Umanità Nova n7 febbraio 2010 Umberto Marzocchi e la guerra di spagna Una polemica con “L´Espresso” di Nicola Revelant

Alla fine del 1959 il settimanale “L’Espresso” pubblicò, per circa due mesi, una lunga ricostruzione della Guerra civile spagnola, conclusasi vent’anni prima (1939) con la vittoria del generale Francisco Franco sostenuto dai regimi fascisti europei. Gli articoli, apparsi dal numero 29 al numero 37 portavano la firma di Manlio Cancogni, scrittore e giornalista famoso negli anni del boom economico.

Questi articoli sulla Guerra di Spagna indignarono l’anarchico savonese. Cancogni, che la guerra di Spagna non l’aveva combattuta (ma che venne arruolato durante la Seconda Guerra Mondiale sul fronte greco-albanese) fece sua la tipica visione dei partiti comunisti di allora, in special modo quando si criticò il modus operandi e le scelte ideologiche fatte dagli anarchici. Marzocchi invece in Spagna ci era stato ed aveva combattuto contro i nazionalisti spagnoli ed i fascisti italiani. Non poté perciò sopportare ancora una volta le calunnie che denigravano lui e l’intero movimento libertario, di lingua italiana e non solo, accorso in Spagna. Ancora una volta, gli anarchici venivano accusati di cieca e brutale violenza anticlericale; di aver preferito i propri interessi personali-ideologici (portare avanti la rivoluzione) alla causa complessiva (la guerra contro l’esercito insorto); di aver rifiutato l’inquadramento militare e perciò di aver avvantaggiato il nemico; di avere, sostanzialmente, fatto perdere la guerra. Una visione “classica” che già durante la guerra civile i partiti comunisti europei, legati alla politica del PCUS, avevano iniziato a diffondere. Gli anarchici, ma più in generale tutti gli anti-stalinisti presenti in Spagna, venivano utilizzati come capri espiatori, come le mele marce che andavano eliminate, fisicamente quando possibile o infangandone la memoria e le gesta nei restanti casi.

Ed è così che Cancogni offrì ai lettori de “L’Espresso” questa visione deformata e partigiana della guerra di Spagna, un pacco preconfezionato che, ancora una volta, tentava di giustificare alcuni grossolani errori (ed orrori) compiuti nel primo anno di guerra. Infatti il giornalista tacque sul non-intervento dei governi democratici (Francia e Gran Bretagna) e non ricordò che l’URSS si mosse appena nell’ottobre del 1936; non scrisse come il governo repubblicano spagnolo fosse stato costretto a dare tutte le riserve auree a Stalin in cambio di armi obsolete. Non mancarono poi imprecisioni ed omissioni di Cancogni nella ricostruzione delle tragiche giornate del maggio 1937, dove furono uccisi Berneri e Barbieri e distrutto il piccolo partito trozkista del POUM per mano di sicari della polizia segreta stalinista.

Marzocchi, inizialmente controvoglia, scelse di rispondere a “L’Espresso” dalle pagine di “Umanità Nova”. Lo fece incitato da compagni, amici e lettori del settimanale anarchico, ma anche perché non sopportava più che venissero diffuse tali imprecisioni e falsità. Meticolosamente l’ex combattente della Colonna Italiana lesse le varie puntate del reportage di Cancogni, raccolse le frasi ed affermazioni del giornalista e, portando in prima pagina la propria personale esperienza, spiegò come molte delle cose scritte da Cancogni fossero inesatte, faziose e frutto più della ideologia stalinista che dell’effettiva indagine storico-giornalistica.

Tra tutte le risposte date da Marzocchi, due in particolare sono degne di nota. La prima riguarda le violenze anticlericali compiute nelle prime settimane di guerra, specialmente nella Catalogna; la seconda è la difesa accorata della Sezione Italiana della Colonna Ascaso, quella degli antifascisti italiani, per la maggior parte anarchici, che immediatamente dopo il 19 luglio 1936 si diressero in Spagna per combattere l’ennesimo spettro fascista a fianco dei compagni spagnoli.

Nel primo caso, Cancogni affermò che gli anarchici ed i sindacalisti, privi di qualsiasi sensibilità umana, bruciarono chiese, uccisero preti, compirono brutali gesti contro qualsiasi oggetto che facesse riferimento della religione cattolica. Il motivo? Semplicemente perché cristianesimo ed anarchismo non possono convivere. Ma questa analisi era, ed è, troppo semplicistica ed inesatta. Marzocchi espresse la sua posizione nell’articolo Inesattezze ed  apprezzamenti che sembrano calunnie1.

Gli anarchici non erano antireligiosi per definizione. Spesso anzi, gli anarchici possedevano una sensibilità morale ed etica verso la religione ben superiore rispetto a militanti di altri partiti o movimenti. I militanti libertari (ma non solo) compirono queste gesta violente perché la maggior parte della Chiesa spagnola aveva sostenuto, sin dalla proclamazione della Seconda Repubblica (14 aprile 1931), politici e partiti reazionari, filo-monarchici e profondamente clericali. L’anticlericalismo non fu una prerogativa degli anarchici, ma anche di buona parte del popolo catalano e spagnolo. La chiesa spagnola (naturalmente col sostegno del Vaticano) aveva scelto di schierarsi contro il Fronte Popolare e contro l’anarco-sindacalismo; nel settembre del 1936, attraverso le parole del cardinale primate Isidre Gomà, aveva beatificato la guerra mossa dall’esercito nazionalista come Cruzada (Crociata, con chiari riferimenti alla guerra dei cattolici impegnati a scacciare i musulmani da Gerusalemme nel corso del Medio Evo). Cancogni aveva proseguito puntando il dito esclusivamente contro coloro che, secondo lui, apparentemente, erano i primi colpevoli di queste violenze brutali e gratuite. Marzocchi lo smentì.

Il secondo articolo vide ancora una volta una polemica aperta e diretta. Cancogni aveva pubblicato poche settimane prima un articolo sull’intervento dei volontari italiani recatisi in Spagna nel 1936 senza badare troppo alla precisione storica. Frettolosamente egli aveva trascritto di una “Prima colonna italiana chiamata Giustizia e Libertà” e di un primo battaglione comunista, organizzato da Pietro Rinaldi e ribattezzato “Centuria Gastone Sozzi”. Dopo di che “L’Espresso” proseguiva con una esaltazione delle Brigate Internazionali, le formazioni militari volontarie formate da antifascisti di tutto il mondo ed organizzate dalla III internazionale di osservanza stalinista.

Marzocchi scelse di rispondere, questa volta con deciso ardore, alle omissioni ed alle falsità di Cancogni. Quest´ultimo infatti non aveva citato nessun anarchico italiano presente in Spagna. Nemmeno Berneri, conosciutissimo non solo in Italia, ma in tutta Europa e stimatissimo all’epoca da tutti gli anarchici spagnoli, come lo erano stati Malatesta e Fabbri. Il giornalista invece aveva prodotto una vera lunga ed accorata apologia delle Brigate Internazionali, descritte come la grande ed unica forza antifascista che aveva davvero combattuto i franchisti. Vennero dimenticati non solo gli anarchici italiani, ma tutti quegli spagnoli che dal 19 luglio 1936 in poi si erano battuti contro l’esercito insorto e che, se si vuole riflettere storicamente, resero possibile lo stesso intervento delle Brigate Internazionali. Perché se la CNT-FAI e altri gruppi minori, insieme a parti ridotte delle forze lealiste, non si fossero opposti, in poche ore il colpo di stato del 17-18 luglio avrebbe trionfato in tutta la Spagna. Poi Marzocchi abbandonò quella apparente tranquillità e serenità con cui sino allora aveva risposto: «Ed oggi quelle folgoranti figure che per prime diedero in olocausto la vita, che figurano ad onore e gloria della solidarietà umana nell’albo d’oro dell’epopea spagnola, non vengono nemmeno ricordati dai vari Nenni e Longo, e quando quei caduti per la causa antifascista, antiborghese, anticapitalista, in parte per loro colpa, sono anarchici, vengono per giunta insultati. Vergogna! Queste cose, sig. Cancogni, dovevano essere dette, per la verità e per la storia.»2

Marzocchi ci ha lasciato nelle pagine di “Umanità Nova” delle cruciali testimonianze della Guerra di Spagna. Egli non fu uno storico, ma un autentico protagonista. Certamente le sue ricostruzioni non possono essere neutrali o super partes, ma ci rimandano alla figura di un compagno integerrimo: «La sua vita rappresenta […] una felice sintesi individuale fra la sensibilità libertaria e l’impegno tenace nell’organizzare un movimento irrecuperabile alla logica dell´autoritarismo»3 si legge nell’ampio lavoro biografico di Giorgio Sacchetti. Leggendo questi articoli, ci si rende conto con quanta lucidità, orgoglio e tenacia egli difese non solo la propria esperienza, ma quella di tutti coloro che scelsero con coraggio di combattere il fascismo e che gli articoli come quelli di Cancogni calunniavano o cancellavano. Si erse a difesa di un ideale ancora una volta infangato da logiche di partiti e di potere costruite ad hoc per nascondere propri errori. Un´altra “lezione” dell’anarchico ligure da tenere presente.

Nicola Revelant

1. In Umanità Nova, Numero 38, 20 settembre 1959, p. 3

2. Umberto Marzocchi, Dalla colonna italiana alla Brigata Internazionale, in Umanità Nova, Numero 46, 15 novembre 1959, pp. 1 – 2

3. Giorgio Sacchetti, Senza Frontiere – pensiero e azione dell’anarchico Umberto Marzocchi, ed. Zero in condotta, Reggio Emilia, 2005, Prefazione di Claudio Venza, p. IX.

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