Umanità Nova n31 settembre 2010 Botta e risposta Fernanda Sacco e Giuseppe Galzerano

Come probabilmente ad alcuni è noto, lo scorso 23 agosto Antonio Di Pietro ha inaugurato la sede dell’associazione Sacco e Vanzetti a Torremaggiore, nonché sede locale dell’Italia dei Valori. Una bieca strumentalizzazione politica a fini elettorali che gli anarchici hanno debitamente denunciato. Tra l’indignato e il sarcastico, l’editore e studioso Giuseppe Galzerano scriveva il 27 agosto che Di Pietro, “giustizialista com’è, fosse stato giudice a quei tempi li avrebbe condannati”. Sul n. 28 di “Umanità Nova”, Taz laboratorio di comunicazione libertaria, ha giustamente definito questa operazione come “allucinante” e “vergognoso” il fatto che il nome dei due anarchici sia stato messo a disposizione di un partito fondato proprio sull’esaltazione della giustizia borghese e dello stato.

Dopo di che la nipote di Nicola Sacco, Fernanda Sacco, è andata ben oltre il seminato, scrivendo una lettera diretta a Galzerano piena di mezze falsità, distorsioni storiche e offese belle e buone. Lettera alla quale l’editore ha ribattuto, ristabilendo alcune verità fondamentali.

Le pubblichiamo di seguito.

In questa vicenda quel che salta agli occhi è proprio il fatto che la politica intesa come agone elettorale, delega in bianco, tornaconto personale e dominio sul prossimo – insomma tutto ciò a cui si dedicano i partiti politici italiani, e l’Italia dei Valori non meno degli altri – sia davvero disposta a tutto pur di preservare il proprio potere: anche a speculare sui morti. Se ci fosse un po’ più di consapevolezza politica e storica non sfuggirebbe quel che disse Paul Avrich, uno degli studiosi più acuti del movimento anarchico di lingua italiana negli Stati Uniti e già professore al Queens College e al Graduate Center dell’Università di New York: “Scrivere di Sacco e Vanzetti senza tenere conto della dimensione anarchica è come discutere Lenin o Trotzkij senza far riferimento al comunismo. L’anarchia era la loro passione, la grande idea, la forza propulsiva delle loro vite, la loro ossessione, il loro amore e l’interesse principale della vita di tutti i giorni”. Basti questo. Ognuno del resto può farsi la propria idea leggendo qualcuna delle centinaia di pubblicazioni, in italiano e in inglese, pubblicate dal 1920 a oggi su Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, anarchici.

Gentile Editore Galzerano,

dalla risposta del Presidente dell’Associazione ‘Sacco e Vanzetti’, dott. Matteo Marolla avrà appreso che l’ultima nipote vivente di Nicola Sacco ha voluto fondare l’Associazione in ricordo dei due martiri. Ebbene, sono io Fernanda Sacco, e, quasi offesa, Le scrivo per informarLa di tante cose che LEI non sa. Da oltre 30 anni (ottantenne!) mi dedico a questa causa. Voglio portare ai giovani, nelle scuole, il ricordo dei due emigranti italiani, condannati ingiustamente. Gentile Editore, Sacco e Vanzetti, appartengono alla storia, al mondo intero, a tutte le ideologie che amano e difendono la Giustizia e non può essere solo un appannaggio del Movimento Anarchico. Come socialisti, noi della famiglia Sacco, abbiamo sempre condannato le sue idee politiche, ma ci siamo ribellati contro la condanna per omicidio a scopo di rapina. È questo che io comunico ai giovani, senza interessi politici, perciò noi ci sentiamo liberi di invitare tutti quelli che sostengono la loro innocenza! Come fa lei a dire che i due si sentivano poco italiani se lo hanno gridato fino all’ultimo istante? Perché non dice che andarono nel Messico per sfuggire al Servizio di Leva in USA (anche per gli emigranti) e non perché non volevano rientrare in Italia? Il Vostro movimento anarchico non ci interessa, anzi aggiungo che conservo dei brutti ricordi: tafferugli e scontri nella sede RAI di Torino e a Villafalletto nel 1977. Avevano persino deciso di togliere dalla lapide di mio zio il suo nome di battesimo, Ferdinando, perché, a loro dire, per la Storia era Nicola. E per ultimo Le dico: una gentile signora del Centro Italia, mai conosciuta, ma invitata proprio perché anarchica, voleva imporre prepotentemente la sua nomina a Presidente della nostra Associazione. Gentile Editore, Lei con la Sua lettera ha voluto scagliare un’ultima bombetta… ed io senza farLa dispiacere troppo, voglio darLe un’ultima notizia: ho acquistato personalmente quella sede, che resterà per sempre ‘ASSOCIAZIONE SACCO E VANZETTI’ ed ho ospitato il Partito dell’Italia dei Valori, perché difende la Giustizia, quella che Sacco e Vanzetti non hanno avuto. Gentile Editore, il tutto ci fa pensare che è assolutamente impossibile avere un confronto, perché noi parliamo della condanna per delitto a scopo di rapina, voi volete parlare solo del loro ideale politico: l’anarchia.

Fernanda Sacco

A Fernanda Sacco e, per conoscenza, a Matteo Marolla

Cara Signora Sacco,

voglia scusarmi per il ritardo della mia risposta, ma ho letto le vostre email solo l’altro giorno, in quanto il mio computer è stato guasto per una diecina di giorni (nel frattempo ho ricevuto anche la Sua lettera raccomandata). Naturalmente sulla questione che ho sollevato con la mia nota, ripresa dalla stampa anarchica e dalla stampa pugliese, ho trovato anche altre email. In verità sorprende l’aggressiva reazione di Fernanda Sacco, che nella nota non avevo tirato in ballo perché ho rispetto per i familiari delle vittime. Davvero sono profondamente amareggiato dal fatto di dover dialogare con chi ammette, senza alcun pudore, di aver «condannato» sempre le idee politiche dello zio. Perché se Lei condanna le idee che hanno riempito la vita di suo zio e lo hanno fatto entrare nella storia dell’ingiustizia e dell’umanità, significa che nei suoi confronti non ha nessun rispetto e dunque conferma che l’iniziativa dell’Associazione è unicamente una speculazione politica ed umana, perché non nasce dal sentimento dell’ammirazione nei confronti di un GRANDE UOMO condannato ingiustamente alla pena di morte. Basterebbe solo questa Sua dichiarazione per troncare ogni dialogo, ma tuttavia Le devo far notare che anche il linguaggio è psicologicamente indicativo: ad esempio, invece di usare il verbo «condannare» poteva ricorrere al verbo «condividere» e il tono della Sua lettera sarebbe stato diverso. Lei – senza averne diritto – si erge a giudice, a unico possessore della verità politica, per condannare ancora una volta le idee di Suo zio e dei suoi compagni anarchici, dimenticando che Ferdinando Sacco (detto Nicola) e Bartolomeo Vanzetti furono condannati solo ed unicamente per le loro idee politiche, che erano anarchiche (dico fortunatamente anarchiche e non dipietriste, ammesso che il dipietrismo possa essere considerato una corrente di pensiero politico). Mi spiace scoprire che la nipote di Sacco la pensi – ottantatre anni dopo – allo stesso modo dei giudici americani del 1927 e ripeta ancora oggi che Lei «condanna» le loro idee. C’è tanta arroganza in questo Sua frase… Tenga poi conto che i comportamenti degli uomini e delle donne sono sempre il frutto delle loro idee. Sono state le idee anarchiche ad insegnare a Suo zio a comportarsi con quella dignità e quella coerenza che lo fa ancora oggi ammirare in tutto il mondo. Le devo, poi, far notare che storicamente e politicamente i socialisti sono stati sempre vicini agli anarchici, e spesso hanno fatto battaglie in comune con gli anarchici, per non dire della stima e della simpatia che tutti i socialisti hanno sempre avuto per gli anarchici. Oltre ad essere offensiva e aggressiva, trovo la Sua lettera anche menzognera, laddove scrive che un’anarchica voleva imporre la sua nomina a presidente dell’Associazione: davvero strano queste anarchiche che non accettano imposizioni e non cercano cariche, ma che invece si impongono prepotentemente… Frequento il movimento (non il Partito, che non esiste) anarchico da quando avevo quindici anni e non ho mai incontrato anarchiche, ma – mi creda – neanche anarchici, che – come Lei scrive – si impongono con prepotenza. Lei ha un visione distorta del pensiero anarchico e della pratica anarchica e di conseguenza anche delle idee di Suo zio. Dalle email che ho avuto si dà il caso che sono venuto a conoscenza del nome di questa terribile, ma inesistente anarchica che è alla ricerca del potere e mi è stato anche detto che la questione è molto diversa da come Lei la riferisce, perché la nostra compagna, che è persona per bene, era stata proposta dall’assemblea dei soci dell’Associazione come vicepresidente, incarico che non aveva richiesto e non ha accettato. Perché la calunnia senza fondamento? Poi è in contraddizione: prima scrive che si tratta di «gentile signora» e poi afferma che è «prepotente»: Lei sarà d’accordo con me che chi è prepotente non è gentile e chi è gentile non è prepotente. Delle due, l’una. Nella mia nota discutevo la questione dell’uso politico del nome di Sacco e Vanzetti e della strumentalizzazione partitica di un’Associazione tant’è che buona parte dei soci fondatori si sono poi allontanati dall’Associazione. Inoltre l’ing. Matteo Marolla, come Lei sa, è anche presidente di una sezione politica, (naturalmente è libero di esserlo, ci mancherebbe altro, così come io sono libero di non approvare e di esprimere il mio dissenso, non perché – badi bene – voglio la sua carica, ma per una questione che si chiama coerenza): la questione configura un conflitto di interessi, perché a mio modo di vedere non si può stare con un piede in due scarpe, nel senso che non è persona libera dai condizionamenti partitici. Inoltre l’ing. Matteo Marolla è stato sindaco e non risulta che nella sua qualità di sindaco abbia mai promosso iniziative per Sacco e Vanzetti (se così non è, mi creda, sarò lieto di essere smentito). Naturalmente, dalle altre email sono venuto anche a conoscenza di operazioni oscure e sembra anche che l’associazione sia stata inaugurata per la seconda volta, per consentire passerelle politiche. Poi, poco gentile Signora, sappia che nella mia vita non ho mai scagliato «bombette», ma ho sempre discusso con passione e sentimento, e se mi consente anche con una certa preparazione culturale, ed ho avuto sempre rispetto per le idee e le posizioni degli altri, pensando che il confronto è possibile ed auspicabile, mentre Lei invece sentenzia che è impossibile avere un confronto con me e con gli anarchici. Allora, perché mi scrive? Io, nonostante tutto, La saluto cordialmente e, come nipote di Sacco, anche rispettosamente, nonostante che Lei ne condanni, senza conoscerle, le grandi idee di umanità, di dignità e di uguaglianza sociale.

Giuseppe Galzerano

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