Umanità Nova n24 luglio 2010 Caso Mastrogiovanni L’ultima conferenza stampa prima del processo di Angelo Pagliaro

Il 25 giugno, dalle ore 10.30 alle 14.00, presso la sala consiliare del Comune di Vallo della Lucania (SA), si è tenuta la conferenza stampa promossa dal “Comitato Verità e Giustizia” per chiedere che al processo che inizierà lunedì 28 sia fatta piena luce sulla morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro elementare deceduto presso il reparto di Psichiatria dell’ospedale “San Luca” di Vallo il 4 agosto 2009. In sala, insieme a Giuseppe Galzerano e Giuseppe Tarallo la sorella Caterina con il marito Vincenzo Serra e le due figlie. Nonostante lo sciopero ferroviario la sala del consiglio è piena di giornalisti, cittadini e rappresentanti di associazioni. Unici ad essere assenti, anche dal dibattito di questi mesi, sono i medici e gli operatori sanitari della città. Un velo di tristezza avvolge l’aula quando scorrono le immagini del video shock del sequestro e dell’abbandono sul letto di contenzione del maestro libertario.

“È passato quasi un anno – ricorda nel suo intervento Giuseppe Tarallo, componente del comitato – e stiamo andando verso il processo che si terrà il 28 giugno. Ci battiamo per una sanità migliore, siamo per la difesa dell’ospedale di Vallo della Lucania e del Cilento dai provvedimenti finanziari che potrebbero penalizzarlo, sono gli altri i tagli che la Regione deve compiere, ma non possiamo tollerare che avvengano queste ingiustizie tra le mura di una struttura pubblica”. I membri del comitato, oltre a organizzare il sit-in davanti al tribunale di Vallo per lunedì 28, si sono recati in questi mesi, a Verona, Pisa, Roma, Salerno, Ancona, Perugia per chiedere giustizia per tutti i cittadini che subiscono violenze. “Franco è stato doppiamente e contemporaneamente vittima – ha detto nel suo intervento e conferma ad Umanità Nova lo scrittore Giuseppe Galzerano – della mala-amministrazione e della malasanità, perché un sindaco gli ha tolto la libertà e i medici la vita. Braccato come fosse una belva feroce dai Vigili urbani, dai Carabinieri e dalla Guardia Costiera, senza un certificato valido per un TSO, è stato poi portato all’ospedale di Vallo della Lucania, dove è stato trattato ancora una volta come una belva feroce e lo hanno legato come si fa appunto con le belve e alla fine del lungo calvario lo sbocco naturale non poteva non essere che una morte atroce disumana”.

Molto apprezzato dal pubblico l’intervento appassionato di Antonio Manzo, giornalista de “Il Mattino”, che per primo si è occupato del caso. “Ci sono medici in sala, nessuno? Molto male”, domanda dal tavolo della presidenza, con tono polemico, Agnesina Pozzi, medico pediatra che, dopo aver visto la puntata su Rai3 dedicata al caso Mastrogiovanni, ha contattato la famiglia per mettere a disposizione della stessa le proprie conoscenze e competenze. “Dove non ci sono controlli regionali sulla sanità – ha affermato ancora Agnesina Pozzi – non si fanno aggiornamenti ed esistono solo politica e clientelismo. I medici e gli infermieri perdono ogni stimolo a lavorare bene, nel caso di Franco poi, non c’è stato alcun interesse alla sua situazione di paziente che presentava un quadro clinico bisognoso di cure”. A chiudere i lavori è toccato al vicepresidente dell’Unione associazioni salute mentale Girolamo Digilio che ha chiesto la cancellazione del TSO, strumento che per sua natura si presta ad un utilizzo il più delle volte improprio. Il presidente di “Avvocati senza frontiere”, Pietro Palau Giovannetti, non potendo essere presente all’iniziativa ha inviato un comunicato nel quale chiede che il processo possa essere svolto dal PM Francesco Rotondo che ha operato in modo magistrale e che, guarda caso, pochi mesi fa è stato destinato ad altro incarico presso il Tribunale di Salerno. “Promoveatur ut amoveatur” (che sia promosso per rimuoverlo)?

Angelo Pagliaro, inviato a Vallo della Lucania (SA)

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