribelli senza congedo”, di quelli che “come sui nostri monti o in Spagna”, quelli delle repubbliche partigiane, quelli che furono nuovamente rinchiusi nei campi di concentramento dagli anglo-americani perché la “resistenza continua”, per noi non è solo riaffermare una realtà storica che l’antifascismo istituzionale ha voluto cancellare ma anche combattere, qui ed ora, le pulsioni autoritarie che promanano dall’azione del governo e dalle forze “legali ed illegali” dello stato.

Infatti, uno degli elementi che ha caratterizzato molte delle iniziative è stato la continuità fra lotta antifascista e lotta antirazzista mettendo, giustamente, la questione della lotta contro i CIE e le deportazioni accanto alla più generale mobilitazione antifascista.

Oggi poi, lo stato, in tutte le sue componenti, non si ammanta neanche più di quell’antifascismo democratico e paludato che ha caratterizzato i primi cinquant’anni della repubblica italiana. Oggi si vuole una memoria “condivisa” fra aguzzini e vittime; oggi si vuole una pacificazione nazionale; oggi le forze politiche (fascisti, nazisti e razzisti compresi) devono collaborare con spirito di unità. Almeno questo è quanto affermano all’unisono sia Napolitano che Berlusconi che un coro di consensi da tutte le parti.

È quanto hanno sempre voluto affermare gli eredi politici del ventennio. Sia nella versione “antisistema” dell’MSI che nella versione costituzionale della DC. È assolutamente nota quanto misconosciuta la realtà delle “riabilitazioni” che dal governo di Salerno in poi ha ri-permeato lo stato italiano di funzionari e “classe dirigente” che proveniva per intero dal regime. I così detti democratici hanno ripetuto per anni che le nuove generazioni, educate alla democrazia, avrebbero garantito un ordinamento più giusto. L’abbiamo, purtroppo, visto!!!

L’attuale classe dirigente non ha nulla da invidiare ai podestà in fez, ai gerarchi delle milizie, ai ras locali. Non ne interpreta solo i modi ed i ruoli ma ne assume per intero ideologia e finalità. L’illusione democratica che ha abbagliato anche generazioni di sinceri antifascisti è oggi scoperta ma, ancora una volta, la difesa dello status quo, annebbia le menti e giustifica ogni opportunismo.

Il superamento della “questione fascista” ha trovato sponde anche nella sinistra “antagonista”. Sono anni ormai che ci battiamo per contrastare questa deriva. Ricordo solo il lavoro che ci vide impegnati all’inizio del decennio (Umanità Nova n. 3 del 28 gennaio 2001) quando demmo vita al convegno “I soldati dell’autoritarismo” proprio per mettere sull’avviso il “movimento” della realtà che allora veniva definita “nuova destra” e che molti ritenevano una semplice aporia culturale quando, come si è dimostrato, i nuovi fascisti si attrezzavano per la conquista di un’egemonia politica e culturale che oggi possono ben dire di aver realizzato. A quel lavoro sono seguiti diversi libri (vedi il catalogo di Zero in Condotta sezione Memoria resistente) e tanti articoli sulle colonne di questo giornale che è oggi una “fonte autorevole” citata da molti link che analizzano il fenomeno proprio per questo impegno determinato e costante.

In questi anni, passando per mille formazioni, gruppuscoli, partiti ma sempre sotto l’ombrello protettivo del governo, i fascisti hanno conquistato il controllo di fatto delle forze armate e delle varie polizie, hanno conquistato la direzione della grande stampa, hanno conquistato la direzione di importanti amministrazioni pubbliche.

Il folklore fascista viene riconosciuto nelle “bravate” da stadio ma la realtà del fascismo militante permea le organizzazioni politiche del governo. Primo fra tutti il PdL dove Berlusconi ha non solo finanziato in modo sfacciato le organizzazioni più estreme (magari facendo passare queste operazioni come tattiche di contenimento di Fini) ma ha sostenuto tutte le operazioni culturali della destra tese a rilegittimare l’ideologia reazionaria. Poi la Lega Nord che ha usato, organizzato e diretto la ricostituzione della “squadracce” magari in camicia verde.

Se oggi il clima politico è “pesante” (come ricordato in diversi articoli di dibattito e di analisi negli ultimi mesi, su queste colonne) lo si deve anche alla sottovalutazione che “a sinistra” si è fatto di questi fenomeni. E non sono mancate le cassandre.

Ma siccome l’egemonia non è totalitaria allora deve proseguire l’azione militante. Assistiamo ancora, quindi, a tutte le ambiguità culturali, alle provocazioni, che vedono ancora i fascisti presentarsi come “antagonisti”, “autonomi”, “rivoluzionari”, “comunitari”, per infiltrarsi, controllare e sterilizzare, soprattutto in ambiti sociali e giovanili, ogni forma di ribellione.

Le teorie di Ezra Pound vengono riprese da innumerevoli blog che si presentano come “alternativi”; il futurismo da corrente artistica si torna a trasformare in vero cult, tappeto ideologico. Avete notato che non vi è “nuova” formazione che non declini la parola “futuro”???

Provate a leggere questa frase: “Non è indispensabile che ogni combattente per quest’idea abbia una cognizione completa delle ultime concezioni, degli ultimi pensieri dei dirigenti del movimento (…) Il singolo soldato non viene istruito sui problemi dell’alta strategia: a lui basta essere educato ad una ferrea disciplina, ad una entusiastica convinzione del buon diritto e dell’energia della sua causa e alla completa abnegazione ad essa (…) Come non sarebbe valido un esercito in cui i soldati fossero o credessero di essere generali, così non sarebbe valido un movimento politico come rappresentante di un’idea, se non fosse altro che un’unione di individui coscienti. No, ad esso servono anche i soldati semplici, senza i quali non si attua una profonda disciplina. “ (Mein Kampf)

L’avete confrontata con i discorsi che sentite alla radio, alla televisione, che leggete sulla stampa? Le avete colte le assonanze? Ne avete colto la direzione?

Ecco perché non è affatto retorico ribadire la centralità della lotta antifascista ancora oggi, ancora nell’Italia del 2010. E nel farlo dobbiamo tenere ben a mente l’esperienza maturata: non possiamo barattare la lotta al fascismo con l’adesione ad un programma democratico; non possiamo mitigare la nostra avversione in nome del frontismo. Se lo facessimo ci ritroveremmo come oggi dove “ il fascismo non esiste”, come la mafia.

Sarà perché prima ancora che antifascisti noi siamo antiautoritari che manifestiamo una tale sensibilità e idiosincrasia a ogni pur piccolo segnale ma, per dirla in battuta, qui non si tratta di cercare delle mosche ma di non vedere degli elefanti che ti stanno correndo contro.

WS

Advertisements

Tag: , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: